YOUCANPRINT 2026
ISBN: 9791224075776
https://store.youcanprint.it/proverbi-mormannesi/b/3cd712f8-3f7d-5c88-a3dd-f8916d437934
Nel solco degli studi dialettologici dell’Italia meridionale, e in particolare di quell’area straordinariamente complessa e affascinante che la tradizione scientifica identifica come area lausberghiana, tra Calabria settentrionale e Basilicata meridionale, questo libro di proverbi si offre come documento prezioso, vivo e necessario.
Non è soltanto una raccolta di forme linguistiche, ma un vero deposito di memoria culturale. I proverbi rappresentano una delle espressioni più dense della lingua: brevi, incisivi, spesso enigmatici, condensano secoli di esperienza, di osservazione del mondo e di organizzazione simbolica della realtà. Nei territori studiati da Gerhard Rohlfs, dove la continuità tra latino, grecità antica e innovazioni romanze si manifesta con particolare evidenza, il proverbio diventa anche traccia filologica: una reliquia linguistica in cui si colgono echi arcaici e dinamiche evolutive.
L’area Lausberg, così definita dagli studi di Heinrich Lausberg, costituisce uno dei laboratori più raffinati della linguistica romanza. Qui sopravvivono fenomeni fonetici e morfosintattici di grande interesse: vocalismi arcaici, esiti peculiari delle consonanti latine, strutture sintattiche che rimandano a fasi antiche della lingua. Ma ciò che rende questi territori davvero unici è la capacità di custodire, attraverso la lingua, una visione del mondo.
I proverbi raccolti in questo volume appartengono pienamente a questa dimensione. Parlano di lavoro, di relazioni familiari, di tempo atmosferico, di giustizia e di destino; ma soprattutto raccontano una comunità: la sua ironia, la sua durezza, la sua saggezza concreta. In essi si avverte una tensione costante tra necessità e ingegno, tra fatalismo e volontà, tra tradizione e adattamento.
Dal punto di vista linguistico, questi testi richiedono una lettura attenta e stratificata. Ogni forma lessicale, ogni costruzione, ogni variazione fonetica è indizio di una storia lunga e complessa. La compresenza di elementi conservativi e innovazioni locali testimonia una vitalità linguistica che sfugge a ogni semplificazione: il proverbio diventa così non solo oggetto di raccolta, ma vero strumento di indagine.
A questo livello si intreccia una dimensione più profonda, di natura antropologica. Il proverbio non si limita a descrivere il mondo: lo interpreta, lo orienta, stabilisce relazioni, suggerisce comportamenti. È una forma di sapere condiviso, trasmesso oralmente, che resiste nel tempo proprio perché capace di adattarsi senza perdere la propria struttura essenziale.
Questo libro si colloca dunque all’incrocio tra linguistica, filologia e antropologia culturale. Restituisce voce a una tradizione che rischierebbe di disperdersi, e lo fa con la forza della parola autentica, non mediata, non standardizzata. Se questa raccolta possiede una tale densità di voce, è perché nasce da un lavoro lungo, paziente e profondamente radicato nel territorio.
Luigi Paternostro studia il dialetto di Mormanno e dei paesi circostanti da oltre cinquant’anni, con una dedizione rara negli studi contemporanei. Il suo non è un interesse occasionale, ma un esercizio continuo di ascolto, confronto e sedimentazione. In questa prospettiva, ogni proverbio non è soltanto trascritto, ma compreso nella sua funzione, nella sua storia e nel suo uso reale all’interno della comunità.
Come egli stesso ricorda nella dedica, questo libro si colloca in uno spazio insieme affettivo e scientifico: parla a chi appartiene a questa terra, ma anche a chi la studia. È proprio questa duplice tensione, tra appartenenza e analisi, a conferirgli un valore particolare: da un lato la precisione del dialettologo, dall’altro la fedeltà di chi conosce dall’interno ciò che raccoglie.
C’è un proverbio, tra i tanti presenti in queste pagine, che sembra offrire una chiave di lettura dell’intero lavoro:
A ddù c’è gùstu non c’è pirdènza.
Dove c’è gusto, non c’è perdita.
Questo libro nasce proprio da qui: dal gusto della lingua, dal piacere della parola, dalla necessità di custodire e tramandare un sapere che non vive nei trattati, ma nella voce delle persone. E questo si avverte immediatamente.
Leggendo, si ha la sensazione di trovarsi non davanti a semplici frasi, ma a frammenti di vita compressi. Ogni proverbio è un gesto, una scena, un giudizio:
A chiàngi ù mortu su làcrimi pèrsi, poche parole in cui si condensa una concezione del dolore asciutta e concreta;
A fùtti a cu non ci stà e a parlà a cu non sènti, ci pèrdisi tèmbu, esperienza, disillusione, lucidità.
Molti proverbi assumono una forma quasi narrativa, come piccole unità di racconto:
A criànza d’ù cardalànu: lassài sùlu na mùzzica ‘ntru piàttu.
Un gesto minimo diventa educazione, codice sociale, misura del comportamento.
In questa lingua emerge una visione del mondo:
A gaḑḑìna i l’àvutri è quànta nna pàpara, l’invidia resa attraverso immagini concrete e domestiche;
A cùrta iè bbòna pù marìtu, a lònga pi cògghi ì fìchi, espressione diretta di un sistema di valori che appartiene a un preciso contesto storico e sociale.
Non tutto deve essere condiviso per essere compreso. E questo libro ha il merito di non filtrare né addolcire: lascia che la voce arrivi nella sua autenticità.
Un ultimo proverbio può accompagnare la chiusura di questa lettura:
A fà cùmi ti fànu, non ci vò mastrìa.
Non serve maestria per restituire ciò che si riceve.
E questo libro, con naturalezza e precisione, restituisce una lingua, una comunità, una memoria. Perché nei proverbi, più che altrove, la lingua non si limita a raccontare il mondo: lo giudica, lo orienta, lo tramanda e così facendo, lo fa durare.











