Perineo e pavimento pelvico, un percoso anatomico culturale e storico.

Il perineo è una regione anatomica poco conosciuta, nonostante svolga funzioni essenziali. Contribuisce alla continenza, alla sessualità, alla postura e alla stabilità del tronco e assume un ruolo particolarmente importante durante la gravidanza e il parto. La sua rilevanza clinica e funzionale contrasta con la scarsa attenzione che generalmente riceve, anche a causa dell’imbarazzo e dei tabù culturali che ancora circondano questa parte del corpo.

Il primo merito di Perineo e pavimento pelvico. Anatomia, fisiopatologia, cultura e rappresentazioni, firmato da Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Giulia Guarnieri, Alessandra Pacini, Ferdinando Paternostro e Giuseppe Vergilio, consiste nel sottrarre questa regione del corpo alla doppia condanna dell’invisibilità scientifica e del tabù culturale. Il libro non si limita a descrivere una struttura anatomica: mostra come, in un territorio corporeo relativamente piccolo, convergano alcune delle più importanti funzioni biologiche e alcune delle esperienze più profonde dell’esistenza umana.

L’opera possiede l’architettura di un trattato, ma cerca il respiro di un racconto scientifico. I suoi trentuno capitoli, seguiti da un’appendice antropologica, accompagnano il lettore dalla morfologia alla funzione, dalla patologia alla cura, dall’evoluzione biologica alla rappresentazione artistica. Questa ampiezza non è un’aggiunta ornamentale: è la tesi stessa del volume. Il corpo umano può essere compreso pienamente solo quando anatomia, storia, esperienza individuale e cultura tornano a dialogare.

La prima parte costruisce con metodo le fondamenta. Limiti topografici, fasce, spazi perineali, diaframma pelvico, muscolo elevatore dell’ano, innervazione pudenda, plessi autonomici, vasi sanguigni e reti linfatiche vengono presentati non come un catalogo di nomi, ma come elementi di un sistema integrato. È una scelta didattica importante: il pavimento pelvico non appare come una lastra immobile posta alla base del bacino, bensì come un’architettura dinamica di muscoli, connettivo, nervi e vasi, capace di adattarsi continuamente alle pressioni addominali e ai cambiamenti posturali.

Uno dei punti di forza del libro è proprio il passaggio costante dalla forma alla funzione. L’anatomia degli organi erettili conduce alla fisiologia della risposta sessuale; lo studio degli sfinteri introduce ai meccanismi della minzione e della defecazione; la descrizione dei muscoli diventa la spiegazione della continenza e della stabilità. Il lettore comprende così che sostenere i visceri, urinare, evacuare, respirare, camminare, avere rapporti sessuali e partorire non sono attività isolate. Richiedono una concertazione neuromuscolare finissima, paragonabile a un’orchestra in cui ogni elemento deve intervenire con la giusta intensità e al momento opportuno.

Particolarmente riusciti sono i capitoli dedicati alla gravidanza e al parto. Qui il pavimento pelvico rivela uno dei paradossi più affascinanti della sua biomeccanica: deve essere abbastanza resistente da sostenere gli organi e preservare la continenza, ma anche sufficientemente elastico da consentire la nascita. È una struttura chiamata, per così dire, a custodire e ad aprirsi. Il parto emerge quindi non soltanto come evento ostetrico, ma anche come una straordinaria prova di adattamento dei tessuti, delle fasce e dei muscoli.

La prospettiva evolutiva allarga ulteriormente l’orizzonte. Il volume ricorda opportunamente che l’evoluzione non progetta organismi perfetti: modifica strutture preesistenti, raggiungendo compromessi. Nel caso umano, la stazione eretta, l’aumento del volume cerebrale del neonato e la trasformazione del bacino hanno imposto al pavimento pelvico esigenze contrastanti. La sua efficienza è dunque anche la sua vulnerabilità. Prolassi, incontinenza e difficoltà del parto non appaiono più come inconvenienti inspiegabili, ma come il possibile prezzo della nostra storia biologica.

Ugualmente preziosa è l’attenzione all’intero arco della vita. Embriologia, differenziazione sessuale, maturazione, gravidanza, invecchiamento e trasformazioni ormonali restituiscono l’immagine di una regione tutt’altro che immutabile. Il corpo viene descritto come un processo, non come un oggetto fissato una volta per tutte. Anche il dimorfismo sessuale è affrontato, evidenziando le differenze anatomiche e funzionali, senza perdere di vista la profonda matrice comune dello sviluppo maschile e femminile.

Il capitolo sul “core” rappresenta uno dei collegamenti più utili per il lettore contemporaneo. Il diaframma respiratorio, la parete addominale, i muscoli profondi della colonna vertebrale e il pavimento pelvico formano un sistema coordinato di regolazione delle pressioni e di stabilizzazione del tronco. È una prospettiva che corregge l’idea, ancora diffusa, secondo cui il perineo riguarderebbe soltanto la ginecologia o l’urologia. Questa regione interessa invece anche la postura, il movimento, l’attività sportiva e la respirazione.

Il passaggio alla clinica è prudente e concreto. Malformazioni congenite, incontinenza urinaria e fecale, prolasso, dolore pelvico, disfunzioni sessuali, traumi ostetrici e conseguenze degli interventi chirurgici sono ricondotti alle strutture e ai meccanismi descritti in precedenza. La patologia non diventa così un elenco allarmante, ma la dimostrazione di ciò che accade quando l’equilibrio anatomico e neuromotorio si altera.

La sezione sulla riabilitazione completa efficacemente questo percorso. Esercizio terapeutico, controllo neuromuscolare, biofeedback, elettrostimolazione e modificazione delle abitudini sono integrati in un progetto individualizzato. Il messaggio più convincente è che la riabilitazione non coincide semplicemente con il “rafforzamento” muscolare: talvolta occorre recuperare la forza, altre volte il rilassamento, la sensibilità o la coordinazione. Curare significa, anzitutto, comprendere quale componente del sistema abbia perso il proprio equilibrio.

A circa due terzi del volume avviene un cambio di prospettiva coraggioso. Dopo aver osservato il perineo con gli strumenti della dissezione, dell’imaging e della biomeccanica, gli autori lo seguono attraverso le civiltà antiche, il Medioevo, il Rinascimento, l’età moderna e la contemporaneità. È qui che il libro rivela la sua originalità più evidente. La storia delle conoscenze anatomiche diventa anche storia dello sguardo: ciò che un’epoca mostra, nasconde, idealizza o considera sconveniente racconta il suo modo di concepire il corpo.

Il capitolo rinascimentale evidenzia bene l’incontro fra arte e osservazione scientifica, quando la dissezione e il disegno anatomico cominciarono a trasformare il corpo da territorio simbolico in realtà direttamente indagabile. I capitoli successivi affrontano l’affermazione dell’anatomia topografica, dell’ostetricia, della chirurgia, della diagnostica per immagini e delle ricostruzioni tridimensionali. Il progresso non è raccontato come una semplice marcia trionfale, ma come una conquista progressiva di visibilità.

Letteratura, pittura, scultura, cinema e media contemporanei consentono poi di misurare la distanza tra l’importanza biologica e la presenza pubblica. Il perineo compare raramente in modo esplicito, ma è implicato ogni volta che l’arte parla di nascita, desiderio, maternità, dolore, pudore, malattia o identità corporea. È una presenza indiretta e, proprio per questo, rivelatrice. Il corpo, ci ricorda il libro, non è mai soltanto una realtà biologica: è anche il risultato delle parole e delle immagini con cui impariamo a riconoscerlo.

L’appendice dedicata alla clitoride e all’evoluzione del legame di coppia costituisce una chiusura stimolante. Partendo dalla riscoperta della reale estensione anatomica dell’organo, il testo esplora l’ipotesi che il piacere femminile abbia avuto conseguenze non soltanto sessuali, ma anche relazionali ed evolutive. Il confronto con altri primati, in particolare con i bonobo, solleva interrogativi sul ruolo della sessualità nella coesione sociale e nella costruzione dei legami. Le ipotesi sono presentate come prospettive interpretative, non come verità definitive: una cautela essenziale quando si passa dal dato anatomico alla ricostruzione evoluzionistica.

Il volume nasce da una competenza collettiva chiaramente definita. Immacolata Belviso, professoressa associata di Anatomia umana presso UniCamillus a Roma, contribuisce al solido profilo anatomico dell’opera. Jacopo Junio Valerio Branca, ricercatore dell’Università di Firenze, partecipa a un lavoro che collega la ricerca morfologica all’applicazione clinica. Giulia Guarnieri, ricercatrice nello stesso ateneo, è parte di una squadra che rende accessibili relazioni anatomiche complesse senza impoverirle. Alessandra Pacini, professoressa associata di Anatomia umana a Firenze, rappresenta una competenza disciplinare riconoscibile per l’attenzione alla struttura, alla variabilità e alla funzione. Ferdinando Paternostro, professore associato di Anatomia umana presso l’Università di Firenze, concorre all’impostazione ampia che unisce la scienza del corpo e la storia delle sue rappresentazioni. Giuseppe Vergilio, biologo e ricercatore post-dottorato dell’Università di Palermo, completa il gruppo con una formazione biomedica inserita fra anatomia, neuroscienze e diagnostica avanzata.

Non essendo indicata nel volume una ripartizione nominativa dei capitoli, sarebbe arbitrario attribuire a ciascun autore singole sezioni. È invece l’identità corale del gruppo a costituire uno dei punti di forza dell’opera: sei studiosi e studiose, provenienti da tre istituzioni universitarie, costruiscono una voce comune e una visione coerente.

L’ambizione enciclopedica comporta inevitabilmente qualche rischio. Nelle sezioni storico-artistiche e antropologiche alcuni temi avrebbero potuto essere sostenuti da un dialogo ancora più ravvicinato con opere, autori e casi specifici; in un libro tanto vasto, inoltre, taluni passaggi assumono necessariamente un carattere introduttivo. Ma è anche questa apertura a rendere il volume insolito e utile: non pretende di chiudere ogni discussione, bensì di mostrare quante discipline possano incontrarsi intorno a una regione corporea a lungo trascurata.

Il glossario finale, la bibliografia generale e la sitografia rafforzano la vocazione didattica del lavoro, offrendo al lettore strumenti per orientarsi nella terminologia e proseguire l’approfondimento.

Perineo e pavimento pelvico riesce dunque in un’operazione culturale prima ancora che editoriale: rende visibile ciò che normalmente rimane nascosto. E mostra che conoscere il corpo non significa soltanto imparare il nome dei suoi componenti, ma comprendere le relazioni che li rendono vivi.

Il perineo sostiene il peso dei visceri e accompagna gesti quotidiani di cui raramente siamo consapevoli; custodisce la continenza, partecipa al piacere e permette la nascita. È insieme sostegno e passaggio, chiusura e apertura, struttura anatomica ed esperienza biografica. Studiarlo significa osservare, da un punto di vista apparentemente periferico, questioni poste al centro della condizione umana: come restiamo in piedi, come invecchiamo, come ci prendiamo cura del corpo, come entriamo in relazione e come veniamo al mondo.


Perineo e pavimento pelvico. Anatomia, fisiopatologia, cultura e rappresentazioni
Youcanprint, 2026. 228 pp. ISBN 9791224098416.

Si ringrazia BioLab Divulga per il contributo alla realizzazione di alcune delle immagini presenti in questo volume.

Il fegato: grande laboratorio della vita

Il fegato. Analisi integrata tra anatomia, mito, arte e cultura

Immacolata Belviso, Carlo Benedini, Alessandro Palazzolo, Ferdinando Paternostro, Giorgio Zinno

Youcanprint 2026
ISBN: 9791224079477 (cartaceo) ISBN: 9791224082545 (ebook)


Quando pensiamo agli organi che rendono possibile la nostra esistenza, la mente corre immediatamente al cuore e al cervello. Eppure esiste una struttura straordinaria che ogni giorno svolge centinaia di funzioni indispensabili alla vita, coordinando processi complessi con una precisione sorprendente: il fegato.

Con un peso che nell’adulto spesso supera il chilogrammo e mezzo, il fegato è il più grande viscere del corpo umano. Ogni minuto riceve enormi quantità di sangue provenienti sia dall’intestino sia dalla circolazione arteriosa, trasformando nutrienti, immagazzinando energia, producendo proteine fondamentali, sintetizzando la bile e contribuendo alla neutralizzazione di sostanze potenzialmente dannose. Nessun altro organo possiede una versatilità funzionale simile.

Ma il fascino del fegato non si esaurisce nella sua straordinaria fisiologia.

Fin dall’antichità esso ha occupato un posto privilegiato nell’immaginario umano. Molto prima che la scienza moderna ne comprendesse le funzioni, le grandi civiltà del Mediterraneo lo consideravano il centro della vita e delle emozioni. Gli Etruschi e i Babilonesi studiavano il fegato degli animali per interpretare il futuro; i medici greci lo ritenevano uno degli organi fondamentali dell’equilibrio corporeo; filosofi e poeti lo associavano al coraggio, alla forza e alla vitalità.

Persino uno dei miti più celebri della cultura occidentale ruota attorno a questo organo. Prometeo, colpevole di aver donato il fuoco agli uomini, viene condannato da Zeus a un supplizio eterno: ogni giorno un’aquila gli divora il fegato, che durante la notte ricresce. Una narrazione simbolica che sembra anticipare una delle caratteristiche più sorprendenti oggi riconosciute dalla biologia moderna: la capacità rigenerativa del fegato.

Da dove nasce questa straordinaria centralità culturale? Perché un organo nascosto sotto le coste ha affascinato medici, artisti, filosofi e anatomisti per millenni?

A queste domande cerca di rispondere Il fegato: analisi integrata tra anatomia, mito, arte e cultura, un’opera che propone un approccio originale e multidisciplinare, capace di unire il rigore della scienza alla profondità della storia e della cultura.

Il lettore viene accompagnato in un percorso che inizia dall’anatomia macroscopica dell’organo. Posizione, rapporti, lobi, segmenti funzionali, vascolarizzazione e vie biliari sono descritti con chiarezza e precisione, fornendo le basi necessarie per comprendere la complessità dell’architettura epatica. Grande attenzione è dedicata alla moderna segmentazione di Couinaud, oggi fondamentale nella chirurgia e nella radiologia interventistica.

Il viaggio prosegue poi all’interno del parenchima, dove il mondo microscopico rivela un’organizzazione raffinata e affascinante. Lobuli, sinusoidi, epatociti, cellule di Kupffer e acini epatici diventano protagonisti di una narrazione che mostra come la forma anatomica sia intimamente legata alla funzione.

Un capitolo particolarmente coinvolgente è dedicato alla dissezione anatomica. Attraverso l’esperienza diretta del tavolo settorio, il fegato viene osservato nella sua tridimensionalità reale, consentendo di comprendere aspetti che nessuna immagine bidimensionale può restituire appieno. La dissezione diventa così uno strumento di conoscenza privilegiato, capace di trasformare la teoria in un’esperienza concreta.

Accanto alla dimensione anatomica trovano spazio la storia della medicina e l’evoluzione del pensiero scientifico. Dalle concezioni di Ippocrate e Galeno fino alle rivoluzionarie osservazioni di Leonardo da Vinci e di Andrea Vesalio, il fegato emerge come uno dei protagonisti della lunga avventura che ha portato alla nascita dell’anatomia moderna.

Il volume esplora inoltre la presenza del fegato nell’arte, nel linguaggio e nella società. Espressioni ancora oggi utilizzate quotidianamente, come “avere fegato”, testimoniano quanto profondamente questo organo sia radicato nella cultura occidentale. Anatomia e simbolo, biologia e immaginario, scienza e umanesimo si intrecciano in una prospettiva capace di arricchire la comprensione del corpo umano.

Ampio spazio è riservato anche alle moderne metodiche diagnostiche, dall’ecografia all’elastografia, fino alle principali patologie epatiche e alle relative strategie di prevenzione. Il lettore scopre così che la conoscenza anatomica rappresenta ancora oggi il fondamento indispensabile della pratica clinica.

Questo libro si rivolge agli studenti delle professioni sanitarie, ai medici, ai professionisti della salute, agli appassionati di storia della medicina e a tutti coloro che desiderano guardare oltre la superficie delle cose. Ogni capitolo invita a osservare il fegato da una prospettiva diversa, mostrando come un singolo organo possa raccontare al contempo la biologia della vita, la storia della medicina e l’evoluzione del pensiero umano.

Il fegato è una straordinaria sintesi di struttura e funzione, di rigenerazione e adattamento, di scienza e cultura. Conoscerlo significa intraprendere un viaggio affascinante attraverso una delle più grandi meraviglie del corpo umano.


Questo libro è dedicato alla memoria del Dott. Giuseppe Belviso, Medico di rara umanità e profondo amore per la conoscenza

Non c’è trucco!

Appunti riservati agli uomini in attesa: ciò che accade davvero davanti allo specchio.

Sì, esatto: a voi colleghi che aspettate fuori dalla porta del bagno, a voi che guardate l’orologio in macchina o in salotto, chiedendovi cosa stia mai succedendo lì dentro. Questo testo è per voi… noi.
E alle donne chiedo scusa, con sincera benevolenza (ad una in particolare), se ho carpito e ora rivelo, con rispetto e un filo di stupore, qualche piccolo segreto ai colleghi maschietti.

Perché mentre voi aspettate, spesso distratti o impazienti, dentro quel bagno accade qualcosa che somiglia a un piccolo rito. Un rito in cui si intrecciano arte, tecnica, intuizione e, sorprendentemente, una sottile, precisissima conoscenza dell’anatomia del volto.

Ogni donna, in quel momento, diventa un po’ una anatomista.

Tutto comincia con un gesto semplice, quasi rituale: la detersione. Il viso viene lavato con cura, come si prepara una tela prima di dipingerla. Non è solo pulizia: è predisposizione, è creare una superficie omogenea, viva, pronta ad accogliere ciò che verrà.

Poi, dopo la crema idratante, arriva il fondotinta.
Non è steso a caso. È distribuito secondo una logica precisa, quasi geometrica. Punti speculari a destra e a sinistra, poi movimenti circolari, spesso centrifughi, che accompagnano la struttura del volto. La mano segue le curve: zigomi, arcate, mandibola. È una mappa, e chi la percorre la conosce bene.

Subito dopo… il correttore.
Qui si lavora per sottrazione, per equilibrio. Piccole aree, piccoli tocchi. Zone d’ombra che vengono riportate alla luce. È un intervento mirato, quasi chirurgico nella precisione.

E poi il blush (fard è oramai desueto).
Qui succede qualcosa di affascinante: si ricrea la fisiologia. Il rossore naturale della cute viene evocato sugli zigomi, seguendo una direzione mediolaterale che accompagna la struttura ossea e si fonde con l’attaccatura dei capelli e con la zona anteriore dell’orecchio. Non è colore: è vitalità.

Il contouring, invece, è scultura.
Si interviene lungo i margini che definiscono il volto: il solco tra il naso e la guancia, quello tra il naso e il labbro, il bordo della mandibola. Si affina, si modella, si suggerisce una forma. È un gioco sottile tra luce e ombra che richiama, senza dirlo, la tridimensionalità del volto.

Poi arriva l’illuminante.
Punti precisi: palpebra superiore, zone strategiche. Qui spesso la mano si fa più diretta, il dito può sostituire il pennello. La luce viene posata con intenzione, come un accento finale: un riflesso che si accende, un punto che cattura lo sguardo, una piccola scintilla che trasforma la superficie in un racconto.

E a proposito di pennelli: ogni gesto è preceduto da un piccolo movimento quasi invisibile. Il prodotto viene raccolto, quindi il pennello viene leggermente scosso con un elegante e sapiente colpo di polso. Un atto minimo, ma essenziale: resta solo ciò che serve. Né più, né meno.

Le sopracciglia, poi.
Non sono semplici peli: sono architettura. Un gel, una definizione, un rinforzo. Il movimento segue la direzione naturale del pelo, dalla radice verso l’esterno, ordinando, sollevando, dando forma.

E infine, gli occhi.
L’eyeliner disegna con una precisione sorprendente. Segue il margine palpebrale, accarezza il canto laterale, può sfiorare quello mediale, con attenzione ai punti lacrimali. Ma è soprattutto quella linea che, allungandosi verso l’esterno e leggermente verso l’alto, crea l’effetto: uno slancio elegante, relativo alla linea del sopracciglio, che solleva lo sguardo senza confonderlo.

Le labbra chiudono il percorso.
Il contorno viene tracciato esattamente sul bordo del vermiglio. Qui la precisione è tutto: né sopra, né sotto. Solo lì, dove il profilo naturale si esprime. A questo punto si può scegliere: riempire con il rossetto, steso con decisione o tamponato per un effetto più morbido, oppure sfumare la matita per una resa più naturale. Senza rossetto, un velo di burro di cacao può completare, donando luce, morbidezza e presenza.

Sul viso è una danza: ogni gesto ha ritmo, direzione, intenzione. Alla fine lo sguardo si apre, si struttura, prende posizione e, quasi all’improvviso, i capelli si sciolgono.

Ed è lì che succede qualcosa che noi, fuori dalla porta, percepiamo senza capire fino in fondo: la luce si accende sul volto, si riflette, si moltiplica. Lo specchio restituisce più di un’immagine: restituisce un equilibrio. È un gioco di riflessi, un teatro di luce e bellezza.

Non è magia. Non è nemmeno solo estetica. È conoscenza del proprio volto, delle sue proporzioni, dei suoi punti di forza.
È un dialogo continuo tra mano e struttura, tra gesto e forma.

E ora, colleghi maschietti, permettetemi una breve nota finale.
La prossima volta che vi ritroverete fuori da quella porta, potreste adottare un atteggiamento diverso. Niente sospiri teatrali, niente consultazioni ossessive dell’orologio come gentiluomini vittoriani in ritardo per il tè. Piuttosto, assumete quella calma elegante tipicamente britannica: schiena dritta, pazienza composta, magari un leggero sorriso come se foste perfettamente consapevoli di assistere, da fuori, a un’operazione di alta precisione.

Se proprio volete fare qualcosa, evitate frasi del tipo “manca molto?”: non sono mai state storicamente efficaci.
Meglio un silenzio intelligente, o al massimo un diplomatico “prenditi il tempo che serve”, pronunciato con l’aplomb di chi ha capito tutto.

Perché, quando quella porta si aprirà, capirete che l’attesa non è stata tempo perso. Era solo il prezzo, del tutto ragionevole, per assistere all’effetto finale… WOW !

DI CUI DUE – Poesie per restare


Prefazione

“Di cui due – Poesie per restare” di Ferdinando Paternostro è un viaggio lirico profondo sulla capacità dell’anima di farsi dimora per l’altro. Attraverso sei sezioni che in un crescendo emotivo tracciano il percorso dall’epifania dell’incontro alla stabilità del “restare”, l’Autore esplora l’amore come forza salvifica e concreta.
La poesia qui si fa “fenditura luminosa” che rompe la nebbia dei pensieri, ricordandoci che si può camminare scalzi sulle ferite e sorridere ancora.

Il cuore dell’Opera risiede in un’intesa silenziosa (“verticale”), quel “binario comune” dove due esistenze imparano a conoscersi senza bisogno di rumore: lo sguardo reciproco basta a colmare ogni vuoto. Allo stesso tempo, Paternostro rifiuta un amore astratto o solo sognato; il Poeta invoca invece la “carne”, il “pane spezzato” e il calore materico del gesto quotidiano. La distanza non è mai una vera assenza, bensì uno spazio abitato dalla tensione costante del desiderio che si fa carezza e promessa di un ritorno al “porto sicuro”: l’abbraccio con la propria amata.

In queste poche ma pregnanti pagine, l’amore diventa così un “equilibrio dolce”, un apprendimento continuo simile al volo delle rondini, dove la vulnerabilità si trasforma in forza. Dalle stazioni in cui si consumano “morti piccole” nei saluti fino alla luce di un futuro che nasce nell’anima, il libro celebra la scelta consapevole di esserci.

“Di cui due” è insomma un invito a riscoprire la bellezza viva che respira nel Bene, quella “luce che resta” e che, nonostante le tempeste, restituisce il coraggio di diventare finalmente ciò che siamo, testimoni di resistenza e tenerezza.

Antonino Marcello Pilia

Di cui Due
Poesie per restare

di Ferdinando Paternostro
YOUCANPRINT 2026
9791224059677

Quando l’arte apre il corpo: un miracolo, una dissezione, una lezione di Anatomia

Zucchini, E., Ribatti, D., Paternostro, F., Belviso, I., & Lippi, D. (2025).
An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua.
Italian Journal of Anatomy and Embryology 129(2): 29-31. doi: 10.36253/ijae-16623


Ci sono opere d’arte che non si limitano a essere guardate: chiedono di essere lette. Letta è, in questo caso, la predella dipinta da Francesco di Stefano detto Pesellino, raffigurante il Miracolo del cuore dell’avaro di Sant’Antonio da Padova, oggi conservata alla Galleria degli Uffizi. Ma letta non solo con gli occhi dello storico dell’arte: con quelli dell’anatomista, del medico, dello storico della scienza.

L’articolo An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua, pubblicato sull’Italian Journal of Anatomy and Embryology, nasce proprio da questa esigenza: restituire profondità a un’immagine che, dietro la veste agiografica, cela una rappresentazione sorprendentemente precisa di una pratica medica medievale: la dissezione anatomica.

Un miracolo che parla il linguaggio della medicina

Il racconto è noto: Sant’Antonio da Padova afferma che il cuore di un uomo avaro non si trova nel petto, ma là dove egli ha posto il suo tesoro. Il miracolo si compie quando, aperto il torace, il cuore non c’è. Pesellino sceglie però di soffermarsi non sul prodigio in sé, bensì sul gesto che lo rende visibile: l’apertura del corpo, l’ispezione della cavità toracica, lo sguardo concentrato del medico.

È qui che l’interpretazione anatomica diventa rivelatrice. Il pittore non improvvisa: mette in scena una vera e propria autopsia “testimoniale”, con figure, ruoli e posture coerenti con la prassi universitaria tardo-medievale. Il medico indossa il lucco rosso, simbolo di rango e di sapere; i presenti assistono come a una lezione; il santo, elevato sul pulpito, assume il ruolo del lector che guida e legittima l’atto conoscitivo.

Anatomia prima di Vesalio

L’articolo mostra con chiarezza come questa scena si collochi in un momento cruciale della storia dell’Anatomia: quando la dissezione è praticata, ma non ancora emancipata dal dogma dei testi antichi. Il corpo viene aperto, ma per verificare un segno, non per esplorare sistematicamente la struttura umana. È l’anatomia prima della rivoluzione vesaliana, prima che Andreas Vesalius scenda dalla cattedra e unisca in sé le figure di Lector, Ostensor e Sector (Professore, Tutor e Dissettore).

Pesellino documenta così una fase intermedia, spesso trascurata: quella in cui l’Anatomia è già visibile, già praticata, ma ancora sospesa tra l’autorità religiosa, la tradizione galenica e l’osservazione diretta nascente.

Perché questo articolo è importante

Il valore del lavoro non sta solo nell’analisi iconografica, ma anche nel metodo. Storici dell’arte, anatomisti e storici della medicina dialogano sullo stesso oggetto, mostrando come un dipinto del Quattrocento possa diventare una fonte per la storia delle pratiche mediche. È un esempio virtuoso di didattica interdisciplinare, nato anche dall’esperienza diretta delle visite museali con studenti di medicina, in cui l’opera d’arte diventa un atlante anatomico “altro”, ma non meno rigoroso.

In un’epoca in cui l’Anatomia rischia di essere percepita come pura tecnica o come immagine digitale, questo studio ci ricorda che il corpo umano è sempre stato anche un fatto culturale, simbolico, narrativo. E che talvolta, per capire davvero la storia della medicina, bisogna tornare davanti a un dipinto e chiedersi non solo che cosa rappresenta, ma anche come e perché lo rappresenta così.

Un cuore mancante, un torace aperto, uno sguardo medico concentrato: nel silenzio della tavola di Pesellino, l’Anatomia comincia già a parlare.

L’Anatomia del Tempo: quando il corpo diventa storia

di Immacolata Belviso, Ferdinando Paternostro, Dario Saguto, Anna Venzi, Giorgio Zinno

L’Anatomia del Tempo propone un cambio di prospettiva nel modo di osservare e studiare il corpo umano.
Non si tratta di un atlante tradizionale, né di un manuale di anatomia descrittiva in senso classico, ma di un’opera che pone una domanda radicale: che cosa accade se il corpo viene letto non come una forma statica, ma come un processo che si sviluppa, si adatta e conserva memoria nel tempo?

Per secoli l’anatomia ha privilegiato la descrizione della struttura “normale”, isolata dal suo divenire. Questo approccio ha prodotto una conoscenza rigorosa, ma ha spesso lasciato in ombra una dimensione essenziale della biologia: il tempo. I tessuti non sono entità immutabili; cambiano in risposta a carichi, posture, funzioni, ormoni, infiammazione, malattia e condizioni ambientali. Ogni organo attraversa il tempo secondo modalità proprie, spesso disallineate rispetto all’età cronologica dell’individuo.

Il testo esplora questa complessità attraversando il corpo umano: dagli apparati e dai sistemi, dall’osso al sistema nervoso, dal muscolo alla fascia, dagli organi interni alla cute, fino al dolore e ai biomarcatori dell’età biologica. L’invecchiamento non è descritto come un declino lineare e uniforme, bensì come un processo discontinuo, caratterizzato da adattamenti, compensazioni e soglie. In questa prospettiva, il corpo non “consuma” semplicemente il tempo, ma lo integra nella propria struttura.

Un asse centrale dell’opera è la distinzione tra età cronologica ed età biologica. Il libro mostra come non esista un’unica età del corpo, ma una pluralità di età tissutali: un sistema può conservare una notevole capacità adattativa mentre un altro ha già ridotto la propria riserva funzionale. Questa asincronia è uno dei tratti più caratteristici del corpo umano e rappresenta una chiave di lettura fondamentale per comprendere la variabilità individuale, la fragilità tardiva e la comparsa di sintomi.

Particolare attenzione è dedicata alle fasi della vita. Il neonato non è considerato un adulto incompleto, bensì un organismo con una geometria e una distribuzione degli organi coerenti con esigenze funzionali specifiche. Allo stesso modo, l’adolescenza, la maturità, la gravidanza, la menopausa e la senescenza vengono lette come fasi biologiche dotate di una propria logica anatomica.

L’opera integra anatomia macroscopica, istologia, fisiologia e biologia dell’invecchiamento, mantenendo uno stile discorsivo e riflessivo che rende il testo accessibile anche oltre l’ambito strettamente specialistico. L’Anatomia del Tempo si rivolge a chi studia, insegna o cura il corpo umano, ma anche a chi desidera comprenderlo in modo meno semplificato e più fedele alla realtà biologica.

In un panorama editoriale dominato da descrizioni statiche, questo libro propone un’Anatomia che accetta il cambiamento come regola e non come eccezione. Studiare il corpo, includendo il tempo, significa riconoscere che ogni struttura è il frutto di una storia. Ed è proprio questa storia che l’opera invita a leggere.

Anatomia del Tempo

Immacolata Belviso, Ferdinando Paternostro, Dario Saguto, Anna Venzi, Giorgio Zinno
YOUCANPRINT 2026 Ebook (pdf)
ISBN: 9791224057987

Il Pene: un viaggio sorprendente tra corpo e immaginario

Il pene è uno degli organi più studiati e al tempo stesso più fraintesi del corpo. Apparentemente semplice nella forma, racchiude in realtà una complessità strutturale e funzionale che ha consentito alla specie umana di perpetuarsi e, al contempo, di costruire un immaginario simbolico senza pari. La sua funzione primaria – permettere la riproduzione attraverso il coito – è inscindibile dalla possibilità di trasmettere la vita, rendendolo protagonista assoluto di un processo biologico universale.
Ma il pene non è solo strumento della procreazione: è anche organo dell’escrezione urinaria, sede di meccanismi neurovascolari finemente orchestrati e bersaglio di patologie che spaziano dalle malformazioni congenite alle disfunzioni acquisite, fino alle neoplasie.
A queste dimensioni fisiologiche e cliniche si affianca un’altra, non meno potente: il valore culturale. Nessun altro elemento anatomico ha ispirato, turbato e affascinato così a lungo la mente umana. Dal culto fallico delle civiltà antiche alle rappresentazioni idealizzate dell’arte classica, fino alle tensioni iconografiche della modernità, il pene ha attraversato millenni come simbolo di virilità, forza e fertilità.

Un organo, dunque, complesso crocevia di biologia, simbolismo e cultura: questo è il punto di partenza dell’ e-book Il Pene. Anatomia, mito, scienza, arte e cultura (Youcanprint, 2025), firmato da Immacolata Belviso, Raffaele Pastore, Ferdinando Paternostro, Maria Paternostro e Andrea Romano.

Il libro affronta il pene nella sua interezza: struttura anatomica e fisiologia, patologie e chirurgia, ma anche storia delle idee, rappresentazioni artistiche e linguaggi popolari. Un approccio multidisciplinare che unisce la precisione della scienza alla libertà dell’immaginario collettivo.

Dalla spermatogenesi alla dinamica dell’erezione, dalla disfunzione erettile ai tumori, passando per la circoncisione, i trapianti e le questioni di bioetica, il testo guida il lettore attraverso un percorso che non si limita alla medicina. Ampio spazio è infatti dedicato al simbolismo antico, all’arte rinascimentale, alla cultura popolare e persino ai cento modi di dire “pene” nella tradizione italiana.

Gli autori hanno scelto una didattica particolare: quasi totale assenza di immagini, per stimolare lo studio parallelo con atlanti anatomici e sviluppare così un atteggiamento critico e attivo. Una sfida contro l’ipervisualizzazione contemporanea, che restituisce valore al testo scritto e invita a un dialogo più profondo con la conoscenza.

Il Pene si rivolge non solo a studenti e professionisti della salute, ma anche a chiunque voglia comprendere come un organo biologico sia diventato, nei secoli, potente icona sociale, artistica e culturale.

Un’opera capace di intrecciare medicina e umanesimo, scienza e mito, clinica e filosofia, restituendo al lettore una visione completa di uno dei temi più affascinanti e controversi dell’esperienza umana.

Gli Autori

Immacolata Belviso
Professoressa Associata di Anatomia Umana, Università Telematica Pegaso
Raffaele Pastore
Ricercatore, Università del Molise, Campobasso
Ferdinando Paternostro
Professore Associato di Anatomia Umana, Università degli Studi di Firenze
Maria Paternostro
Giornalista, Direttore Informacittà Firenze
Andrea Romano
Specializzando in Urologia, Università degli Studi di Firenze

IL PENE. ANATOMIA, MITO, SCIENZA, ARTE E CULTURA
ISBN | 9791224030140 Prima edizione digitale: 2025
https://store.youcanprint.it/il-pene-anatomia-mito-scienza-arte-e-cultura/b/ba9fb6b2-b5b3-5297-a126-4d0f561ed334

La voce tenace della memoria: Luigi Paternostro e la forza di un’eredità viva

C’è chi, nella terza o quarta età, si ritira in silenzio e chi, invece, con la stessa determinazione di sempre, continua a seminare cultura, affetti e memoria come se il tempo non potesse fermarlo. Luigi Paternostro, con lucidità e passione che sfidano ogni convenzione anagrafica, ha trascorso l’intero l’ultimo anno a lavorare a due opere che oggi vedono finalmente la luce:
Gli Alti Bruzi e il loro linguaggio. Dizionario etimologico del dialetto di Mormanno e
Ricordi di vita, volume quinto.

Il primo libro è il frutto di una dedizione straordinaria, che ha attraversato l’intera esistenza dell’Autore: quella per il dialetto di Mormanno, il suo paese d’origine, e per il mondo che vi si riflette. Non si tratta di una semplice raccolta di parole, ma di un vero e proprio monumento alla cultura popolare. Il dialetto studiato e custodito da Paternostro è quello in uso in una particolare area geografica a cavallo tra Calabria e Basilicata fino alla fine del Novecento, oggi ormai in disuso, travolto dalla modernità e dall’erosione generazionale. Ma grazie alla sua opera, quel patrimonio sonoro e umano non andrà perduto: resterà lì, inciso in ogni lemma, come una pietra miliare nel variegato paesaggio glottologico del Sud.

Il secondo volume, quinto di una serie iniziata nel 2019, continua il racconto della vita vissuta e osservata con uno sguardo insieme affettuoso e rigoroso. Ricordi di vita è il titolo, ma anche la missione. Perché non si tratta solo di memorie personali: è la memoria collettiva di un Paese, di una comunità aggrappata alla propria identità con ostinazione e orgoglio, nonostante lo spopolamento, le partenze, e il lento, inesorabile passare del tempo. Il tono è sempre lo stesso: sobrio, essenziale, ma profondamente vero. Ogni pagina conserva il calore di una voce narrante che non si è mai spenta, e che anzi si fa più limpida e necessaria proprio ora che tutto sembra destinato a scomparire.

Luigi Paternostro scrive come chi sa che il tempo è un bene prezioso, ma anche come chi non si è mai fermato a fare i conti con l’età. Nei suoi libri, si avverte la tensione di un uomo che ha scelto di essere testimone, e non solo di ciò che ha visto, ma anche di ciò che potrebbe svanire per sempre se non raccontato. I suoi lettori – compaesani, studiosi, semplici appassionati – troveranno in queste ultime due opere non solo un’eredità culturale, ma anche un esempio straordinario di fedeltà, rigore e amore.

In un’epoca in cui la memoria spesso si dissolve nella velocità, Luigi Paternostro ci insegna che la scrittura può ancora essere un atto di resistenza, affetto e verità.


Ricordi di vita (Vol. 5)
EDIZIONI PHASAR, Firenze 2025

Gli Alti Bruzi e il loro linguaggio.
Dizionario etimologico del dialetto di Mormanno corredato da storia e tradizioni 
EDIZIONI PHASAR, Firenze 2025

LUIGI PATERNOSTRO: una vita di studio, ricerca e condivisione
Vita e pubblicazioni (molte liberamente fruibili on line)
PAGINA FACEBOOK

Le tue labbra … (sono il centro del mondo)

Erick Sola, è il nome d’arte di Federico Sola, originario di Mormanno, in provincia di Cosenza.
Artista musicale ispirato, da adolescente inizia a suonare e a cantare; da ragazzo si trasferisce a Bologna per studiare e dedicarsi completamente alla musica.
Cantautore e chitarrista acustico, ha all’attivo diversi album e singoli tra cui Tipo Reggae (2022), Distante (2021), Dammene ancora un po’ (2023), Forse parlo troppo di me e Hangover (entrambi 2024).

C’è Spotify per ascoltarlo…!

Molto introspettivo, racconta di considerare la musica “come un amico” capace di comprenderlo più di molte persone.
Eick preferisce esibirsi in strada, dove il contatto con il pubblico è diretto e autentico: considera le piazze di Bologna il suo vero palco, un luogo dove ogni emozione arriva “cruda” e immediata. La musica per lui è anche una sorta di terapia personale: dopo un periodo difficile, suonare per le persone è stata una forma di guarigione, trasformando l’arte in dialogo e condivisione.
Nei suoi testi si alternano momenti nostalgici, riflessioni sull’identità, l’incertezza del futuro e un’attitudine libera e spontanea. Il suo stile è spesso descritto come “cantautorato indie pop” con influenze rock e atmosfere emotive e sincere.

Qualche mese fa, per la Donna che amo, ho scritto un testo che mi è subito parso adatto a essere trasformato in canzone. Così è stato, grazie alla musica, all’interpretazione e all’arte di Erick !

C’è una linea dolce che
ti disegna il viso,
come un confine che
mi fa sognare, mi invita a sognare.

Le tue labbra morbide,
sono proprio dove il tempo
si ferma a guardare te
Quando sorridi, il mondo tace,

tutto resta attorno a
Quel tuo gesto lieve.
Io mi perdo e mi ritrovo,
come se il cuore trovasse un sentiero


Le tue labbra
sono il centro del mondo,
dove ogni mio pensiero
torna a casa.
Nel loro disegno
il mio rifugio profondo,
Sai, mi basta
un tuo respiro,
e tutto il resto
scompare pian piano.
Le tue labbra sono il centro del mondo,
e io ci vivo, e io ci rimango.


I tuoi occhi sembrano
un cielo sereno
i capelli danzano intorno al tuo viso
mi accenni un sorriso

La tua voce mi sfiora
lievemente l’anima
è un sussurro dolce che accende il destino,
dove mi perdo ma poi mi avvicino.

Le tue labbra
sono il centro del mondo,
dove ogni mio pensiero
torna a casa.
Nel loro disegno
il mio rifugio profondo


Non c'è distanza che possa spostarmi,
non c'è  spazio e tempo che sappia ingannarmi.
È nel tuo sorriso che trovo il mio nome,
E’ nelle tue labbra che trovo il mio cuore.

Le tue labbra…
sono il centro del mondo.
Per come siamo adesso
Dove tutto è canzone, dove trovo me stesso.

Visual Thinking Strategies for medico-anatomical teaching and rheumatological diagnostics: the case of M. L. Greville Cooksey’s Maria Virgo (1915)

Quanto è  utile lo studio diagnostico di personaggi immaginari o rappresentazioni artistiche, applicando il rigore metodologico della medicina clinica?

In altre parole, è didatticamente efficace tentare di formulare una diagnosi  su personaggi letterari o come nel caso trattato nell’articolo, figure dipinte in opere d’arte?

Questo articolo esplora l’applicazione delle Visual Thinking Strategies (VTS) nell’insegnamento medico-anatomico e nella diagnostica reumatologica, dimostrandone l’efficacia.

Tale pratica, infatti, serve ad allenare l’osservazione medica, sviluppare il pensiero critico e la discussione clinica, stimolando lo studente a formulare ipotesi, diagnosi differenziali e ragionamenti, anche in assenza di anamnesi e sintomi dichiarati. Inoltre ha il pregio di integrare medicina, arte e cultura umanistica.

Il metodo viene impiegato nel corso di Medicina dell’Università di Firenze in un caso studio che riguarda il dipinto Maria Virgo (1915) della pittrice preraffaellita May Louise Greville Cooksey.
L’analisi interprofessionale dell’opera, che ritrae una Madonna con mani nodose, ha portato a una discussione clinica sulle possibili diagnosi: artrosi nodulare, artrite reumatoide, xantomatosi, reticoloistiocitosi multicentrica e knuckle pads.
Quest’ultima è risultata l’ipotesi più plausibile.

I noduli fibrotici dorsali delle nocche (knuckle pads) sono lesioni benigne, dure, tondeggianti, non dolorose, situate soprattutto sul dorso delle articolazioni interfalangee prossimali e, meno frequentemente, metacarpofalangee. Sono formate da tessuto fibrotico sottocutaneo e possono essere associate a patologie fibrosanti come la contrattura di Dupuytren, oppure essere idiopatiche. Non alterano la funzionalità articolare e non sono infiammatorie. Istologicamente mostrano ipercheratosi, acantosi e proliferazione fibroblastica.

L’articolo sottolinea come l’integrazione tra arte e medicina, attraverso la VTS, favorisca nello studente lo sviluppo del cosidetto occhio clinico, indispensabile nella pratica medica.


Lippi, D., Cammelli, D., Zucchini, E., Vignozzi, L., Galassi, F. M., Belviso, I., Paternostro, F. & Varotto, E. (2025).
Visual Thinking Strategies for medico-anatomical teaching and rheumatological diagnostics: the case of M. L. Greville Cooksey’s Maria Virgo (1915).
Italian Journal of Anatomy and Embryology 129(1): 3-8. doi: 10.36253/ijae-16176