La Giostra Segreta

Nella profondità del bosco, nascosta tra rami intrecciati e  petali di fiori selvatici, esisteva una radura segreta dove solo la fata Lilli sapeva arrivare. Lì, tra le ombre delicate delle foglie, sorgeva una giostra incantata: i suoi cavalli erano scolpiti nell’avorio della luna, i fiori che la decoravano sbocciavano di notte e la musica che la faceva girare era il canto delle stelle.

Era il rifugio di Lilli, il posto dove si ritirava quando il suo cuore si faceva pesante, quando la malinconia sussurrava tra le ali e il vento le ricordava che anche i sogni più belli, a volte, svaniscono. Quella sera, la Fata era salita sulla giostra con passo lieve, lasciandosi cullare dal movimento lento, mentre il suono dolce e antico delle note l’accompagnava nei suoi pensieri.

Ad ogni giro, i suoi occhi si riempivano di ricordi: persone che aveva amato, che avevano condiviso con lei il vento e la luce, che avevano riso accanto a lei su quei cavalli di sogno… ma che adesso non c’erano più. Il suo cuore batteva piano… la giostra della vita, che gira, gira, fino a che un giorno tutti devono scendere.

Ma proprio mentre la tristezza la avvolgeva come un velo di nebbia, Lilli avvertì una presenza. Tra i fiori, nascosto come una foglia tra le altre, c’era il poeta. Non parlava, non si muoveva, ma i suoi occhi brillavano, carichi d’amore e di lacrime. Guardava Lilli con un’intensità che trapassava il tempo, come se in quello sguardo volesse donarle tutta la bellezza che esisteva, tutta la speranza che il suo cuore poteva contenere.

Lilli se ne accorse. Scese dalla giostra con la grazia di un petalo nel vento, lo raggiunse e, senza dire nulla, gli tese le braccia. Lo prese per mano e lo condusse al centro della radura, dove un trono d’oro e velluto attendeva chi sapeva vedere oltre il dolore. Il poeta si sedette, stupito, e Lilli, con un battito d’ali, accese tutte le luci della giostra.

Le lanterne si accesero come stelle, i fiori si aprirono in un’esplosione di colori, la musica cambiò. Non era più malinconica, ma luminosa, dolce, vibrante. I cavalli iniziarono a muoversi con più leggerezza, come se danzassero sulle nuvole.

Il poeta prese la mano di Lilli e la guardò negli occhi.

“L’amore non finisce, nemmeno quando qualcuno scende dalla giostra — sussurrò. — Rimane nelle luci che continuano a brillare, nella musica che non smette mai di suonare.”

E con quelle parole, gli strinse la mano e salì con lei. Insieme, girarono e girarono, mentre la notte si riempiva di stelle e il bosco si accendeva di magia.
Da allora, ogni volta che Lilli sentiva il peso della tristezza, sapeva che in quella radura, tra i cavalli di luce e i fiori danzanti, ci sarebbe sempre stato un giro in più da fare, una nuova musica da ascoltare, e … un poeta pronto a stringerle la mano e a ricordarle che nulla, nell’Amore vero, si perde.

Fate l’amore, non la guerra… se potete

L’erezione: vita, slancio e futuro

Il pene è costituito da tre strutture principali cilindriche di tessuto erettile. I due corpi cavernosi sono strutture parallele che si estendono lungo la maggior parte dell’organo e sono fondamentali per l’erezione. Sono costituiti da un tessuto spugnoso che contiene numerosi spazi cavi, detti sinusoidi. Quando il pene è flaccido, i sinusoidi sono vuoti, ma durante l’eccitazione sessuale si riempiono di sangue grazie alla dilatazione delle arterie. Questa espansione dei sinusoidi permette l’ingrossamento e l’irrigidimento del pene. I corpi cavernosi sono rivestiti da una membrana resistente chiamata tunica albuginea, che svolge un ruolo importante nel mantenere la rigidità dell’erezione grazie alla sua elasticità limitata, assicurando che la pressione interna rimanga alta e mantenendo l’erezione.

Il corpo spongioso, un terzo cilindro situato nella parte inferiore del pene, circonda l’uretra, il canale attraverso cui viene espulsa sia l’urina che lo sperma. Il corpo spongioso è più morbido rispetto ai corpi cavernosi e non si espande allo stesso modo durante l’erezione, il che evita una compressione eccessiva dell’uretra, garantendo il passaggio dello sperma durante l’eiaculazione. Nella parte terminale, il corpo spongioso si espande per formare il glande, la parte arrotondata e sensibile all’estremità del pene.

L’erezione dipende dalla coordinazione tra il sistema vascolare, il tessuto erettile e il sistema nervoso. Queste strutture lavorano in sinergia per consentire l’afflusso e il mantenimento del sangue nei corpi cavernosi. Il tessuto dei corpi cavernosi e del corpo spongioso è altamente vascolarizzato e costituito da sinusoidi (spazi vascolari) circondati da muscolatura liscia. Durante l’erezione, questi sinusoidi si riempiono di sangue e la pressione interna aumenta, causando la dilatazione e l’inturgidimento del pene.

Le arterie principali sono le arterie cavernose, che si trovano all’interno dei corpi cavernosi, e le arterie dorsali, situate lungo la parte superiore del pene. L’ossido nitrico (NO), rilasciato in seguito alla stimolazione sessuale, provoca il rilassamento della muscolatura liscia delle arterie cavernose, permettendo un maggiore afflusso di sangue. Inoltre, le vene che normalmente permettono il ritorno del sangue vengono compresse dal rigonfiamento del tessuto erettile, riducendo il deflusso e mantenendo l’erezione.

La funzione erettile è regolata dal sistema nervoso autonomo, che include sia il sistema parasimpatico sia il sistema ortosimpatico. Il sistema parasimpatico è principalmente responsabile dell’inizio dell’erezione attraverso il rilascio di ossido nitrico e la conseguente dilatazione delle arterie. Il sistema ortosimpatico, al contrario, modula l’erezione e provoca la detumescenza, cioè il ritorno allo stato flaccido. Quando lo stimolo sessuale diminuisce o interviene il sistema ortosimpatico (ad esempio, a causa di stress o paura), la muscolatura liscia delle arterie si contrae, il flusso di sangue diminuisce, le vene si riaprono e il pene ritorna allo stato flaccido.

Terminazioni nervose somatiche mediano le sensazioni tattili, particolarmente nella zona del glande, contribuendo al piacere sessuale. La muscolatura del pavimento pelvico, in particolare i muscoli ischiocavernosi e il muscolo bulbospongioso, ha un ruolo nell’intensificare l’erezione. I muscoli ischiocavernosi si contraggono durante l’erezione, comprimendo la base dei corpi cavernosi e contribuendo a mantenere alta la pressione interna. Il muscolo bulbospongioso avvolge la base del pene e aiuta durante l’eiaculazione a spingere lo sperma lungo l’uretra.

L’erezione è un fenomeno straordinariamente complesso che coinvolge un’ampia gamma di strutture anatomiche e processi fisiologici. Dalla regolazione vascolare alla stimolazione nervosa, ogni elemento contribuisce a garantire che l’afflusso di sangue nei corpi cavernosi avvenga in modo efficiente e sicuro. Questo meccanismo riflette un equilibrio perfetto tra rilassamento e tensione, un delicato gioco tra i sistemi parasimpatico e ortosimpatico, e rappresenta la nostra capacità di rispondere in modo coordinato a uno degli impulsi più fondamentali della vita.

Il Testosterone: l’ormone del desiderio e del progresso

Dietro il complesso meccanismo dell’erezione si trova il testosterone, l’ormone maschile per eccellenza, simbolo di forza, vitalità, ambizione e desiderio. Ma la funzione del testosterone non si limita alla sfera della sessualità: è anche un potente motore del comportamento umano, un propulsore che spinge l’individuo non solo verso il piacere fisico, ma anche verso il raggiungimento degli obiettivi, il superamento delle sfide e la continua ricerca di nuove conquiste. Il testosterone alimenta il desiderio e la determinazione, rappresentando la scintilla che accende la volontà di azione, l’ambizione e la spinta verso l’ignoto.

L’erezione è solo una delle molteplici manifestazioni dell’energia generata dal testosterone: la stessa forza che rende possibile l’erezione si trasforma in uno slancio vitale, un bisogno profondo di esplorare e di lasciare un segno. È l’energia primordiale che ha portato l’uomo a solcare mari sconosciuti, esplorare nuove terre e sfidare pericoli apparentemente insormontabili. L’irrequietezza tipica dell’adolescenza maschile, caratterizzata da curiosità inesauribile e voglia di mettersi alla prova, è un riflesso di questo potente ormone che, nel suo picco, plasma la personalità e la determinazione.

Il testosterone è infatti l’impulso che ci ha condotti a costruire città, innalzare monumenti e, in tempi moderni, lanciare razzi verso la Luna e i pianeti. Questa tensione verticale dell’erezione rappresenta il desiderio di superare i limiti e guardare verso l’alto, spingendoci a esplorare l’ignoto e sfidare l’impossibile.

Il testosterone non conferisce solo forza muscolare, resistenza fisica e capacità riproduttiva, ma alimenta costantemente la nostra sete di sapere e il bisogno di vincere nuove sfide. La competizione, sia essa sportiva, lavorativa o intellettuale, è profondamente legata alla presenza di questo ormone, che determina la nostra attitudine al rischio, la volontà di emergere e la capacità di affrontare gli ostacoli. Il testosterone ha dato forma a molte delle più grandi imprese umane: le piramidi, i grattacieli, le spedizioni oltre oceano e persino le missioni nello spazio sono tutte espressioni tangibili di questa energia creativa.

Il bisogno di costruire, erigere e creare qualcosa che superi l’individuo e lasci un’impronta duratura è un riflesso di questa energia vitale. L’erezione, simbolo di fertilità e vita, è una delle manifestazioni più concrete di questa energia creatrice: una tensione verso l’unione e, allo stesso tempo, un gesto di sfida all’incompiutezza dell’esistenza. Questa visione ci permette di comprendere l’essenza dell’umanità: una costante ricerca di nuovi traguardi, una volontà di superare i propri limiti e lasciare il proprio segno.

I missili: succedaneo dell’erezione ed espressione di declino

I missili, a differenza dei razzi spaziali, metafora di esplorazione e sete di conoscenza, sono strumenti di distruzione, emblemi di un impulso distorto. Se i razzi incarnano il desiderio di scoprire e di espandere le proprie frontiere, i missili rappresentano l’opposto: una deviazione verso il dominio e la negazione della vita. In un certo senso, l’impulso che porta alla creazione e alla costruzione trova il suo contrappeso nell’impulso alla distruzione, quando l’energia creatrice viene meno. Questo fenomeno è strettamente legato al testosterone, l’ormone del desiderio e della creazione. Quando, con gli anni, i livelli di testosterone iniziano a diminuire, l’impulso vitale si affievolisce e la tensione verso la creazione può trasformarsi in una tensione verso il controllo e, in casi estremi, verso la distruzione. I missili, in questo contesto, appaiono come una compensazione per la perdita di vitalità, un tentativo di affermare potere e dominio in un momento della vita in cui la capacità di creare e generare è in declino.

I missili sono un succedaneo dell’erezione, un simbolo esterno di forza che cerca di compensare la perdita di quella forza interna, vitale e creativa. Tuttavia, il risultato non è lo stesso: mentre l’erezione è il preludio alla creazione, alla vita e alla continuità, i missili portano solo distruzione, morte e vuoto. Quando il testosterone cala, molti cercano di compensare con un potere esteriore che non ha nulla a che vedere con la vera potenza, che è la capacità di generare, creare e costruire qualcosa di duraturo e significativo. D’altra parte la guerra non è più neppere una competizione fisica e virile, un confronto corpo a corpo tra soldati, ma uno scontro a distanza, privo di contatto e mediato da strumenti distruttivi che surrogano un’energia creativa ormai spenta.

E se ci fossero più Donne nei luoghi di comando…?

…si potrebbe forse sperare in una società caratterizzata da un maggiore approccio empatico e orientata al bene collettivo. Magari Donne che nella loro vita hanno avuto la gioia della maternità.

La maternità porta con sé una prospettiva diversa sulla cura, l’educazione e la protezione, con una forte attenzione alla crescita e al sostegno reciproco.

Speriamo che anche stavolta ci salvino le Donne, come nella storia hanno sempre implicitamente o esplicitamente fatto… mentre noi continueremo a gigionare nel cambio di una sola consonante tra razzo e…

PRIMIZIE

Il canto segreto dell’Amore: note di Poesia nell’eco del Tempo.

Primizie” si presenta non soltanto come una raccolta poetica, ma come un’opera d’arte che abbraccia l’intima essenza dell’esperienza umana, elevando la parola poetica a strumento privilegiato di esplorazione e di espressione del sentimento. Antonino Marcello Pilia, con l’acume di un Artista consapevole e la delicatezza di un’anima sensibile, intesse una sinfonia di emozioni che trovano la loro culla nel vissuto quotidiano, trasfigurato dalla poesia.

Il titolo stesso, “Primizie”, evoca l’idea di un’offerta, di un dono prezioso che l’autore porge al lettore, un dono che è il frutto primigenio del suo cuore e della sua mente. Le 88 poesie che compongono la raccolta, come i tasti di un pianoforte, disegnano una melodia che è allo stesso tempo complessa e armoniosa, dove ogni nota, ogni verso, è un’esplorazione del sentimento amoroso, inteso nella sua dimensione più vasta e profonda.

Pilia, con una padronanza stilistica che tradisce un rigoroso lavoro di riflessione e di affinamento, riesce a sublimare l’esperienza individuale, trasformandola in un diario lirico che trascende il tempo e lo spazio. Ogni poesia è un frammento di eternità, in cui l’amore, sebbene ormai concluso, continua a vivere e a pulsare, reso immortale dall’arte del verso. Qui l’Amore non è mero oggetto di rappresentazione, ma si fa soggetto attivo, presenza viva che anima l’intera raccolta, conferendo ad essa una tensione emotiva che si rivela in ogni parola.

domattina
non mi sveglierà il tuo bacio,
ma il suo indelebile ricordo:
nei miei versi è rimasto
il tuo rossetto.


velluto
al fianco onorato,
al volto sfiorato,
unguento di vita
tua mano: ristoro.


Nell’ordine cronologico che l’Autore ha scelto per disporre le sue composizioni, si percepisce una chiara volontà di tracciare un percorso, una narrazione che accompagna il lettore lungo le tappe di un viaggio esistenziale. Questo percorso, tuttavia, non è lineare, ma piuttosto un ritorno continuo sul medesimo punto: il cuore dell’esperienza amorosa, che viene rielaborata e ripensata attraverso la lente del presente.

La lingua di Pilia, semplice ma carica di suggestioni, risponde perfettamente alla sua poetica. Egli non cerca l’artificio retorico né la sperimentazione formale fine a sé stessa, ma punta alla verità del sentimento, alla sincerità dell’espressione. Ecco allora che i suoi versi, pur nella loro apparente semplicità, si rivelano densi di significati, capaci di toccare le corde più intime dell’animo umano.

In questa raccolta, Pilia si dimostra un autentico Poeta nel senso crociano del termine: egli è capace di dare forma all’indistinto, di trasformare l’esperienza soggettiva in un’opera d’arte universale, che parla al cuore di ogni lettore. “Primizie” è, dunque, non solo un prezioso scrigno di ricordi e sensazioni, ma una testimonianza della potenza della poesia, che si fa eco del passato e promessa del futuro, in un perpetuo dialogo con l’eterno.

In definitiva, “Primizie” è un’opera che va oltre la mera lettura: è un’esperienza da vivere, un viaggio interiore che invita il lettore a riflettere sul senso della vita, sull’Amore e sul potere redentore della Poesia. Antonino Marcello Pilia, con la sua raccolta, ci regala una vera e propria sinfonia lirica, in cui la parola diventa musica e la Poesia diventa vita.

Primizie
Antonino Marcello Pilia
G.C.L. Edizioni 2024

RICORDI DI VITA, volume 4

RICORDI DI VITA, 4 di Luigi Paternostro (Edizioni Phasar, Firenze 2024) è un affascinante viaggio attraverso le memorie e le tradizioni, molte delle quali quasi dimenticate, di un piccolo borgo calabro, Mormanno, nel cuore del Parco del Pollino.
Anche questo volume, il quarto della serie, è un vero e proprio tesoro culturale; l’Autore esplora e condivide una vasta gamma di emozioni attraverso liriche e racconti.

La sezione “Bolle di sapone” ci regala un’intima raccolta di poesie divisa in due parti: una dedicata ai canti giovanili e l’altra a riflessioni più mature, dove le illusioni spesso cedono il passo a una visione più realistica della vita. Le poesie, a suo tempo commentate anche dal compianto amico prof. Luigi Maradei, risuonano come un canto nostalgico e profondo, che invita alla riflessione.

La seconda parte del libro, “Racconti e memorie del loco natio,” è una raccolta di storie che affondano le radici nella storia del Paese, ricostruendo, con una narrazione vivida e dettagliata, atmosfere e vicende del passato. Qui l’Autore riesce a catturare l’essenza della vita di comunità, trasmettendo un senso di appartenenza e di continuità culturale.

Non manca un’ulteriore sezione, un’appendice al “Vocabolario dialettale,” che arricchisce l’opera di un elemento linguistico prezioso. Questo glossario, iniziato nel 1985 con “Gli alti bruzi e il loro linguaggio,” rappresenta un tentativo appassionato di preservare il dialetto locale. È un ulteriore approfondimento di una ricerca infinita e accurata per raccogliere e documentare parole che altrimenti rischierebbero di perdersi, elevandole a veri e propri monumenti linguistici. Ogni termine registrato diventa una pietra miliare nella conservazione della memoria e dell’identità del territorio.

Infine, la quarta parte del libro offre sei momenti supplementari che completano la serie “Ricordi di vita magistrale,” consolidando il lavoro dell’autore come un archivio di memorie personali e collettive. Questi momenti sono profondamente legati all’esperienza di Luigi Paternostro come insegnante e poi come direttore didattico. Le memorie raccolte riflettono non solo le sue esperienze personali nell’ambito educativo, ma anche le interazioni con Allievi, Colleghi e la Comunità scolastica. Il risultato è un affresco dettagliato e commovente del suo impegno nel mondo dell’istruzione, che offre uno sguardo intimo e significativo sulla vita scolastica e sulla sua evoluzione nel tempo.

Luigi Paternostro riesce con maestria a trasformare le sue esperienze di vita e le memorie raccolte in un’opera che non è solo un documento storico, ma anche un omaggio sentito e sincero alla sua terra e alla sua gente.

RICORDI DI VITA, 4 è un’opera che tocca il cuore, una celebrazione della cultura e delle tradizioni.
È un libro che va oltre il semplice ricordo, diventando una vera e propria dichiarazione d’amore per una comunità.
Consigliato a chiunque voglia scoprire il valore delle proprie radici e assaporare (o riassaporare) l’importanza della Memoria.


Le Tre Età della Donna, Klimt tra Anatomia e Sogno

Le Tre Età della Donna (The Three Ages of Woman) di Gustav Klimt è un’opera del 1905. Rappresenta tre figure femminili che incarnano le diverse fasi della vita: l’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia. Klimt, utilizzando, lamine d’oro e intricati motivi decorativi, conferisce una qualità lussuosa e ricca all’opera, esplorando temi come la bellezza, il tempo e la nostra transitoria natura.
Particolare è l’attenzione ai dettagli anatomici, che integrano lo stile decorativo e simbolista.

La figura della Bambina è rappresentata in una posa di sonno, con il corpo rannicchiato e la testa appoggiata sulla spalla dell’adulta. Il corpo è morbido, piccolo, con braccia e gambe che esprimono l’innocenza e la delicatezza dell’infanzia. Le proporzioni sono realistiche, ma con un tocco di “tenerezza” che enfatizza la vulnerabilità.

La Donna rappresenta il culmine della bellezza e della vitalità. È raffigurata in piedi, con una postura elegante e serena. Le sue braccia sono rilassate lungo il corpo, con una mano che sembra sostenere la testa della bambina. La forma del corpo è snella e aggraziata, fatta di linee morbide che ne delineano i contorni. La pelle è luminosa e liscia, e il viso esprime tranquillità e riflessione. Il collo lungo e i capelli fluenti aggiungono un tocco di grazia e bellezza classica.

La figura dell’Anziana è rappresentata in una posizione curva, con il capo abbassato e le mani che si coprono il volto, esprimendo forse vergogna o tristezza. Il corpo è magro e rugoso, con segni evidenti di invecchiamento: la pelle è olivastra e cadente, le ossa prominenti e le vene superficiali visibili (del piede, della gamba, della mano, dell’avambraccio e del collo). La schiena curva e l’atteggiamento chiuso suggeriscono la fragilità e il peso degli anni. I capelli grigi sono disordinati. È evidente il contrasto tra la freschezza della giovinezza e l’usura della vecchiaia.

Le figure sono immerse in uno sfondo ricco di motivi decorativi, che aggiungono un ulteriore strato di significato e bellezza all’opera, invitando lo spettatore a riflettere sulle connessioni tra la natura e il ciclo vitale.

Nella porzione in alto a destra si possono notare strutture che potrebbero ricordare cellule viste al microscopio: cerchi sovrapposti o adiacenti, con nuclei o strutture interne, grandi e vitali. Klimt era noto per l’inclusione di dettagli ornamentali complessi nei suoi lavori, spesso ispirati a motivi naturali e organici. Questi dettagli possono avere diverse interpretazioni simboliche, come la rappresentazione dell’infinito, della vita, della crescita o della fertilità. Se fossero cellule, base della nostra biologia, potrebbero suggerire una connessione con la nascita o l’inizio della vita, collegando simbolicamente la figura della bambina alla generazione della vita a livello microscopico. Le “cellule”, in basso e a sinistra, cambiano tono di colore, diventano più piccole e invecchiate, prossime alla morte forse, quelle su fondo nero.

Permettete infine tre “voli” pindarici:

  • Le cellule piramidali della corteccia cerebrale furono osservate per la prima volta nel 1875 dal neuroanatomista spagnolo Santiago Ramón y Cajal. Utilizzando la tecnica di colorazione di Golgi, Cajal fu in grado di visualizzarle e descriverle dettagliatamente, contribuendo significativamente alla comprensione della struttura e della funzione del sistema nervoso. Le cellule piramidali della corteccia prerolandica sono alla base del movimento, e per noi il movimento è vita.
    Cosa vedete nella parte in basso a destra del dipinto?
  • Il drappo che avvolge, lievemente, le gambe della Donna e della Bimba è “la spirale della vita”? Questo è un simbolo antico e universale, utilizzato in tutte le epoche per rappresentare la crescita, l’evoluzione e il ciclo continuo dell’esistenza. Spesso simboleggia anche il percorso di sviluppo personale e spirituale, il movimento attraverso le diverse fasi del nostro tempo e l’interconnessione tra tutte le forme di vita.
  • E, infine, mi piace immagina un “codice binario” (alla Matrix, per chi ama il genere) nelle ampie parti destre e sinistre del quadro, che forse non sono un mero riempitivo grafico. Il “volo” è troppo arduo?

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. A Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria , fino al 15 settembre

CLOSE TO YOU

E’ dall’inizio che questa non mi è sembrata una serata normale: i due sassofonisti sono arrivati in teatro in perfetto orario e Paolo, il batterista, per la prima volta nella sua vita, è in scena con la cravatta annodata.
La sala è finalmente gremita e sul palco non c’è neanche più lo spiffero dell’altro ieri, anzi… fa quasi caldo.

Mentre canto la mente si svuota…meglio, se penso mi scordo le parole… la prossima è “Close to you”: due giri di batteria, poi entra il piano ed basso “Why do birds suddenly appear, ev’ry time you are near?”… il cuore pulsa sincrono al rullante. “That is why all the boys in town follow you all around. Just like me , they long to be close to you”.
Ecco la pausa, l’orchestra tace all’unisono, due battute a vuoto, anche la batteria si ferma e con lei…(cosa mi succede) i miei battiti!
Il tempo i m p r o v v i s a m e n t e s i d i l a t a.
E’ notte e giorno; inverno ed estate; sono bambino e vecchio, bianco e nero, uno e tanti, uomo e donna. Davanti a me il Maestro, immobile; la bacchetta vuole scendere, disegnare il gesto ma resta lì, ferma a mezz’aria…

Non ho paura .. sembra la fine ma tutto è così… profumato, armonioso…. tutto al posto giusto.
MI – FA, la tromba, poi la ritmica e il pianoforte; la bacchetta cala roteando con la solita sapienza “Just like me, they long to be close to you”… respiro a fondo…

SONO VIVO,

e questo, del Destino, è forse il mio regalo di Natale.

RIFRAZIONI ROTAZIONISTE

Dopo Cromatismi in Rotazione (Apollo Ed. 2020) di cui ho già scritto alla sua uscita, il Maestro Rocco Regina torna a stupirci con  Rifrazioni rotazioniste (Apollo Ed. 2023).

Dodici quadri di ispirazione astrattista sono “fisicamente“ ribaltabili e interpretabili dai quattro lati in modi e maniere non finite.
Sul gioco del limite tra noto e inesplorato ho scritto per il Maestro e Amico questi dodici componimenti che ho il piacere di farVi leggere avulsi dal contesto del Volume, a cui tuttavia rimando per una immersiva esperienza pentadimensionale: larghezza, lunghezza, altezza, tempo e … Arte!

“Rifrazioni Rotazioniste si presenta come un’opera elegante e di piacevole lettura. Opera affollata e ricca: oltre all’autore dei quadri troviamo ben dieci artisti tra poetesse e poeti: Anilha Dahriu, Stanislao Donadio, Grazia Dottore, Rosanna Filomena, Gerardo Melchionda, Pasquale Montalto, Antonella Multari, Ferdinando Paternostro, Michele Pochiero ed Antonia Tursi. Ad arricchire l’opera pubblicata da Apollo Edizioni di Bisignano, la prefazione di Aurelio Pace e la postfazione di Giovanni Pistoia. In appendice, come sigillo sull’opera il Manifesto del Rotazionismo.” (Francesco Aronne, Faronotizie – N° 203 – Marzo 2023).

A Recanati Anatomia e Poesia

La Lectio Magistralis “Anatomia Chirurgica del volto” ha aperto il  XXXV Congresso Nazionale della SIDCO, Società Italiana di Dermatologia chirurgica, oncologica, correttiva ed estetica.

L’Anatomia dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, di essere disciplina transclinica, fondamentale per ogni atto diagnostico e terapeutico.


Al centro della discussione le immagini realizzate durante tante mie dissezioni della regione.
Sentitamente ringrazio il Comitato Organizzatore, nelle persone dei Dott.ri Marco Simonacci, Marco Dal Canton, Gian Marco Vezzoni, Marco Sigona, Gerardo Ferrara e tutto il Comitato Scientifico.
(nella foto con loro il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli).

Un filmato su “Anatomia per Tutti” propedeutico alla Lectio
https://youtu.be/7H-99lLc7N4

Il sito del Congresso
https://www.sidemast.org/evento/683

Il sito della SIDCO
https://www.sidco.it/