Cerchiamo 80 Studenti di Medicina per un’Esperienza Unica di Anatomia Umana

Immagina di studiare l’anatomia non soltanto sui libri o sugli schermi del computer, ma osservandola direttamente, comprendendone i rapporti spaziali, esplorandone la complessità e mettendo alla prova il tuo apprendimento attraverso le metodologie didattiche più innovative oggi disponibili.

È proprio questa l’opportunità che i professori Immacolata Belviso e Ferdinando Paternostro, in collaborazione con l’ICLO Teaching and Research Center, offrono a 80 studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia attraverso un importante progetto di ricerca dedicato all’insegnamento dell’anatomia umana.

Lo studio nasce da una domanda semplice ma fondamentale: qual è il modo più efficace per imparare l’anatomia?

La lezione tradizionale è sufficiente? L’osservazione dell’anatomia reale migliora davvero la comprensione? Il Visual Thinking può aiutare a costruire una rappresentazione mentale più efficace del corpo umano? Oppure la soluzione migliore è l’integrazione di tutte queste metodologie?

Per rispondere scientificamente a queste domande, stiamo cercando 80 studenti motivati che desiderino partecipare gratuitamente a una giornata di formazione e ricerca dedicata all’anatomia topografica dell’arto inferiore.

Durante l’esperienza i partecipanti avranno l’opportunità di seguire una lezione specialistica di anatomia topografica, approfondendo regioni di grande rilevanza clinica come la regione glutea, il triangolo femorale, il ginocchio, i compartimenti della gamba e il dorso del piede. Accanto alla didattica tradizionale saranno proposte attività di Visual Thinking Anatomico, una metodologia innovativa che aiuta a trasformare l’osservazione in comprensione e la comprensione in memoria duratura.

Il momento più coinvolgente sarà l’attività presso il centro di dissezione dell’ICLO, dove gli studenti potranno osservare direttamente preparati anatomici umani e confrontare la teoria con la realtà tridimensionale delle strutture anatomiche. Un’esperienza che molti medici ricordano come una delle più formative dell’intero percorso universitario.

Partecipare significa non soltanto migliorare la propria preparazione anatomica, ma anche contribuire concretamente alla ricerca nell’ambito dell’educazione medica. I dati raccolti permetteranno infatti di comprendere quali strategie didattiche favoriscano il miglior apprendimento e potranno contribuire allo sviluppo di nuovi modelli formativi per le future generazioni di studenti di medicina.

La partecipazione è completamente gratuita. Tutte le attività previste dal protocollo di ricerca, comprese quelle presso il centro di dissezione ICLO di Verona, saranno offerte ai partecipanti senza alcun costo.

I posti disponibili sono limitati a 80 studenti.

Se ami l’anatomia, se desideri approfondire la conoscenza del corpo umano attraverso un’esperienza concreta e se vuoi essere protagonista di un progetto scientifico innovativo, questa è un’occasione che difficilmente si ripresenterà.

Compila il form di iscrizione e candidati a partecipare. I posti saranno assegnati fino al raggiungimento del numero previsto dal protocollo di studio.

Responsabili del progetto

Prof.ssa Immacolata Belviso Prof. Ferdinando Paternostro


Una giornata di anatomia. Una giornata di ricerca. Una giornata che potrebbe cambiare il tuo modo di studiare la medicina.

Il fegato: grande laboratorio della vita

Il fegato. Analisi integrata tra anatomia, mito, arte e cultura

Immacolata Belviso, Carlo Benedini, Alessandro Palazzolo, Ferdinando Paternostro, Giorgio Zinno

Youcanprint 2026
ISBN: 9791224079477 (cartaceo) ISBN: 9791224082545 (ebook)


Quando pensiamo agli organi che rendono possibile la nostra esistenza, la mente corre immediatamente al cuore e al cervello. Eppure esiste una struttura straordinaria che ogni giorno svolge centinaia di funzioni indispensabili alla vita, coordinando processi complessi con una precisione sorprendente: il fegato.

Con un peso che nell’adulto spesso supera il chilogrammo e mezzo, il fegato è il più grande viscere del corpo umano. Ogni minuto riceve enormi quantità di sangue provenienti sia dall’intestino sia dalla circolazione arteriosa, trasformando nutrienti, immagazzinando energia, producendo proteine fondamentali, sintetizzando la bile e contribuendo alla neutralizzazione di sostanze potenzialmente dannose. Nessun altro organo possiede una versatilità funzionale simile.

Ma il fascino del fegato non si esaurisce nella sua straordinaria fisiologia.

Fin dall’antichità esso ha occupato un posto privilegiato nell’immaginario umano. Molto prima che la scienza moderna ne comprendesse le funzioni, le grandi civiltà del Mediterraneo lo consideravano il centro della vita e delle emozioni. Gli Etruschi e i Babilonesi studiavano il fegato degli animali per interpretare il futuro; i medici greci lo ritenevano uno degli organi fondamentali dell’equilibrio corporeo; filosofi e poeti lo associavano al coraggio, alla forza e alla vitalità.

Persino uno dei miti più celebri della cultura occidentale ruota attorno a questo organo. Prometeo, colpevole di aver donato il fuoco agli uomini, viene condannato da Zeus a un supplizio eterno: ogni giorno un’aquila gli divora il fegato, che durante la notte ricresce. Una narrazione simbolica che sembra anticipare una delle caratteristiche più sorprendenti oggi riconosciute dalla biologia moderna: la capacità rigenerativa del fegato.

Da dove nasce questa straordinaria centralità culturale? Perché un organo nascosto sotto le coste ha affascinato medici, artisti, filosofi e anatomisti per millenni?

A queste domande cerca di rispondere Il fegato: analisi integrata tra anatomia, mito, arte e cultura, un’opera che propone un approccio originale e multidisciplinare, capace di unire il rigore della scienza alla profondità della storia e della cultura.

Il lettore viene accompagnato in un percorso che inizia dall’anatomia macroscopica dell’organo. Posizione, rapporti, lobi, segmenti funzionali, vascolarizzazione e vie biliari sono descritti con chiarezza e precisione, fornendo le basi necessarie per comprendere la complessità dell’architettura epatica. Grande attenzione è dedicata alla moderna segmentazione di Couinaud, oggi fondamentale nella chirurgia e nella radiologia interventistica.

Il viaggio prosegue poi all’interno del parenchima, dove il mondo microscopico rivela un’organizzazione raffinata e affascinante. Lobuli, sinusoidi, epatociti, cellule di Kupffer e acini epatici diventano protagonisti di una narrazione che mostra come la forma anatomica sia intimamente legata alla funzione.

Un capitolo particolarmente coinvolgente è dedicato alla dissezione anatomica. Attraverso l’esperienza diretta del tavolo settorio, il fegato viene osservato nella sua tridimensionalità reale, consentendo di comprendere aspetti che nessuna immagine bidimensionale può restituire appieno. La dissezione diventa così uno strumento di conoscenza privilegiato, capace di trasformare la teoria in un’esperienza concreta.

Accanto alla dimensione anatomica trovano spazio la storia della medicina e l’evoluzione del pensiero scientifico. Dalle concezioni di Ippocrate e Galeno fino alle rivoluzionarie osservazioni di Leonardo da Vinci e di Andrea Vesalio, il fegato emerge come uno dei protagonisti della lunga avventura che ha portato alla nascita dell’anatomia moderna.

Il volume esplora inoltre la presenza del fegato nell’arte, nel linguaggio e nella società. Espressioni ancora oggi utilizzate quotidianamente, come “avere fegato”, testimoniano quanto profondamente questo organo sia radicato nella cultura occidentale. Anatomia e simbolo, biologia e immaginario, scienza e umanesimo si intrecciano in una prospettiva capace di arricchire la comprensione del corpo umano.

Ampio spazio è riservato anche alle moderne metodiche diagnostiche, dall’ecografia all’elastografia, fino alle principali patologie epatiche e alle relative strategie di prevenzione. Il lettore scopre così che la conoscenza anatomica rappresenta ancora oggi il fondamento indispensabile della pratica clinica.

Questo libro si rivolge agli studenti delle professioni sanitarie, ai medici, ai professionisti della salute, agli appassionati di storia della medicina e a tutti coloro che desiderano guardare oltre la superficie delle cose. Ogni capitolo invita a osservare il fegato da una prospettiva diversa, mostrando come un singolo organo possa raccontare al contempo la biologia della vita, la storia della medicina e l’evoluzione del pensiero umano.

Il fegato è una straordinaria sintesi di struttura e funzione, di rigenerazione e adattamento, di scienza e cultura. Conoscerlo significa intraprendere un viaggio affascinante attraverso una delle più grandi meraviglie del corpo umano.


Questo libro è dedicato alla memoria del Dott. Giuseppe Belviso, Medico di rara umanità e profondo amore per la conoscenza

Una nuova variante dell’arteria faciale conferma il valore insostituibile dell’anatomia settoria

Niccolò Fagni , Ferdinando Paternostro , Guglielmo Maria Fiori , Ludovica Livi , Giorgio Zinno , Jacopo Junio Valerio Branca , Eugenio Bertelli & Immacolata Belviso (2026)
Early trifurcation of the facial artery including a dedicated buccinator branch: anatomical and surgical implications

Case Reports in Plastic Surgery and Hand Surgery, 13:1, 2664264,
DOI:10.1080/23320885.2026.2664264


La recente descrizione di una rara variante dell’arteria faciale, pubblicata su Case Reports in Plastic Surgery and Hand Surgery, rappresenta molto più di una semplice curiosità anatomica. Si tratta, infatti, di un esempio concreto di quanto l’anatomia umana reale sia ancora oggi un territorio straordinariamente vivo, complesso e non completamente prevedibile.

Lo studio documenta una triforcazione precoce dell’arteria faciale, con la presenza di un ramo dedicato al muscolo buccinatore mai chiaramente descritto in precedenza.

In altre parole, invece del classico decorso singolo dell’arteria, abbiamo osservato una suddivisione in tre rami distinti: uno anteriore, che continua come arteria faciale propriamente detta, uno posteriore diretto alla regione masseterina e un ramo centrale che penetra nel muscolo buccinatore, creando una ricchissima rete microvascolare intramuscolare.

Per il grande pubblico potrebbe sembrare un dettaglio marginale. In realtà, per il chirurgo, per il radiologo, per il medico estetico e per l’anatomista, una variante di questo tipo può avere implicazioni enormi.
La faccia è una delle regioni più delicate del corpo umano: ogni intervento chirurgico, ricostruttivo o estetico richiede una conoscenza estremamente precisa della vascolarizzazione. Un’arteria che decorre in modo diverso dal previsto può cambiare completamente la sicurezza di una dissezione, il successo di un lembo ricostruttivo o il rischio di ischemie e complicanze iatrogene. Lo studio sottolinea, infatti, la possibile importanza di questa variante nella pianificazione dei lembi FAMM (Facial Artery Myo-Mucosal flap) e nelle procedure chirurgiche della regione buccale.

Ma il significato più profondo di questa ricerca è un altro: essa dimostra, ancora una volta, quanto sia indispensabile l’anatomia settoria.
Nessun atlante, nessuna ricostruzione digitale, nessuna immagine tridimensionale possono sostituire completamente l’osservazione diretta del corpo umano reale. È proprio durante la dissezione anatomica che emergono le varianti, le differenze individuali, le eccezioni che trasformano l’anatomia da disciplina “statica” a vera scienza biologica della variabilità umana.
Lo studio nasce infatti da una dissezione su preparato iniettato, eseguita durante attività anatomiche dedicate, in cui la precisione dell’osservazione ha permesso di identificare una configurazione vascolare finora non documentata.
Questo aspetto è fondamentale: molte delle conoscenze anatomiche che oggi consideriamo “classiche” derivano da secoli di anatomia settoria. E ancora oggi, nel XXI secolo, la dissezione continua a generare nuova conoscenza scientifica.

Il corpo non è costruito secondo schemi rigidi identici in tutti gli individui. Le varianti anatomiche non rappresentano errori della natura, ma espressioni della straordinaria plasticità dello sviluppo umano. In questo articolo si sottolinea come l’arteria facciale debba forse essere considerata non un singolo vaso “standard”, bensì un sistema vascolare modulare e adattativo.

Questa visione ha implicazioni enormi anche nella formazione medica. Studiare soltanto “l’anatomia dei libri” rischia di creare una percezione eccessivamente schematica del corpo umano. La dissezione insegna invece il rispetto della complessità biologica reale: ogni corpo può presentare differenze, e proprio queste possono diventare decisive nella pratica clinica.

La conoscenza anatomica autentica nasce ancora dall’osservazione diretta, dal contatto con il corpo reale e dalla capacità critica del ricercatore.
Per questo motivo, l’anatomia settoria continua a rappresentare non soltanto uno strumento didattico insostituibile, ma anche una delle più potenti forme di ricerca scientifica applicata alla medicina moderna.

Niccolò Fagni , Ferdinando Paternostro , Guglielmo Maria Fiori , Ludovica Livi , Giorgio Zinno , Jacopo Junio Valerio Branca , Eugenio Bertelli & Immacolata Belviso (2026)
Early trifurcation of the facial artery including a dedicated buccinator branch: anatomical and surgical implications

Case Reports in Plastic Surgery and Hand Surgery, 13:1, 2664264,
DOI:10.1080/23320885.2026.2664264

Grazie a ICLO Verona, ove è stato possibile realizzare lo studio

ICLO SUMMER SCHOOL IN ANATOMIA CLINICA E SETTORIA

Dall’Anatomia dei Libri all’Anatomia Reale: dissezione su cadavere per studenti di Medicina e Chirurgia
In partnership con Anatomia per Tutti

ICLO San Marino | 26, 27, 28, 29 luglio 2026
Direzione scientifica: Prof. Ferdinando Paternostro; Prof.ssa Immacolata Belviso
Numero chiuso: max 11 partecipanti
Info: c.romila@iclo.eu

PERCHÉ PARTECIPARE

L’anatomia non si comprende davvero finché non la si osserva nel corpo reale.
Questa Summer School nasce per offrire agli studenti di Medicina un’esperienza formativa unica: vedere, dissecare e comprendere l’organizzazione tridimensionale del corpo umano direttamente sul preparato anatomico.

Un percorso intensivo pensato per trasformare l’anatomia: da materia da studiare → a struttura da comprendere

OBIETTIVI FORMATIVI

Il corso permetterà allo studente di:

  • consolidare l’anatomia macroscopica attraverso osservazione diretta
  • sviluppare una reale comprensione tridimensionale dei rapporti anatomici
  • integrare anatomia, topografia e prime correlazioni cliniche
  • acquisire familiarità con i principali landmarks anatomici di interesse medico
  • prepararsi in modo avanzato agli anni clinici e chirurgici del percorso formativo

IL METODO DIDATTICO

Ogni giornata segue una progressione didattica strutturata:

OSSERVARE → DISSECARE → CORRELARE → COMPRENDERE

Con integrazione continua tra:

  • spiegazione anatomica topografica
  • dissezione guidata
  • correlazioni cliniche essenziali
  • confronto attivo con i partecipanti

PREPARATI ANATOMICI

  • 1 tronco
  • 1 arto superiore
  • 1 arto inferiore
  • 1 testa
  • Orario attività: 09:00 – 16:30

PROGRAMMA

GIORNO 1 – TORACE E ADDOME

Anatomia topografica del tronco e organizzazione delle cavità corporee

Studio progressivo delle grandi cavità del tronco e dei principali rapporti viscerali.

Argomenti principali

  • Parete toracica e spazi intercostali
  • Mediastino e grandi vasi
  • Cuore e pericardio
  • Diaframma
  • Cavità addominale e peritoneo
  • Fegato, stomaco, pancreas, milza
  • Retroperitoneo e grandi vasi addominali

GIORNO 2 – DORSO, COLONNA E ARTO SUPERIORE

Anatomia neuro-muscolare e organizzazione funzionale dell’arto superiore

Dalla colonna vertebrale alle strutture neurovascolari dell’arto superiore.

Argomenti principali

  • Muscolatura del dorso
  • Colonna vertebrale e canale vertebrale
  • Midollo spinale e meningi
  • Plesso brachiale
  • Regione ascellare
  • Compartimenti del braccio e dell’avambraccio
  • Principali nervi periferici dell’arto superiore

GIORNO 3 – ARTO INFERIORE

Anatomia della locomozione e distribuzione neurovascolare

Analisi anatomica dell’arto inferiore in relazione a statica e movimento.

Argomenti principali

  • Regione glutea
  • Nervo sciatico
  • Triangolo femorale
  • Coscia anteriore e posteriore
  • Fossa poplitea
  • Compartimenti della gamba
  • Anatomia del piede

GIORNO 4 – TESTA E NEUROCRANIO

Anatomia integrata della testa: dal volto alla base cranica

Approccio stratigrafico alle regioni più complesse del corpo umano.

Argomenti principali

  • Volto e muscoli mimici
  • Compartimenti adiposi superficiali
  • Arteria faciale
  • Cavità orale e nasale
  • Base cranica
  • Forami cranici
  • Nervi cranici
  • Seno cavernoso e regioni profonde

A CHI È RIVOLTO

Studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia interessati ad approfondire l’anatomia con un approccio pratico, avanzato e tridimensionale.


UN’ESPERIENZA FORMATIVA UNICA

La dissezione anatomica rappresenta uno dei momenti più formativi nel percorso di un futuro medico.

Partecipare significa:

  • comprendere davvero la tridimensionalità del corpo umano
  • fissare in modo duraturo concetti complessi
  • costruire basi solide per clinica, chirurgia e diagnostica
  • vivere l’anatomia come esperienza, non solo come studio

Info: c.romila@iclo.eu

L’anatomia perfetta che sbaglia (e quella imperfetta che insegna)

Tra immagini seducenti ma inesatte e immagini reali costruite con rigore, il rischio è duplice: l’errore che si diffonde e il lavoro che si perde, sottratto senza nome né riconoscimento

C’è una nuova anatomia che conquista.
È lucida, armoniosa, impeccabile. I muscoli sembrano disegnati da un orafo, i nervi scorrono con una grazia quasi artistica, i colori guidano l’occhio in una mappa ben progettata. È l’anatomia generata dall’intelligenza artificiale.

Funziona. Seduce.  Soprattutto, convince. Finché l’osserva chi davvero non deve usarla.

Ad uno sguardo più esperto, qualcosa si incrina. Un vaso che devia senza motivo, un piano fasciale che non esiste, un rapporto anatomico spostato. Errori invisibili ad uno sguardo superficiale…. in anatomia però i dettagli non sono mai dettagli: sono sostanza.

Così, immagini nate per chiarire finiscono per confondere.
E lo fanno nel modo più insidioso: con eleganza.

Chi studia seriamente anatomia lo sa. La disciplina non ammette approssimazioni “graziose”. Non concede scorciatoie visive. È esatta, concreta; se qualcosa o qualcuno introduce una variazione immaginaria, anche minima, la realtà, prima o poi, presenta il conto.

Guardate, ad esempio, i muscoli posteriori e anteriori dell’avambraccio. A sinistra il Prometeus Edises, a destra AI:  aguzzate la vista (come sulla Settimana Enigmistica ) e trovate le differenze!

Accanto a questa anatomia brillante e sbagliata, esiste un’altra anatomia.
Meno appariscente, più difficile.

È quella delle immagini settorie, dei video costruiti in sala di dissezione.
Non nascono da un algoritmo, ma da un percorso. Richiedono tempo, studio, manualità. Richiedono conoscenza dei piani, rispetto dei tessuti, capacità di scegliere cosa mostrare e cosa lasciare nell’ombra.

Soprattutto, richiedono responsabilità. Perché lì non si rappresenta un modello ideale.
Si incontra un corpo reale e questo cambia radicalmente la prospettiva.

Un’immagine settoria non è mai neutra. È il risultato di ore di lavoro, spesso invisibile, di decisioni tecniche, di competenza che si costruisce nel tempo. È un atto scientifico, prima ancora che visivo. Eppure, proprio queste immagini (che in anatomia sono le più preziose perché le più difficili da ottenere) sono oggi le più facili da perdere.

Diffuse sui social (come spesso faccio nella Community Anatomia per Tutti) con il solo intento di condividere e divulgare, queste immagini iniziano a circolare senza controllo: vengono riprese, ritagliate, ripubblicate. Talvolta migliorate, più spesso semplificate. E quasi sempre private di ciò che le rende davvero scientifiche: la loro fonte.

“È online, quindi è di tutti.”
Una frase diffusa. E, come spesso accade, comoda.

In scienza  (sia quella più rigorosa delle riviste specialistiche e quella che viaggia nei canali della divulgazione) la comodità non è mai un criterio.
Citare la fonte non è una formalità: è un principio fondante. Assicura tracciabilità, riconosce il lavoro, costruisce fiducia. Senza citazione, il sapere si sradica e perde consistenza. Togliere il nome a un’immagine o a un video significa recidere il legame con chi l’ha creata.
È una sottrazione furba e celata, ma sostanziale.

Chi divulga dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro: divulgare non significa soltanto rendere accessibile. Significa rendere corretto, riconoscibile, onesto.

La differenza, forse, sta tutta qui. Tra chi usa le immagini per apparire, e chi le costruisce per mostrare. Tra chi cerca l’effetto e chi difende il significato.

L’anatomia, in fondo, resta una disciplina essenziale: richiede precisione, tempo e rispetto.
Tutto il resto, per quanto brillante, resta in superficie e, prima o poi, si consuma.

Anatomia della Musica

Neuroscienze, movimento ed esperienza motoria
Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Francesco Cappello, Ferdinando Paternostro, Gregorio Oxilia, Antonino Marcello Pilia, Youcanprint 2026

C’è un momento, nella storia della conoscenza, in cui discipline lontane smettono di parlarsi da estranee e iniziano a riconoscersi come parti di un unico sistema. È in questo spazio, ancora poco esplorato, che nasce Anatomia della Musica: un’opera che porta la musica nel corpo e il corpo nella musica, fino a renderli inseparabili.

Per lungo tempo, la musica è stata interpretata come espressione estetica, linguaggio culturale, forma d’arte capace di attraversare epoche e civiltà. L’anatomia, al contrario, ha seguito il percorso della descrizione rigorosa delle strutture, dell’analisi morfologica, della comprensione funzionale del corpo umano. Due territori solidi, ricchi, ma raramente sovrapposti in modo sistematico. Questo libro introduce una prospettiva diversa: la musica come funzione biologica integrata, radicata nella struttura stessa dell’organismo umano.

Il punto di partenza appare semplice e, proprio per questo, rivoluzionario: ogni esperienza musicale prende forma nel corpo. L’ascolto, l’esecuzione, il canto attivano simultaneamente sistemi sensoriali, motori, cognitivi ed emotivi. Il suono emerge da una catena complessa di eventi che coinvolgono la respirazione, il movimento, la postura, la memoria e la previsione. In questa visione, il corpo assume il ruolo di protagonista assoluto, luogo originario in cui la musica si organizza e acquista significato.

L’originalità dell’opera risiede nella capacità di costruire una vera e propria architettura anatomico-funzionale della musica. Ogni capitolo guida il lettore attraverso un percorso coerente e progressivo: dalle basi dell’integrazione multisensoriale fino alle dinamiche neurofisiologiche più sofisticate. Gli strumenti musicali vengono riletti alla luce delle richieste che impongono al corpo: la mano che modula le corde, il respiro che diventa sorgente sonora, il ritmo che si incarna nel movimento globale, la dissociazione digitale che rende possibile la polifonia. In questo modo, la classificazione tradizionale degli strumenti lascia spazio a una nuova mappa, costruita a partire dalle strategie corporee necessarie alla loro esecuzione.

Questa prospettiva consente di osservare fenomeni noti con uno sguardo completamente rinnovato. Il violinista appare come un sistema di coordinazione fine tra le due mani, il pianista come un modello avanzato di dissociazione bimanuale e di anticipazione visuomotoria, il percussionista come espressione pura del tempo biologico, capace di trasformare il corpo in un metronomo vivente. Il cantante, infine, rappresenta la forma più intensa di integrazione: il corpo stesso diventa strumento, in perfetta continuità tra funzione vitale ed espressione sonora.

Uno degli aspetti più affascinanti del volume riguarda la dimensione predittiva del sistema nervoso. La musica viene descritta come un atto anticipatorio: il cervello costruisce modelli interni, prevede sequenze, organizza il gesto prima ancora che il suono si manifesti. Il tempo musicale si rivela profondamente legato ai meccanismi biologici del movimento e della percezione, offrendo una chiave di lettura privilegiata per comprendere la complessità del comportamento umano.

Accanto a questa ricchezza teorica, emerge una scelta didattica di grande forza: l’assenza di immagini. Il testo invita il lettore a un coinvolgimento attivo, stimola la costruzione mentale delle strutture, favorisce un dialogo continuo con l’atlante anatomico. In un contesto culturale dominato dalla sovrabbondanza visiva, questa impostazione restituisce centralità alla parola e al pensiero, trasformando la lettura in un esercizio di consapevolezza e rigore.

Il valore di Anatomia della Musica si misura anche nella sua capacità di parlare a pubblici diversi. Lo studente di medicina trova un terreno concreto in cui osservare l’anatomia in azione; il musicista scopre la dimensione biologica del proprio gesto; il ricercatore individua un modello integrato di straordinaria complessità; il lettore appassionato entra in contatto con una nuova visione del corpo e del suono. L’opera costruisce un ponte tra saperi, mostrando come la comprensione profonda della musica passi attraverso la conoscenza del corpo che la genera.

Nel panorama editoriale contemporaneo, questo libro si colloca come una proposta autenticamente originale. Introduce un linguaggio nuovo, capace di coniugare precisione scientifica e forza evocativa, e apre un campo di riflessione destinato a sviluppi futuri in ambito didattico, clinico e artistico. La musica emerge come una delle espressioni più complete della biologia umana, una funzione che integra sistemi diversi in un’unica esperienza dinamica.

Alla fine della lettura, resta una consapevolezza chiara e profonda: ogni suono porta con sé il segno del corpo che lo ha generato. Ogni gesto musicale racconta una struttura, una funzione, una relazione. In questa prospettiva, la musica si rivela per ciò che realmente è: una forma di anatomia vivente, capace di rendere visibile, attraverso il suono, la straordinaria complessità dell’essere umano.

Coopertina del libro Anatomia della Musica

ANATOMIA DELLA MUSICA
Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Francesco Cappello, Ferdinando Paternostro, Gregorio Oxilia, Antonino Marcello Pilia
EBOOK YOUCANPRINT 2026
ISBN: 9791224074137
Pagine: 84

Il giallo del tessuto adiposo: uno dei pochi colori “veri” dell’Anatomia

All’inizio di ogni Anatomy Lab, quando prepariamo gli studenti a entrare in sala settoria, diciamo sempre una cosa che spesso li sorprende. Molti dei colori che vedono nelle tavole anatomiche sono inevitabilmente convenzionali: il rosso brillante delle arterie, il blu delle vene, il rosa dei muscoli. Sono colori utili per studiare, ma non sempre corrispondono esattamente alla realtà.
Uno dei pochi colori che, invece, appare sorprendentemente simile a quello delle tavole anatomiche è il giallo del tessuto adiposo.

Quando gli studenti osservano per la prima volta il corpo umano durante la dissezione, il grasso sottocutaneo o viscerale mostra davvero quella tonalità giallo-avorio che ricorda molto le rappresentazioni dei manuali di anatomia. Non è una scelta artistica casuale: quel colore ha una spiegazione biologica precisa.

Il tessuto adiposo è composto da cellule specializzate, gli adipociti, che accumulano grandi gocce di lipidi, soprattutto trigliceridi. In questi lipidi tendono a dissolversi e a depositarsi alcune molecole pigmentate provenienti dalla dieta, i carotenoidi. I carotenoidi sono pigmenti naturali presenti in molti vegetali – carote, zucca, pomodori, verdure a foglia verde – e sono liposolubili, cioè si sciolgono nei grassi. Proprio per questa caratteristica vengono facilmente immagazzinati nel tessuto adiposo, conferendogli la tipica colorazione giallastra.

Un secondo fattore contribuisce a rendere evidente questo colore: il tessuto adiposo è relativamente poco vascolarizzato rispetto a muscoli o organi parenchimatosi. Ciò significa che il colore del sangue non domina visivamente il tessuto, e quindi emergono di più le tonalità dei lipidi e dei pigmenti che contiene.

Il risultato è quella tonalità giallo chiaro, talvolta giallo dorato, che gli studenti imparano subito a riconoscere durante le dissezioni. È un piccolo dettaglio, ma ha anche un valore didattico: ricorda che il corpo umano non è fatto solo di strutture e relazioni anatomiche, ma anche di chimica, metabolismo e dieta.

Il colore del grasso negli animali cambia soprattutto per dieta, metabolismo e specie.

Nel bovino il grasso è spesso giallastro perché questi animali accumulano molti carotenoidi dell’erba, che restano nel tessuto adiposo.
Nel maiale e in molti altri mammiferi il grasso è più bianco, perché il loro metabolismo trasforma e degrada meglio questi pigmenti.
Nel pollo il grasso può essere giallo, perché i carotenoidi della dieta si accumulano facilmente nei lipidi.
Nei pesci, invece, il grasso può avere tonalità diverse (giallo o rosato) per la presenza di pigmenti come astaxantina e altri carotenoidi presenti negli organismi marini di cui si nutrono.

Così, quando all’inizio dell’Anatomy Lab parliamo del “giallo vero” del tessuto adiposo, non stiamo solo preparando gli studenti alla dissezione. Stiamo mostrando loro uno dei primi esempi di come l’anatomia macroscopica sia inseparabile dalla biologia molecolare e dalla fisiologia: anche un semplice colore racconta una storia di metabolismo, nutrizione e struttura dei tessuti.

Arco bovino: variante dell’arco aortico tra anatomia, storia e significato clinico

Le varianti anatomiche dell’arco aortico rappresentano da sempre un ambito di grande interesse per l’anatomia clinica, la radiologia e la chirurgia vascolare. Tra queste, la configurazione comunemente definita arco bovino è una delle più frequenti e, al contempo, fraintesa.

Da molti anni mi occupo in modo continuativo dello studio delle varianti dell’arco aortico, sia dal punto di vista anatomico che clinico, con particolare attenzione alla loro rilevanza pratica. Questo interesse si riflette sia nella mia attività di ricerca sia nella didattica, dove le varianti non vengono trattate come eccezioni, bensì come parte integrante dell’anatomia umana.

Nel video YouTube inserito in questo articolo è possibile osservare in modo immediato come si presenta l’arco bovino dal punto di vista anatomico e comprendere perché questa configurazione ha un significato concreto nella pratica clinica quotidiana.

Cos’è l’arco bovino: definizione anatomica

Con il termine arco bovino si indica una variante dell’arco aortico umano caratterizzata da un’origine comune del tronco brachiocefalico e della carotide comune sinistra, oppure dalla nascita della carotide comune sinistra direttamente dal tronco brachiocefalico.

Questa configurazione differisce dall’anatomia “classica”, in cui dall’arco aortico originano separatamente:

  1. tronco brachiocefalico
  2. carotide comune sinistra
  3. arteria succlavia sinistra

L’arco bovino non è una rarità: studi anatomici e radiologici indicano una prevalenza che può raggiungere il 20–25% della popolazione, rendendolo una delle varianti più comuni tra i rami epiaortici.

Varianti dell’arco aortico e rilevanza clinica

La presenza di un arco bovino modifica la geometria dei vasi epiaortici e può influenzare:

  • la dinamica dei flussi ematici
  • l’accesso endovascolare
  • la pianificazione chirurgica
  • l’esecuzione di procedure di radiologia interventistica

Per il chirurgo, il radiologo e il clinico, riconoscere una variante dell’arco aortico non è un dettaglio descrittivo, ma un elemento che incide sulla sicurezza e sull’efficacia delle procedure. In questo senso, l’arco bovino rappresenta un esempio paradigmatico di come la conoscenza delle varianti anatomiche costituisca un aspetto essenziale della medicina moderna.

La nostra esperienza e la letteratura scientifica

L’interesse per le varianti dell’arco aortico ha accompagnato costantemente il mio percorso di ricerca. Questo lavoro si è concretizzato anche in studi di ampio respiro, tra cui un’analisi pubblicata sull’Italian Journal of Anatomy and Embryology che ha valutato la prevalenza e la distribuzione delle principali varianti dell’arco aortico in una popolazione estremamente ampia.

L’articolo (consultabile qui: https://oajournals.fupress.net/index.php/ijae/article/view/1692) sottolinea che le varianti non debbano essere considerate anomalie marginali, bensì configurazioni anatomiche ricorrenti, con implicazioni dirette nella pratica clinica e nella formazione dei professionisti sanitari.

Perché “arco bovino”? Origine del termine e storia anatomica

Il termine arco bovino ha un’origine storica e descrittiva. Non indica una reale identità anatomica con l’arco aortico dei bovini, ma nasce da un’analogia visiva con alcune configurazioni osservate negli animali da allevamento, in cui i grandi vasi emergono da un tronco comune.

Questa analogia va letta nel contesto dell’anatomia comparata, disciplina che ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’anatomia moderna. Già nel Rinascimento, Leonardo da Vinci studiava il cuore e i grandi vasi mediante dissezioni sia umane sia animali, tra cui cuori bovini, utilizzandoli come modello per comprendere la funzione e la meccanica cardiovascolare.

Nei suoi disegni e appunti anatomici, Leonardo non si limitava a descrivere la forma, ma cercava di cogliere le relazioni strutturali e funzionali tra i vasi, anticipando di secoli il concetto moderno di variabilità anatomica. Anche se il termine “arco bovino” è successivo, l’approccio comparativo leonardesco costituisce una delle radici culturali di questa nomenclatura.

Anatomia delle varianti: una conoscenza necessaria

L’arco bovino dimostra in modo chiaro che l’anatomia umana non è un modello rigido, ma un sistema variabile, adattivo, complesso. Insegnare e studiare le varianti anatomiche significa preparare il medico reale, non quello ideale.

La dissezione, l’imaging e lo studio comparato restano strumenti insostituibili per comprendere queste differenze. È proprio in questa integrazione tra anatomia classica, varianti e applicazioni cliniche che l’anatomia mantiene oggi la sua piena attualità.

L’arco bovino non è una curiosità terminologica né una rarità occasionale. È una delle varianti più frequenti dell’arco aortico umano, con implicazioni pratiche che si estendono alla chirurgia, alla radiologia e alla medicina clinica.

Studiare, riconoscere e descrivere correttamente le varianti dell’arco aortico significa fare anatomia nel senso più autentico del termine: un’anatomia al servizio della comprensione, della sicurezza e della responsabilità clinica.

Quando l’arte apre il corpo: un miracolo, una dissezione, una lezione di Anatomia

Zucchini, E., Ribatti, D., Paternostro, F., Belviso, I., & Lippi, D. (2025).
An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua.
Italian Journal of Anatomy and Embryology 129(2): 29-31. doi: 10.36253/ijae-16623


Ci sono opere d’arte che non si limitano a essere guardate: chiedono di essere lette. Letta è, in questo caso, la predella dipinta da Francesco di Stefano detto Pesellino, raffigurante il Miracolo del cuore dell’avaro di Sant’Antonio da Padova, oggi conservata alla Galleria degli Uffizi. Ma letta non solo con gli occhi dello storico dell’arte: con quelli dell’anatomista, del medico, dello storico della scienza.

L’articolo An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua, pubblicato sull’Italian Journal of Anatomy and Embryology, nasce proprio da questa esigenza: restituire profondità a un’immagine che, dietro la veste agiografica, cela una rappresentazione sorprendentemente precisa di una pratica medica medievale: la dissezione anatomica.

Un miracolo che parla il linguaggio della medicina

Il racconto è noto: Sant’Antonio da Padova afferma che il cuore di un uomo avaro non si trova nel petto, ma là dove egli ha posto il suo tesoro. Il miracolo si compie quando, aperto il torace, il cuore non c’è. Pesellino sceglie però di soffermarsi non sul prodigio in sé, bensì sul gesto che lo rende visibile: l’apertura del corpo, l’ispezione della cavità toracica, lo sguardo concentrato del medico.

È qui che l’interpretazione anatomica diventa rivelatrice. Il pittore non improvvisa: mette in scena una vera e propria autopsia “testimoniale”, con figure, ruoli e posture coerenti con la prassi universitaria tardo-medievale. Il medico indossa il lucco rosso, simbolo di rango e di sapere; i presenti assistono come a una lezione; il santo, elevato sul pulpito, assume il ruolo del lector che guida e legittima l’atto conoscitivo.

Anatomia prima di Vesalio

L’articolo mostra con chiarezza come questa scena si collochi in un momento cruciale della storia dell’Anatomia: quando la dissezione è praticata, ma non ancora emancipata dal dogma dei testi antichi. Il corpo viene aperto, ma per verificare un segno, non per esplorare sistematicamente la struttura umana. È l’anatomia prima della rivoluzione vesaliana, prima che Andreas Vesalius scenda dalla cattedra e unisca in sé le figure di Lector, Ostensor e Sector (Professore, Tutor e Dissettore).

Pesellino documenta così una fase intermedia, spesso trascurata: quella in cui l’Anatomia è già visibile, già praticata, ma ancora sospesa tra l’autorità religiosa, la tradizione galenica e l’osservazione diretta nascente.

Perché questo articolo è importante

Il valore del lavoro non sta solo nell’analisi iconografica, ma anche nel metodo. Storici dell’arte, anatomisti e storici della medicina dialogano sullo stesso oggetto, mostrando come un dipinto del Quattrocento possa diventare una fonte per la storia delle pratiche mediche. È un esempio virtuoso di didattica interdisciplinare, nato anche dall’esperienza diretta delle visite museali con studenti di medicina, in cui l’opera d’arte diventa un atlante anatomico “altro”, ma non meno rigoroso.

In un’epoca in cui l’Anatomia rischia di essere percepita come pura tecnica o come immagine digitale, questo studio ci ricorda che il corpo umano è sempre stato anche un fatto culturale, simbolico, narrativo. E che talvolta, per capire davvero la storia della medicina, bisogna tornare davanti a un dipinto e chiedersi non solo che cosa rappresenta, ma anche come e perché lo rappresenta così.

Un cuore mancante, un torace aperto, uno sguardo medico concentrato: nel silenzio della tavola di Pesellino, l’Anatomia comincia già a parlare.

L’Anatomia del Tempo: quando il corpo diventa storia

di Immacolata Belviso, Ferdinando Paternostro, Dario Saguto, Anna Venzi, Giorgio Zinno

L’Anatomia del Tempo propone un cambio di prospettiva nel modo di osservare e studiare il corpo umano.
Non si tratta di un atlante tradizionale, né di un manuale di anatomia descrittiva in senso classico, ma di un’opera che pone una domanda radicale: che cosa accade se il corpo viene letto non come una forma statica, ma come un processo che si sviluppa, si adatta e conserva memoria nel tempo?

Per secoli l’anatomia ha privilegiato la descrizione della struttura “normale”, isolata dal suo divenire. Questo approccio ha prodotto una conoscenza rigorosa, ma ha spesso lasciato in ombra una dimensione essenziale della biologia: il tempo. I tessuti non sono entità immutabili; cambiano in risposta a carichi, posture, funzioni, ormoni, infiammazione, malattia e condizioni ambientali. Ogni organo attraversa il tempo secondo modalità proprie, spesso disallineate rispetto all’età cronologica dell’individuo.

Il testo esplora questa complessità attraversando il corpo umano: dagli apparati e dai sistemi, dall’osso al sistema nervoso, dal muscolo alla fascia, dagli organi interni alla cute, fino al dolore e ai biomarcatori dell’età biologica. L’invecchiamento non è descritto come un declino lineare e uniforme, bensì come un processo discontinuo, caratterizzato da adattamenti, compensazioni e soglie. In questa prospettiva, il corpo non “consuma” semplicemente il tempo, ma lo integra nella propria struttura.

Un asse centrale dell’opera è la distinzione tra età cronologica ed età biologica. Il libro mostra come non esista un’unica età del corpo, ma una pluralità di età tissutali: un sistema può conservare una notevole capacità adattativa mentre un altro ha già ridotto la propria riserva funzionale. Questa asincronia è uno dei tratti più caratteristici del corpo umano e rappresenta una chiave di lettura fondamentale per comprendere la variabilità individuale, la fragilità tardiva e la comparsa di sintomi.

Particolare attenzione è dedicata alle fasi della vita. Il neonato non è considerato un adulto incompleto, bensì un organismo con una geometria e una distribuzione degli organi coerenti con esigenze funzionali specifiche. Allo stesso modo, l’adolescenza, la maturità, la gravidanza, la menopausa e la senescenza vengono lette come fasi biologiche dotate di una propria logica anatomica.

L’opera integra anatomia macroscopica, istologia, fisiologia e biologia dell’invecchiamento, mantenendo uno stile discorsivo e riflessivo che rende il testo accessibile anche oltre l’ambito strettamente specialistico. L’Anatomia del Tempo si rivolge a chi studia, insegna o cura il corpo umano, ma anche a chi desidera comprenderlo in modo meno semplificato e più fedele alla realtà biologica.

In un panorama editoriale dominato da descrizioni statiche, questo libro propone un’Anatomia che accetta il cambiamento come regola e non come eccezione. Studiare il corpo, includendo il tempo, significa riconoscere che ogni struttura è il frutto di una storia. Ed è proprio questa storia che l’opera invita a leggere.

Anatomia del Tempo

Immacolata Belviso, Ferdinando Paternostro, Dario Saguto, Anna Venzi, Giorgio Zinno
YOUCANPRINT 2026 Ebook (pdf)
ISBN: 9791224057987