Pensieri, battiti di cuore e relazioni tra le cellule. Mentre viviamo, siamo energia. Sempre.
Un’energia concreta, incarnata: è il potenziale elettrico che attraversa le membrane, è il sodio che entra e il potassio che esce, è il calcio che accende la contrazione di una fibra muscolare, è la scarica silenziosa di un neurone che diventa pensiero. È corrente che nasce nel profondo e si traduce in gesto, parola, sguardo.
Siamo ritmo: il cuore che si contrae e si rilascia, sistole e diastole, come un’onda che non smette mai di tornare. Siamo circuiti: sinapsi che si accendono, reti che si rafforzano, memorie che prendono forma nella materia viva. Siamo chimica che si fa emozione: una molecola che attraversa uno spazio infinitesimo e diventa gioia, paura, desiderio.
Ogni cellula è relazione. Nulla esiste da solo. Ogni segnale è una risposta, ogni risposta è un dialogo. Vivere è questo intreccio continuo: correnti che si incontrano, si modulano, si trasformano.
E allora l’energia che siamo non resta chiusa dentro di noi. Si propaga, si trasmette, lascia tracce. Nella voce che vibra nell’aria, nel calore che sfiora un’altra pelle, nello sguardo che modifica quello dell’altro. È una continuità che ci supera, che ci lega, che ci rende parte di qualcosa di più grande.
Siamo energia che prende forma, per un tempo finito e proprio per questo infinitamente prezioso.
Siamo energia… che si allontana nello spazio e sfugge da noi alla velocità che ha l’energia, ovvero a quella della luce.
Quanti anni fa siamo nati? 20, 40, 60 anni fa?
C’è un punto dallo spazio a 20, 40, 60 anni luce dalla Terra dove adesso il cuore sta dando il primo sangue ai polmoni e il fiato lancia il primo vagito. Il cervello è dapprima spaventato dal ritrovarsi in un posto sconosciuto e poi consolato dall’odore, dalla voce e dal battito della madre.
Il mio primo giorno di scuola materna lo stanno vedendo dal Alfa Centauri, con la mano di papà che mi accompagnava, dalla Stella di Barnard stanno guardando le mie fatiche nell’imparare a leggere, scrivere e fare di conto.
Dal Cigno stanno ridendo di come cadevo dalla bicicletta mentre imparavo a pedalare o delle mie acrobazie con la racchetta da tennis.
Su Altair sono arrivati gli anni dell’Università, le giornate sui libri e le sere con gli amici…
Io e te ci siamo abbracciati per la prima volta un anno fa, in una notte in cui i pianeti si sono messi d’accordo per guardarci allineati.
E quell’abbraccio non è rimasto qui. La luce che ci sfiorava la pelle, che accarezzava i nostri volti uniti, è partita da noi in quell’istante e da allora viaggia, ostinata e vera, nello spazio. Da un anno vola alla velocità della luce, portando con sé la traccia di Noi, di quel calore e di quel respiro condiviso. In questo preciso momento quale parte dell’Universo stiamo attraversando insieme?
E là (come qua), in quell’altrove lontanissimo ma presente, Noi ci stiamo abbracciando. Il cuore batte così vicino da confondersi, le mani si cercano, il tempo ha deciso di non separarci.
Le nostre molecole vengono dalle stelle, forgiate nel cuore remoto di esplosioni antiche, quando il buio imparava a farsi materia e la materia imparava a farsi vita.
Siamo polvere che ha imparato a respirare, atomi che si sono cercati, riconosciuti, uniti fino a diventare pelle, sguardo, memoria.
E la luce che ora ci sfiora, che disegna i nostri volti e accende i nostri occhi, non resta qui. Parte. Si allontana da noi in silenzio,
attraversa lo spazio senza mai fermarsi, portando con sé la traccia lieve di ciò che siamo, insieme.
