Il Peritoneo

L’architettura invisibile che sorregge l’addome

C’è una parte del corpo che risulta, a chi studia, sempre difficile e complicata: il peritoneo. Questa sottile membrana sierosa riveste la cavità addominale e pelvica, avvolge gli organi viscerali, li sostiene e li protegge, regola fluidi e movimenti, partecipa alla difesa immunitaria e influenza la diffusione di infezioni e metastasi. Sottile, onnipresente nell’addome, il peritoneo rappresenta una delle architetture più complesse e raffinate dell’organismo umano.

A tale struttura è dedicato il volume Il Peritoneo: Architettura invisibile dell’addome”, scritto insieme a Immacolata Belviso, Carlo Benedini e Alessandro Palazzolo. Si tratta di un’opera che dona dignità e centralità a un organo non marginale, che anche la ricerca più recente ha portato al centro della fisiologia e della clinica.

Una scelta editoriale controcorrente

Le-book colpisce per una decisione radicale: non contiene illustrazioni. In un’epoca in cui lo studio dell’Anatomia è dominato da immagini tridimensionali, modelli digitali e rendering sofisticati, questa assenza non è una mancanza, ma una scelta deliberata. Abbiamo voluto proporre un metodo didattico differente, che invita il lettore a non fermarsi alla visione immediata ma a ricostruire mentalmente la complessità anatomica, servendosi dell’Atlante come strumento complementare. In questo modo lo studio diventa attivo, critico, creativo, e permette di sviluppare capacità di orientamento spaziale tridimensionale che sono indispensabili nella pratica medica e chirurgica.
Sono presenti, in realtà, alcune spendide immagini scattate da Carlo Benedini (Anatomia Fotografica) ai tavoli settori di ICLO Teaching and Research Center, struttura che per questo sentitamente ringrazio.

Una membrana dinamica

Il peritoneo, spesso descritto come un semplice rivestimento, è in realtà un sistema dinamico. È costituito da due foglietti – parietale e viscerale – che delimitano la cavità peritoneale, al cui interno scorre una minima quantità di fluido lubrificante, indispensabile per permettere il movimento dei visceri durante la digestione e la respirazione. Da queste pieghe derivano strutture complesse come i mesenteri, che sospendono l’intestino e ne veicolano vasi e nervi; gli omenti, che agiscono come veri “tutori immunologici” isolando focolai infettivi; i legamenti, che fissano e stabilizzano organi vitali come fegato, stomaco e milza.

La sua funzione non si esaurisce nel sostegno meccanico. Il peritoneo regola la distribuzione dei fluidi corporei, contribuisce alla risposta immunitaria locale, circoscrive infezioni e processi infiammatori attraverso la formazione di aderenze, e rappresenta una superficie di scambio e assorbimento di enorme rilevanza clinica.

Un protagonista della clinica moderna

La conoscenza del peritoneo è fondamentale non solo per l’anatomista, ma anche per il chirurgo, l’oncologo e il radiologo. Le sue pieghe e i suoi recessi determinano vie di diffusione delle infezioni e delle metastasi, e condizionano gli esiti degli interventi chirurgici. La pratica clinica quotidiana mostra quanto sia determinante comprenderne i comportamenti: basti pensare alla dialisi peritoneale, che utilizza la membrana come filtro naturale per depurare il sangue in pazienti con insufficienza renale; oppure alle aderenze post-operatorie, responsabili di dolore cronico e occlusioni intestinali; o ancora alle metastasi peritoneali, una delle complicanze più gravi dei tumori addominali.

Negli ultimi anni il peritoneo è divenuto bersaglio di strategie terapeutiche innovative, come la chemioterapia intraperitoneale, che consente di somministrare farmaci direttamente nella cavità addominale, aumentando l’efficacia locale e riducendo la tossicità sistemica. Questo approccio ha aperto prospettive nuove nel trattamento delle neoplasie gastriche e ovariche, e mostra quanto il peritoneo sia un territorio attivo della medicina di oggi e di domani.

Tra scienza e cultura del corpo

Il Peritoneo: Architettura invisibile dell’addome non è soltanto un manuale tecnico. È anche una riflessione sulla cultura del corpo e sul valore dello studio anatomico come esercizio di immaginazione e di pensiero critico. L’opera invita a superare l’idea di un sapere immediatamente disponibile e consumabile, per recuperare invece il tempo lento dell’apprendimento, in cui il testo scritto e l’immagine si integrano attraverso lo sforzo attivo dello studente.

Il libro parla a Studenti e a Specialisti, ma può interessare anche un pubblico più ampio, curioso di scoprire come funziona quell’architettura nascosta che, silenziosamente, rende possibile la vita di ogni giorno, non è un semplice rivestimento ma un attore protagonista dell’Anatomia, della Fisiologia e della Clinica.

IL PERITONEO
Architettura invisibile dell’addome
ISBN: 9791224026556
YOUCAN PRINT Ebook (pdf) 2025

Immacolata Belviso
Professoressa Associata di Anatomia, Umana Università Telematica Pegaso 

Carlo Benedini 
Osteopata e Fisioterapista

Alessandro Palazzolo
Osteopata e Fisioterapista

Ferdinando Paternostro
Professore Associato di Anatomia Umana, Università degli Studi di Firenze

Studio sulle catene miofasciali e sulla rete policonnettiva: presenti al 7th International Fascia Research Congress di New Orleans

Daniele Della Posta, Ferdinando Paternostro, Carla Stecco

From Myofascial Chains to the Polyconnective Network: A New Approach to Biomechanics and Rehabilitation Based on Graph Theory

7th International Fascia Research Congress.
August 10–14, 2025,  New Orleans, Louisiana


Negli ultimi anni, il concetto di rete miofasciale ha profondamente modificato la comprensione biomeccanica del corpo umano, offrendo una visione integrata, tridimensionale e multidirezionale delle connessioni corporee .

Scopo di questo studio è descrivere il passaggio dal tradizionale modello lineare delle catene miofasciali a un paradigma reticolare, fondato sulla teoria dei grafi, che consente di rappresentare il sistema osteo-miofasciale come un insieme complesso di nodi interconnessi. Grazie a strumenti computazionali avanzati, è stato possibile ricostruire modelli anatomici di rete più aderenti alla realtà. L’analisi topologica delle reti complesse ha permesso di individuare nodi chiave in grado di influenzare la trasmissione delle forze biomeccaniche, migliorando la comprensione dell’organizzazione anatomica e funzionale di fasce e muscoli.

I dati ottenuti indicano che le misure di centralità possono orientare interventi mirati a migliorare stabilità, equilibrio e adattabilità corporea.

L’approccio basato sulla rete anatomica supera le limitazioni del modello lineare delle catene miofasciali, mettendo in evidenza la modularità e la capacità di adattamento del sistema. L’analisi della connessione tra fascia clavi-pettorale e muscolo temporale, ad esempio, ha evidenziato che i percorsi di trasmissione delle forze più efficienti non coincidono necessariamente con i più brevi, confermando come la biomeccanica umana segua vie alternative e altamente specializzate. L’applicazione della teoria delle reti anatomiche apre nuove prospettive nella ricerca e nella pratica clinica, favorendo l’integrazione di tecnologie di imaging avanzato e di modelli predittivi.

Questo approccio può potenzialmente rivoluzionare la medicina riabilitativa e personalizzata, aumentando la precisione dei protocolli terapeutici e fornendo una comprensione più completa della rete osteo-miofasciale.

Leggi anche
https://ferdinandopaternostro.com/2025/07/30/from-myofascial-chains-to-the-polyconnective-network-a-novel-approach-to-biomechanics-and-rehabilitation-based-on-graph-theory/

References

1. Esteve-Altava, B. (2015). Topology of the musculoskeletal system: A network science analysis of connectivity in the human body. Journal of Anatomy, 227(3), 255–267.

2. Murphy, A.C., Muldoon, S.F., Baker, D., Lastowka, A., Bennett, B., et al. (2018). Structure, function, and control of the human musculoskeletal network. PLOS Biology, 16(1), e2002811.

3. Paternostro, F., Santosuosso, U., Della Posta, D., Francia, P. (2019). “Graph Theory Applied to the Human Locomotor System.” Italian Journal of Anatomy and Embryology December 19, 2019.

4. Kerkman, J.N., et al. (2018). Network structure of the human musculoskeletal system shapes neural interactions on multiple time scales. Science Advances, 4, eaat0497.

5. Della Posta, D., Branca, J.J.V., Guarnieri, G., Veltro, C., Pacini, A., Paternostro, F. (2022). Modularity of the Human Musculoskeletal System: The Correlation between Functional Structures by Computer Tools Analysis. Life, 12, 1186.

6. Barabási, A.L., & Albert, R. (1999). Emergence of scaling in random networks. Science, 286(5439), 509–512.

7. Rubinov, M., & Sporns, O. (2010). Complex network measures of brain connectivity: Uses and interpretations. NeuroImage, 52(3), 1059–1069.

8. Esteve-Altava, B., Molnar, J.L., Johnston, P., Hutchinson, J.R., Diogo, R. (2018). Anatomical network analysis of the musculoskeletal system reveals integration loss and parcellation boost during the fins-to-limbs transition. Evolution, 72(3), 601-618.

9. Della Posta, D., Veltro, C., Paternostro, F. (2016). Anatomical network analysis reveals centralities in human biomechanical structure. Italian Journal of Anatomy and Embryology, 121, 212-212.

OLTRE L’ANATOMIA

Il Corpo femminile raccontato come spazio biologico, fisiologico e relazionale


Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Ferdinando Paternostro, Ciro Sommella

Il Corpo della Donna è da sempre oggetto di studio, di rappresentazione, di cura e, troppo spesso, di controllo. L’Anatomia ce lo restituisce nei suoi dettagli strutturali, nei suoi cicli fisiologici, nelle sue trasformazioni. Ma una descrizione puramente morfologica, per quanto precisa, non basta a raccontarne la complessità.

Questo libro nasce dall’esigenza di andare oltre: oltre la nomenclatura, oltre lo schema, oltre la visione frammentata. Qui, il corpo femminile viene esplorato come spazio biologico, nella sua realtà concreta di tessuti, organi e funzioni e come spazio relazionale, cioè luogo di percezione, identità, piacere, vulnerabilità e incontro.

Per troppo tempo il Corpo femminile è stato osservato da fuori, studiato, giudicato, persino disegnato da mani che non gli appartenevano. Eppure, la conoscenza più profonda non viene dallo sguardo esterno, ma da quello interno: dal sentire, dall’esplorare, dal riconoscersi. Conoscere l’Anatomia del proprio corpo significa, prima di tutto, restituirgli voce. Significa capire come è fatto, come funziona, e perché alcune parti, da sempre trascurate o nominate con imbarazzo, sono in realtà centrali per il benessere, il piacere e la salute.

Prendiamo la clitoride. Per molti, per troppo tempo, è stato solo un punto, un piccolo rilievo sotto le pieghe della vulva. In realtà, è un organo complesso, profondo, ramificato, con una struttura tridimensionale che si estende lateralmente e inferiormente lungo il perineo. È formato da corpi cavernosi, crura, bulbi del vestibolo, e da un glande visibile solo in parte. È l’unico organo umano con la sola funzione di dare piacere. Non produce ormoni, non serve alla riproduzione, non si apre su nessun canale. Eppure è lì, centrale, sensibile, ricco di migliaia di terminazioni nervose, pronto a raccontare una verità: il piacere è fisiologico, sano, naturale.

E il piacere, nel Corpo femminile, non si localizza in un solo punto. Vive in una rete: nel muscolo pubococcigeo, che si contrae involontariamente nell’eccitazione; nella lubrificazione vaginale, che facilita la penetrazione e protegge la mucosa; nella vasodilatazione dei tessuti genitali, che amplifica la sensibilità. Tutto questo è regolato da un dialogo costante tra cervello, sistema nervoso autonomo e tessuti periferici. Il piacere non è “tutto nella testa”, ma non è nemmeno tutto nei genitali: è un sistema integrato, che coinvolge ormoni, neurotrasmettitori, emozioni, contesto.

La sessualità non è un atto da compiere, ma una parte dell’identità da esplorare. È relazione con sé stessi, con il proprio corpo e con l’altro. Può esprimersi in mille modi, cambiare nel tempo, adattarsi a ciò che siamo e a ciò che scegliamo di essere. In questa prospettiva, conoscere la propria Anatomia non è solo utile: è fondativo.

  • aiuta a riconoscere cosa è normale e cosa no.
  • permette di distinguere tra dolore che va accolto e dolore che va curato.
  • insegna a chiedere, a proteggerti, a scegliere.

Parlare di genitali, ormoni, utero, ovaie, mestruazione, gravidanza o menopausa non significa dunque descrivere soltanto processi fisiologici. Significa riconoscere un sapere incarnato, spesso trascurato o deformato, che riguarda la salute, l’autonomia, la sessualità e la dignità.

Anche la Medicina sta lentamente cambiando: si parla sempre più di disfunzioni sessuali femminili, di riabilitazione del pavimento pelvico, di sessualità in menopausa, di dolore vulvare, di anorgasmia, non più come difetti da correggere, ma come esperienze da comprendere e accompagnare. E tutto parte da qui: da una mappa del corpo chiara, corretta, libera da tabù.

Il linguaggio utilizzato in questo testo è rigoroso e chiaro. Le parole sono scelte per spiegare, chiarire e restituire potere alla conoscenza del corpo, senza cadere né nella semplificazione né nel tecnicismo sterile.

Il Lettore, qualunque sia il suo genere e la sua età, troverà in queste pagine una guida: non solo per sapere com’è fatto il corpo femminile, ma per capire come funziona, cosa comunica, cosa cambia, e perché tutto questo ha valore.

Conoscere il Corpo, infatti, non è mai un atto neutro: è una forma di cura, un gesto di rispetto, un esercizio di libertà.

OLTRE L'ANATOMIA
Il Corpo femminile raccontato come spazio biologico, fisiologico e relazionale

OLTRE L’ANATOMIA
Il Corpo femminile raccontato come spazio biologico, fisiologico e relazionale
Youcanprint – Ebook
ISBN: 9791224026563

Gli Autori
Immacolata Belviso
Professoressa Associata di Anatomia, Umana Università Telematica Pegaso 

Jacopo Junio Valerio Branca
Ricercatore, Università degli Studi di Firenze

Ferdinando Paternostro
Professore Associato di Anatomia Umana, Università degli Studi di Firenze

Ciro Sommella
Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Direttore UOC Ginecologia e Ostetricia Arezzo


From Myofascial Chains to the Polyconnective Network: A Novel Approach to Biomechanics and Rehabilitation Based on Graph Theory

Dalle catene miofasciali alla rete policonnettiva: un approccio innovativo alla biomeccanica e alla riabilitazione basato sulla teoria dei grafi

Daniele Della Posta, Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Ferdinando Paternostro and Carla Stecco.

In recent years, the concept of the myofascial network has transformed biomechanical understanding by emphasizing the body as an integrated, multidirectional system.
This study advances that paradigm by applying graph theory to model the osteo-myofascial system as an anatomical network, enabling the identification of topologically central nodes involved in force transmission, stability, and coordination. Using the aNETomy model and the BIOMECH 3.4 database, we constructed an undirected network of 2208 anatomical nodes and 7377 biomechanical relationships.
Centrality analysis (degree, betweenness, and closeness) revealed that structures such as the sacrum and thoracolumbar fascia exhibit high connectivity and strategic importance within the network. These findings, while derived from a theoretical modeling approach, suggest that such key nodes may inform targeted treatment strategies, particularly in complex or compensatory musculoskeletal conditions. The proposed concept of a polyconnective skeleton (PCS) synthesizes the most influential anatomical hubs into a functional core of the system.
This framework may support future clinical and technological applications, including integration with imaging modalities, real-time monitoring, and predictive modeling for personalized and preventive medicine.

Negli ultimi anni, il concetto di rete miofasciale ha trasformato la comprensione biomeccanica, mettendo in risalto il corpo come un sistema integrato e multidirezionale.
Questo studio porta avanti tale paradigma applicando la teoria dei grafi per modellare il sistema osteo-miofasciale come una rete anatomica, permettendo l’identificazione di nodi topologicamente centrali coinvolti nella trasmissione delle forze, nella stabilità e nella coordinazione.
Utilizzando il modello aNETomy e il database BIOMECH 3.4, abbiamo costruito una rete non direzionale composta da 2208 nodi anatomici e 7377 relazioni biomeccaniche. L’analisi della centralità (grado, intermediazione e prossimità) ha rivelato che strutture come il sacro e la fascia toracolombare presentano un’elevata connettività e un’importanza strategica all’interno della rete.
Questi risultati, sebbene derivati da un approccio di modellizzazione teorica, suggeriscono che tali nodi chiave possano orientare strategie terapeutiche mirate, soprattutto nei casi complessi o compensatori del sistema muscoloscheletrico. Il concetto proposto di scheletro policonnettivo (Polyconnective Skeleton, PCS) sintetizza i nodi anatomici più influenti in un nucleo funzionale del sistema.
Questo quadro teorico potrebbe sostenere future applicazioni cliniche e tecnologiche, inclusa l’integrazione con tecniche di imaging, il monitoraggio in tempo reale e la modellizzazione predittiva per una medicina personalizzata e preventiva.


DALLA PRESENTAZIONE DELL’ARTICOLO DEL DR. DANIELE DELLA POSTA

PCS e comunicazione morfologica: due chiavi per leggere (e trattare) il corpo come una rete intelligente.

E’ uscito proprio oggi un nostro ultimo studio pubblicato su Life https://doi.org/10.3390/life15081200 dove abbiamo introdotto il concetto di Polyconnective Skeleton (PCS): un insieme di strutture centrali come il sacro, la fascia toraco-lombare e altri snodi anatomici che agiscono come veri e propri hub nella rete corporea. Non si tratta solo di anatomia: questi elementi sono strategici perché regolano la trasmissione delle forze e l’organizzazione dei movimenti a livello sistemico.

Attraverso un modello di rete (BIOMECH 3.4), abbiamo mappato oltre 7000 connessioni anatomiche, scoprendo che alcune di esse — il PCS, appunto — hanno un peso centrale nel mantenimento dell’equilibrio dinamico del corpo. Quando queste strutture sono in sofferenza o compromesse, tutto il sistema diventa meno efficiente, meno coordinato, più soggetto a dolore e disfunzioni.

Ma la vera svolta sta nel paradigma della comunicazione morfologica: l’idea che il corpo non si limiti a muoversi, ma a comunicare attraverso le sue forme. Il modo in cui una tensione si propaga, il modo in cui una spinta si redistribuisce lungo le fasce, o come una struttura reagisce a una perturbazione, ci parla di un’intelligenza distribuita nella materia stessa del corpo. Non è solo meccanica: è senso, coerenza, adattamento.

Capire il PCS significa allora avere una mappa dei punti più influenti del sistema, ma è solo attraverso la comunicazione morfologica che possiamo interpretarla in tempo reale nel gesto clinico. È qui che entrano in gioco le Kinematic Networks Technique (KNT): tecniche pensate per interagire con la rete, più che con il singolo distretto, e che si basano sulla risposta adattativa del corpo, non sulla correzione imposta.

Integrare PCS e comunicazione morfologica nel lavoro clinico significa muoversi con più consapevolezza, trattare in modo più efficace, e soprattutto rispettare la natura relazionale e intelligente del corpo umano.


Posta, D.D.; Belviso, I.; Branca, J.J.V.; Paternostro, F.; Stecco, C.
From Myofascial Chains to the Polyconnective Network: A Novel Approach to Biomechanics and Rehabilitation Based on Graph Theory. 
Life 202515, 1200. https://doi.org/10.3390/life15081200

aNETomy, the anatomical network è la pagina di riferimento di questa ricerca

Visual Thinking Strategies for medico-anatomical teaching and rheumatological diagnostics: the case of M. L. Greville Cooksey’s Maria Virgo (1915)

Quanto è  utile lo studio diagnostico di personaggi immaginari o rappresentazioni artistiche, applicando il rigore metodologico della medicina clinica?

In altre parole, è didatticamente efficace tentare di formulare una diagnosi  su personaggi letterari o come nel caso trattato nell’articolo, figure dipinte in opere d’arte?

Questo articolo esplora l’applicazione delle Visual Thinking Strategies (VTS) nell’insegnamento medico-anatomico e nella diagnostica reumatologica, dimostrandone l’efficacia.

Tale pratica, infatti, serve ad allenare l’osservazione medica, sviluppare il pensiero critico e la discussione clinica, stimolando lo studente a formulare ipotesi, diagnosi differenziali e ragionamenti, anche in assenza di anamnesi e sintomi dichiarati. Inoltre ha il pregio di integrare medicina, arte e cultura umanistica.

Il metodo viene impiegato nel corso di Medicina dell’Università di Firenze in un caso studio che riguarda il dipinto Maria Virgo (1915) della pittrice preraffaellita May Louise Greville Cooksey.
L’analisi interprofessionale dell’opera, che ritrae una Madonna con mani nodose, ha portato a una discussione clinica sulle possibili diagnosi: artrosi nodulare, artrite reumatoide, xantomatosi, reticoloistiocitosi multicentrica e knuckle pads.
Quest’ultima è risultata l’ipotesi più plausibile.

I noduli fibrotici dorsali delle nocche (knuckle pads) sono lesioni benigne, dure, tondeggianti, non dolorose, situate soprattutto sul dorso delle articolazioni interfalangee prossimali e, meno frequentemente, metacarpofalangee. Sono formate da tessuto fibrotico sottocutaneo e possono essere associate a patologie fibrosanti come la contrattura di Dupuytren, oppure essere idiopatiche. Non alterano la funzionalità articolare e non sono infiammatorie. Istologicamente mostrano ipercheratosi, acantosi e proliferazione fibroblastica.

L’articolo sottolinea come l’integrazione tra arte e medicina, attraverso la VTS, favorisca nello studente lo sviluppo del cosidetto occhio clinico, indispensabile nella pratica medica.


Lippi, D., Cammelli, D., Zucchini, E., Vignozzi, L., Galassi, F. M., Belviso, I., Paternostro, F. & Varotto, E. (2025).
Visual Thinking Strategies for medico-anatomical teaching and rheumatological diagnostics: the case of M. L. Greville Cooksey’s Maria Virgo (1915).
Italian Journal of Anatomy and Embryology 129(1): 3-8. doi: 10.36253/ijae-16176

Serve la Logica in Medicina ?

Le Soluzioni corrette derivano dall’Inferenza, e l’inferenza si consolida con lo Studio. Lo studio fornisce le conoscenze di base, le regole e i principi fondamentali. L’inferenza permette di collegare le informazioni e trarre conclusioni secondo logica.

L’inferenza è il processo logico attraverso cui si trae una conclusione a partire da premesse o informazioni disponibili. In altre parole, è il procedimento mentale che consente di dedurre qualcosa in base a ciò che si sa già.
Esistono diversi tipi di inferenza. L’inferenza deduttiva parte da principi generali per arrivare a una conclusione specifica, come nel caso dell’affermazione “Tutti gli uomini sono mortali. Socrate è un uomo. Quindi Socrate è mortale”.
L’inferenza induttiva generalizza da casi particolari, ad esempio osservando molti cigni bianchi e concludendo che tutti i cigni siano bianchi, anche se questa inferenza potrebbe essere errata.
L’inferenza abduttiva ipotizza la spiegazione più probabile per un dato fenomeno, come quando si vede il terreno bagnato e si suppone che abbia piovuto.

Le soluzioni e le risposte corrette derivano da una deduzione accurata, basata su conoscenze solide e un ragionamento preciso. Questo processo si autoalimenta: più si studia, più si affina la capacità di deduzione e maggiore è la probabilità di arrivare a risposte giuste.

La logica permea tutta la Medicina, dalla diagnosi alla terapia, fino alla ricerca e alla bioetica.
Nella diagnosi differenziale, il ragionamento logico aiuta a escludere o confermare ipotesi basandosi su segni, sintomi e dati clinici. La deduzione permette di collegare sintomi, dati clinici e risultati degli esami per formulare una diagnosi e un piano terapeutico. L’induzione consente di formulare teorie generali partendo dall’osservazione di casi singoli.
La logica guida le decisioni terapeutiche, applicando trattamenti sulla base di linee guida, evidenze scientifiche e condizioni del paziente.
È essenziale in epidemiologia e statistica per interpretare studi clinici, valutare il rischio di malattie e comprendere la significatività dei risultati.
Il pensiero logico aiuta a risolvere dilemmi etici, come nel caso dei trapianti e del fine vita, attraverso l’analisi razionale di benefici, rischi e valori coinvolti.

Tuttavia, in Medicina la deduzione da sola non basta: l’errore è sempre in agguato. Per questo servono anche la Pratica clinica, il confronto con i Colleghi e un Aggiornamento continuo. Senza evidenza scientifica, la deduzione in Medicina diventa fragile e potenzialmente pericolosa, portando a diagnosi e terapie basate su intuizioni soggettive o credenze non verificate.
La Medicina senza evidenza scientifica rischia di trasformarsi in empirismo, basato solo sull’esperienza personale, che può essere fuorviante, in dogmatismo, in cui si accettano teorie senza metterle alla prova, o in una medicina non verificata, come accade in molte pratiche alternative prive di studi solidi.

Senza studio e senza evidenza, la deduzione può condurre a errori gravi.
Per questo la Medicina moderna si basa sul metodo scientifico.
L’osservazione è il punto di partenza e si basa sull’analisi di segni, sintomi e dati clinici. Ad esempio, un medico può notare che diversi pazienti con una certa patologia presentano un sintomo comune.
A partire da questa osservazione, viene formulata un’ipotesi su una possibile causa, correlazione o terapia.
Per verificare l’ipotesi, si procede alla sperimentazione attraverso studi clinici controllati, esperimenti in laboratorio o indagini epidemiologiche.
Infine, la revisione continua assicura che i risultati vengano analizzati, pubblicati e sottoposti a revisione da parte della comunità scientifica. Se confermati, entrano nelle linee guida; se smentiti, l’ipotesi viene modificata o abbandonata.

Questo approccio garantisce che le pratiche mediche siano sempre aggiornate e fondate su dati solidi, riducendo errori e migliorando l’efficacia dei trattamenti.
Il metodo scientifico è faticoso e impegnativo, ma è l’unico modo per garantire cure sicure ed efficaci. Ogni passo richiede tempo e risorse, rendendo il processo necessariamente lento. Tuttavia, questo grande lavoro si traduce in sicurezza per tutti noi Pazienti.

Anatomia e Bellezza alla Biblioteca delle Oblate di Firenze, tra ricerca, insegnamento, arte e innovazione

Nella suggestiva cornice della Biblioteca delle Oblate di Firenze, si è svolta la presentazione del libro Anatomia Fotografica, realizzato con Carlo Benedini e con il prezioso imprimatur di Alessandro Palazzolo, mentore dell’intero progetto. Serata resa speciale dal Pubblico attento e affettuosamente partecipe e dalla presenza di Ester Andrieri e Alessandro Castelli, in rappresentanza della Casa Editrice Piccin, che ha da sempre e convintamente creduto nel progetto.

L’evento è stato molto più di una semplice presentazione editoriale: è stato un racconto di passione, ricerca e amicizia, i tre pilastri che hanno reso possibile la realizzazione di quest’opera. Abbiamo condiviso con i nostri ospiti, l’avventurosa storia della nascita del libro, un volume che unisce la fotografia d’arte alla descrizione didattica dell’Anatomia settoria, offrendo un antico ma attualissimo punto di vista sulla complessità del corpo umano.

La guida ideale del nostro racconto è stato Leonardo da Vinci, il cui genio si avvertiva tra le sale della biblioteca. A soli cinquanta metri dalle Oblate infatti, presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova, Leonardo conduceva le sue dissezioni, costruendo la fondamenta di conoscenze che ancora oggi sono alla base dell’arte, della didattica e della ricerca biomeccanica.

L’Anatomia macroscopica non è solo una disciplina descrittiva, ma un campo in cui la ricerca e la didattica si intrecciano continuamente. Il dettaglio delle strutture del corpo è essenziale per la Medicina e la Chirurgia ma è anche un affascinante territorio di esplorazione per chi, come gli autori di Anatomia Fotografica, vuole raccontarla attraverso nuove prospettive visive e narrative.

Da secoli, lo studio del corpo umano si basa sull’osservazione diretta, sulla riproduzione e sulla condivisione di conoscenze. Oggi, grazie a strumenti innovativi come la fotografia ad alta definizione e le nuove tecnologie digitali, è possibile portare questa esperienza oltre i confini delle aule, rendendola accessibile a un pubblico sempre più ampio e trasmettendo emozioni e saperi.

Un libro per un progetto: Visceral Room

Alla base di questo lavoro non c’è solo un interesse scientifico e culturale, ma anche un profondo sodalizio tra chi scrive, Carlo e Alessandro. Questa feconda collaborazione ha dato vita non solo a Anatomia Fotografica, ma anche a Visceral Room, un progetto innovativo che esplora nuove modalità di rappresentazione e insegnamento dell’Anatomia clinica, topografica e settoria, unite alla teoria e alla pratica degli atti manipolativi in ambito osteopatico e fisioterapico.

La serata alle Oblate è stata quindi la celebrazione di una passione condivisa, di un sapere che si rinnova, si tramanda e che ha reso possibile la realizzazione di un’opera (mi permetto di definire) assolutamente unica nel suo genere.

Una copia del libro è da oggi disponibile in consultazione e prestito presso la Biblioteca fiorentina.

Valutazione delle proprietà biomeccaniche e viscoelastiche dei muscoli masticatori nei disturbi temporo-mandibolari. Approccio centrato sul paziente utilizzando le misure di MyotonPRO

Della Posta, D.; Paternostro, F.; Costa, N.; Branca, J.J.V.; Guarnieri, G.; Morelli, A.; Pacini, A.; Campi, G. Evaluating Biomechanical and Viscoelastic Properties of Masticatory Muscles in Temporomandibular Disorders: A Patient-Centric Approach Using MyotonPRO Measurements. 
Bioengineering 202512, 97.
https://www.mdpi.com/2306-5354/12/2/97

L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) è essenziale per le funzioni di masticazione e di fonazione, oltre che per la realizzazione delle espressioni facciali. Tuttavia, questa articolazione può essere colpita da disturbi, noti come disordini temporomandibolari (TMD), indotti da cause complesse che portano a limitazioni nelle attività quotidiane.
Basandosi sulla metodologia e sui risultati del nostro precedente studio sulla funzione dell’ATM, la nostra ricerca si propone di applicare i criteri e le norme stabiliti ai pazienti con TMD. L’obiettivo primario è valutare l’applicabilità e la rilevanza clinica di queste norme di riferimento nel predire la gravità e la progressione dei disturbi dell’ATM in una popolazione clinica.
Utilizzando misurazioni miotoniche non invasive, abbiamo valutato 157 soggetti, tra cui individui non affetti da TMD e affetti da TMD. Per ottenere risultati ottimali, cinque parametri primari (frequenza, rigidità, decremento, tempo di rilassamento e creep) sono stati analizzati con strumenti statistico-fisici, fornendo gradi di funzionalità quantitativa tra i diversi gruppi clinici esaminati.
I risultati hanno identificato marcatori quantitativi significativi per la diagnosi precoce e il trattamento personalizzato dei disturbi dell’ATM.
Questo approccio interdisciplinare porta a una comprensione più approfondita delle disfunzioni dell’ATM e offre un contributo significativo alla pratica clinica, fornendo strumenti più precisi per la gestione e il trattamento di questa complessa condizione.

Il doppio volto di Leonardo: il segreto della Gioconda

Tra il celebre ritratto della Monna Lisa, custodito al Louvre, e il presunto autoritratto di Leonardo da Vinci, conservato nella Biblioteca Reale di Torino, esiste un’affascinante e misteriosa corrispondenza che sta alimentando nuovi studi sull’opera del genio fiorentino.

L’autoritratto in questione, realizzato a sanguigna su carta intorno al 1515, raffigura un uomo anziano con una folta barba e un’espressione intensa e riflessiva. Nonostante sia spesso considerato una rappresentazione di Leonardo negli ultimi anni della sua vita, alcuni studiosi hanno messo in dubbio l’autenticità di questo autoritratto. Tuttavia, la recente scoperta della sovrapposizione perfetta con il volto della Monna Lisa ha riacceso l’interesse su questa ipotesi.

Effettuando una semplice operazione grafica – ribaltando orizzontalmente il disegno e sovrapponendolo al ritratto della Monna Lisa – si osserva una coincidenza sorprendente: i contorni dei due volti, incluse le proporzioni del naso, degli occhi e delle labbra, combaciano quasi in modo speculare. Questo dettaglio rafforza l’idea che Leonardo abbia volutamente progettato le due opere come elementi complementari di un unico messaggio visivo.

La Monna Lisa, realizzata tra il 1503 e il 1519, è nota per il suo enigmatico sorriso e per il suo sguardo che sembra seguire l’osservatore da qualsiasi angolazione. La donna ritratta ha ispirato infinite interpretazioni, alcune delle quali suggeriscono che dietro il suo volto si celi proprio un autoritratto velato di Leonardo stesso. La sovrapposizione con il disegno senile sembra confermare questa teoria e aggiunge un ulteriore strato di complessità simbolica.

Il risultato di questa fusione va oltre la semplice coincidenza artistica. Il volto della Monna Lisa, unendosi a quello dell’uomo anziano, sembra subire una metamorfosi temporale: la giovane donna diventa un uomo maturo, suggerendo un passaggio inevitabile dal femminile al maschile, dalla giovinezza alla vecchiaia. Questa trasformazione non è solo fisica, ma anche simbolica, poiché evoca il concetto di fluidità delle identità e la coesistenza delle energie opposte.

Leonardo potrebbe aver nascosto, attraverso queste due opere, un messaggio che trascende il tempo e le categorie sociali: il genere, l’identità e il tempo sono costruzioni illusorie, percezioni superficiali che nascondono una verità più profonda. Maschile e femminile, giovane e anziano, vita e morte sono semplicemente polarità estreme della stessa realtà.

Questo pensiero si collega direttamente ai principi dell’ermetismo, corrente filosofica che Leonardo conosceva bene. Secondo questi insegnamenti, ogni dualismo apparente è un’illusione: gli opposti non esistono in forma separata, ma sono solo variazioni dello stesso principio universale. Maschile e femminile coesistono in ogni individuo, così come luce e ombra, e insieme garantiscono l’equilibrio dell’intero universo.

Attraverso il suo duplice capolavoro, Leonardo sembra volerci invitare a guardare oltre le divisioni e le etichette, per riconoscere che tutte le polarità fanno parte di un’unità essenziale. Quella che percepiamo come separazione è solo un’illusione della mente e la vera saggezza sta nel riscoprire l’armonia nascosta dietro le apparenze.

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Chronic mastitis or breast cancer in The Charity by Francesco Salviati? An educational discussion

In questo articolo, il dipinto La Carità di Francesco de Rossi, noto come Salviati (1510-1563), viene studiato attraverso una prospettiva multidisciplinare che unisce Anatomia umana, Paleopatologia e Storia dell’Arte.
Sebbene non sia possibile formulare una diagnosi definitiva a causa della natura artistica dell’opera, le anomalie anatomiche rappresentate nel dipinto sono esaminate considerando due ipotesi principali: mastite cronica o tumore al seno.
Questo studio evidenzia ancora una volta come l’incontro tra Medicina e Arte possa offrire un prezioso contributo sia alla comprensione delle malattie del passato sia all’educazione dei futuri Medici, aiutandoli a sviluppare un più attento occhio clinico.

Paternostro, F., Lippi, D., Zucchini, E., Nori, J., Galassi, F.M., Nerlich, A.G., & Bianucci, R. (2024).
Italian Journal of Anatomy and Embryology 128(2): 55-60.
https://doi.org/10.36253/ijae-15580