Il corpo endocrino: il manuale che smette di contare le ghiandole

Immacolata Belviso, Antonella Marino Gammazza, Mirko Manetti, Annamaria Morelli, Alessandra Pacini, Ferdinando Paternostro
Il corpo endocrino
Youcanprint; 2026. 104 p. ISBN: 9791224811183.

Chi ha studiato endocrinologia ricorda più o meno come andava: un capitolo per la tiroide, uno per il surrene, uno per l’ipofisi, e ogni volta l’elenco degli ormoni da imparare a memoria. Il corpo endocrino – Sinossi di Anatomia Funzionale parte da un’idea diversa. Gli autori, tutti anatomisti (Immacolata Belviso, Antonella Marino Gammazza, Mirko Manetti, Annamaria Morelli, Alessandra Pacini, Ferdinando Paternostro), dicono fin dalla prima pagina che il sistema endocrino è una rete e che le ghiandole ne sono i nodi più evidenti, non l’intero sistema.

Sono un po’ più di cento pagine, divise in trenta capitoli. Si comincia dai principi generali e dall’ipotalamo, si passa alle ghiandole classiche, poi agli organi che di solito nessuno associa agli ormoni, e si finisce con gli assi: crescita, stress, tiroide, gonadi, acqua e sali, fame e sazietà, ritmi del sonno, sviluppo e invecchiamento.

Per spiegare la differenza tra sistema nervoso ed endocrino il primo capitolo ricorre a un paragone da informatici. Il nervoso è una rete cablata, il segnale corre lungo un filo (l’assone) e arriva in un punto preciso. L’endocrino somiglia al Wi-Fi: il messaggio viene sparso nel sangue e lo ricevono tutti. Subito dopo il libro precisa che l’immagine regge fino a un certo punto, perché un ormone non parla a ogni cellula che incontra. Risponde soltanto chi ha il recettore giusto, ed è un concetto che si ripete in tutto il testo: conta il recettore, non la semplice presenza dell’ormone.

L’ipotalamo è il punto di contatto tra i due sistemi, e qui il manuale è molto chiaro. Alcuni neuroni (i magnocellulari) proiettano un assone lunghissimo fino alla neuroipofisi e rilasciano vasopressina e ossitocina direttamente nel circolo sanguigno. Altri (i parvocellulari) scaricano i loro fattori in una zona chiamata eminenza mediana, da cui un piccolo circolo portale li convoglia all’adenoipofisi senza diluirli nel resto del sangue. Due strade diverse nello stesso organo, e sapere quale delle due è stata danneggiata fa capire molto di quello che succede dopo.

Il taglio è anatomico, e si sente. Ogni capitolo mette insieme macroscopia, istologia, ultrastruttura, funzione e clinica, e finisce con un riquadro di sintesi. Al microscopio, per esempio, le cellule che sintetizzano peptidi hanno un reticolo endoplasmatico ruvido e un Golgi sviluppati, con granuli pieni di secrezioni, mentre quelle che producono steroidi sono ricche di reticolo endoplasmatico liscio, mitocondri con creste tubulari e gocce lipidiche, e non fanno scorta perché sintetizzano al momento. La tiroide è l’eccezione, perché tiene il precursore dell’ormone fuori dalle cellule, nella colloide. Gli autori però avvertono che questi schemi, da soli, non bastano per dire di che cellula si tratta: serve l’immunoistochimica. Vale anche per le cellule enteroendocrine dell’intestino, che con una colorazione di routine si identificano di rado con certezza.

La terza parte parla di organi un tempo non considerati per le loro valenze endocrine. Il cuore produce i peptidi natriuretici, il rene renina ed eritropoietina e completa l’attivazione della vitamina D, il fegato fa IGF-1 ed epcidina, l’osso secerne FGF23, il grasso leptina e adiponectina, il muscolo rilascia miochine quando si contrae. Nel libro sono trattati come veri organi endocrini, e le tavole finali li mettono in fila accanto alle ghiandole classiche, con l’indicazione di quando il segnale è endocrino e quando è soprattutto paracrino.

L’altro tema che ritorna è il tempo. Cortisolo, melatonina e TSH cambiano nell’arco della giornata, GH, GnRH e ACTH escono a impulsi. Ne consegue che un valore di laboratorio non si legge da solo: conta a che ora è stato misurato, contano le proteine di trasporto, la conversione negli organi periferici, lo stato del bersaglio. Una ghiandola perfettamente sana può dare risultati errati a causa di un problema altrove nel circuito, e il manuale insiste sulla differenza tra la sede della lesione e il livello in cui si manifesta l’alterazione.

In fondo ci sono dieci tavole da consultare (classi di recettori, feedback e ritmi, le tre grandi omeostasi di calcio-fosfato, acqua-sodio ed energia, una mappa per riconoscere i preparati al microscopio, le variazioni nelle varie età), poi il glossario, la bibliografia e un elenco di atlanti istologici online per allenarsi.

È pensato per studenti di medicina e delle professioni sanitarie, e per chi ha bisogno di ripassare con un’impostazione morfologica. Non prende il posto di un trattato di endocrinologia clinica, né ci prova. Dà una mappa in cui ogni ormone ha un posto, una cellula che lo fa, una strada e un bersaglio, e una volta che la mappa è in testa le cose da imparare a memoria diventano molte meno.

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