Belviso, I.; Botti, G.; Rappa, F.; Vergilio, G.; Pastore, R.; Pacini, A.; Paternostro, F.
Marked Unilateral Facial Artery Tortuosity Associated with a Prominent Ascending Branch and a Double Lower-Lip Arterial Pattern: An Anatomical Case Study. J. Vasc. Dis. 2026, 5, 39. https://doi.org/10.3390/jvd5050039
Quando un medico opera sul viso o esegue un trattamento iniettivo, deve conoscere la posizione delle arterie. Danneggiarle può provocare sanguinamento e compromettere l’apporto di sangue ai tessuti. La loro posizione, però, presenta differenze individuali che possono incidere sulla pianificazione di una procedura.
Lo studio di Immacolata Belviso e colleghi, pubblicato sul Journal of Vascular Diseases, descrive una di queste configurazioni. Durante la dissezione di una donna di 82 anni che aveva donato il proprio corpo alla scienza, gli autori hanno osservato che l’arteria faciale destra formava numerose curve: due ampie anse nel collo e altre cinque anse o curvature nel volto. Erano presenti anche un ramo sviluppato diretto verso la guancia e due vasi distinti diretti verso la regione del labbro inferiore. A sinistra, il decorso era molto più regolare.
Per il paziente, il significato è concreto: un vaso può trovarsi in una posizione diversa da quella che il medico si aspetta sulla base delle descrizioni più comuni. Questo interessa chi si sottopone a interventi di chirurgia del volto, a ricostruzioni dopo l’asportazione di un tumore, a riparazioni di ferite o a trattamenti estetici iniettivi.
Nella chirurgia ricostruttiva, ad esempio, una porzione di tessuto può essere spostata per riparare una perdita di sostanza. Perché quel tessuto rimanga vitale, deve ricevere sangue. Identificare correttamente le arterie che lo irrorano è quindi una parte essenziale dell’intervento. La presenza di curve e ramificazioni inattese può rendere questa preparazione più complessa.
Anche nelle procedure con aghi e cannule conta sapere dove passano i vasi. Il lavoro richiama, per questo, l’utilità potenziale dell’ecografia Doppler, che consente di individuare le arterie nella persona da trattare e di integrare le conoscenze anatomiche con informazioni individuali. Lo studio non dimostra, tuttavia, che la configurazione descritta provochi più complicanze: documenta una possibilità anatomica da conoscere.
Un altro aspetto riguarda il labbro inferiore. I due vasi osservati potrebbero essere un’arteria labiale inferiore e un’arteria labiomentale orizzontale, che segue un tragitto diverso e più profondo. Per chi interviene in questa regione è importante riconoscere entrambi e comprenderne i rapporti con i tessuti.
Gli autori mantengono prudenza sulle cause del reperto. L’età della donatrice potrebbe aver contribuito alla tortuosità delle arterie; l’osservazione di un solo caso non consente di stabilire quanto questa configurazione sia frequente né quali effetti avesse sulla circolazione durante la vita.
L’importanza del lavoro sta nell’offrire ai medici una documentazione dettagliata di ciò che potrebbero incontrare durante una procedura. Una conoscenza più precisa delle differenze anatomiche aiuta a pianificare gli interventi e a riconoscere le strutture da preservare. È anche una ragione concreta per cui la dissezione e la donazione del corpo continuano a contribuire alla formazione di chi curerà i pazienti.

Marcata tortuosità dell’arteria faciale destra.
(A) Visione generale dell’arteria faciale (FA), con numerose anse nel collo e nel volto.
(B) Dettaglio del ramo ascendente prominente (PAB), che nasce dall’arteria faciale e risale verso la guancia.
(C) Decorso del tratto cervicale prima del raddrizzamento.
(D) Lo stesso tratto dopo un delicato raddrizzamento: dall’origine al margine inferiore della mandibola misura circa 58 mm.
(E) Dettaglio del decorso tortuoso dell’arteria faciale.
