THE ICLO EXPERIENCE
Ci sono idee che nascono lentamente, sedimentano nel tempo e attendono il momento giusto per trasformarsi in realtà. Altre, invece, emergono all’improvviso, quasi come un’intuizione che dà ordine a riflessioni coltivate per anni. THE ICLO EXPERIENCE appartiene a entrambe le categorie. È il punto d’incontro tra una lunga esperienza nella didattica dell’anatomia e una domanda in grado di mettere in discussione uno dei pilastri della formazione medica contemporanea.
In che modo si costruisce davvero la conoscenza anatomica?
La domanda accompagna da tempo il lavoro di Immacolata Belviso, anatomica e docente universitaria, impegnata nello studio dei processi di apprendimento e delle strategie in grado di rendere l’insegnamento dell’anatomia sempre più efficace. Ogni anno migliaia di studenti affrontano una delle discipline più affascinanti e impegnative del percorso medico. Memorizzano le strutture, apprendono i rapporti topografici, riconoscono nervi, arterie, muscoli e fasce. Eppure, dietro risultati apparentemente simili, si nascondono modalità di apprendimento profondamente diverse.
Alcuni studenti costruiscono rapidamente una rappresentazione tridimensionale del corpo umano. Altri conservano conoscenze corrette ma frammentarie, faticando a collegare le informazioni in un’immagine coerente dello spazio anatomico.
Comprendere questa differenza significa comprendere il cuore stesso della didattica.
Da questa riflessione nasce l’idea di progettare uno studio in grado di osservare il percorso attraverso cui la conoscenza prende forma nella mente dello studente. Un progetto che non si limitasse a confrontare strumenti didattici differenti, ma che cercasse di comprendere come esperienze complementari potessero collaborare nella costruzione progressiva della competenza anatomica.
L’intuizione incontra immediatamente l’esperienza di Ferdinando Paternostro, da oltre venticinque anni impegnato nell’insegnamento dell’anatomia umana, nella dissezione cadaverica e nella formazione di studenti, medici e chirurghi. Migliaia di ore trascorse nelle sale settorie, centinaia di corsi di dissezione, migliaia di studenti accompagnati nello studio del corpo umano hanno progressivamente consolidato una convinzione condivisa: l’apprendimento anatomico raggiunge la massima efficacia quando diverse esperienze formative sono progettate come parti di un unico percorso educativo.
La lezione organizza i concetti.
Il Visual Thinking trasforma quei concetti in immagini mentali.
La dissezione consente di confrontare le immagini con la realtà anatomica.
La riflessione finale consolida l’intero processo cognitivo.
Ogni esperienza aggiunge un tassello alla rappresentazione mentale del corpo umano.
Da questa visione nasce THE ICLO EXPERIENCE, un progetto di ricerca interamente dedicato all’educazione anatomica, sviluppato in collaborazione con l’ICLO Teaching and Research Center di Verona, uno dei principali centri italiani dedicati alla formazione medico-chirurgica avanzata.
La progettazione richiede mesi di lavoro. Ogni dettaglio viene definito secondo rigorosi criteri metodologici.
L’obiettivo consiste nel realizzare uno studio sperimentale controllato, in grado di confrontare differenti percorsi di apprendimento mantenendo costanti tutte le altre variabili.
La scelta ricade sugli studenti del primo e del secondo anno del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia.
È una decisione scientificamente precisa. Proprio nei primi anni universitari si gettano le fondamenta dell’intero ragionamento anatomico. In questa fase, il cervello sviluppa le prime rappresentazioni spaziali del corpo umano, organizza le relazioni topografiche e inizia a trasformare i nomi e le definizioni in immagini tridimensionali stabili.
Il modello sperimentale prende forma attraverso un disegno “crossover”, nel quale tutti gli studenti condividono una fase iniziale comune per poi essere distribuiti in quattro differenti percorsi educativi, costruiti intorno a livelli progressivamente crescenti di integrazione didattica. La giornata comprende una fase comune di accoglienza, pre-test e lezione, seguita dalla suddivisione in quattro gruppi che affrontano attività di Visual Thinking, dissezione anatomica e momenti di valutazione secondo una rotazione prestabilita.
Quando il progetto viene presentato agli studenti, accade qualcosa che supera ogni previsione. Le candidature iniziano ad arrivare da tutta Italia. Studentesse e studenti del nord, centro e sud accomunati dalla stessa passione e curiosità.
Nel giro di poche settimane le richieste superano quota trecento. Ogni candidatura racconta una storia diversa. Chi vuole comprendere meglio la topografia dell’arto inferiore. Chi cerca un modo nuovo di studiare. Chi, semplicemente, vuole mettersi alla prova.
L’entusiasmo conferma che la formazione medica sta attraversando una fase di profondo cambiamento. Le nuove generazioni chiedono esperienze immersive. Chiedono partecipazione. Chiedono di osservare, manipolare, discutere, confrontare. Chiedono di trasformare lo studio dell’anatomia in un’esperienza capace di coinvolgere contemporaneamente ragionamento, percezione e memoria.
Il protocollo scientifico impone tuttavia criteri rigorosi. Le caratteristiche dei partecipanti devono garantire la comparabilità dei gruppi sperimentali.
Al termine della selezione vengono individuati ottanta futuri medici, provenienti da quasi tutte le Università italiane. Ognuno di loro riceve la comunicazione di ammissione. Tutti comprendono che non si tratta solo si una giornata di studio ma l’inizio di un esperimento destinato a esplorare uno dei temi più affascinanti dell’educazione medica contemporanea: comprendere come nasce la conoscenza anatomica e come sia possibile renderla più profonda, più stabile e più vicina alla futura pratica clinica.




Il giorno in cui la ricerca prende forma
Alle 8:30 del mattino del dodici luglio, l’ICLO Teaching and Research Center di Verona apre le porte agli ottanta studenti selezionati. Molti di loro hanno affrontato lunghi viaggi pur di essere presenti all’inizio della giornata. Alcuni si conoscevano già, altri si incontrano per la prima volta proprio all’ingresso del centro, dopo essersi scambiati soltanto pochi messaggi nei giorni precedenti. L’impressione condivisa è quella di prendere parte a un’esperienza diversa dal consueto corso universitario: ciascuno sa di essere stato scelto per contribuire a una ricerca che intende comprendere come gli studenti costruiscano realmente la conoscenza anatomica e quali percorsi didattici favoriscano un apprendimento più profondo e duraturo.
L’accoglienza si svolge secondo un’organizzazione accuratamente pianificata. Ogni partecipante viene registrato, riceve il materiale predisposto per lo studio e prende posto nell’aula destinata alla fase comune del protocollo sperimentale. Prima ancora che inizi la lezione, gli studenti compilano un pre-test, elemento fondamentale dell’intero disegno metodologico. Questo primo questionario consente infatti ai ricercatori di definire il livello iniziale delle conoscenze anatomiche possedute da ciascun partecipante e costituisce il punto di riferimento indispensabile per valutare con rigore scientifico gli effetti delle diverse esperienze didattiche previste nel corso della giornata. Solo disponendo di una fotografia iniziale delle competenze è possibile attribuire le eventuali differenze di apprendimento ai percorsi formativi sperimentati e non alle conoscenze pregresse degli studenti.
Conclusa questa prima fase, prende avvio la lezione comune dedicata all’anatomia sistematica e topografica dell’arto inferiore. La scelta di questa regione anatomica risponde a precise esigenze scientifiche. L’arto inferiore rappresenta infatti uno dei distretti più complessi dell’organizzazione del corpo umano: compartimenti muscolari, logge fasciali, articolazioni, decorso dei principali nervi e vasi sanguigni, continuità tra coscia, gamba e piede costituiscono un sistema tridimensionale estremamente articolato, ideale per valutare la capacità degli studenti di costruire rappresentazioni spaziali coerenti. Durante la lezione, ogni struttura viene progressivamente collocata nel proprio contesto topografico, favorendo la comprensione delle relazioni reciproche che legano muscoli, nervi, arterie, vene e fasce, molto più della semplice memorizzazione di singole nozioni.
Al termine della lezione il progetto entra nella sua fase più originale. Gli ottanta partecipanti vengono suddivisi in quattro gruppi, ciascuno dedicato a una figura che ha segnato profondamente la storia dell’anatomia: Andrea Vesalio, Leonardo da Vinci, Domenico Cotugno e Henry Gray. La scelta di questi nomi non ha soltanto un valore simbolico, ma richiama anche la continuità tra la tradizione anatomica e la ricerca educativa contemporanea. Attraverso un disegno sperimentale di tipo crossover, ogni gruppo affronta infatti una combinazione diversa di attività didattiche, seguendo una rotazione accuratamente definita dal protocollo di ricerca.

Una parte degli studenti raggiunge l’aula dedicata al Visual Thinking, una metodologia che riveste un ruolo centrale nell’intero progetto. L’attività invita i partecipanti a trasformare i concetti appresi durante la lezione in rappresentazioni grafiche essenziali, in grado di evidenziare rapporti spaziali, continuità anatomiche e collegamenti funzionali. Attraverso schemi, mappe e disegni, ogni studente rende visibile il proprio ragionamento anatomico, costruendo progressivamente una rappresentazione mentale sempre più organizzata del corpo umano. Il disegno assume così il valore di uno strumento cognitivo, attraverso il quale il pensiero viene esternalizzato, analizzato e progressivamente raffinato.

Contemporaneamente, un altro gruppo entra nella sala di dissezione. L’impatto con i preparati anatomici umani è intenso e coinvolgente. Per molti partecipanti, è la prima occasione di osservare direttamente il corpo umano al di fuori delle immagini dei libri e degli atlanti. Le strutture anatomiche acquistano improvvisamente profondità, consistenza e continuità; i piani fasciali delimitano compartimenti reali, i nervi seguono percorsi che diventano finalmente comprensibili nella loro tridimensionalità, mentre arterie, vene e muscoli rivelano rapporti topografici che nessuna rappresentazione bidimensionale riesce a restituire appieno. L’anatomia assume così la forma di un’esperienza concreta, nella quale osservazione, ragionamento spaziale e confronto continuo con le conoscenze già acquisite concorrono alla costruzione di una comprensione molto più ricca e stabile.




È proprio in questa fase che emerge uno degli aspetti più innovativi dell’intero progetto. Ogni studente confronta spontaneamente la rappresentazione mentale costruita durante la lezione con ciò che osserva direttamente sul preparato anatomico. Ogni rapporto inatteso, ogni piano fasciale, ogni variante anatomica e ogni dettaglio che differisce dalle aspettative diventano occasioni per riorganizzare il proprio modello mentale del corpo umano. La dissezione si trasforma così in uno straordinario processo di verifica e perfezionamento delle immagini costruite in precedenza, permettendo allo studente di integrare progressivamente conoscenze teoriche ed esperienza diretta all’interno di una rappresentazione sempre più fedele della realtà biologica.
Durante tutta la giornata, i gruppi si alternano secondo la rotazione prevista dal protocollo sperimentale, affrontando momenti di Visual Thinking, di osservazione anatomica, di valutazione e di confronto. L’intero percorso è stato progettato affinché ogni esperienza contribuisca a una specifica fase del processo di apprendimento, generando un ambiente educativo in cui lezioni, rappresentazioni grafiche e dissezione non costituiscono attività indipendenti, ma elementi complementari di un’unica architettura didattica.
È questa integrazione progressiva che THE ICLO EXPERIENCE intende analizzare, nella convinzione che la qualità dell’apprendimento dipenda soprattutto dalla capacità di collegare esperienze diverse all’interno di un percorso cognitivo coerente.
Imparare a vedere prima ancora di imparare a riconoscere

Tra le esperienze più originali proposte durante THE ICLO EXPERIENCE, il laboratorio di Visual Thinking Strategy, progettato e condotto dalla Professoressa Immacolata Belviso, rappresenta probabilmente l’elemento più innovativo dell’intero percorso formativo. La sua presenza all’interno del protocollo di ricerca nasce dalla convinzione che il primo strumento diagnostico del medico continui a essere, oggi come duemila anni fa, la capacità di osservare.
La lezione si apre con una riflessione tanto semplice quanto profonda: prima della tecnologia c’era l’occhio. Molto prima della radiografia, della tomografia computerizzata, della risonanza magnetica o dell’ecografia, la medicina fondava il proprio metodo sulla capacità di osservare il corpo umano con attenzione. Il colorito della cute, la postura, la simmetria degli arti, l’espressione del volto, l’atteggiamento del paziente costituivano informazioni preziose attraverso le quali il medico costruiva il proprio ragionamento clinico. Anche l’anatomia, ricorda Belviso, nasce esattamente da questo atteggiamento intellettuale: osservare con pazienza, riconoscere relazioni, formulare ipotesi e verificare continuamente ciò che lo sguardo suggerisce. Già Ippocrate descriveva la facies del malato come strumento diagnostico, dimostrando che l’osservazione costituiva il fondamento stesso del metodo clinico.
Su queste basi si sviluppa la Visual Thinking Strategy (VTS), una metodologia educativa originariamente nata nei musei e successivamente introdotta nella formazione sanitaria. Il principio è sorprendentemente essenziale: davanti a un’immagine non si forniscono immediatamente spiegazioni, ma si invita chi osserva a costruire progressivamente il proprio ragionamento attraverso tre domande. Che cosa vedo? Che cosa mi fa dire questo? Che altro possiamo trovare? La prima domanda educa a osservare senza fretta; la seconda obbliga a motivare ogni interpretazione facendo riferimento esclusivamente agli elementi realmente visibili; la terza mantiene aperto il processo cognitivo, stimolando la ricerca di ulteriori dettagli e favorendo l’accettazione dell’incertezza come parte integrante del ragionamento. In questo modo l’attenzione, l’argomentazione e il confronto diventano strumenti educativi tanto importanti quanto le conoscenze disciplinari.
Durante la lezione, gli studenti vengono accompagnati in un percorso che attraversa secoli di storia dell’arte. Davanti alla Lotta di Giacobbe con l’angelo di Pier Francesco Mazzucchelli, il gruppo viene invitato a osservare l’immagine senza ricevere alcuna spiegazione preliminare. Soltanto dopo aver raccolto le osservazioni emerge il particolare anatomico centrale dell’opera: il colpo inferto dall’angelo all’anca di Giacobbe, richiamo al racconto biblico e occasione per discutere della regione coxo-femorale e delle conseguenze funzionali di quella lesione.

Lo stesso metodo viene applicato ai Lottatori (I sec. dopo Cristo) conservati alla Galleria degli Uffizi. Ancora una volta il punto di partenza è lo sguardo dello studente. L’attenzione si concentra progressivamente sul ginocchio dell’atleta in posizione dominante, analizzando come l’assetto articolare diventi un elemento fondamentale per immobilizzare l’avversario. L’opera d’arte si trasforma così in un caso anatomico, in cui biomeccanica, funzione articolare e osservazione si integrano spontaneamente.

Il percorso prosegue con una stele egizia della XVIII dinastia (Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen), nella quale uno dei personaggi presenta un arto inferiore più sottile, accorciato e atteggiato in equinismo. Ancora una volta gli studenti sono invitati a costruire il ragionamento partendo esclusivamente da ciò che osservano. Solo successivamente l’immagine viene interpretata come una rappresentazione compatibile con gli esiti della poliomielite, dimostrando come l’osservazione rigorosa possa condurre spontaneamente a formulare ipotesi anatomiche e cliniche.

L’ultima tappa conduce davanti alle Due ballerine alla barra di Edgar Degas (Metropolitan Museum, New York). Il dettaglio che progressivamente emerge riguarda la caviglia di una delle danzatrici, deformata dalle continue sollecitazioni funzionali. Ancora una volta l’arte offre il punto di partenza per discutere anatomia, biomeccanica e adattamento del corpo umano, dimostrando come un’immagine possa trasformarsi in uno straordinario laboratorio di osservazione.

Al termine della sessione, appare chiaro che il vero obiettivo della Visual Thinking Strategy non consiste né nell’insegnare la storia dell’arte né nel trasformare gli studenti in esperti di iconografia. L’obiettivo è molto più profondo: educare lo sguardo. Prima di formulare una diagnosi occorre imparare a osservare; prima di riconoscere una struttura anatomica occorre imparare a distinguerne i dettagli; prima di cercare una risposta occorre sviluppare la capacità di formulare domande corrette. In questa prospettiva il Visual Thinking diventa un allenamento del pensiero medico, un esercizio sistematico di osservazione, argomentazione e ragionamento che prepara lo studente non soltanto a comprendere meglio l’anatomia, ma anche a diventare un clinico più attento e consapevole.
Inserita all’interno di THE ICLO EXPERIENCE, questa metodologia assume inoltre un valore scientifico particolare. La Visual Thinking Strategy non viene proposta come attività isolata, bensì come una delle fasi del processo di costruzione della rappresentazione mentale del corpo umano. La lezione fornisce le basi concettuali, il Visual Thinking organizza e rende esplicite le immagini mentali, la dissezione anatomica consente di verificarle direttamente sulla realtà biologica. È proprio questa progressiva integrazione tra osservazione, rappresentazione e verifica che costituisce uno dei nuclei teorici più innovativi dell’intero progetto di ricerca.
La ricerca diventa un’esperienza condivisa
Quando il programma scientifico della giornata si avvia alla conclusione, gli ottanta studenti hanno ormai completato tutte le attività previste dal protocollo sperimentale. Lezioni, Visual Thinking, osservazione anatomica, dissezione, rotazioni tra i diversi gruppi e prove di valutazione hanno scandito un’intera giornata vissuta con grande intensità. I dati necessari allo studio sono stati raccolti e il progetto ha raggiunto il suo primo obiettivo importante: costruire una base scientifica solida per comprendere in che modo diverse esperienze didattiche possano contribuire allo sviluppo della conoscenza anatomica nei primi anni della formazione medica.
L’atmosfera che si respira nell’aula durante il debriefing finale, tuttavia, racconta qualcosa che va oltre i risultati della ricerca. Gli studenti continuano a discutere spontaneamente tra loro, ripercorrono le strutture osservate durante la dissezione, confrontano gli schemi realizzati nelle attività di Visual Thinking e riflettono sulle immagini mentali che, nel corso della giornata, si sono progressivamente trasformate in una rappresentazione più completa del corpo umano. Molti si scambiano i contatti, promettono di mantenere vivo il confronto anche nelle rispettive università e condividono la sensazione di avere partecipato a un’esperienza destinata a lasciare un segno nel proprio percorso di studi.
Prima dei saluti conclusivi, il gruppo di ricerca propone un’ultima attività, semplice solo in apparenza. A ciascuno studente viene chiesto di scrivere una sola parola, quella che meglio rappresenta l’esperienza appena vissuta. Nessun suggerimento, nessun elenco da cui scegliere, nessun vincolo. Soltanto una parola capace di racchiudere il significato personale che quella giornata ha avuto.
Nel giro di pochi minuti il tavolo si riempie di parole. Alcuni scrivono meraviglia, altri scoperta, conoscenza, curiosità, passione, gratitudine, emozione, consapevolezza, ricerca, fascino, armonia, responsabilità. Ogni termine rappresenta un’esperienza individuale, ma, se osservati nel loro insieme, raccontano una storia collettiva molto più ampia di quella vissuta da ciascun partecipante.
È proprio da queste parole che nasce, ancora prima che gli studenti lascino l’ICLO, la Word Cloud conclusiva di THE ICLO EXPERIENCE. Le parole raccolte vengono elaborate in una nuvola, in cui la dimensione di ogni termine riflette la frequenza con cui è stato scelto dai partecipanti. Il risultato non costituisce semplicemente una rappresentazione grafica accattivante, ma diventa la sintesi visiva dell’intera esperienza. Accanto ai dati quantitativi della ricerca prende forma una fotografia emotiva del progetto, costruita direttamente dagli studenti e capace di restituire, con straordinaria immediatezza, ciò che quella giornata ha significato per chi l’ha vissuta.

La ricerca, tuttavia, non si conclude con il rientro a casa dei partecipanti. Dopo circa due giorni, quando l’entusiasmo immediato lascia il posto a una riflessione più meditata, ogni studente riceve una nuova comunicazione dal gruppo di ricerca. Questa volta viene richiesto di compilare un questionario online, pensato per raccogliere valutazioni, osservazioni e suggerimenti sull’intero percorso formativo. La scelta di attendere alcuni giorni non è casuale: permette infatti di raccogliere impressioni più mature e consente agli studenti di riflettere sull’esperienza dopo aver avuto il tempo di rielaborarla, trasformando le emozioni del momento in una valutazione più consapevole.
Una volta completata anche quest’ultima fase del protocollo, ogni partecipante riceve l’attestato ufficiale di partecipazione a THE ICLO EXPERIENCE, accompagnato proprio dalla Word Cloud realizzata con le parole raccolte al termine della giornata trascorsa a Verona. L’attestato certifica la partecipazione a un progetto nazionale di ricerca sull’educazione anatomica; la nuvola di parole restituisce invece il patrimonio umano costruito durante quell’esperienza, ricordando a ciascuno che la conoscenza cresce sempre grazie al contributo di una comunità.
In fondo, è proprio questa immagine a rappresentare il significato più autentico di THE ICLO EXPERIENCE. Da una parte il rigore del metodo scientifico, la progettazione sperimentale e l’analisi dei dati; dall’altra l’entusiasmo, la curiosità e le emozioni di ottanta giovani studenti provenienti da tutta Italia. La ricerca e la didattica si incontrano così in un unico percorso, dimostrando che le migliori innovazioni educative nascono quando la qualità metodologica si unisce alla partecipazione delle persone. La Word Cloud, costruita con una sola parola scelta da ciascun partecipante, rimane il simbolo più semplice e, forse proprio per questo, più efficace dell’intero progetto: ottanta esperienze individuali che, unite, raccontano una sola grande storia di apprendimento, ricerca e crescita condivisa.








Un progetto che nasce dal lavoro di una squadra
Un progetto di ricerca di tale complessità non può essere realizzato senza il contributo di un’intera comunità di professionisti. THE ICLO EXPERIENCE rappresenta anche il risultato della collaborazione tra il mondo accademico e una realtà che, negli ultimi anni, è diventata un punto di riferimento internazionale per la formazione medico-chirurgica.
Un ruolo fondamentale è stato svolto dall’ICLO Teaching and Research Center e dall’ICLO Foundation, che fin dall’inizio hanno creduto nel valore scientifico dell’iniziativa, mettendo a disposizione strutture, competenze e un ambiente ideale per trasformare un progetto di ricerca in un’esperienza concreta di innovazione didattica.
Un sentito ringraziamento è rivolto ad Alberto Cominotti, Riccardo Cominotti e Gianni Sereni, il cui sostegno ha reso possibile la realizzazione dell’intero progetto. La loro costante attenzione alla formazione medica avanzata e alla ricerca sull’educazione sanitaria rappresenta uno degli elementi distintivi dell’attività svolta dall’ICLO e ha permesso di offrire agli studenti un contesto organizzativo e scientifico di altissimo livello.
La perfetta riuscita della giornata è stata possibile anche grazie all’impeccabile lavoro organizzativo svolto da Caterina Romila, che ha coordinato con professionalità tutte le attività di front office e back office, garantendo un’accoglienza puntuale dei partecipanti e assicurando il corretto svolgimento delle numerose fasi logistiche previste dal protocollo sperimentale.
Un ringraziamento particolare va infine ad Anna Venzi, la cui competenza, disponibilità e sensibilità didattica hanno rappresentato un punto di riferimento costante per l’intera giornata. Il suo prezioso supporto nelle attività di dissezione anatomica e nell’assistenza agli studenti durante le esercitazioni ha contribuito in modo significativo alla qualità dell’esperienza formativa, creando un clima di serenità, attenzione e collaborazione, unanimemente apprezzato da tutti i partecipanti.
Iniziative come THE ICLO EXPERIENCE dimostrano che la qualità della ricerca e della didattica nasce sempre dall’incontro tra competenze diverse, unite da un obiettivo comune: rigore scientifico, innovazione educativa e attenzione alle persone.

