dalla Prefazione, di Francesco Zanoncelli
“…l’attesa è già amore” fine verso della raccolta magicamente poetica che ho l’onore e l’immenso piacere di commentare.
L’attesa, vissuta nel silenzio dei propri pensieri, la ritengo l’estrema ricerca della parola, che non è mai una fine, piuttosto una condizione sicuramente portatrice di Libertà e di vita. Essa è anche necessità e l’autore lo sa, perché attinge ad una conoscenza in cui il rumore, la cacofonia, la barbarie che tutto pervade, hanno preso il sopravvento. Di conseguenza, alimentando l’incapacità di realizzarlo, questo silenzio diviene un limite insormontabile, a meno che non scaturisca in noi, impellente e violento, il desiderio e il coraggio di approdare alle rive magiche e sconosciute dell’amore.
Oggi siamo in una società che parla troppo o, per eccesso opposto, si chiude nel mutismo, perché, appunto, non conosce il silenzio, per cui raramente accede alle sue pause preziose. Infatti, è proprio grazie a queste che la “parola” diviene canto, poesia, elevato carme. Non a caso, Kavakis, Rilke, Van Gog, parlano del silenzio e della solitudine in maniera sublime, affermando che è proprio questa liturgia interiore che ci darà la capacità di conoscere noi stessi e gli altri, dando ragione al principio secondo cui con le parole, quando divengono poesia, tutto si può raggiungere anche le stelle: queste pagine impresse di “magico amore”, lo dimostrano.
Leggendo il titolo di questa raccolta, un incauto lettore potrebbe male interpretarne il senso: “ma chi si crede di essere questo? Se le poesie sono favolose lo faccia dire ad altri e ponga il suo pensiero nelle mani virtuose di un’umiltà letteraria sempre più rara”.
No!
Quel “favolose” è favoloso, mai termine fu più adatto ai silenzi, alle parole, alle epifanie qui contenute, all’infinita avventura vissuta dai protagonisti, in quanto essi hanno avuto non solo il coraggio e il dono di attingere ad una favola, ma pure la capacità di realizzarla.
Le favole, appunto, quasi per convenzione, iniziano sempre con un “c’era una volta”, ma in questa occasione occorre fare un’eccezione, un necessario strappo alla regola, e pronunciare sommessamente, in quanto si tratta di un volo leggero: “C’è ora!”
Le favole da sempre incantano, ma qui, con armonia, melodia, concertazione, filigrana musicale legata ad un atto poetico fine e coinvolgente, il pentagramma si fa canto, voce e silenzio che sussurra.
“Il silenzio delle parole apre scrigni segreti”, ci narrano i due protagonisti, coinvolti nell’avventura di “Una vicinanza che li allontana”, di un ossimoro che li imprigiona in un incantesimo composto da bagliori e sfumature di luce, in cui le ombre della fata e dell’uomo che scrive, si confondono in una tavolozza pittorica di colori, senza mai comporre l’affresco del loro desiderio.
E ancora: “I nostri occhi hanno fatto l’amore prima della pelle” ci porta su di una spiaggia dorata e calda che evoca il ventre solare della poesia, mentre il suo verticale sorriso è penetrato dal raggio di un verso cantato dal poeta, affinché l’incontro non divenga ancora fuga, ma connubio di sensi, magma ancestrale di un’entità invocata, desiderata, chiamata amore.
Sì, come afferma l’autore, le fate non hanno bacchetta magica, né i poeti voce per ammaliare, ma solo versi per amare, con cui il poeta, ben ispirato da colei che abita magici boschi e cieli eterei, esprime pure il suo coraggio letterario, “avendo l’ardire” di modificare pure un testo che è pietra miliare di una lingua stupenda, il vocabolario, alleggerendo il suo ricco contenuto della congiunzione “se”, per togliere ogni dubbio non solo all’amore, ma anche assicurare certezze ad una condizione umana che si sorregge spesso su di un precario equilibrio.
Bene.
La meraviglia di queste pagine si riassume in quel lettore che, come un bambino di fronte ad una favola particolare, realizza, ascoltando, che il mordere il cuore di un poeta è il bacio più profondo, più desiderabile.
Che è nel silenzio che si trova il coraggio delle parole aperte all’amore e che pure è terminato il tempo di leggere poesie agli alberi.
Che occorre ritrovare il desiderio di cercare “nella palude delle parole non dette” per recuperare bellezza e che pure nel tenue lume della poesia e dell’amore la notte giunge alla tenerezza dell’alba, aprendo cieli tersi non oppressi da brume.
Che l’amore è distacco, necessaria avventura “anche se mi porta altrove”.
Che il bacio è fatato.
Che al bruco “non servono ali”,
Che esistono gufi parlanti, e rovi e boschi oscuri, fiumi impetuosi, e lisce pietre, e fuochi ed ombre e spiagge dorate baciate dal sole,
Poi, come fiume in piena, le novelle continuano, narrandoci che sulla luna non sono arrivati gli astronauti con un mostro metallico, ma una fata e un poeta, a bordo di una favola che volava con le ali della poesia, realizzando, ancora, che l’amore è Libertà, perché sdogana la coscienza da ogni zavorra che limita il pensiero.
Con “Affida il tuo dolore al respiro della terra, e lei saprà trasformarlo.” ci giunge intatto l’alito della natura che poesia e magia colgono insieme.
Poi, “tra le tende smosse dal vento, // nelle lenzuola disfatte” pensiero e parola si fanno carne e volto e carezza e sorriso e respiro affrettato scomposto dall’amore.
Poi il canto della Fata, che pervade e incontra una natura intatta in un Eden privo di padrone, dove la voce diviene filigrana per giungere a chi la sa ascoltare e dove “un biglietto per il cielo” non costa niente per un poeta straordinario che riesce pure ad entrare in una valigia per poter viaggiare con la magia.
E’ proprio vero, come afferma lo scrittore e poeta polacco Stanislaw Jerzy Lec, che i poeti sono come i bambini: “quando siedono a una scrivania, non toccano terra con i piedi”.
“Specialmente quando incontrano la magia di una fata” aggiungo io.
Concludo con un pensiero dell’autore, che così definisce l’amore:
“… un miracolo che accade agli umani una sola volta nella vita. E quando accade, non ha più senso avere paura.”
Grazie Fata ! Grazie uomo che scrive!
Per sempre, Francesco
Poesie Favolose
La fata e il poeta. Il silenzio sussurra e la parola vibra. Storia d’amore allo soglia del bosco incantato
di Ferdinando Paternostro
2025 ATS Giacomo Catalani Editore
ISBN-13 979-1280189424
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qualche giorno fa mi sono imbattuta in questo tuo post. Incuriosita ho acquistato il libro.
L’ho letto, sottolineato, ghirigorato, divorato… apprezzato per la sua delicatezza e per il suo messaggio.
Complimenti.
Un sorriso
cb