Il mistero medico nascosto nelle orecchie del celebre “Pugile in Riposo”

A prima vista sembra soltanto una straordinaria statua antica. Un uomo siede stanco dopo il combattimento. Il volto è segnato da ferite, il naso appare deformato, i muscoli raccontano anni di allenamento e di dolore. Eppure, osservando con attenzione le sue orecchie, emerge un dettaglio sorprendente che potrebbe cambiare il modo in cui guardiamo alla medicina dell’antichità.
La celebre statua ellenistica nota come “Pugile in Riposo” (Boxer at Rest), conservata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, rappresenta uno dei più realistici ritratti di un atleta dell’antichità. Realizzata tra il IV e il III secolo avanti Cristo, l’opera colpisce per il livello quasi anatomico con cui vengono raffigurate le conseguenze fisiche della pratica sportiva.
Da tempo gli studiosi hanno riconosciuto nelle sue orecchie i segni del cosiddetto “orecchio a cavolfiore“, una deformità tipica dei pugili, dei lottatori e degli atleti degli sport da contatto. Oggi sappiamo che questa condizione è la conseguenza di ripetuti ematomi auricolari: raccolte di sangue che si formano tra il pericondrio e la cartilagine del padiglione auricolare a seguito di traumi violenti. Se il sangue non viene evacuato rapidamente, la cartilagine perde il proprio nutrimento, si deforma e assume il caratteristico aspetto irregolare che ancora oggi si osserva nei praticanti di boxe, lotta e arti marziali.
Fin qui nulla di sorprendente. Il vero enigma emerge quando si osservano due piccole incisioni sulle orecchie della statua.
Gli autori dello studio hanno notato che entrambe le orecchie presentano una breve lesione lineare, di pochi millimetri, posizionata in modo quasi speculare. Ancora più interessante è il fatto che tali incisioni sono evidenziate da inserti di rame, utilizzati dall’artista per simulare il sangue che fuoriesce dalla ferita.
Perché rappresentare con tanta precisione proprio quei piccoli tagli?
Secondo l’interpretazione proposta dagli autori, queste lesioni potrebbero non essere semplici ferite traumatiche. La loro forma regolare, la disposizione bilaterale e la localizzazione anatomica ricordano sorprendentemente le incisioni che ancora oggi vengono utilizzate per drenare un ematoma auricolare.
Nella pratica medica moderna il trattamento dell’ematoma auricolare prevede infatti una piccola incisione lungo le pieghe naturali dell’orecchio. Attraverso questa apertura il sangue accumulato viene evacuato, riducendo la pressione sulla cartilagine e prevenendo la deformazione permanente. Successivamente viene applicata una compressione per impedire che il sangue si raccolga nuovamente.
È proprio questa somiglianza a portare gli autori a formulare una suggestiva ipotesi: il Pugile in Riposo potrebbe rappresentare non soltanto un atleta ferito, ma anche un atleta che ha ricevuto un trattamento medico.
L’idea non è così improbabile come potrebbe sembrare. La medicina greca e romana possedeva infatti una tradizione chirurgica sorprendentemente avanzata. I medici della scuola ippocratica praticavano incisioni, drenaggi di ascessi, evacuazioni di raccolte purulente e numerose altre procedure invasive. Sebbene nessun testo antico descriva esplicitamente il trattamento dell’ematoma auricolare, le conoscenze tecniche necessarie per eseguirlo erano certamente disponibili.
La statua potrebbe dunque testimoniare una conoscenza empirica maturata sul campo. Gli atleti, i loro allenatori o i medici dell’epoca potrebbero aver osservato che l’evacuazione precoce del sangue riduceva le deformità permanenti dell’orecchio. Una scoperta nata dall’esperienza pratica molto prima che la medicina moderna ne comprendesse pienamente i meccanismi biologici.
Naturalmente gli autori mantengono un atteggiamento prudente. Non esistono prove definitive. Le incisioni potrebbero rappresentare semplicemente una scelta artistica, un simbolo della durezza dei combattimenti o un dettaglio introdotto durante la lavorazione della statua. Tuttavia, la coincidenza anatomica rimane sorprendente.
Al di là della risposta definitiva, questo studio dimostra quanto l’arte possa diventare una fonte preziosa per la storia della medicina. Un’opera realizzata oltre duemila anni fa continua ancora oggi a porre domande ai medici contemporanei.
Guardando il volto segnato del pugile ellenistico non osserviamo soltanto un capolavoro dell’arte antica. Vediamo il racconto universale del trauma sportivo, della sofferenza fisica e del tentativo umano di curare le proprie ferite. È una storia che attraversa i secoli e unisce gli atleti dell’antica Grecia ai pugili di oggi.
Forse, nascosta in quelle piccole incisioni di pochi millimetri, si conserva una delle più antiche testimonianze visive di un gesto chirurgico praticato nella storia dello sport.

The American Journal of the Medical Sciences
Auricular hematoma in antiquity: Possible surgical drainage in the Hellenistic boxer at rest
Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Francesco Zappoli Thyrion, Antonio Sarno, Davide Orsini, Ludovica Livi,
Ferdinando Paternostro, Niccolò Fagni









