Le Tre Età della Donna, Klimt tra Anatomia e Sogno

Le Tre Età della Donna (The Three Ages of Woman) di Gustav Klimt è un’opera del 1905. Rappresenta tre figure femminili che incarnano le diverse fasi della vita: l’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia. Klimt, utilizzando, lamine d’oro e intricati motivi decorativi, conferisce una qualità lussuosa e ricca all’opera, esplorando temi come la bellezza, il tempo e la nostra transitoria natura.
Particolare è l’attenzione ai dettagli anatomici, che integrano lo stile decorativo e simbolista.

La figura della Bambina è rappresentata in una posa di sonno, con il corpo rannicchiato e la testa appoggiata sulla spalla dell’adulta. Il corpo è morbido, piccolo, con braccia e gambe che esprimono l’innocenza e la delicatezza dell’infanzia. Le proporzioni sono realistiche, ma con un tocco di “tenerezza” che enfatizza la vulnerabilità.

La Donna rappresenta il culmine della bellezza e della vitalità. È raffigurata in piedi, con una postura elegante e serena. Le sue braccia sono rilassate lungo il corpo, con una mano che sembra sostenere la testa della bambina. La forma del corpo è snella e aggraziata, fatta di linee morbide che ne delineano i contorni. La pelle è luminosa e liscia, e il viso esprime tranquillità e riflessione. Il collo lungo e i capelli fluenti aggiungono un tocco di grazia e bellezza classica.

La figura dell’Anziana è rappresentata in una posizione curva, con il capo abbassato e le mani che si coprono il volto, esprimendo forse vergogna o tristezza. Il corpo è magro e rugoso, con segni evidenti di invecchiamento: la pelle è olivastra e cadente, le ossa prominenti e le vene superficiali visibili (del piede, della gamba, della mano, dell’avambraccio e del collo). La schiena curva e l’atteggiamento chiuso suggeriscono la fragilità e il peso degli anni. I capelli grigi sono disordinati. È evidente il contrasto tra la freschezza della giovinezza e l’usura della vecchiaia.

Le figure sono immerse in uno sfondo ricco di motivi decorativi, che aggiungono un ulteriore strato di significato e bellezza all’opera, invitando lo spettatore a riflettere sulle connessioni tra la natura e il ciclo vitale.

Nella porzione in alto a destra si possono notare strutture che potrebbero ricordare cellule viste al microscopio: cerchi sovrapposti o adiacenti, con nuclei o strutture interne, grandi e vitali. Klimt era noto per l’inclusione di dettagli ornamentali complessi nei suoi lavori, spesso ispirati a motivi naturali e organici. Questi dettagli possono avere diverse interpretazioni simboliche, come la rappresentazione dell’infinito, della vita, della crescita o della fertilità. Se fossero cellule, base della nostra biologia, potrebbero suggerire una connessione con la nascita o l’inizio della vita, collegando simbolicamente la figura della bambina alla generazione della vita a livello microscopico. Le “cellule”, in basso e a sinistra, cambiano tono di colore, diventano più piccole e invecchiate, prossime alla morte forse, quelle su fondo nero.

Permettete infine tre “voli” pindarici:

  • Le cellule piramidali della corteccia cerebrale furono osservate per la prima volta nel 1875 dal neuroanatomista spagnolo Santiago Ramón y Cajal. Utilizzando la tecnica di colorazione di Golgi, Cajal fu in grado di visualizzarle e descriverle dettagliatamente, contribuendo significativamente alla comprensione della struttura e della funzione del sistema nervoso. Le cellule piramidali della corteccia prerolandica sono alla base del movimento, e per noi il movimento è vita.
    Cosa vedete nella parte in basso a destra del dipinto?
  • Il drappo che avvolge, lievemente, le gambe della Donna e della Bimba è “la spirale della vita”? Questo è un simbolo antico e universale, utilizzato in tutte le epoche per rappresentare la crescita, l’evoluzione e il ciclo continuo dell’esistenza. Spesso simboleggia anche il percorso di sviluppo personale e spirituale, il movimento attraverso le diverse fasi del nostro tempo e l’interconnessione tra tutte le forme di vita.
  • E, infine, mi piace immagina un “codice binario” (alla Matrix, per chi ama il genere) nelle ampie parti destre e sinistre del quadro, che forse non sono un mero riempitivo grafico. Il “volo” è troppo arduo?

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. A Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria , fino al 15 settembre

ENERGIE E CORRENTI…


Pensieri, battiti di cuore e relazioni tra le cellule.

Mentre viviamo siamo energia, costantemente.
Che si allontana nello spazio e sfugge da noi alla velocità che ha l’energia, ovvero a quella della luce.
Quanti anni fa siete nati? 20, 40, 60 anni fa?
C’è un punto dallo spazio a 20, 40, 60 anni luce dalla Terra dove adesso il cuore sta dando il primo sangue ai polmoni e il fiato lancia il primo vagito. Il cervello è dapprima spaventato dal ritrovarsi in un posto sconosciuto e poi consolato dall’odore, dalla voce e dal battito della madre.

Il mio primo giorno di scuola materna lo stanno vedendo dal Alfa Centauri, con la mano di papà che mi accompagnava, dalla Stella di Barnard stanno guardando le mie fatiche dell’imparare a leggere, scrivere e far di conto.
Dal Cigno si stanno crogiolando del mio primo amore e aspettano con ansia il primo bacio.
Su Altair sono arrivati gli anni dell’Università, le giornate sui libri e le sere con gli amici…

Allora ogni tempo viaggia nello spazio e Noi, io e te, che oramai quaggiù ci siamo persi, in qualche punto dell’Universo che non sappiamo neppure immaginare ci siamo appena conosciuti, ci stiamo abbracciando e ci stiamo cercando. Ancora.

CLOSE TO YOU

E’ dall’inizio che questa non mi è sembrata una serata normale: i due sassofonisti sono arrivati in teatro in perfetto orario e Paolo, il batterista, per la prima volta nella sua vita, è in scena con la cravatta annodata.
La sala è finalmente gremita e sul palco non c’è neanche più lo spiffero dell’altro ieri, anzi… fa quasi caldo.

Mentre canto la mente si svuota…meglio, se penso mi scordo le parole… la prossima è “Close to you”: due giri di batteria, poi entra il piano ed basso “Why do birds suddenly appear, ev’ry time you are near?”… il cuore pulsa sincrono al rullante. “That is why all the boys in town follow you all around. Just like me , they long to be close to you”.
Ecco la pausa, l’orchestra tace all’unisono, due battute a vuoto, anche la batteria si ferma e con lei…(cosa mi succede) i miei battiti!
Il tempo i m p r o v v i s a m e n t e s i d i l a t a.
E’ notte e giorno; inverno ed estate; sono bambino e vecchio, bianco e nero, uno e tanti, uomo e donna. Davanti a me il Maestro, immobile; la bacchetta vuole scendere, disegnare il gesto ma resta lì, ferma a mezz’aria…

Non ho paura .. sembra la fine ma tutto è così… profumato, armonioso…. tutto al posto giusto.
MI – FA, la tromba, poi la ritmica e il pianoforte; la bacchetta cala roteando con la solita sapienza “Just like me, they long to be close to you”… respiro a fondo…

SONO VIVO,

e questo, del Destino, è forse il mio regalo di Natale.

LA LUNA SUI MURI

F.:  Allora stasera parliamo del nostro Amore..

D:  Ah ah ah ah ah ah

F.:  Perché ridi?

D:  Ma se ci siamo visti in tutto per due ore…

F.:  Quasi tre ..ma ci siamo baciati tutto il tempo !

D:  Si … lo spritz lo abbiamo trangugiato, ricordi il taxi ci aspettava… non sarà stato quello ?

F.:  Forse, ma non solo .. soprattutto da quella sera ci siamo pensati e, io nel tuo cuore e tu nel mio, abbiamo lasciato un pezzetto di noi…

D:  È vero e in questi giorni te l’ho sempre detto e scritto …

F.:  E con quel pezzetto dell’altro abbiamo continuato a parlare, non parlandoci addosso ma costruendo un dialogo vero, fatto però più di brividi e di occhi sbarrati all’improvviso che di parole che si possono ridire o scrivere…

D:  Va bene, mi hai convinta… parliamo del nostro amore..(sorridendo) .. cosa mi vorresti dire?

F.:  Una sera di tanto tempo fa con due amici nottambuli e razionali cercammo di farci uno schema delle differenze del modo di amare tra uomo e donna, per quel poco che nel frattempo avevamo capito …

D:  Come gli schemi e gli appunti per studiare …

F.:  Sì qualcosa del genere… non volevamo farci trovare impreparati!

D:  E cosa vi siete … schematizzati?

F.:  Per prima cosa semplificammo il modo di amare, maschile e femminile …. dicendo che il primo è concreto il secondo ideale.

D:  Cosa vuol dire?

F.:  L’uomo che ama vuol fare delle cose per l’amata. Regala fiori, oggetti, prima magari banali per non sbagliare, poi sempre più adatti alla persona che li riceve. Cerca di capire le situazioni. si prodiga per risolvere problemi… insomma c’è, concretamente.

D:  E per la donna?

F.:  L’amore, quando arriva, è un orgasmo irrefrenabile, un  knock down improvviso, quando lei sovrappone l’idea del suo principe azzurro con quello che vede o vuole vedere nella persona che ha di fronte.

D: E quindi è un tutto nulla… come l’eccitazione dei neuroni !

F.: I tuoi mi pare sono sempre attivi … sul TUTTO…

D:  (sorride)

F.:  Un tutto che resta tutto e dà l’idea dell’infinito, per tutto il tempo in cui la donna ama.

D:  È una semplificazione… lo sai ?

F.:  Lo so ma eravamo giovani e razionali… o meglio ci sforzavamo di esserlo

D:  Giovani?

F.:  Razionali… scema… guarda,  se immagini la cosa come un grafico, vedi per l’uomo una linea che cresce e per la donna una linea altissima e parallela all’asse delle x…

D:  Chiarissimo… ammettiamo che tutto ciò sia vero, tutto o in parte, dove vuoi andare a parare?

F.:  Aspetta, devo aggiungere la seconda considerazione… quella che a me Attilio e Giuseppe fu chiara verso le tre di notte … quando si alzò da est una palla di luna prima gialla di polenta, poi sempre più limpida e splendente….quando oramai ci era passato il sonno e potevamo parlare appoggiati ai muri delle nostre case senza timore di essere ascoltati dai “grandi”  … arrivammo alla conclusione  che  l’uomo quasi sempre ama con spirito paterno e protettivo … bada bene, non è una questione di eventuale differenza di età.
Questo è un modo istintivo, riflesso forse o emulato;  chi sentiamo di poter amare diventa quasi  nostra figlia… Non mi fraintendere, sto parlando soltanto di attributi di relazione, per altro assolutamente paritaria.

D:  Non parlare difficile… quindi vorresti dire, al contrario, che sotto sotto nell’amore di una donna per un uomo c’è una sorta di riflesso dell’amore verso il padre ?

F.:  Alla fine si, ed è anche per questo che vi fate meglio e prima una ragione per un amore che finisce… Perdere un padre è doloroso ma tutto sommato naturale, perdere una figlia non lo è affatto.

D:  E quelli che si invece amano come fratelli? E tra persone dello stesso sesso ?

F.:  I fratelli alla fine sono due amici, forse fin dall’inizio… e se si lasciano la cosa viene accettata, perché spesso è normale che crescendo i fratelli prendano strade diverse, ma il legame resta …
Invece alla tua seconda domanda non so rispondere bene… forse si creano le stesse dinamiche o forse no. Potrebbe esserci una alternanza dei “ruoli” e così ciascuno può vedere meglio il punto di vista dell’altro e dal  punto di vista dell’altro.

D:  È un ragionamento affascinante… Ma con noi che ci azzecca ?

F.:  Centra, perché quel bacio inaspettato e repentino ci ha messo subito su un livello di verità imprevisto, straordinario, su una strada senza maschere o inganni, su una meravigliosa alternanza di ruoli, insomma una situazione che sarebbe un vero peccato non poter vedere come continuerà a colorarsi; una storia che non era negli schemi di Attilio e Giuseppe, ai quali ti giuro, vorrei raccontarlo, quel bacio… se solo ci fossero i muri e la luna di allora.

D:  Non racconterai i fatti nostri in giro?

F.: No, ti giuro, non li saprà nessuno….

RIFRAZIONI ROTAZIONISTE

Dopo Cromatismi in Rotazione (Apollo Ed. 2020) di cui ho già scritto alla sua uscita, il Maestro Rocco Regina torna a stupirci con  Rifrazioni rotazioniste (Apollo Ed. 2023).

Dodici quadri di ispirazione astrattista sono “fisicamente“ ribaltabili e interpretabili dai quattro lati in modi e maniere non finite.
Sul gioco del limite tra noto e inesplorato ho scritto per il Maestro e Amico questi dodici componimenti che ho il piacere di farVi leggere avulsi dal contesto del Volume, a cui tuttavia rimando per una immersiva esperienza pentadimensionale: larghezza, lunghezza, altezza, tempo e … Arte!

“Rifrazioni Rotazioniste si presenta come un’opera elegante e di piacevole lettura. Opera affollata e ricca: oltre all’autore dei quadri troviamo ben dieci artisti tra poetesse e poeti: Anilha Dahriu, Stanislao Donadio, Grazia Dottore, Rosanna Filomena, Gerardo Melchionda, Pasquale Montalto, Antonella Multari, Ferdinando Paternostro, Michele Pochiero ed Antonia Tursi. Ad arricchire l’opera pubblicata da Apollo Edizioni di Bisignano, la prefazione di Aurelio Pace e la postfazione di Giovanni Pistoia. In appendice, come sigillo sull’opera il Manifesto del Rotazionismo.” (Francesco Aronne, Faronotizie – N° 203 – Marzo 2023).

A Recanati Anatomia e Poesia

La Lectio Magistralis “Anatomia Chirurgica del volto” ha aperto il  XXXV Congresso Nazionale della SIDCO, Società Italiana di Dermatologia chirurgica, oncologica, correttiva ed estetica.

L’Anatomia dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, di essere disciplina transclinica, fondamentale per ogni atto diagnostico e terapeutico.


Al centro della discussione le immagini realizzate durante tante mie dissezioni della regione.
Sentitamente ringrazio il Comitato Organizzatore, nelle persone dei Dott.ri Marco Simonacci, Marco Dal Canton, Gian Marco Vezzoni, Marco Sigona, Gerardo Ferrara e tutto il Comitato Scientifico.
(nella foto con loro il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli).

Un filmato su “Anatomia per Tutti” propedeutico alla Lectio
https://youtu.be/7H-99lLc7N4

Il sito del Congresso
https://www.sidemast.org/evento/683

Il sito della SIDCO
https://www.sidco.it/

RINCASANDO COL POETA

Primi anni novanta. La biblioteca dove studiavamo, in centro, chiudeva puntualmente alle ore 23.

Tale limite temporale ritualizzava il mio ritorno a casa, il chiosco sui viali che chiudeva mentre passavo, la pubblica illuminazione che si affievoliva alle 23 e15 e Mario Luzi che rincasava, abitudinario pure lui nelle uscite serali.

Lo incrociavo puntualmente tra via Arnolfo e via Quintino Sella; abitava infatti qualche centinaio di metri più avanti rispetto alla mia casa paterna.

Una notte di febbraio, preso coraggio, lo salutai… “Buonasera Professore”… cortese, ricambiò.

Divenne, così, quel saluto nel buio di Bellariva, una bellissima luce, che si “riaccendeva” almeno due o tre volte a settimana.  

Aveva quasi ottant’anni, Mario Luzi, e camminava sicuro e spedito, d’inverno anche incurante del freddo, senza sciarpa o cappello. Una sera di pioggia accettò (era senza ombrello !) uno strappo fino a casa.

Restammo qualche minuto a parlare: mi complimentai per le riflessioni che aveva scritto, qualche giorno prima, a commento della Via Crucis romana del venerdì Santo; tanto servì per rompere il ghiaccio. Mi presentai come laureando in Medicina, raccontandogli però, emozionato, dei miei studi classici al Liceo Galileo che pure lo aveva visto studente mezzo secolo prima. “Lo vedi, mi disse bonario, quante cose abbiamo in comune, oltre all’ora in cui andiamo a dormire ?”

Foscolo, Leopardi, Manzoni, D’Annunzio li avevo sui libri; Luzi , quella sera, nella mia macchina … ed ero felice.

Educare alla Pace

Firenze, Liceo Ginnasio Galileo

Quando avevo anche il corpo giovane, in questi luoghi mi sono educato alla Pace, che è un esercizio attivo e quotidiano per tutti gli Uomini di buona volontà.
Oggi ci ho ritrovato l’unica bandiera che merita di essere sventolata.
Le guerre fanno morti, tutti innocenti e vittime.
Ogni ferita inferta è uno scempio dell’unica ricchezza che come razza abbiamo, l’intelligenza, e ci riporta paurosamente indietro nella scala evolutiva.
Basta.. subito.

Senza vincitori e vinti, perché abbiamo perso tutti.
Dopo cercheremo la ricostruzione, ma adesso fermatevi.