Effetto serra, impronta climatica delle guerre e il racconto mediatico del 2026
Il riscaldamento globale occupa spesso le pagine dei giornali solo quando diventa una catastrofe. La guerra, invece, domina le prime pagine ma quasi mai viene raccontata come una macchina climatica.
L’effetto serra è un meccanismo naturale senza il quale la Terra sarebbe troppo fredda per la vita come la conosciamo. La radiazione solare attraversa l’atmosfera, una parte viene riflessa e una parte è assorbita dalla superficie. Il suolo e gli oceani restituiscono poi energia sotto forma di radiazione infrarossa. Alcuni gas atmosferici assorbono e riemettono una quota di questa energia, trattenendo calore negli strati bassi dell’atmosfera.
I principali gas serra sono il vapore acqueo, l’anidride carbonica (CO₂), il metano (CH₄), il protossido di azoto (N₂O), l’ozono e diversi gas fluorurati. Il problema contemporaneo non è dunque l’effetto serra in sé, ma il suo rafforzamento antropico: bruciando carbone, petrolio e gas, trasformando foreste e suoli e alimentando processi industriali e agricoli, l’umanità aumenta la concentrazione dei gas che rallentano la dispersione del calore verso lo spazio.
Il vapore acqueo agisce soprattutto come retroazione: un’atmosfera più calda può contenerne di più, amplificando il riscaldamento inizialmente provocato dai gas a lunga permanenza, soprattutto la CO₂. Anche per questo non basta dire che il clima è sempre cambiato. Oggi conosciamo la causa fisica dominante, misuriamo l’accumulo di energia e osserviamo conseguenze coerenti: ondate di calore più intense, mari più caldi, fusione dei ghiacci, innalzamento del livello marino e alterazione del ciclo dell’acqua.
La guerra è anche una crisi climatica
Ogni conflitto produce, prima di tutto, morte, ferite, fame, sfollamento e distruzione. Parlare di emissioni non riduce questa tragedia a una contabilità del carbonio: aggiunge una dimensione spesso trascurata. Le guerre bruciano combustibili in quantità enormi, distruggono infrastrutture energetiche, incendiano foreste e depositi, interrompono trasporti efficienti e impongono ricostruzioni ad alta intensità di cemento e acciaio.
Dove nascono le emissioni
- Operazioni militari: carburante per aerei, navi, mezzi corazzati, generatori e logistica; produzione e uso delle munizioni.
- Industria e catene di fornitura: estrazione di materie prime, fabbricazione di armamenti, basi, manutenzione e trasporti globali.
- Distruzione: incendi di raffinerie, depositi, edifici, reti elettriche, ecosistemi e rilascio di refrigeranti o metano.
- Ricostruzione: nuovo cemento, acciaio, vetro, strade e abitazioni; spesso è una delle voci più pesanti nel lungo periodo.
- Effetti indiretti: deviazione delle rotte aeree e marittime, sfollamenti, perdita di pozzi di carbonio e rinvio degli investimenti climatici.
I numeri disponibili e i loro limiti
Una stima congiunta di Scientists for Global Responsibility e Conflict and Environment Observatory attribuisce alle attività militari circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra, con un intervallo di incertezza indicativo del 3,3–7%. Se il sistema militare mondiale fosse uno Stato, avrebbe un’impronta tra le maggiori del pianeta. Ma la cifra va letta correttamente: deriva da dati incompleti e modelli; inoltre non include in modo pieno e uniforme le emissioni dei combattimenti.
| Caso | Stima | Che cosa comprende |
| Sistema militare globale | ≈ 5,5% delle emissioni mondiali | Forze armate e filiere militari; stima 2019, con ampie lacune di rendicontazione. |
| Guerra in Ucraina, primi 3 anni | 229,7 MtCO₂e | Combattimenti 82,1; ricostruzione 62,2; incendi 49; infrastrutture energetiche e altri effetti. |
| Guerra Israele–Gaza | 33,2 MtCO₂e | Studio 2026: conflitto diretto più demolizione e ricostruzione; risultato dipendente dagli scenari. |
MtCO₂e = milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Fonti: CEOBS/SGR; Initiative on GHG Accounting of War; Neimark et al., One Earth (2026).
L’Ucraina mostra perché il conto cresce anche quando il fronte si stabilizza: nei primi tre anni, il 36% dell’impronta stimata derivava direttamente dalla guerra e il 27% dalla futura ricostruzione; gli incendi di paesaggio e foreste hanno aggiunto quasi 49 MtCO₂e. Per Israele e Gaza, uno studio pubblicato nel 2026 ha stimato 33,2 MtCO₂e considerando anche demolizione e ricostruzione. Queste cifre non sono intercambiabili: periodi, confini geografici e metodi differiscono. Sono ordini di grandezza, non contatori in tempo reale.
C’è poi il danno che la CO₂ equivalente non descrive: polveri tossiche, metalli pesanti, amianto, contaminazione di suoli e falde, distruzione delle reti idriche, perdita di biodiversità e rischi sanitari destinati a durare decenni. La guerra aggrava la crisi climatica e, nello stesso tempo, riduce la capacità delle società di adattarsi ad essa.
2026: due agende che raramente si incontrano
La cronologia seguente arriva al 27 agosto 2026. Nella colonna climatica è selezionato, per ogni mese, l’evento o il dato ritenuto più allarmante per portata, novità scientifica o rischio sistemico. Nella colonna mediatica è indicato il tema non climatico di maggiore visibilità nel sistema informativo italiano. Non è una classifica algoritmica: è una scelta editoriale ragionata sulla continuità delle aperture, dei liveblog e dei grandi eventi. Serve a mostrare la distanza tra ciò che minaccia il lungo periodo e ciò che cattura l’attenzione immediata.
| Mese | La notizia climatica più preoccupante | Il tema più visibile nei media italiani |
| Gennaio | Alluvioni nell’Africa australe: circa 200 morti e centinaia di migliaia di persone colpite; l’attribuzione indica l’azione combinata di La Niña e riscaldamento globale. | La pressione statunitense sulla Groenlandia e il nuovo scontro geopolitico sull’Artico. |
| Febbraio | Caldo record e incendi dall’Argentina all’Australia e al Sudafrica, nonostante l’effetto temporaneamente rinfrescante di una debole La Niña. | Milano Cortina 2026: Olimpiadi invernali e racconto sportivo nazionale. |
| Marzo | Il rapporto WMO certifica il 2015–2025 come gli undici anni più caldi mai registrati e il massimo squilibrio energetico terrestre in 65 anni di dati. | L’escalation della guerra in Iran e Medio Oriente; in Italia, anche il referendum costituzionale sulla giustizia. |
| Aprile | WMO e Copernicus descrivono un’Europa 2025 quasi interamente più calda della media, con record per incendi, mari e ondate di calore. | La guerra in Iran e la crisi dello Stretto di Hormuz, con ricadute su energia, carburanti e inflazione. |
| Maggio | La WMO avverte: tra il 2026 e il 2030 è molto probabile almeno un anno oltre +1,5 °C e possibile un nuovo primato superiore al 2024. | I negoziati e le tregue fragili tra Stati Uniti, Iran, Israele e Libano. |
| Giugno | L’ondata di calore più severa mai osservata nell’area studiata dell’Europa occidentale; giugno è il più caldo mai registrato nella regione e provoca centinaia di vittime ed eccessi di mortalità. | L’avvio dei Mondiali di calcio 2026, accanto alla persistente crisi mediorientale. |
| Luglio | Incendi in Spagna e Francia: il cambiamento climatico ha reso le condizioni favorevoli ai roghi circa 20 volte più probabili nella Spagna centrale e due volte nel sud-ovest francese. | La fase finale e la finale dei Mondiali di calcio, mentre continuano i raid nel Golfo. |
| Agosto* | Mari europei eccezionalmente caldi: il riscaldamento antropico aggiunge circa 2 °C al Mediterraneo. Si rafforza inoltre un El Niño potenzialmente eccezionale. | I Giochi del Mediterraneo di Taranto e, sullo sfondo, guerra, energia e rincari. |
* Agosto è incompleto: aggiornamento al 27 agosto 2026. La selezione mediatica è qualitativa, non una misurazione statistica della copertura.
La vera notizia è la distanza fra le due colonne
Nel 2026 il clima non è rimasto senza notizie. Al contrario, ha prodotto una sequenza quasi mensile di segnali sistemici: continenti più caldi, oceani sovraccarichi di energia, incendi più probabili, mortalità da calore e una nuova oscillazione di El Niño capace di moltiplicare gli estremi. Eppure l’attenzione pubblica ha continuato a funzionare secondo la logica dell’urgenza: guerra, elezioni, grandi eventi sportivi, prezzi dell’energia.
Non è necessariamente un errore: queste notizie riguardano vite, sicurezza e democrazia. L’errore nasce quando il clima è trattato come una rubrica separata. La guerra in Iran è anche emissioni da combustibili, incendi industriali, contaminazione e shock energetico. Le Olimpiadi invernali sono anche neve, acqua, mobilità e infrastrutture. I Mondiali rappresentano anche uno stress termico per atleti e pubblico. L’inflazione alimentare è anche siccità, calore e raccolti compromessi.
Un giornalismo climatico maturo chiede di riconoscere il clima dentro la politica estera, l’economia, la salute, lo sport e la cronaca. È questo il passaggio decisivo: smettere di considerare il riscaldamento globale una notizia occasionale e cominciare a trattarlo come il contesto materiale nel quale tutte le altre notizie accadono.
Che cosa dovrebbe cambiare
- Rendere obbligatoria, completa e verificabile la rendicontazione delle emissioni militari nazionali e delle operazioni di guerra.
- Includere nei bilanci climatici distruzione, incendi, deviazioni dei trasporti e ricostruzione, esplicitando sempre le incertezze.
- Applicare alle ricostruzioni criteri di efficienza, riuso dei materiali e cemento e acciaio a minore intensità emissiva.
- Integrare il clima in ogni settore del giornalismo, evitando sia il catastrofismo senza dati sia la rassicurazione senza prove.
- Proteggere il monitoraggio ambientale, gli archivi e i ricercatori nelle zone di conflitto: senza dati, anche la responsabilità scompare.
Le bombe esplodono in un istante, ma una parte del loro calore resta nell’atmosfera per generazioni. L’effetto serra rafforzato dall’uomo non distingue tra emissioni civili e militari: registra ogni litro di carburante bruciato, ogni foresta incendiata, ogni edificio da ricostruire. La prima responsabilità della politica è prevenire le guerre. Quella del giornalismo è renderne visibile l’intero costo — umano, ecologico e climatico — senza trasformare l’incertezza in silenzio.
Fonti essenziali
- NASA, What is the greenhouse effect? — https://science.nasa.gov/climate-change/faq/what-is-the-greenhouse-effect/
- WMO, State of the Global Climate 2025 (23 marzo 2026) — https://wmo.int/publication-series/state-of-global-climate/state-of-global-climate-2025
- Copernicus Climate Change Service, Climate Bulletins 2026 — https://climate.copernicus.eu/climate-bulletin
- CEOBS & Scientists for Global Responsibility, Estimating the military’s global greenhouse gas emissions — https://ceobs.org/estimating-the-militarys-global-greenhouse-gas-emissions/
- Initiative on GHG Accounting of War, Climate damage caused by Russia’s war in Ukraine: three-year assessment — https://en.ecoaction.org.ua/climate-damage-3-years-numbers.html
- Neimark et al., Israel–Gaza conflict carbon emissions exceeded 30 million metric tonnes CO₂e, One Earth (2026) — https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2590332226000497
- United Nations, How conflict impacts our environment — https://www.un.org/en/peace-and-security/how-conflict-impacts-our-environment
- Reuters, record heat and fires in the Southern Hemisphere (11 febbraio 2026) — https://www.reuters.com/sustainability/cop/record-heat-raging-fires-ring-2026-across-southern-hemisphere-2026-02-11/
- Reuters, WMO confirms hottest decade (23 marzo 2026) — https://www.reuters.com/sustainability/cop/un-weather-agency-confirms-hottest-decade-record-2026-03-23/
- Reuters, Western Europe’s hottest June (10 luglio 2026) — https://www.reuters.com/sustainability/cop/western-europe-records-hottest-june-record-eu-scientists-say-2026-07-09/
- Reuters, climate change and fires in Spain and France (30 luglio 2026) — https://www.reuters.com/sustainability/cop/climate-change-made-fire-prone-weather-conditions-more-likely-spain-france-2026-07-30/
- Reuters, record heat in European seas (19 agosto 2026) — https://www.reuters.com/sustainability/cop/climate-change-is-driving-record-heat-europes-seas-scientists-say-2026-08-18/
- ANSA, archivi e liveblog gennaio–agosto 2026 — https://www.ansa.it/
Nota metodologica
Le cifre relative ai conflitti sono stime soggette a revisione. Le equivalenze in CO₂e aggregano diversi gas in base al loro potenziale di riscaldamento. La cronologia mediatica è una valutazione editoriale trasparente, non una ricerca quantitativa su tutte le testate italiane.

