Il doppio volto di Leonardo: il segreto della Gioconda

Tra il celebre ritratto della Monna Lisa, custodito al Louvre, e il presunto autoritratto di Leonardo da Vinci, conservato nella Biblioteca Reale di Torino, esiste un’affascinante e misteriosa corrispondenza che sta alimentando nuovi studi sull’opera del genio fiorentino.

L’autoritratto in questione, realizzato a sanguigna su carta intorno al 1515, raffigura un uomo anziano con una folta barba e un’espressione intensa e riflessiva. Nonostante sia spesso considerato una rappresentazione di Leonardo negli ultimi anni della sua vita, alcuni studiosi hanno messo in dubbio l’autenticità di questo autoritratto. Tuttavia, la recente scoperta della sovrapposizione perfetta con il volto della Monna Lisa ha riacceso l’interesse su questa ipotesi.

Effettuando una semplice operazione grafica – ribaltando orizzontalmente il disegno e sovrapponendolo al ritratto della Monna Lisa – si osserva una coincidenza sorprendente: i contorni dei due volti, incluse le proporzioni del naso, degli occhi e delle labbra, combaciano quasi in modo speculare. Questo dettaglio rafforza l’idea che Leonardo abbia volutamente progettato le due opere come elementi complementari di un unico messaggio visivo.

La Monna Lisa, realizzata tra il 1503 e il 1519, è nota per il suo enigmatico sorriso e per il suo sguardo che sembra seguire l’osservatore da qualsiasi angolazione. La donna ritratta ha ispirato infinite interpretazioni, alcune delle quali suggeriscono che dietro il suo volto si celi proprio un autoritratto velato di Leonardo stesso. La sovrapposizione con il disegno senile sembra confermare questa teoria e aggiunge un ulteriore strato di complessità simbolica.

Il risultato di questa fusione va oltre la semplice coincidenza artistica. Il volto della Monna Lisa, unendosi a quello dell’uomo anziano, sembra subire una metamorfosi temporale: la giovane donna diventa un uomo maturo, suggerendo un passaggio inevitabile dal femminile al maschile, dalla giovinezza alla vecchiaia. Questa trasformazione non è solo fisica, ma anche simbolica, poiché evoca il concetto di fluidità delle identità e la coesistenza delle energie opposte.

Leonardo potrebbe aver nascosto, attraverso queste due opere, un messaggio che trascende il tempo e le categorie sociali: il genere, l’identità e il tempo sono costruzioni illusorie, percezioni superficiali che nascondono una verità più profonda. Maschile e femminile, giovane e anziano, vita e morte sono semplicemente polarità estreme della stessa realtà.

Questo pensiero si collega direttamente ai principi dell’ermetismo, corrente filosofica che Leonardo conosceva bene. Secondo questi insegnamenti, ogni dualismo apparente è un’illusione: gli opposti non esistono in forma separata, ma sono solo variazioni dello stesso principio universale. Maschile e femminile coesistono in ogni individuo, così come luce e ombra, e insieme garantiscono l’equilibrio dell’intero universo.

Attraverso il suo duplice capolavoro, Leonardo sembra volerci invitare a guardare oltre le divisioni e le etichette, per riconoscere che tutte le polarità fanno parte di un’unità essenziale. Quella che percepiamo come separazione è solo un’illusione della mente e la vera saggezza sta nel riscoprire l’armonia nascosta dietro le apparenze.

📹 / robertedwardgrant (Instagram)

CERCO L’UOMO

Diogene di Sinope, vissuto nel IV secolo a.C., è uno dei più celebri filosofi della Scuola cinica. Noto per il suo stile di vita ascetico e per le sue idee provocatorie, Diogene incarnava l’ideale del vivere in accordo con la natura, rigettando le convenzioni sociali e i beni materiali.

Una delle immagini più famose è quella che lo ritrae con una lanterna accesa mentre vaga per le strade di Atene. Quando gli veniva chiesto cosa stesse facendo, rispondeva: “Cerco l’Uomo”. Con questa affermazione, Diogene intendeva denunciare l’ipocrisia e la corruzione della società, sostenendo che era difficile trovare un uomo vero, virtuoso e onesto.

Cosa vuol dire oggi essere intellettualmente onesti ? Siamo bombardati da informazioni frammentate e da opinioni polarizzate, perciò l’onestà intellettuale è un valore che assume un’importanza cruciale. Essere onesti intellettualmente significa, prima di tutto, impegnarsi a cercare e a dire la verità, anche quando questa verità appare scomoda, banale o controcorrente. È la capacità di affrontare le complessità del nostro tempo con un senso di responsabilità, riconoscendo le sfumature e evitando le semplificazioni ingannevoli.

Ad esempio, affermare che “la guerra è la morte della società civile” può sembrare una dichiarazione ovvia, quasi banale, ma è proprio nella ripetizione di queste verità fondamentali che risiede la nostra capacità di mantenere viva la coscienza collettiva. In un’epoca in cui la retorica bellica può essere facilmente strumentalizzata, ribadire l’orrore della guerra e l’urgenza della pace non è un atto di superficialità, ma un richiamo necessario alla realtà delle cose. Non dobbiamo mai smettere di ricordare che la guerra non è una soluzione, ma una ferita profonda nel soma della nostra umanità.

Allo stesso modo, riconoscere la nostra responsabilità nella crisi climatica e affermare che “tutti dovremmo preoccuparcene” è una verità che non può essere ignorata, per quanto ripetuta essa sia. L’onestà intellettuale ci impone di affrontare questa crisi con la serietà che merita, senza cadere nel cinismo o nella disperazione. Siamo tutti parte del problema, e proprio per questo dobbiamo essere tutti parte della soluzione. Non possiamo permetterci di delegare la responsabilità ad altri o di fingere che il cambiamento climatico sia un problema lontano o irrisolvibile.

Essere onesti intellettualmente oggi significa anche essere pronti a mettere in discussione le proprie convinzioni, a dialogare con chi la pensa diversamente e a riconoscere i propri errori. È un impegno verso una ricerca continua della verità, che richiede coraggio, apertura mentale e profonda umiltà. Vuol dire essere disposti sempre a imparare e a crescere, anche quando questo richiede di rivedere le proprie posizioni.

La filosofia di Diogene mirava a risvegliare le coscienze e a far riflettere sul vero significato della vita e della virtù. La sua figura è divenuta leggendaria, simbolo di ribellione contro l’ipocrisia e di ricerca della verità autentica. Diogene oggi ci direbbe che l’onestà intellettuale è una pratica quotidiana, richiede attenzione, impegno e, soprattutto, la volontà di affrontare la complessità del nostro mondo con integrità e trasparenza. In un tempo di crisi globali e divisioni profonde, essere onesti intellettualmente non è solo un dovere morale, ma una necessità urgente per la sopravvivenza della nostra umanità.
Ecco perché tutti dovremmo scendere in piazza con le nostre piccole lanterne.

OCCHIALI … DA SOLO !

Togliere gli occhiali da sole quando si parla con gli altri è considerato, a ragione, un segno di buona educazione. Questo semplice gesto permette di stabilire un contatto visivo diretto, fondamentale per la comunicazione empatica. Gli occhi, infatti, leggono e trasmettono emozioni ed attenzione, e mantenere il contatto visivo aiuta a costruire una connessione profonda con l’interlocutore.

Ricorderete analogamente che, in epoca COVID, anche l’uso della mascherina riduceva la capacità di percepire le espressioni facciali, rendendo più difficile le relazioni interpersonali.

Il riconoscimento facciale basato su punti di riferimento, come il triangolo formato da occhio-occhio-naso o orecchio-orecchio-mento, è una tecnica utilizzata in molti algoritmi di visione artificiale. Gli occhi e il naso sono zone chiave del viso; gli algoritmi, come i modelli di reti neurali convolutive, individuano i punti precisi dove si trovano le pupille e la punta del naso. Similmente, gli algoritmi possono individuare le orecchie e il mento come punti di riferimento. Una volta identificati occhi, naso, orecchie e mento, questi punti vengono sfruttati per creare dei triangoli immaginari. La distanza e gli angoli tra questi punti possono essere unici per ogni individuo, quindi vengono utilizzati per creare una “firma” facciale. Poi, le misure e gli angoli dei triangoli vengono normalizzati per compensare variazioni di scala, rotazione e prospettiva. Ciò significa che il sistema è in grado di riconoscere un volto indipendentemente da quanto sia vicino o lontano o dall’angolo di vista. Se c’è una corrispondenza sufficientemente alta rispetto a volti già in memoria, il nuovo volto viene riconosciuto come appartenente a una determinata persona. Se non c’è corrispondenza, il volto può essere classificato come sconosciuto. Questa tecnica viene utilizzata in vari contesti, come il riconoscimento facciale nei sistemi di sicurezza, nelle applicazioni di autenticazione biometrica e nella sorveglianza.

Qualcosa di simile fa anche il nostro cervello, estremamente abile nell’identificare e riconoscere volti, basandosi su punti chiave come gli occhi, il naso, la bocca e la distanza tra questi. Anche se non calcoliamo esplicitamente i triangoli o le distanze, riusciamo ad analizzare automaticamente le relazioni spaziali tra questi punti. Come gli algoritmi di riconoscimento facciale, anche il cervello utilizza le proporzioni tra i diversi elementi del volto (ad esempio, la distanza tra gli occhi e il naso o tra le orecchie e il mento) per distinguere un volto da un altro. Questa analisi avviene in una regione chiamata area fusiforme dei volti (FFA), che è specializzata proprio nel riconoscimento facciale.
La Fusiform Face Area si trova nel giro fusiforme, nella parte inferiore del lobo temporale, lungo la superficie ventrale di entrambi gli emisferi, ma è spesso più attiva nell’emisfero destro. E’ specializzata nel riconoscimento dei volti e nella discriminazione di caratteristiche facciali, giocando un ruolo cruciale nella nostra abilità di identificare e ricordare volti familiari.
Il cervello dunque immagazzina informazioni sui volti che abbiamo già visto, associandole a una memoria visiva. Quando vediamo un viso, la FFA confronta queste informazioni con quelle memorizzate per determinare se questo è familiare o meno. Tuttavia non si limita a elaborare singoli punti o proporzioni, ma utilizza sia un’elaborazione globale (l’aspetto generale del volto) sia un’elaborazione locale (dettagli specifici come un neo o una cicatrice). Questo ci rende molto efficace nel riconoscimento, anche in condizioni non ideali (ad esempio, con poca luce o visione da angoli insoliti).

Il riconoscimento facciale nel cervello umano è estremamente rapido. Entro pochi millisecondi, possiamo identificare se un volto è familiare, se appartiene a una certa età o sesso, e anche riconoscere espressioni facciali che indicano emozioni. A differenza degli algoritmi, noi siamo in grado di adattarci e apprendere continuamente. Questo significa che, anche se le proporzioni di un volto cambiano (ad esempio, a causa dell’invecchiamento), siamo ancora in grado di riconoscere la persona.

Quindi, la prossima volta che indossiamo gli occhiali da sole e vogliamo o dobbiamo incrociare lo sguardo con  qualcuno, togliamoceli; dietro ogni volto c’è una storia unica da scoprire. Connettiamoci, sorridiamo e lasciamo che la nostra umanità brilli, perché, in fondo, è questo che ci rende davvero riconoscibili!

Nella figura in giallo è evidenziato il giro fusiforme. Lesioni bilaterali (ma anche solo a livello dell’emisfero destro) impediscono il corretto riconoscimento dei volti. Questo deficit è conosciuto come prosopoagnosia.

PRIMIZIE

Il canto segreto dell’Amore: note di Poesia nell’eco del Tempo.

“Primizie” si presenta non soltanto come una raccolta poetica, ma come un’opera d’arte che abbraccia l’intima essenza dell’esperienza umana, elevando la parola poetica a strumento privilegiato di esplorazione e di espressione del sentimento. Antonino Marcello Pilia, con l’acume di un Artista consapevole e la delicatezza di un’anima sensibile, intesse una sinfonia di emozioni che trovano la loro culla nel vissuto quotidiano, trasfigurato dalla poesia.

Il titolo stesso, “Primizie”, evoca l’idea di un’offerta, di un dono prezioso che l’autore porge al lettore, un dono che è il frutto primigenio del suo cuore e della sua mente. Le 88 poesie che compongono la raccolta, come i tasti di un pianoforte, disegnano una melodia che è allo stesso tempo complessa e armoniosa, dove ogni nota, ogni verso, è un’esplorazione del sentimento amoroso, inteso nella sua dimensione più vasta e profonda.

Pilia, con una padronanza stilistica che tradisce un rigoroso lavoro di riflessione e di affinamento, riesce a sublimare l’esperienza individuale, trasformandola in un diario lirico che trascende il tempo e lo spazio. Ogni poesia è un frammento di eternità, in cui l’amore, sebbene ormai concluso, continua a vivere e a pulsare, reso immortale dall’arte del verso. Qui l’Amore non è mero oggetto di rappresentazione, ma si fa soggetto attivo, presenza viva che anima l’intera raccolta, conferendo ad essa una tensione emotiva che si rivela in ogni parola.

domattina
non mi sveglierà il tuo bacio,
ma il suo indelebile ricordo:
nei miei versi è rimasto
il tuo rossetto.


velluto
al fianco onorato,
al volto sfiorato,
unguento di vita
tua mano: ristoro.


Nell’ordine cronologico che l’Autore ha scelto per disporre le sue composizioni, si percepisce una chiara volontà di tracciare un percorso, una narrazione che accompagna il lettore lungo le tappe di un viaggio esistenziale. Questo percorso, tuttavia, non è lineare, ma piuttosto un ritorno continuo sul medesimo punto: il cuore dell’esperienza amorosa, che viene rielaborata e ripensata attraverso la lente del presente.

La lingua di Pilia, semplice ma carica di suggestioni, risponde perfettamente alla sua poetica. Egli non cerca l’artificio retorico né la sperimentazione formale fine a sé stessa, ma punta alla verità del sentimento, alla sincerità dell’espressione. Ecco allora che i suoi versi, pur nella loro apparente semplicità, si rivelano densi di significati, capaci di toccare le corde più intime dell’animo umano.

In questa raccolta, Pilia si dimostra un autentico Poeta nel senso crociano del termine: egli è capace di dare forma all’indistinto, di trasformare l’esperienza soggettiva in un’opera d’arte universale, che parla al cuore di ogni lettore. “Primizie” è, dunque, non solo un prezioso scrigno di ricordi e sensazioni, ma una testimonianza della potenza della poesia, che si fa eco del passato e promessa del futuro, in un perpetuo dialogo con l’eterno.

In definitiva, “Primizie” è un’opera che va oltre la mera lettura: è un’esperienza da vivere, un viaggio interiore che invita il lettore a riflettere sul senso della vita, sull’Amore e sul potere redentore della Poesia. Antonino Marcello Pilia, con la sua raccolta, ci regala una vera e propria sinfonia lirica, in cui la parola diventa musica e la Poesia diventa vita.

Primizie
Antonino Marcello Pilia
G.C.L. Edizioni 2024

CLOSE TO YOU

E’ dall’inizio che questa non mi è sembrata una serata normale: i due sassofonisti sono arrivati in teatro in perfetto orario e Paolo, il batterista, per la prima volta nella sua vita, è in scena con la cravatta annodata.
La sala è finalmente gremita e sul palco non c’è neanche più lo spiffero dell’altro ieri, anzi… fa quasi caldo.

Mentre canto la mente si svuota…meglio, se penso mi scordo le parole… la prossima è “Close to you”: due giri di batteria, poi entra il piano ed basso “Why do birds suddenly appear, ev’ry time you are near?”… il cuore pulsa sincrono al rullante. “That is why all the boys in town follow you all around. Just like me , they long to be close to you”.
Ecco la pausa, l’orchestra tace all’unisono, due battute a vuoto, anche la batteria si ferma e con lei…(cosa mi succede) i miei battiti!
Il tempo i m p r o v v i s a m e n t e s i d i l a t a.
E’ notte e giorno; inverno ed estate; sono bambino e vecchio, bianco e nero, uno e tanti, uomo e donna. Davanti a me il Maestro, immobile; la bacchetta vuole scendere, disegnare il gesto ma resta lì, ferma a mezz’aria…

Non ho paura .. sembra la fine ma tutto è così… profumato, armonioso…. tutto al posto giusto.
MI – FA, la tromba, poi la ritmica e il pianoforte; la bacchetta cala roteando con la solita sapienza “Just like me, they long to be close to you”… respiro a fondo…

SONO VIVO,

e questo, del Destino, è forse il mio regalo di Natale.

DOMANDE IMPOSSIBILI

D. …ma dimmi, quale parte del tuo lavoro ti piace di più, quale di meno?

F. Che domanda difficile, quasi come chiedere a novembre cosa farai a Capodanno … a proposito che facciamo a Capodanno?

D. Non cambiare argomento…troppo facile svicolare

F. Mi piace tutto, a dirti il vero… alcune cose sono più semplici, altre più complesse.  Fare lezione, dissecare, se ti prepari bene, alla fine sono semplici e di grande soddisfazione; la ricerca è più complessa perché la devi pensare, curare, negarla e riconoscerla di nuovo, accompagnarla nel suo sviluppo e renderla nota alla comunità scientifica, con coerenza, umiltà e onestà intellettuale

D. E la cosa più difficile di tutti?

F. Fare gli esami …

D. Ma dici? Se sei tu a fare le domande …

F. Vero, ma intanto le domande non devono essere mai uguali… l’Anatomia è così vasta che per fortuna c’è abbondanza di argomenti. Devi essere sempre attento a seguire l’esposizione di concetti, devi indurre al ragionamento e devi essere estremamente chiaro in quello che suggerisci o domandi, perché l’esame non è una gara di fioretto sul filo aguzzo dei tuoi pensieri, ma una nuotata fianco a fianco in un mare che spaventa per la sua immensità ma che dopo accoglie, incanta, meraviglia, rende lievi… e alla fine rende migliori entrambe le persone sedute dai due lati della cattedra.

D. Fammi una domanda difficile …

F. Aspetta, me la devo preparare

D. Non prendermi in giro …

F. No, te ne ho fatte tante oggi a cui non hai saputo rispondere e, siccome sono convinto che sei molto preparata, credo di aver sbagliato io, nel modo di porgerle o forse proprio a farle.

SOPRAFFATTI DAI DISTRATTORI

I Mass Media sono intrisi di notizie di scarso o scarsissimo interesse generale, che occupano la maggior parte degli spazi informativi; i Social media drogano di informazioni a spot il nostro cervello, attutendo la capacità alla concentrazione e alla fatica del pensiero; per questo non tolleriamo più nessuno sforzo mentale, che sta alla base di ogni operoso studio, progettazione o impegno, civile, politico, sociale.

I problemi veri e oramai non procrastinabili…. la natura violentata, il clima impazzito, le minacce nucleari, le ingiustizie sociali, le mani e gli occhi di chi ci chiede aiuto… diventano una poltiglia nel buonismo conformista e di facciata, o peggio problemi da dimenticare con facili slogan o battute ad effetto.

Abbiamo perso l’allenamento al pensare, delegandolo a chi, con concetti facili facili, inonda di nulla le nostre vite. Di questo mellifluo flusso di fandonie che chiamiamo “informazione” ci riempiamo le giornate e di questo (e solo di questo) desideriamo vivere e ragionare.

I Media rincorrono il pensiero comune per vendersi e per vendere. Il pensiero comune è plasmato dai Media… da molto tempo questa (con poche eccezioni) è una spirale al ribasso.

I politici populisti (quelli, a destra e a sinistra, che fanno i politici perché in ogni altro mestiere o professione avrebbero fallito) cavalcano e fomentano i Distrattori, dal momento che è più facile alzare polveroni per bazzecole o impegnarsi in problemi di poco conto, piuttosto che cercare nuove coesioni e sinergie transnazionali che finalmente mettano l’Uomo al centro e salvino il Pianeta.

Alla fine, perciò, nell’immaginario collettivo prevalgono i “distrattori”: gli echi di cronaca gialla, rosa e nera, gli amici degli amici della de Filippi, il derby, la Ferrari, i ceffoni tra gli attori, le pesche, il gossip più becero. Anche la Fede, che avrebbe potuto incidere positivamente per la sfera intima e essenziale nella quale vive, viene ridicolizzata da processioni e campagne contro l’uso del profilattico…. altri Distrattori.

La distruzione dell’ambiente, le guerre, il prevalere delle diseguaglianze dovrebbero essere per il mondo intero considerate alla stregua di una malattia. Prima occorre mettercela tutta per guarire, poi si può pensare ad altro (e magari di serio e costruttivo).

Allora mi chiedo (e Vi chiedo): chi si lascia facilmente “distrarre” è uno stolto, un succube oppure un complice?

RIFRAZIONI ROTAZIONISTE

Dopo Cromatismi in Rotazione (Apollo Ed. 2020) di cui ho già scritto alla sua uscita, il Maestro Rocco Regina torna a stupirci con  Rifrazioni rotazioniste (Apollo Ed. 2023).

Dodici quadri di ispirazione astrattista sono “fisicamente“ ribaltabili e interpretabili dai quattro lati in modi e maniere non finite.
Sul gioco del limite tra noto e inesplorato ho scritto per il Maestro e Amico questi dodici componimenti che ho il piacere di farVi leggere avulsi dal contesto del Volume, a cui tuttavia rimando per una immersiva esperienza pentadimensionale: larghezza, lunghezza, altezza, tempo e … Arte!

“Rifrazioni Rotazioniste si presenta come un’opera elegante e di piacevole lettura. Opera affollata e ricca: oltre all’autore dei quadri troviamo ben dieci artisti tra poetesse e poeti: Anilha Dahriu, Stanislao Donadio, Grazia Dottore, Rosanna Filomena, Gerardo Melchionda, Pasquale Montalto, Antonella Multari, Ferdinando Paternostro, Michele Pochiero ed Antonia Tursi. Ad arricchire l’opera pubblicata da Apollo Edizioni di Bisignano, la prefazione di Aurelio Pace e la postfazione di Giovanni Pistoia. In appendice, come sigillo sull’opera il Manifesto del Rotazionismo.” (Francesco Aronne, Faronotizie – N° 203 – Marzo 2023).

CI VOLEVA IL RULLO


Lavori e lavoretti domestici, fai da te e bricolage: se fatti in clima vacanziero diventano piacevoli incombenze; se devono essere poi realizzati non dentro ma sull’uscio di casa, sono una fantastica occasione di socializzazione.

Le case della Costa si ripopolano d’estate e via Rossi ti si rianima.
La Costa.. si.. Mormanno pur a 840 m ha un Faro, il quartiere Costa e perfino via Marinella.
Se gli oceani si innalzeranno ancora la nostra toponomastica è già aggiornata.

Dicevo dei lavoretti fatti fuori dal portone. Chi passa e, attivando i neuroni specchio, si immedesima in un compito piacevolmente faticoso, si sente in obbligo di salutare (è il minimo) o di fermarsi a fare due chiacchiere.


Ve ne riporto alcune, in ordine sparso.

  • Attento, stai gocciolando (premuroso).
  • La lunghezza del pennello non fa la perizia del pittore (allusivo… ma vale anche al contrario?…).
  • Anch’io sto imbiancando casa… guarda ho ancora i segni della vernice sulle braccia (partecipe).
  • Quando finisci da te vieni anche a risistemare il miei stipiti (opportunista).
  • Mi hanno portato un cesto di zucchine, te ne lascio due (generoso).
  • Hai finito? Lavori anche oggi che è domenica (sindacalista).
  • Vado a mangiare … pasta e fagioli, se vuoi sei mio gradito commesale (ospitale).
  • Quando sei venuto..e quanto resti ? (la frase più pronunciata nella settimana di ferragosto).
  • Mi piace, potresti proseguire con gli stessi colori per i portoni della strada (esperto di decoro urbano)
  • Tu sei il Dott… Ti ho visto in televisione! (multimediale).
  • Bel lavoro ma qui si riconoscono le pennellate. Ci voleva il rullo…(definitivo e… tombale).