Quando un pugile greco finì sotto i ferri?

Il mistero medico nascosto nelle orecchie del celebre “Pugile in Riposo”

A prima vista sembra soltanto una straordinaria statua antica. Un uomo siede stanco dopo il combattimento. Il volto è segnato da ferite, il naso appare deformato, i muscoli raccontano anni di allenamento e di dolore. Eppure, osservando con attenzione le sue orecchie, emerge un dettaglio sorprendente che potrebbe cambiare il modo in cui guardiamo alla medicina dell’antichità.

La celebre statua ellenistica nota come “Pugile in Riposo” (Boxer at Rest), conservata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, rappresenta uno dei più realistici ritratti di un atleta dell’antichità. Realizzata tra il IV e il III secolo avanti Cristo, l’opera colpisce per il livello quasi anatomico con cui vengono raffigurate le conseguenze fisiche della pratica sportiva.

Da tempo gli studiosi hanno riconosciuto nelle sue orecchie i segni del cosiddetto “orecchio a cavolfiore“, una deformità tipica dei pugili, dei lottatori e degli atleti degli sport da contatto. Oggi sappiamo che questa condizione è la conseguenza di ripetuti ematomi auricolari: raccolte di sangue che si formano tra il pericondrio e la cartilagine del padiglione auricolare a seguito di traumi violenti. Se il sangue non viene evacuato rapidamente, la cartilagine perde il proprio nutrimento, si deforma e assume il caratteristico aspetto irregolare che ancora oggi si osserva nei praticanti di boxe, lotta e arti marziali.

Fin qui nulla di sorprendente. Il vero enigma emerge quando si osservano due piccole incisioni sulle orecchie della statua.

Gli autori dello studio hanno notato che entrambe le orecchie presentano una breve lesione lineare, di pochi millimetri, posizionata in modo quasi speculare. Ancora più interessante è il fatto che tali incisioni sono evidenziate da inserti di rame, utilizzati dall’artista per simulare il sangue che fuoriesce dalla ferita.

Perché rappresentare con tanta precisione proprio quei piccoli tagli?

Secondo l’interpretazione proposta dagli autori, queste lesioni potrebbero non essere semplici ferite traumatiche. La loro forma regolare, la disposizione bilaterale e la localizzazione anatomica ricordano sorprendentemente le incisioni che ancora oggi vengono utilizzate per drenare un ematoma auricolare.

Nella pratica medica moderna il trattamento dell’ematoma auricolare prevede infatti una piccola incisione lungo le pieghe naturali dell’orecchio. Attraverso questa apertura il sangue accumulato viene evacuato, riducendo la pressione sulla cartilagine e prevenendo la deformazione permanente. Successivamente viene applicata una compressione per impedire che il sangue si raccolga nuovamente.

È proprio questa somiglianza a portare gli autori a formulare una suggestiva ipotesi: il Pugile in Riposo potrebbe rappresentare non soltanto un atleta ferito, ma anche un atleta che ha ricevuto un trattamento medico.

L’idea non è così improbabile come potrebbe sembrare. La medicina greca e romana possedeva infatti una tradizione chirurgica sorprendentemente avanzata. I medici della scuola ippocratica praticavano incisioni, drenaggi di ascessi, evacuazioni di raccolte purulente e numerose altre procedure invasive. Sebbene nessun testo antico descriva esplicitamente il trattamento dell’ematoma auricolare, le conoscenze tecniche necessarie per eseguirlo erano certamente disponibili.

La statua potrebbe dunque testimoniare una conoscenza empirica maturata sul campo. Gli atleti, i loro allenatori o i medici dell’epoca potrebbero aver osservato che l’evacuazione precoce del sangue riduceva le deformità permanenti dell’orecchio. Una scoperta nata dall’esperienza pratica molto prima che la medicina moderna ne comprendesse pienamente i meccanismi biologici.

Naturalmente gli autori mantengono un atteggiamento prudente. Non esistono prove definitive. Le incisioni potrebbero rappresentare semplicemente una scelta artistica, un simbolo della durezza dei combattimenti o un dettaglio introdotto durante la lavorazione della statua. Tuttavia, la coincidenza anatomica rimane sorprendente.

Al di là della risposta definitiva, questo studio dimostra quanto l’arte possa diventare una fonte preziosa per la storia della medicina. Un’opera realizzata oltre duemila anni fa continua ancora oggi a porre domande ai medici contemporanei.

Guardando il volto segnato del pugile ellenistico non osserviamo soltanto un capolavoro dell’arte antica. Vediamo il racconto universale del trauma sportivo, della sofferenza fisica e del tentativo umano di curare le proprie ferite. È una storia che attraversa i secoli e unisce gli atleti dell’antica Grecia ai pugili di oggi.

Forse, nascosta in quelle piccole incisioni di pochi millimetri, si conserva una delle più antiche testimonianze visive di un gesto chirurgico praticato nella storia dello sport.

The American Journal of the Medical Sciences
Auricular hematoma in antiquity: Possible surgical drainage in the Hellenistic boxer at rest
Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Francesco Zappoli Thyrion, Antonio Sarno, Davide Orsini, Ludovica Livi,
Ferdinando Paternostro, Niccolò Fagni

Le unghie della cura

Le unghie raccontano una lunga storia evolutiva. Le abbiamo davanti agli occhi ogni giorno, le tagliamo, le curiamo, le coloriamo, ma raramente ci chiediamo perché esistano.

I nostri antenati più lontani possedevano artigli. Erano strumenti di difesa, di attacco, di arrampicata. La natura non costruisce nulla per caso: ciò che serve rimane, ciò che non serve scompare o si trasforma. Nell’uomo gli artigli hanno perso gran parte della loro funzione originaria. Al loro posto sono rimaste le unghie, strutture apparentemente semplici ma straordinariamente sofisticate.

Per comprenderne il significato bisogna osservare la punta delle dita. Il polpastrello è uno dei luoghi più sensibili dell’intero corpo umano. In pochi centimetri quadrati si concentra una quantità impressionante di recettori nervosi capaci di distinguere consistenze, temperature, vibrazioni, pressioni minime. È grazie a questa raffinatissima rete sensoriale che un chirurgo può percepire una differenza di consistenza nei tessuti, che un violinista può controllare la corda, che una madre può riconoscere il volto del figlio semplicemente accarezzandolo.

L’unghia funge da sorta di esoscheletro localizzato. Si trova sulla faccia dorsale della falange distale e costituisce un punto di contrasto contro cui il polpastrello può esercitare la propria sensibilità. Senza questa piccola lamina di cheratina, la precisione della presa e della percezione tattile sarebbero notevolmente ridotte. In altre parole, non serve soltanto a proteggere il dito: contribuisce a renderlo uno strumento sensoriale di straordinaria efficacia.

Poi c’è una funzione che spesso fa sorridere ma che è fondamentale: il grattamento. Il prurito è uno dei sistemi di allarme più antichi dell’organismo. Può segnalare la presenza di un insetto, di una sostanza irritante, di un’infiammazione cutanea. Grattarsi non è una bizzarria né un difetto dell’educazione. È un comportamento biologico profondamente radicato nella nostra storia evolutiva. Le unghie sono gli strumenti che la natura ha conservato per permetterci di rispondere a questo segnale.

Da qualche decennio le unghie hanno acquisito anche un’altra funzione: quella estetica. Le donne, in particolare, hanno trasformato l’unghia in una piccola superficie su cui esprimere creatività, gusto e personalità. Linee eleganti, colori raffinati, decorazioni sempre più sofisticate hanno reso la manicure una forma di linguaggio visivo, un dettaglio capace di raccontare qualcosa di chi la porta.

Dietro un’unghia ben curata c’è un intero mondo professionale fatto di competenze tecniche, aggiornamento continuo, conoscenza dei materiali e attenzione alla salute della lamina ungueale. Le moderne onicotecniche non sono semplicemente artigiane della bellezza: sono professioniste che, con preparazione e responsabilità, prestano grande attenzione alla conservazione dell’integrità dell’unghia naturale.

Negli ultimi anni la ricerca nel settore ha portato allo sviluppo di prodotti sempre più sofisticati, formulati per ridurre il rischio di danni alla lamina ungueale e ai tessuti circostanti. Gel, smalti semipermanenti, basi protettive e materiali di ricostruzione vengono continuamente perfezionati per garantire non soltanto risultati estetici di elevata qualità, ma anche una maggiore sicurezza e il rispetto della fisiologia dell’unghia. Le professioniste più attente conoscono l’importanza di una preparazione non aggressiva, di una corretta rimozione dei prodotti e del rispetto dei tempi biologici necessari al mantenimento di un’unghia sana.

La bellezza, del resto, raggiunge la sua forma più alta quando si accompagna alla cura. Un’unghia esteticamente gradevole ma biologicamente danneggiata rappresenta una sconfitta sia per l’estetica sia per la salute. Al contrario, una manicure eseguita con competenza può contribuire a proteggere la superficie ungueale dalle aggressioni meccaniche quotidiane, a migliorare l’aspetto di unghie fragili o irregolari e ad aumentare il benessere psicologico della persona.

Non bisogna sottovalutare il valore sociale e culturale di queste pratiche. Da sempre gli esseri umani decorano il proprio corpo: gioielli, abiti, acconciature, tatuaggi e cosmetici rappresentano modi diversi attraverso cui ogni individuo costruisce e comunica la propria identità. Le unghie fanno parte di questo linguaggio universale. Attraverso una scelta cromatica, una forma particolare o una decorazione artistica, le donne esprimono eleganza, originalità, appartenenza a uno stile o, semplicemente, il piacere di sentirsi bene con sé stesse. Una manicure può essere un gesto di bellezza, un atto creativo, una forma di autostima o persino una piccola opera d’arte portata nella vita quotidiana.

Esiste tuttavia un confine che merita di essere ricordato. Quando una mano diventa uno strumento professionale di cura, alcune regole dovrebbero prevalere sull’estetica.

Medici, infermieri, fisioterapisti, osteopati, massaggiatori, estetiste, operatori sociosanitari e tutti coloro che lavorano quotidianamente sul corpo di un’altra persona hanno un dovere particolare: mantenere unghie corte, pulite e funzionali.

La ragione non è soltanto igienica, benché l’igiene sia già un argomento sufficiente. La ragione è soprattutto anatomica e relazionale.

La mano che visita deve sentire. La mano che palpa deve percepire. La mano che cura deve adattarsi al corpo dell’altro senza diventare un ostacolo. Un’unghia lunga riduce la sensibilità tattile, modifica il modo in cui il polpastrello entra in contatto con i tessuti e può causare disagio durante l’esame clinico o il trattamento.

L’unghia corta rappresenta, in questi contesti, un gesto di rispetto. È il segnale nascosto che dice al paziente: «La tua salute viene prima della mia immagine. Il tuo comfort viene prima della mia estetica».

Quando vedo un operatore che utilizza sul corpo di un paziente mani adornate da unghie lunghe e ingombranti, non penso alla modernità né all’eleganza. Mi domando se, in quel momento, la bellezza della propria mano non stia pesando più del benessere della persona affidata alle sue cure.

La società contemporanea ci invita continuamente a mostrarci. Le professioni della cura, invece, ci ricordano un’altra verità: esistono momenti in cui bisogna mettere al centro qualcun altro. Il valore di una mano non si misura dalla lunghezza delle sue unghie, ma dalla delicatezza con cui sa toccare un altro essere umano.

Il negazionismo climatico è un lusso che non possiamo più permetterci

Si possono ignorare i dati, screditare la scienza, rinviare le decisioni e continuare a difendere interessi economici di breve periodo, ma non si può fermare la realtà. Il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti: nelle ondate di calore sempre più frequenti, negli eventi meteorologici estremi, nella perdita di biodiversità, nelle conseguenze sulla salute umana e nei danni all’economia stessa.

Per questo è necessario contrastare ogni forma di negazionismo climatico e accelerare con decisione la transizione verso un’economia più sostenibile. Uno dei pochi modi per fermare chi continua ad arricchirsi alle spalle dell’ambiente e della salute collettiva è promuovere l’innovazione, incentivare l’economia verde, responsabilizzare chi inquina e rendere conveniente ciò che protegge il pianeta.

Siano giudicati dalla storia coloro che, per interesse, convenienza o calcolo politico, continuano a negare o minimizzare l’evidenza scientifica. Ogni ritardo nella transizione ecologica ha un costo che pagano l’ambiente, la salute pubblica e le generazioni future.

Le opinioni sono libere, ma i fatti restano fatti. E mentre il pianeta si surriscalda, troppi politici e opinionisti continuano a pronunciare le loro rassicuranti sciocchezze da uffici climatizzati, lontani dai problemi reali e dalle conseguenze delle proprie parole.

La Terra non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di coraggio, di responsabilità e di fatti.

Cerchiamo 80 Studenti di Medicina per un’Esperienza Unica di Anatomia Umana

Immagina di studiare l’anatomia non soltanto sui libri o sugli schermi del computer, ma osservandola direttamente, comprendendone i rapporti spaziali, esplorandone la complessità e mettendo alla prova il tuo apprendimento attraverso le metodologie didattiche più innovative oggi disponibili.

È proprio questa l’opportunità che i professori Immacolata Belviso e Ferdinando Paternostro, in collaborazione con l’ICLO Teaching and Research Center, offrono a 80 studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia attraverso un importante progetto di ricerca dedicato all’insegnamento dell’anatomia umana.

Lo studio nasce da una domanda semplice ma fondamentale: qual è il modo più efficace per imparare l’anatomia?

La lezione tradizionale è sufficiente? L’osservazione dell’anatomia reale migliora davvero la comprensione? Il Visual Thinking può aiutare a costruire una rappresentazione mentale più efficace del corpo umano? Oppure la soluzione migliore è l’integrazione di tutte queste metodologie?

Per rispondere scientificamente a queste domande, stiamo cercando 80 studenti motivati che desiderino partecipare gratuitamente a una giornata di formazione e ricerca dedicata all’anatomia topografica dell’arto inferiore.

Durante l’esperienza i partecipanti avranno l’opportunità di seguire una lezione specialistica di anatomia topografica, approfondendo regioni di grande rilevanza clinica come la regione glutea, il triangolo femorale, il ginocchio, i compartimenti della gamba e il dorso del piede. Accanto alla didattica tradizionale saranno proposte attività di Visual Thinking Anatomico, una metodologia innovativa che aiuta a trasformare l’osservazione in comprensione e la comprensione in memoria duratura.

Il momento più coinvolgente sarà l’attività presso il centro di dissezione dell’ICLO, dove gli studenti potranno osservare direttamente preparati anatomici umani e confrontare la teoria con la realtà tridimensionale delle strutture anatomiche. Un’esperienza che molti medici ricordano come una delle più formative dell’intero percorso universitario.

Partecipare significa non soltanto migliorare la propria preparazione anatomica, ma anche contribuire concretamente alla ricerca nell’ambito dell’educazione medica. I dati raccolti permetteranno infatti di comprendere quali strategie didattiche favoriscano il miglior apprendimento e potranno contribuire allo sviluppo di nuovi modelli formativi per le future generazioni di studenti di medicina.

La partecipazione è completamente gratuita. Tutte le attività previste dal protocollo di ricerca, comprese quelle presso il centro di dissezione ICLO di Verona, saranno offerte ai partecipanti senza alcun costo.

I posti disponibili sono limitati a 80 studenti.

Se ami l’anatomia, se desideri approfondire la conoscenza del corpo umano attraverso un’esperienza concreta e se vuoi essere protagonista di un progetto scientifico innovativo, questa è un’occasione che difficilmente si ripresenterà.

Compila il form di iscrizione e candidati a partecipare. I posti saranno assegnati fino al raggiungimento del numero previsto dal protocollo di studio.

Responsabili del progetto

Prof.ssa Immacolata Belviso Prof. Ferdinando Paternostro


Una giornata di anatomia. Una giornata di ricerca. Una giornata che potrebbe cambiare il tuo modo di studiare la medicina.

Il fegato: grande laboratorio della vita

Il fegato. Analisi integrata tra anatomia, mito, arte e cultura

Immacolata Belviso, Carlo Benedini, Alessandro Palazzolo, Ferdinando Paternostro, Giorgio Zinno

Youcanprint 2026
ISBN: 9791224079477 (cartaceo) ISBN: 9791224082545 (ebook)


Quando pensiamo agli organi che rendono possibile la nostra esistenza, la mente corre immediatamente al cuore e al cervello. Eppure esiste una struttura straordinaria che ogni giorno svolge centinaia di funzioni indispensabili alla vita, coordinando processi complessi con una precisione sorprendente: il fegato.

Con un peso che nell’adulto spesso supera il chilogrammo e mezzo, il fegato è il più grande viscere del corpo umano. Ogni minuto riceve enormi quantità di sangue provenienti sia dall’intestino sia dalla circolazione arteriosa, trasformando nutrienti, immagazzinando energia, producendo proteine fondamentali, sintetizzando la bile e contribuendo alla neutralizzazione di sostanze potenzialmente dannose. Nessun altro organo possiede una versatilità funzionale simile.

Ma il fascino del fegato non si esaurisce nella sua straordinaria fisiologia.

Fin dall’antichità esso ha occupato un posto privilegiato nell’immaginario umano. Molto prima che la scienza moderna ne comprendesse le funzioni, le grandi civiltà del Mediterraneo lo consideravano il centro della vita e delle emozioni. Gli Etruschi e i Babilonesi studiavano il fegato degli animali per interpretare il futuro; i medici greci lo ritenevano uno degli organi fondamentali dell’equilibrio corporeo; filosofi e poeti lo associavano al coraggio, alla forza e alla vitalità.

Persino uno dei miti più celebri della cultura occidentale ruota attorno a questo organo. Prometeo, colpevole di aver donato il fuoco agli uomini, viene condannato da Zeus a un supplizio eterno: ogni giorno un’aquila gli divora il fegato, che durante la notte ricresce. Una narrazione simbolica che sembra anticipare una delle caratteristiche più sorprendenti oggi riconosciute dalla biologia moderna: la capacità rigenerativa del fegato.

Da dove nasce questa straordinaria centralità culturale? Perché un organo nascosto sotto le coste ha affascinato medici, artisti, filosofi e anatomisti per millenni?

A queste domande cerca di rispondere Il fegato: analisi integrata tra anatomia, mito, arte e cultura, un’opera che propone un approccio originale e multidisciplinare, capace di unire il rigore della scienza alla profondità della storia e della cultura.

Il lettore viene accompagnato in un percorso che inizia dall’anatomia macroscopica dell’organo. Posizione, rapporti, lobi, segmenti funzionali, vascolarizzazione e vie biliari sono descritti con chiarezza e precisione, fornendo le basi necessarie per comprendere la complessità dell’architettura epatica. Grande attenzione è dedicata alla moderna segmentazione di Couinaud, oggi fondamentale nella chirurgia e nella radiologia interventistica.

Il viaggio prosegue poi all’interno del parenchima, dove il mondo microscopico rivela un’organizzazione raffinata e affascinante. Lobuli, sinusoidi, epatociti, cellule di Kupffer e acini epatici diventano protagonisti di una narrazione che mostra come la forma anatomica sia intimamente legata alla funzione.

Un capitolo particolarmente coinvolgente è dedicato alla dissezione anatomica. Attraverso l’esperienza diretta del tavolo settorio, il fegato viene osservato nella sua tridimensionalità reale, consentendo di comprendere aspetti che nessuna immagine bidimensionale può restituire appieno. La dissezione diventa così uno strumento di conoscenza privilegiato, capace di trasformare la teoria in un’esperienza concreta.

Accanto alla dimensione anatomica trovano spazio la storia della medicina e l’evoluzione del pensiero scientifico. Dalle concezioni di Ippocrate e Galeno fino alle rivoluzionarie osservazioni di Leonardo da Vinci e di Andrea Vesalio, il fegato emerge come uno dei protagonisti della lunga avventura che ha portato alla nascita dell’anatomia moderna.

Il volume esplora inoltre la presenza del fegato nell’arte, nel linguaggio e nella società. Espressioni ancora oggi utilizzate quotidianamente, come “avere fegato”, testimoniano quanto profondamente questo organo sia radicato nella cultura occidentale. Anatomia e simbolo, biologia e immaginario, scienza e umanesimo si intrecciano in una prospettiva capace di arricchire la comprensione del corpo umano.

Ampio spazio è riservato anche alle moderne metodiche diagnostiche, dall’ecografia all’elastografia, fino alle principali patologie epatiche e alle relative strategie di prevenzione. Il lettore scopre così che la conoscenza anatomica rappresenta ancora oggi il fondamento indispensabile della pratica clinica.

Questo libro si rivolge agli studenti delle professioni sanitarie, ai medici, ai professionisti della salute, agli appassionati di storia della medicina e a tutti coloro che desiderano guardare oltre la superficie delle cose. Ogni capitolo invita a osservare il fegato da una prospettiva diversa, mostrando come un singolo organo possa raccontare al contempo la biologia della vita, la storia della medicina e l’evoluzione del pensiero umano.

Il fegato è una straordinaria sintesi di struttura e funzione, di rigenerazione e adattamento, di scienza e cultura. Conoscerlo significa intraprendere un viaggio affascinante attraverso una delle più grandi meraviglie del corpo umano.


Questo libro è dedicato alla memoria del Dott. Giuseppe Belviso, Medico di rara umanità e profondo amore per la conoscenza

Una nuova variante dell’arteria faciale conferma il valore insostituibile dell’anatomia settoria

Niccolò Fagni , Ferdinando Paternostro , Guglielmo Maria Fiori , Ludovica Livi , Giorgio Zinno , Jacopo Junio Valerio Branca , Eugenio Bertelli & Immacolata Belviso (2026)
Early trifurcation of the facial artery including a dedicated buccinator branch: anatomical and surgical implications

Case Reports in Plastic Surgery and Hand Surgery, 13:1, 2664264,
DOI:10.1080/23320885.2026.2664264


La recente descrizione di una rara variante dell’arteria faciale, pubblicata su Case Reports in Plastic Surgery and Hand Surgery, rappresenta molto più di una semplice curiosità anatomica. Si tratta, infatti, di un esempio concreto di quanto l’anatomia umana reale sia ancora oggi un territorio straordinariamente vivo, complesso e non completamente prevedibile.

Lo studio documenta una triforcazione precoce dell’arteria faciale, con la presenza di un ramo dedicato al muscolo buccinatore mai chiaramente descritto in precedenza.

In altre parole, invece del classico decorso singolo dell’arteria, abbiamo osservato una suddivisione in tre rami distinti: uno anteriore, che continua come arteria faciale propriamente detta, uno posteriore diretto alla regione masseterina e un ramo centrale che penetra nel muscolo buccinatore, creando una ricchissima rete microvascolare intramuscolare.

Per il grande pubblico potrebbe sembrare un dettaglio marginale. In realtà, per il chirurgo, per il radiologo, per il medico estetico e per l’anatomista, una variante di questo tipo può avere implicazioni enormi.
La faccia è una delle regioni più delicate del corpo umano: ogni intervento chirurgico, ricostruttivo o estetico richiede una conoscenza estremamente precisa della vascolarizzazione. Un’arteria che decorre in modo diverso dal previsto può cambiare completamente la sicurezza di una dissezione, il successo di un lembo ricostruttivo o il rischio di ischemie e complicanze iatrogene. Lo studio sottolinea, infatti, la possibile importanza di questa variante nella pianificazione dei lembi FAMM (Facial Artery Myo-Mucosal flap) e nelle procedure chirurgiche della regione buccale.

Ma il significato più profondo di questa ricerca è un altro: essa dimostra, ancora una volta, quanto sia indispensabile l’anatomia settoria.
Nessun atlante, nessuna ricostruzione digitale, nessuna immagine tridimensionale possono sostituire completamente l’osservazione diretta del corpo umano reale. È proprio durante la dissezione anatomica che emergono le varianti, le differenze individuali, le eccezioni che trasformano l’anatomia da disciplina “statica” a vera scienza biologica della variabilità umana.
Lo studio nasce infatti da una dissezione su preparato iniettato, eseguita durante attività anatomiche dedicate, in cui la precisione dell’osservazione ha permesso di identificare una configurazione vascolare finora non documentata.
Questo aspetto è fondamentale: molte delle conoscenze anatomiche che oggi consideriamo “classiche” derivano da secoli di anatomia settoria. E ancora oggi, nel XXI secolo, la dissezione continua a generare nuova conoscenza scientifica.

Il corpo non è costruito secondo schemi rigidi identici in tutti gli individui. Le varianti anatomiche non rappresentano errori della natura, ma espressioni della straordinaria plasticità dello sviluppo umano. In questo articolo si sottolinea come l’arteria facciale debba forse essere considerata non un singolo vaso “standard”, bensì un sistema vascolare modulare e adattativo.

Questa visione ha implicazioni enormi anche nella formazione medica. Studiare soltanto “l’anatomia dei libri” rischia di creare una percezione eccessivamente schematica del corpo umano. La dissezione insegna invece il rispetto della complessità biologica reale: ogni corpo può presentare differenze, e proprio queste possono diventare decisive nella pratica clinica.

La conoscenza anatomica autentica nasce ancora dall’osservazione diretta, dal contatto con il corpo reale e dalla capacità critica del ricercatore.
Per questo motivo, l’anatomia settoria continua a rappresentare non soltanto uno strumento didattico insostituibile, ma anche una delle più potenti forme di ricerca scientifica applicata alla medicina moderna.

Niccolò Fagni , Ferdinando Paternostro , Guglielmo Maria Fiori , Ludovica Livi , Giorgio Zinno , Jacopo Junio Valerio Branca , Eugenio Bertelli & Immacolata Belviso (2026)
Early trifurcation of the facial artery including a dedicated buccinator branch: anatomical and surgical implications

Case Reports in Plastic Surgery and Hand Surgery, 13:1, 2664264,
DOI:10.1080/23320885.2026.2664264

Grazie a ICLO Verona, ove è stato possibile realizzare lo studio

ICLO SUMMER SCHOOL IN ANATOMIA CLINICA E SETTORIA

Dall’Anatomia dei Libri all’Anatomia Reale: dissezione su cadavere per studenti di Medicina e Chirurgia
In partnership con Anatomia per Tutti

ICLO San Marino | 26, 27, 28, 29 luglio 2026
Direzione scientifica: Prof. Ferdinando Paternostro; Prof.ssa Immacolata Belviso
Numero chiuso: max 11 partecipanti
Info: c.romila@iclo.eu

PERCHÉ PARTECIPARE

L’anatomia non si comprende davvero finché non la si osserva nel corpo reale.
Questa Summer School nasce per offrire agli studenti di Medicina un’esperienza formativa unica: vedere, dissecare e comprendere l’organizzazione tridimensionale del corpo umano direttamente sul preparato anatomico.

Un percorso intensivo pensato per trasformare l’anatomia: da materia da studiare → a struttura da comprendere

OBIETTIVI FORMATIVI

Il corso permetterà allo studente di:

  • consolidare l’anatomia macroscopica attraverso osservazione diretta
  • sviluppare una reale comprensione tridimensionale dei rapporti anatomici
  • integrare anatomia, topografia e prime correlazioni cliniche
  • acquisire familiarità con i principali landmarks anatomici di interesse medico
  • prepararsi in modo avanzato agli anni clinici e chirurgici del percorso formativo

IL METODO DIDATTICO

Ogni giornata segue una progressione didattica strutturata:

OSSERVARE → DISSECARE → CORRELARE → COMPRENDERE

Con integrazione continua tra:

  • spiegazione anatomica topografica
  • dissezione guidata
  • correlazioni cliniche essenziali
  • confronto attivo con i partecipanti

PREPARATI ANATOMICI

  • 1 tronco
  • 1 arto superiore
  • 1 arto inferiore
  • 1 testa
  • Orario attività: 09:00 – 16:30

PROGRAMMA

GIORNO 1 – TORACE E ADDOME

Anatomia topografica del tronco e organizzazione delle cavità corporee

Studio progressivo delle grandi cavità del tronco e dei principali rapporti viscerali.

Argomenti principali

  • Parete toracica e spazi intercostali
  • Mediastino e grandi vasi
  • Cuore e pericardio
  • Diaframma
  • Cavità addominale e peritoneo
  • Fegato, stomaco, pancreas, milza
  • Retroperitoneo e grandi vasi addominali

GIORNO 2 – DORSO, COLONNA E ARTO SUPERIORE

Anatomia neuro-muscolare e organizzazione funzionale dell’arto superiore

Dalla colonna vertebrale alle strutture neurovascolari dell’arto superiore.

Argomenti principali

  • Muscolatura del dorso
  • Colonna vertebrale e canale vertebrale
  • Midollo spinale e meningi
  • Plesso brachiale
  • Regione ascellare
  • Compartimenti del braccio e dell’avambraccio
  • Principali nervi periferici dell’arto superiore

GIORNO 3 – ARTO INFERIORE

Anatomia della locomozione e distribuzione neurovascolare

Analisi anatomica dell’arto inferiore in relazione a statica e movimento.

Argomenti principali

  • Regione glutea
  • Nervo sciatico
  • Triangolo femorale
  • Coscia anteriore e posteriore
  • Fossa poplitea
  • Compartimenti della gamba
  • Anatomia del piede

GIORNO 4 – TESTA E NEUROCRANIO

Anatomia integrata della testa: dal volto alla base cranica

Approccio stratigrafico alle regioni più complesse del corpo umano.

Argomenti principali

  • Volto e muscoli mimici
  • Compartimenti adiposi superficiali
  • Arteria faciale
  • Cavità orale e nasale
  • Base cranica
  • Forami cranici
  • Nervi cranici
  • Seno cavernoso e regioni profonde

A CHI È RIVOLTO

Studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia interessati ad approfondire l’anatomia con un approccio pratico, avanzato e tridimensionale.


UN’ESPERIENZA FORMATIVA UNICA

La dissezione anatomica rappresenta uno dei momenti più formativi nel percorso di un futuro medico.

Partecipare significa:

  • comprendere davvero la tridimensionalità del corpo umano
  • fissare in modo duraturo concetti complessi
  • costruire basi solide per clinica, chirurgia e diagnostica
  • vivere l’anatomia come esperienza, non solo come studio

Info: c.romila@iclo.eu

Il canale petrotimpanico: prospettive evolutive, anatomiche e mediche

Papini A, Montemurro N, Paternostro F, Belviso I, Galli M, Martini P, Uccelli L, Moggi-Cecchi J, Oxilia G.
The petrotympanic canal (Huguier canal): Evolutionary, anatomical, and medical perspectives.
Anat Rec (Hoboken). 2026 Apr 22. doi: 10.1002/ar.70199. Epub ahead of print. PMID: 42017511.

Un “ponticello” dimenticato tra orecchio e mandibola

Immaginate un minuscolo tunnel osseo, largo appena 1-2 millimetri, nascosto all’interno dell’osso temporale del cranio. Collega due mondi apparentemente lontani: l’orecchio medio (dove si trovano i minuscoli ossicini che ci permettono di sentire) e la regione della fossa infratemporale, proprio accanto all’articolazione temporo-mandibolare (l’ATM, cioè l’articolazione della mandibola). Questo è il canale petrotimpanico, noto anche come canale di Huguier (o, in alcuni testi più antichi, di Civinini).

Per secoli è stato descritto in modo confuso, con nomi diversi e descrizioni imprecise. Il nuovo studio fa chiarezza una volta per tutte, riunendo in modo organico tre prospettive: evolutiva, anatomica e medica. Non si tratta di una “scoperta” di una struttura completamente nuova (era già nota), ma di una rivalutazione profonda della sua importanza: un piccolo canale che potrebbe spiegare molti disturbi quotidiani che collegano l’orecchio e la mascella.

Cosa contiene davvero questo canale?

Dentro passano:

  • la corda del timpano (un ramo del nervo facciale) che porta le fibre del gusto ai due terzi anteriori della lingua e stimola la produzione di saliva;
  • piccoli vasi sanguigni (arteria timpanica anteriore);
  • legamenti come il legamento discomalleolare, che collega direttamente l’ossicino del martello (malleus) al disco dell’articolazione della mandibola.

Grazie a dissezioni anatomiche accurate, revisioni storiche e confronti con l’anatomia comparata (in particolare con l’evoluzione), gli autori mostrano che questo canale non è un “residuo inutile”, bensì un ponte funzionale tra due sistemi che si sono evoluti insieme nei mammiferi.

Perché è importante? L’aspetto medico

Fino a oggi molti chirurghi e medici lo considerano poco rilevante. Questo articolo dimostra il contrario:

  1. Dolori “misteriosi” tra orecchio e mandibola Problemi all’ATM (bruxismo, click, artrite) possono trasmettersi all’orecchio medio attraverso questo canale e il legamento discomalleolare. Risultato: otalgie (dolore all’orecchio) senza infezione, acufeni o sensazione di orecchio “pieno” che, in realtà, dipendono dalla mascella.
  2. Rischio in chirurgia: durante interventi sull’orecchio medio, sull’ATM o sulla base del cranio, il canale può essere lesionato per errore. Conseguenze possibili: perdita del gusto, bocca secca cronica o addirittura infiammazioni che si propagano da un distretto all’altro.
  3. Diffusione di infiammazioni e infezioni: un’infezione dell’orecchio medio potrebbe “viaggiare” verso l’articolazione della mandibola (e viceversa) proprio grazie a questo passaggio. Capirlo meglio aiuta a spiegare certi casi di otite che non guariscono o di problemi mandibolari che peggiorano con un raffreddore.

Il valore della ricerca: dal passato al futuro

Gli autori hanno fatto un lavoro da “detective anatomico”: hanno ripercorso la storia degli eponimi (chi era davvero Huguier? E Civinini?), hanno confrontato l’anatomia umana con quella di altri mammiferi e hanno sottolineato come questo canale sia un “fossile vivente” dell’evoluzione dell’orecchio medio dai primi tetrapodi.

In un’epoca in cui la medicina si concentra sempre più su tecnologie ad alta risoluzione (TAC 3D, endoscopia, robotica), riscoprire e rivalutare una struttura “vecchia” di 200 anni diventa fondamentale. Conoscere meglio il canale petrotimpanico significa operare in modo più sicuro, diagnosticare con maggiore precisione e, soprattutto, comprendere meglio il nostro corpo come un sistema integrato, non come pezzi separati.

Un piccolo canale che sembrava irrilevante si rivela invece un vero e proprio “autostrada” nervosa e vascolare tra l’orecchio e la mandibola. Questo studio non solo fa chiarezza su un punto di anatomia finora confuso, ma apre la porta a nuove ricerche cliniche che potrebbero migliorare la qualità della vita di migliaia di persone che soffrono di dolori orecchio-mandibola senza una spiegazione chiara.

L’immagine mostra un cranio umano in vista frontale, con un’illuminazione che evidenzia la fissura petrotimpanica (fissura di Glaser). Nei dettagli (b e c) si vedono i principali forami vicini: fossa mandibolare, forame ovale, stilomastoideo e canale carotideo. L’ingrandimento (d) mostra chiaramente il piccolo canale di Civinini/Huguier all’interno della fissura.

I due crani provengono dal Museo di Antropologia ed Etnologia dell’Università di Firenze.
The petrotympanic canal (Huguier canal): Evolutionary, anatomical, and medical perspectives.

Anatomia della Musica

Neuroscienze, movimento ed esperienza motoria
Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Francesco Cappello, Ferdinando Paternostro, Gregorio Oxilia, Antonino Marcello Pilia, Youcanprint 2026

C’è un momento, nella storia della conoscenza, in cui discipline lontane smettono di parlarsi da estranee e iniziano a riconoscersi come parti di un unico sistema. È in questo spazio, ancora poco esplorato, che nasce Anatomia della Musica: un’opera che porta la musica nel corpo e il corpo nella musica, fino a renderli inseparabili.

Per lungo tempo, la musica è stata interpretata come espressione estetica, linguaggio culturale, forma d’arte capace di attraversare epoche e civiltà. L’anatomia, al contrario, ha seguito il percorso della descrizione rigorosa delle strutture, dell’analisi morfologica, della comprensione funzionale del corpo umano. Due territori solidi, ricchi, ma raramente sovrapposti in modo sistematico. Questo libro introduce una prospettiva diversa: la musica come funzione biologica integrata, radicata nella struttura stessa dell’organismo umano.

Il punto di partenza appare semplice e, proprio per questo, rivoluzionario: ogni esperienza musicale prende forma nel corpo. L’ascolto, l’esecuzione, il canto attivano simultaneamente sistemi sensoriali, motori, cognitivi ed emotivi. Il suono emerge da una catena complessa di eventi che coinvolgono la respirazione, il movimento, la postura, la memoria e la previsione. In questa visione, il corpo assume il ruolo di protagonista assoluto, luogo originario in cui la musica si organizza e acquista significato.

L’originalità dell’opera risiede nella capacità di costruire una vera e propria architettura anatomico-funzionale della musica. Ogni capitolo guida il lettore attraverso un percorso coerente e progressivo: dalle basi dell’integrazione multisensoriale fino alle dinamiche neurofisiologiche più sofisticate. Gli strumenti musicali vengono riletti alla luce delle richieste che impongono al corpo: la mano che modula le corde, il respiro che diventa sorgente sonora, il ritmo che si incarna nel movimento globale, la dissociazione digitale che rende possibile la polifonia. In questo modo, la classificazione tradizionale degli strumenti lascia spazio a una nuova mappa, costruita a partire dalle strategie corporee necessarie alla loro esecuzione.

Questa prospettiva consente di osservare fenomeni noti con uno sguardo completamente rinnovato. Il violinista appare come un sistema di coordinazione fine tra le due mani, il pianista come un modello avanzato di dissociazione bimanuale e di anticipazione visuomotoria, il percussionista come espressione pura del tempo biologico, capace di trasformare il corpo in un metronomo vivente. Il cantante, infine, rappresenta la forma più intensa di integrazione: il corpo stesso diventa strumento, in perfetta continuità tra funzione vitale ed espressione sonora.

Uno degli aspetti più affascinanti del volume riguarda la dimensione predittiva del sistema nervoso. La musica viene descritta come un atto anticipatorio: il cervello costruisce modelli interni, prevede sequenze, organizza il gesto prima ancora che il suono si manifesti. Il tempo musicale si rivela profondamente legato ai meccanismi biologici del movimento e della percezione, offrendo una chiave di lettura privilegiata per comprendere la complessità del comportamento umano.

Accanto a questa ricchezza teorica, emerge una scelta didattica di grande forza: l’assenza di immagini. Il testo invita il lettore a un coinvolgimento attivo, stimola la costruzione mentale delle strutture, favorisce un dialogo continuo con l’atlante anatomico. In un contesto culturale dominato dalla sovrabbondanza visiva, questa impostazione restituisce centralità alla parola e al pensiero, trasformando la lettura in un esercizio di consapevolezza e rigore.

Il valore di Anatomia della Musica si misura anche nella sua capacità di parlare a pubblici diversi. Lo studente di medicina trova un terreno concreto in cui osservare l’anatomia in azione; il musicista scopre la dimensione biologica del proprio gesto; il ricercatore individua un modello integrato di straordinaria complessità; il lettore appassionato entra in contatto con una nuova visione del corpo e del suono. L’opera costruisce un ponte tra saperi, mostrando come la comprensione profonda della musica passi attraverso la conoscenza del corpo che la genera.

Nel panorama editoriale contemporaneo, questo libro si colloca come una proposta autenticamente originale. Introduce un linguaggio nuovo, capace di coniugare precisione scientifica e forza evocativa, e apre un campo di riflessione destinato a sviluppi futuri in ambito didattico, clinico e artistico. La musica emerge come una delle espressioni più complete della biologia umana, una funzione che integra sistemi diversi in un’unica esperienza dinamica.

Alla fine della lettura, resta una consapevolezza chiara e profonda: ogni suono porta con sé il segno del corpo che lo ha generato. Ogni gesto musicale racconta una struttura, una funzione, una relazione. In questa prospettiva, la musica si rivela per ciò che realmente è: una forma di anatomia vivente, capace di rendere visibile, attraverso il suono, la straordinaria complessità dell’essere umano.

Coopertina del libro Anatomia della Musica

ANATOMIA DELLA MUSICA
Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Francesco Cappello, Ferdinando Paternostro, Gregorio Oxilia, Antonino Marcello Pilia
EBOOK YOUCANPRINT 2026
ISBN: 9791224074137
Pagine: 84

NERVI CRANICI E ATM: una prospettiva anatomica e settoria

L’Anatomia del distretto cranio-cervico-facciale rappresenta un sistema altamente organizzato in cui strutture nervose, muscolari, articolari e vascolari operano in modo coordinato per sostenere funzioni complesse quali sensibilità, motricità, espressione, masticazione e integrazione sensoriale.

In questo contesto si inserisce il volume “Nervi Cranici e Articolazione Temporo-Mandibolare: Una Prospettiva Anatomica e Settoria”, che ho curato con la Prof.ssa Immacolata Belviso, che propone una lettura sistematica e tridimensionale dell’anatomia cranio-facciale attraverso un approccio integrato tra neuroanatomia, dissezione e applicazione clinica.

Il percorso prende avvio dall’encefalo, analizzato nelle sue principali componenti: telencefalo, diencefalo, tronco encefalico e cervelletto, fornendo le basi strutturali e funzionali necessarie per comprendere l’origine e l’organizzazione dei nervi cranici, includendo aspetti fondamentali quali vascolarizzazione, meningi e sistema ventricolare cerebrale, elementi che definiscono il contesto anatomico entro cui i nervi cranici si sviluppano e si distribuiscono.

La trattazione dei dodici nervi cranici segue uno schema rigoroso e coerente che comprende l’origine reale e apparente, i forami di emergenza, il decorso intracranico ed extracranico, i rami, i territori di distribuzione, i componenti funzionali e le implicazioni cliniche, offrendo una visione integrata tra morfologia e funzione e facilitando l’applicazione delle conoscenze nella pratica.

Un ruolo centrale viene attribuito al nervo trigemino e al nervo faciale, che rappresentano i principali sistemi di integrazione sensitivo-motoria del volto: il trigemino come principale via della sensibilità somatica e componente motoria dei muscoli masticatori attraverso il ramo mandibolare, organizzato nelle tre branche oftalmica, mascellare e mandibolare che definiscono una precisa mappa territoriale, e il faciale come sistema motorio dei muscoli mimici con componenti sensitive e parasimpatiche, caratterizzato da un decorso complesso attraverso la ghiandola parotide e da una distribuzione terminale di grande rilevanza clinica.

L’approccio dissettivo costituisce un elemento metodologico fondamentale del volume, guidando il lettore nell’identificazione dei punti di repere superficiali, nell’accesso ai piani fasciali, nell’isolamento delle strutture nervose e nel riconoscimento dei rapporti anatomici, sviluppando una competenza spaziale tridimensionale essenziale per l’attività clinica e chirurgica.

L’articolazione temporo-mandibolare viene analizzata nella sua complessità morfologica e funzionale attraverso lo studio delle superfici articolari, del disco, della capsula, dei legamenti, della vascolarizzazione e dell’innervazione, evidenziando la sua natura di sistema articolare specializzato caratterizzato da movimenti combinati di rotazione e traslazione e da una stretta integrazione con il sistema neuromuscolare e con il nervo trigemino.

La muscolatura masticatoria, massetere, temporale, pterigoideo mediale e laterale, viene descritta in termini di origine, inserzione, rapporti, innervazione, vascolarizzazione e funzione, delineando un sistema biomeccanico coordinato che garantisce la dinamica mandibolare e la stabilità articolare.

L’intero impianto del testo si fonda su un’integrazione costante tra Anatomia descrittiva, osservazione al tavolo settorio e applicazione clinica, offrendo uno strumento di elevato valore per medici, fisioterapisti, osteopati, odontoiatri e specialisti dell’area cranio-facciale, con un orientamento diretto alla valutazione, alla pianificazione terapeutica e alla pratica interventistica.

I contenuti multimediali e i video di dissezione ampliano ulteriormente l’efficacia didattica, favorendo lo sviluppo di una rappresentazione tridimensionale accurata delle strutture e di un’immediata trasferibilità delle conoscenze nella pratica professionale. Il volume integra struttura e funzione in un sistema coerente e operativo, offrendo una visione avanzata dell’Anatomia come disciplina applicata e orientata alla clinica.

NERVI CRANICI E ATM: UNA PROSPETTIVA ANATOMICA E SETTORIA
Autori: Ferdinando Paternostro, Immacolata Belviso
Impaginazione, grafica e montaggio video: Ester Galli
Editore: PhisioVit Srl
ISBN: 9791224325802
Pagine: 126
ECM: Si