Il progetto, curato da Immacolata Belviso e Ferdinando Paternostro, approda all’IFAA 2026 di Melbourne. Un’esperienza nata per avvicinare gli studenti all’anatomia attraverso dissezione, visual thinking e comunicazione digitale diventa oggi anche un modello da studiare scientificamente.
Nella vita di un progetto c’è un momento in cui ciò che è nato da un’intuizione comincia a trasformarsi in qualcosa di più concreto, in cui l’esperienza accumulata negli anni non viene più soltanto raccontata, ma diventa oggetto di ricerca, sottoposta a osservazione, confronto e verifica scientifica.
Per Anatomia per Tutti, quel momento è arrivato a Melbourne, in Australia, in occasione dell’IFAA 2026, il Congresso dell’International Federation of Associations of Anatomists, uno dei massimi appuntamenti mondiali dedicati alle scienze anatomiche.
Il lavoro “Anatomy for Everyone: an inclusive, dissection-based educational model integrating hands-on anatomy and digital learning”, identificato come Paper 126, porta la firma di Immacolata Belviso, della UniCamillus – Saint Camillus International University of Health Sciences di Roma, e di Ferdinando Paternostro, del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze.
I due autori sono anche gli amministratori e animatori scientifici del progetto Anatomia per Tutti sui suoi canali Instagram e YouTube. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza: il progetto non nasce in un unico luogo fisico e non termina alla porta di una sala settoria. Vive contemporaneamente nel laboratorio anatomico, nelle università, negli incontri con gli studenti e nello spazio digitale.
Dal tavolo settorio di al congresso mondiale
La presenza all’IFAA 2026 assume quindi un significato particolare. Anatomia per Tutti non è stato presentato a Melbourne semplicemente come un’attività di divulgazione o come una fortunata esperienza sui social network. È stato portato davanti alla comunità scientifica anatomica internazionale come modello educativo, nell’ambito specifico delle Anatomical Sciences Education.
L’idea alla base di Anatomia per Tutti è semplice, ma scientificamente impegnativa: l’anatomia non dovrebbe essere confinata ai primi anni del corso di Medicina. La conoscenza del corpo umano accompagna infatti tutta la formazione del medico e continua ad avere un ruolo fondamentale nella successiva attività clinica e professionale. Per questo l’insegnamento anatomico dovrebbe essere accessibile, continuo, tridimensionale e soprattutto capace di collegare ciò che si studia sui libri con ciò che realmente esiste nel corpo umano.
Da qui nasce un modello che mette insieme strumenti apparentemente molto diversi: dissezione anatomica, Anatomical Visual Thinking, apprendimento tra pari e comunicazione digitale.
Davanti a un preparato anatomico lo studente scopre qualcosa che nessuna immagine bidimensionale può restituire completamente: profondità, rapporti, continuità tra strutture, variabilità individuale. Il corpo diventa uno spazio tridimensionale da esplorare e comprendere. Nel modello presentato a Melbourne, gli studenti lavorano sotto la guida di anatomisti e vengono affiancati anche da tutor formati dell’Italian Dissection Team, favorendo discussione, ragionamento collaborativo e interpretazione anatomica.
Ma la lezione non termina quando si esce dal laboratorio. Video, immagini e contenuti digitali permettono agli studenti di tornare sugli argomenti studiati, consolidare i rapporti spaziali e mantenere nel tempo il contatto con la disciplina. L’obiettivo non è sostituire l’esperienza diretta con il digitale, ma fare esattamente il contrario: utilizzare il digitale per prolungare e amplificare ciò che è stato appreso attraverso l’esperienza reale.
Quando l’educazione diventa ricerca
È però nella parte successiva del progetto che si trova forse la novità più significativa. Anatomia per Tutti sta infatti compiendo il passaggio dall’innovazione educativa alla ricerca sull’educazione anatomica.
Nel poster presentato all’IFAA questa evoluzione viene indicata con un’espressione molto chiara: “From Education to Research – The ICLO Experience”. La ICLO Experience nasce proprio per studiare in maniera controllata differenti modalità di insegnamento dell’anatomia topografica e clinica. Il disegno prevede il confronto tra lezione tradizionale, Anatomical Visual Thinking, dissezione cadaverica hands-on e insegnamento multimodale integrato.
La domanda scientifica diventa allora estremamente concreta: come impariamo davvero l’anatomia? Quale metodologia permette di ricordare meglio una struttura? Quale facilita la comprensione tridimensionale? E soprattutto: quale forma di insegnamento consente allo studente di trasferire ciò che ha appreso al ragionamento clinico?
Sono interrogativi decisivi per chi insegna anatomia oggi. Per molti anni la didattica anatomica è stata spesso valutata sulla base dell’esperienza dei docenti o delle impressioni degli studenti. Oggi, invece, anche l’educazione medica richiede dati, confronti, metodologie controllate e risultati misurabili. Ed è proprio questa la direzione intrapresa.
I numeri di una comunità
Anatomia per Tutti è cresciuto nel corso degli anni anche grazie alla costruzione di una vera comunità di studenti.
Il poster presentato a Melbourne riassume una dimensione ormai considerevole del progetto: oltre tremila studenti di Medicina coinvolti nelle attività, decine di laboratori anatomici e una comunità digitale che raggiunge decine di migliaia di persone attraverso Instagram e YouTube.
Ma ridurre tutto ai numeri sarebbe un errore. Il dato più interessante riguarda ciò che accade agli studenti quando entrano realmente in contatto con l’anatomia. Le osservazioni raccolte nel progetto indicano tre grandi aree di impatto: una comprensione anatomica più concreta e tridimensionale; la crescita della consapevolezza professionale ed etica attraverso il contatto rispettoso con il corpo donato alla scienza; e la possibilità di mantenere un rapporto continuo con l’anatomia anche dopo l’esperienza in sala settoria.
Sono aspetti che vanno oltre la semplice memorizzazione di nomi. Studiare anatomia significa progressivamente imparare a pensare nello spazio, immaginare ciò che si trova oltre una superficie, comprendere perché una struttura può essere raggiunta chirurgicamente da una determinata via o perché una lesione produce un determinato quadro clinico.
Significa, in altre parole, cominciare a guardare il corpo umano con gli occhi del futuro medico.
Melbourne, un punto di arrivo e di partenza
Portare questa esperienza all’IFAA 2026 significa inserirla nel confronto internazionale sull’avvenire dell’insegnamento anatomico.
Il titolo scelto dal Congresso — significativamente, Anatomy for Everyone — sembra quasi incontrare idealmente il percorso costruito in questi anni da Belviso e Paternostro. Ma la partecipazione al congresso mondiale non rappresenta soltanto un riconoscimento. Rappresenta soprattutto una responsabilità.Perché quando un’esperienza educativa entra nel campo della ricerca scientifica deve accettare di essere misurata, confrontata e, se necessario, modificata sulla base dei risultati.
È questo forse il passaggio più interessante dell’intera storia di Anatomia per Tutti. Non limitarsi a sostenere che un metodo funziona perché piace agli studenti. Dimostrarlo. Non accontentarsi dell’entusiasmo che nasce intorno al tavolo settorio. Cercare di capire quali elementi di quell’esperienza determinino realmente un apprendimento più profondo e duraturo.
Il progetto presentato a Melbourne afferma infatti esplicitamente che i risultati della ricerca dovranno contribuire a fornire evidenze scientifiche utili alla progettazione dei futuri curricula di anatomia e allo sviluppo di nuovi modelli di educazione medica. Ed è probabilmente questo il messaggio più importante portato al congresso mondiale degli anatomisti.
L’anatomia continua ad avere davanti a sé un enorme futuro educativo, purché sappia conservare ciò che la rende insostituibile — il corpo reale, la dissezione, l’osservazione diretta, la riflessione personale e guidata — e contemporaneamente sappia utilizzare gli strumenti della didattica moderna, della comunicazione digitale e soprattutto della ricerca scientifica.
Per Immacolata Belviso e Ferdinando Paternostro, autori del lavoro e amministratori di Anatomia per Tutti, Melbourne rappresenta quindi molto più della presentazione di un poster. Rappresenta l’ingresso di un’esperienza nata dall’insegnamento e dalla passione per la divulgazione anatomica in una nuova fase della propria storia. Una fase nella quale alla domanda “come possiamo insegnare meglio l’anatomia?” si prova finalmente a rispondere non soltanto con l’esperienza, ma con la ricerca. Ed è proprio da qui che comincia il prossimo capitolo di Anatomia per Tutti.













