Le notizie, scorrono, la realtà resta…ricordando Guccini.



Non è mia abitudine informarmi attraverso il TG1.  Ieri sera, con i miei, mi sono fermato a guardarlo. Il TG1 resta una testata storica del servizio pubblico, un giornale televisivo che ha accompagnato la crescita culturale del Paese e che ancora oggi, per milioni di italiani, contribuisce a stabilire la gerarchia delle notizie.

Erano le 20.25, praticamente in coda al telegiornale.

Il servizio mostrava immagini di caldo estremo, terreni aridi, fiumi in sofferenza, raccolti compromessi. Non si parlava mai esplicitamente di “crisi climatica“, ma i fatti raccontavano esattamente questo. E il giornalista sottolineava (mal comune mezzo gaudio, questo era il senso) come situazioni analoghe stessero interessando gran parte dell’Europa.

Per qualche minuto il TG1 ha fatto ciò che il giornalismo dovrebbe fare: ricordarci che esistono problemi destinati a condizionare il nostro futuro molto più di qualsiasi polemica politica o fatto di cronaca del giorno.

Poi è arrivato il cambio di scena.

Un ampio servizio dedicato a Sal Da Vinci, ai suoi spettacoli, ai suoi progetti, alla sua stagione artistica.

Sia chiaro: non c’è nulla di sbagliato nel raccontare la cultura, la musica o lo spettacolo. Ma la successione delle notizie racconta sempre qualcosa. E quella di ieri sembrava suggerire un messaggio implicito: abbiamo parlato abbastanza di ciò che preoccupa, adesso torniamo a ciò che rassicura.

Viva lo show.

È una dinamica che non riguarda soltanto il TG1. Riguarda gran parte dell’informazione contemporanea. Molti media sembrano diventati accondiscendenti verso il bisogno del pubblico di essere distratto più che informato. Dopo una notizia che impone una riflessione, arriva quasi sempre quella che alleggerisce. Dopo il problema, l’evasione.

Forse perché è quello che desideriamo?

Preferiamo sorridere piuttosto che preoccuparci. Preferiamo consumare una notizia invece di lasciarci interrogare da essa. Preferiamo che qualcuno ci accompagni rapidamente verso qualcosa di più leggero, evitando che il pensiero diventi scomodo.

Ma la realtà non segue il palinsesto.

Le temperature continueranno a salire anche quando cambieremo canale. La siccità non si interromperà con la sigla finale del telegiornale. Gli effetti del cambiamento climatico continueranno a incidere sulla nostra economia, sulla salute, sull’agricoltura e sulla qualità della vita, indipendentemente da quanto tempo i media decideranno di dedicarvi.

L’informazione non dovrebbe soltanto raccontare ciò che accade. Dovrebbe anche aiutarci a distinguere ciò che è importante da ciò che è semplicemente interessante.

Una società che preferisce essere continuamente rassicurata finisce lentamente per rinunciare a comprendere il mondo in cui vive.

E forse il rischio più grande non è la crisi climatica in sé. È abituarci a considerarla una notizia come tutte le altre, da archiviare in pochi minuti prima di tornare serenamente allo spettacolo successivo.

Viene naturale pensare alle parole di Francesco Guccini, che oggi tutta Italia commemora. Nelle nelle sue canzoni ha spesso invitato a guardare la realtà senza anestetizzarla, senza rifugiarsi nelle illusioni. Questo che oggi manca al nostro dibattito pubblico: la capacità di restare davanti ai problemi il tempo necessario per comprenderli. Solo ciò che ci costringe a pensare può davvero cambiare il nostro futuro.

E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori
e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni”

Rispondi