Il Peritoneo

L’architettura invisibile che sorregge l’addome

C’è una parte del corpo che risulta, a chi studia, sempre difficile e complicata: il peritoneo. Questa sottile membrana sierosa riveste la cavità addominale e pelvica, avvolge gli organi viscerali, li sostiene e li protegge, regola fluidi e movimenti, partecipa alla difesa immunitaria e influenza la diffusione di infezioni e metastasi. Sottile, onnipresente nell’addome, il peritoneo rappresenta una delle architetture più complesse e raffinate dell’organismo umano.

A tale struttura è dedicato il volume Il Peritoneo: Architettura invisibile dell’addome”, scritto insieme a Immacolata Belviso, Carlo Benedini e Alessandro Palazzolo. Si tratta di un’opera che dona dignità e centralità a un organo non marginale, che anche la ricerca più recente ha portato al centro della fisiologia e della clinica.

Una scelta editoriale controcorrente

Le-book colpisce per una decisione radicale: non contiene illustrazioni. In un’epoca in cui lo studio dell’Anatomia è dominato da immagini tridimensionali, modelli digitali e rendering sofisticati, questa assenza non è una mancanza, ma una scelta deliberata. Abbiamo voluto proporre un metodo didattico differente, che invita il lettore a non fermarsi alla visione immediata ma a ricostruire mentalmente la complessità anatomica, servendosi dell’Atlante come strumento complementare. In questo modo lo studio diventa attivo, critico, creativo, e permette di sviluppare capacità di orientamento spaziale tridimensionale che sono indispensabili nella pratica medica e chirurgica.
Sono presenti, in realtà, alcune spendide immagini scattate da Carlo Benedini (Anatomia Fotografica) ai tavoli settori di ICLO Teaching and Research Center, struttura che per questo sentitamente ringrazio.

Una membrana dinamica

Il peritoneo, spesso descritto come un semplice rivestimento, è in realtà un sistema dinamico. È costituito da due foglietti – parietale e viscerale – che delimitano la cavità peritoneale, al cui interno scorre una minima quantità di fluido lubrificante, indispensabile per permettere il movimento dei visceri durante la digestione e la respirazione. Da queste pieghe derivano strutture complesse come i mesenteri, che sospendono l’intestino e ne veicolano vasi e nervi; gli omenti, che agiscono come veri “tutori immunologici” isolando focolai infettivi; i legamenti, che fissano e stabilizzano organi vitali come fegato, stomaco e milza.

La sua funzione non si esaurisce nel sostegno meccanico. Il peritoneo regola la distribuzione dei fluidi corporei, contribuisce alla risposta immunitaria locale, circoscrive infezioni e processi infiammatori attraverso la formazione di aderenze, e rappresenta una superficie di scambio e assorbimento di enorme rilevanza clinica.

Un protagonista della clinica moderna

La conoscenza del peritoneo è fondamentale non solo per l’anatomista, ma anche per il chirurgo, l’oncologo e il radiologo. Le sue pieghe e i suoi recessi determinano vie di diffusione delle infezioni e delle metastasi, e condizionano gli esiti degli interventi chirurgici. La pratica clinica quotidiana mostra quanto sia determinante comprenderne i comportamenti: basti pensare alla dialisi peritoneale, che utilizza la membrana come filtro naturale per depurare il sangue in pazienti con insufficienza renale; oppure alle aderenze post-operatorie, responsabili di dolore cronico e occlusioni intestinali; o ancora alle metastasi peritoneali, una delle complicanze più gravi dei tumori addominali.

Negli ultimi anni il peritoneo è divenuto bersaglio di strategie terapeutiche innovative, come la chemioterapia intraperitoneale, che consente di somministrare farmaci direttamente nella cavità addominale, aumentando l’efficacia locale e riducendo la tossicità sistemica. Questo approccio ha aperto prospettive nuove nel trattamento delle neoplasie gastriche e ovariche, e mostra quanto il peritoneo sia un territorio attivo della medicina di oggi e di domani.

Tra scienza e cultura del corpo

Il Peritoneo: Architettura invisibile dell’addome non è soltanto un manuale tecnico. È anche una riflessione sulla cultura del corpo e sul valore dello studio anatomico come esercizio di immaginazione e di pensiero critico. L’opera invita a superare l’idea di un sapere immediatamente disponibile e consumabile, per recuperare invece il tempo lento dell’apprendimento, in cui il testo scritto e l’immagine si integrano attraverso lo sforzo attivo dello studente.

Il libro parla a Studenti e a Specialisti, ma può interessare anche un pubblico più ampio, curioso di scoprire come funziona quell’architettura nascosta che, silenziosamente, rende possibile la vita di ogni giorno, non è un semplice rivestimento ma un attore protagonista dell’Anatomia, della Fisiologia e della Clinica.

IL PERITONEO
Architettura invisibile dell’addome
ISBN: 9791224026556
YOUCAN PRINT Ebook (pdf) 2025

Immacolata Belviso
Professoressa Associata di Anatomia, Umana Università Telematica Pegaso 

Carlo Benedini 
Osteopata e Fisioterapista

Alessandro Palazzolo
Osteopata e Fisioterapista

Ferdinando Paternostro
Professore Associato di Anatomia Umana, Università degli Studi di Firenze

Studio sulle catene miofasciali e sulla rete policonnettiva: presenti al 7th International Fascia Research Congress di New Orleans

Daniele Della Posta, Ferdinando Paternostro, Carla Stecco

From Myofascial Chains to the Polyconnective Network: A New Approach to Biomechanics and Rehabilitation Based on Graph Theory

7th International Fascia Research Congress.
August 10–14, 2025,  New Orleans, Louisiana


Negli ultimi anni, il concetto di rete miofasciale ha profondamente modificato la comprensione biomeccanica del corpo umano, offrendo una visione integrata, tridimensionale e multidirezionale delle connessioni corporee .

Scopo di questo studio è descrivere il passaggio dal tradizionale modello lineare delle catene miofasciali a un paradigma reticolare, fondato sulla teoria dei grafi, che consente di rappresentare il sistema osteo-miofasciale come un insieme complesso di nodi interconnessi. Grazie a strumenti computazionali avanzati, è stato possibile ricostruire modelli anatomici di rete più aderenti alla realtà. L’analisi topologica delle reti complesse ha permesso di individuare nodi chiave in grado di influenzare la trasmissione delle forze biomeccaniche, migliorando la comprensione dell’organizzazione anatomica e funzionale di fasce e muscoli.

I dati ottenuti indicano che le misure di centralità possono orientare interventi mirati a migliorare stabilità, equilibrio e adattabilità corporea.

L’approccio basato sulla rete anatomica supera le limitazioni del modello lineare delle catene miofasciali, mettendo in evidenza la modularità e la capacità di adattamento del sistema. L’analisi della connessione tra fascia clavi-pettorale e muscolo temporale, ad esempio, ha evidenziato che i percorsi di trasmissione delle forze più efficienti non coincidono necessariamente con i più brevi, confermando come la biomeccanica umana segua vie alternative e altamente specializzate. L’applicazione della teoria delle reti anatomiche apre nuove prospettive nella ricerca e nella pratica clinica, favorendo l’integrazione di tecnologie di imaging avanzato e di modelli predittivi.

Questo approccio può potenzialmente rivoluzionare la medicina riabilitativa e personalizzata, aumentando la precisione dei protocolli terapeutici e fornendo una comprensione più completa della rete osteo-miofasciale.

Leggi anche
https://ferdinandopaternostro.com/2025/07/30/from-myofascial-chains-to-the-polyconnective-network-a-novel-approach-to-biomechanics-and-rehabilitation-based-on-graph-theory/

References

1. Esteve-Altava, B. (2015). Topology of the musculoskeletal system: A network science analysis of connectivity in the human body. Journal of Anatomy, 227(3), 255–267.

2. Murphy, A.C., Muldoon, S.F., Baker, D., Lastowka, A., Bennett, B., et al. (2018). Structure, function, and control of the human musculoskeletal network. PLOS Biology, 16(1), e2002811.

3. Paternostro, F., Santosuosso, U., Della Posta, D., Francia, P. (2019). “Graph Theory Applied to the Human Locomotor System.” Italian Journal of Anatomy and Embryology December 19, 2019.

4. Kerkman, J.N., et al. (2018). Network structure of the human musculoskeletal system shapes neural interactions on multiple time scales. Science Advances, 4, eaat0497.

5. Della Posta, D., Branca, J.J.V., Guarnieri, G., Veltro, C., Pacini, A., Paternostro, F. (2022). Modularity of the Human Musculoskeletal System: The Correlation between Functional Structures by Computer Tools Analysis. Life, 12, 1186.

6. Barabási, A.L., & Albert, R. (1999). Emergence of scaling in random networks. Science, 286(5439), 509–512.

7. Rubinov, M., & Sporns, O. (2010). Complex network measures of brain connectivity: Uses and interpretations. NeuroImage, 52(3), 1059–1069.

8. Esteve-Altava, B., Molnar, J.L., Johnston, P., Hutchinson, J.R., Diogo, R. (2018). Anatomical network analysis of the musculoskeletal system reveals integration loss and parcellation boost during the fins-to-limbs transition. Evolution, 72(3), 601-618.

9. Della Posta, D., Veltro, C., Paternostro, F. (2016). Anatomical network analysis reveals centralities in human biomechanical structure. Italian Journal of Anatomy and Embryology, 121, 212-212.

OLTRE L’ANATOMIA

Il Corpo femminile raccontato come spazio biologico, fisiologico e relazionale


Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Ferdinando Paternostro, Ciro Sommella

Il Corpo della Donna è da sempre oggetto di studio, di rappresentazione, di cura e, troppo spesso, di controllo. L’Anatomia ce lo restituisce nei suoi dettagli strutturali, nei suoi cicli fisiologici, nelle sue trasformazioni. Ma una descrizione puramente morfologica, per quanto precisa, non basta a raccontarne la complessità.

Questo libro nasce dall’esigenza di andare oltre: oltre la nomenclatura, oltre lo schema, oltre la visione frammentata. Qui, il corpo femminile viene esplorato come spazio biologico, nella sua realtà concreta di tessuti, organi e funzioni e come spazio relazionale, cioè luogo di percezione, identità, piacere, vulnerabilità e incontro.

Per troppo tempo il Corpo femminile è stato osservato da fuori, studiato, giudicato, persino disegnato da mani che non gli appartenevano. Eppure, la conoscenza più profonda non viene dallo sguardo esterno, ma da quello interno: dal sentire, dall’esplorare, dal riconoscersi. Conoscere l’Anatomia del proprio corpo significa, prima di tutto, restituirgli voce. Significa capire come è fatto, come funziona, e perché alcune parti, da sempre trascurate o nominate con imbarazzo, sono in realtà centrali per il benessere, il piacere e la salute.

Prendiamo la clitoride. Per molti, per troppo tempo, è stato solo un punto, un piccolo rilievo sotto le pieghe della vulva. In realtà, è un organo complesso, profondo, ramificato, con una struttura tridimensionale che si estende lateralmente e inferiormente lungo il perineo. È formato da corpi cavernosi, crura, bulbi del vestibolo, e da un glande visibile solo in parte. È l’unico organo umano con la sola funzione di dare piacere. Non produce ormoni, non serve alla riproduzione, non si apre su nessun canale. Eppure è lì, centrale, sensibile, ricco di migliaia di terminazioni nervose, pronto a raccontare una verità: il piacere è fisiologico, sano, naturale.

E il piacere, nel Corpo femminile, non si localizza in un solo punto. Vive in una rete: nel muscolo pubococcigeo, che si contrae involontariamente nell’eccitazione; nella lubrificazione vaginale, che facilita la penetrazione e protegge la mucosa; nella vasodilatazione dei tessuti genitali, che amplifica la sensibilità. Tutto questo è regolato da un dialogo costante tra cervello, sistema nervoso autonomo e tessuti periferici. Il piacere non è “tutto nella testa”, ma non è nemmeno tutto nei genitali: è un sistema integrato, che coinvolge ormoni, neurotrasmettitori, emozioni, contesto.

La sessualità non è un atto da compiere, ma una parte dell’identità da esplorare. È relazione con sé stessi, con il proprio corpo e con l’altro. Può esprimersi in mille modi, cambiare nel tempo, adattarsi a ciò che siamo e a ciò che scegliamo di essere. In questa prospettiva, conoscere la propria Anatomia non è solo utile: è fondativo.

  • aiuta a riconoscere cosa è normale e cosa no.
  • permette di distinguere tra dolore che va accolto e dolore che va curato.
  • insegna a chiedere, a proteggerti, a scegliere.

Parlare di genitali, ormoni, utero, ovaie, mestruazione, gravidanza o menopausa non significa dunque descrivere soltanto processi fisiologici. Significa riconoscere un sapere incarnato, spesso trascurato o deformato, che riguarda la salute, l’autonomia, la sessualità e la dignità.

Anche la Medicina sta lentamente cambiando: si parla sempre più di disfunzioni sessuali femminili, di riabilitazione del pavimento pelvico, di sessualità in menopausa, di dolore vulvare, di anorgasmia, non più come difetti da correggere, ma come esperienze da comprendere e accompagnare. E tutto parte da qui: da una mappa del corpo chiara, corretta, libera da tabù.

Il linguaggio utilizzato in questo testo è rigoroso e chiaro. Le parole sono scelte per spiegare, chiarire e restituire potere alla conoscenza del corpo, senza cadere né nella semplificazione né nel tecnicismo sterile.

Il Lettore, qualunque sia il suo genere e la sua età, troverà in queste pagine una guida: non solo per sapere com’è fatto il corpo femminile, ma per capire come funziona, cosa comunica, cosa cambia, e perché tutto questo ha valore.

Conoscere il Corpo, infatti, non è mai un atto neutro: è una forma di cura, un gesto di rispetto, un esercizio di libertà.

OLTRE L'ANATOMIA
Il Corpo femminile raccontato come spazio biologico, fisiologico e relazionale

OLTRE L’ANATOMIA
Il Corpo femminile raccontato come spazio biologico, fisiologico e relazionale
Youcanprint – Ebook
ISBN: 9791224026563

Gli Autori
Immacolata Belviso
Professoressa Associata di Anatomia, Umana Università Telematica Pegaso 

Jacopo Junio Valerio Branca
Ricercatore, Università degli Studi di Firenze

Ferdinando Paternostro
Professore Associato di Anatomia Umana, Università degli Studi di Firenze

Ciro Sommella
Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Direttore UOC Ginecologia e Ostetricia Arezzo


A CHE TITOLO…

Nei social la Medicina è diventata conversazione pubblica. È un bene: più voci significano più domande, più idee, più occasioni di spiegare in chiaro ciò che spesso resta chiuso in aule universitarie e riviste specialistiche. È anche un rischio: quando si parla di salute, l’autorevolezza non può essere un filtro vintage né un pretesto per zittire; ma non può nemmeno essere sostituita da like, carisma o storytelling. La domanda, allora, è semplice e decisiva: a che titolo uno parla?

I social hanno accorciato le distanze tra chi cura, chi studia e chi vive la malattia. Hanno dato spazio a intuizioni, a critiche utili, a prospettive dal letto del paziente o dal laboratorio. Hanno costretto esperti e istituzioni a essere più comprensibili, a farsi verificare in tempo reale. La conoscenza si muove meglio quando è sfidata.

La stessa forza che accelera il dibattito accelera anche l’errore: semplificazioni, aneddoti travestiti da prove, conflitti d’interesse non dichiarati, “guru” che invadono campi in cui non hanno formazione. In sanità, l’errore non è solo intellettuale: può cambiare comportamenti, terapie, esiti.

“A che titolo”: la carta d’identità di chi parla

Valutare la competenza di una voce non è snobismo: è tutela del pubblico. I “titoli” non sono soltanto i gradi appesi al muro; sono strati di responsabilità verificabili. Senza pretesa di completezza, ecco quali contano davvero (e perché):

  • Istruzione: laurea pertinente, riconoscimento del titolo (se estero). Dice dove è iniziata la competenza.
  • Post-laurea: specializzazione/board, master, dottorato. Dice quanto è profonda e in quale area.
  • Esperienza clinica: anni di pratica, casistica documentabile, ruolo di responsabilità (ambulatorio, reparto, sala operatoria). Dice se quella competenza è stata messa alla prova sui pazienti.
  • Esperienza didattica: insegnamento formale, tutoraggio, produzione di materiali educativi. Dice se chi parla sa spiegare e aggiornarsi.
  • Ricerca e pubblicazioni: articoli peer-reviewed, atti di congresso, capitoli di libro, linee guida a cui ha contribuito, non solo l’h-index. Dice se le idee sono passate dal vaglio dei pari.
  • Brevetti e trasferimento tecnologico: innovazione sì, ma con dichiarazione dei conflitti d’interesse.
  • Partecipazione a trial e comitati etici: conoscenza del metodo e delle regole che proteggono i pazienti.
  • Iscrizione all’Ordine/Albo e certificazioni: la cornice deontologica.
  • Formazione continua (ECM/CME): la manutenzione della competenza.
  • Trasparenza: conflitti d’interesse, sponsorizzazioni, link alle fonti, data di aggiornamento.
  • Campo specifico: la competenza è locale, non universale. Un eccellente cardiologo non è automaticamente un’autorità in nutrizione o oncologia.
  • Prove citate: uso corretto della gerarchia dell’evidenza (revisioni sistematiche e RCT prima degli aneddoti) e capacità di distinguere opinione da fatto.
  • Esperienza vissuta (paziente/caregiver): non è un titolo clinico, ma porta un sapere essenziale. Deve convivere con i dati, non sostituirli.

Questi elementi non servono a creare caste, ma a rendere leggibile l’affidabilità. È la differenza tra un profilo che dichiara: “Sono medico, specialista in X, insegno Y, ecco le mie pubblicazioni e i miei conflitti” e uno che si presenta come “esperto di salute” senza coordinate.

Le conseguenze (pratiche) per tutti

Per chi comunica: dichiarare subito il proprio perimetro (“Parlo in qualità di… in questo specifico ambito… ecco le fonti”). Separare divulgazione da consulenza individuale. Correggere pubblicamente gli errori. Rifiutare sponsorizzazioni che confondono il messaggio, o almeno dichiararle in modo evidente.

Per le piattaforme: premiare la trasparenza dei profili (una sorta di bollino di competenza basato su titoli verificati e disclosure), penalizzare chi spaccia opinioni per linee guida, rendere facile linkare articoli e linee guida originali. L’algoritmo oggi misura attenzione; dovrebbe misurare anche affidabilità.

Per Ordini, Università, Società scientifiche: portare la formazione alla comunicazione nel curriculum sanitario; pubblicare elenchi pubblici e chiari di specialisti e incarichi; offrire fact-checking agile quando scoppia una controversia virale.

Per i media: nelle interviste chiedere sempre “a che titolo” e mostrarlo a schermo. Contestualizzare le prove, riportare le incertezze, evitare il ping-pong artificiale tra opinioni minoritarie e consenso scientifico.

Per il pubblico: cinque domande lampo prima di fidarsi:

  1. Chi sei esattamente e in quale campo lavori?
  2. Che prove porti e di che livello sono?
  3. Hai conflitti d’interesse?
  4. C’è consenso o stai proponendo un’ipotesi?
  5. La tua affermazione è aggiornata e verificabile?

La posta in gioco

Non si tratta di mettere o rimettere i “camici” su un piedistallo. Si tratta di riconoscere che, in sanità, la libertà di parola convive con la responsabilità della prova. I social hanno aperto la porta: teniamola aperta, ma con un cartello chiaro sopra la maniglia. C’è scritto “A che titolo?”. Chi sa rispondere, entri. Gli altri, studino, dichiarino i limiti, portino dati. È così che la conversazione pubblica diventa cura, e non rumore.

From Myofascial Chains to the Polyconnective Network: A Novel Approach to Biomechanics and Rehabilitation Based on Graph Theory

Dalle catene miofasciali alla rete policonnettiva: un approccio innovativo alla biomeccanica e alla riabilitazione basato sulla teoria dei grafi

Daniele Della Posta, Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Ferdinando Paternostro and Carla Stecco.

In recent years, the concept of the myofascial network has transformed biomechanical understanding by emphasizing the body as an integrated, multidirectional system.
This study advances that paradigm by applying graph theory to model the osteo-myofascial system as an anatomical network, enabling the identification of topologically central nodes involved in force transmission, stability, and coordination. Using the aNETomy model and the BIOMECH 3.4 database, we constructed an undirected network of 2208 anatomical nodes and 7377 biomechanical relationships.
Centrality analysis (degree, betweenness, and closeness) revealed that structures such as the sacrum and thoracolumbar fascia exhibit high connectivity and strategic importance within the network. These findings, while derived from a theoretical modeling approach, suggest that such key nodes may inform targeted treatment strategies, particularly in complex or compensatory musculoskeletal conditions. The proposed concept of a polyconnective skeleton (PCS) synthesizes the most influential anatomical hubs into a functional core of the system.
This framework may support future clinical and technological applications, including integration with imaging modalities, real-time monitoring, and predictive modeling for personalized and preventive medicine.

Negli ultimi anni, il concetto di rete miofasciale ha trasformato la comprensione biomeccanica, mettendo in risalto il corpo come un sistema integrato e multidirezionale.
Questo studio porta avanti tale paradigma applicando la teoria dei grafi per modellare il sistema osteo-miofasciale come una rete anatomica, permettendo l’identificazione di nodi topologicamente centrali coinvolti nella trasmissione delle forze, nella stabilità e nella coordinazione.
Utilizzando il modello aNETomy e il database BIOMECH 3.4, abbiamo costruito una rete non direzionale composta da 2208 nodi anatomici e 7377 relazioni biomeccaniche. L’analisi della centralità (grado, intermediazione e prossimità) ha rivelato che strutture come il sacro e la fascia toracolombare presentano un’elevata connettività e un’importanza strategica all’interno della rete.
Questi risultati, sebbene derivati da un approccio di modellizzazione teorica, suggeriscono che tali nodi chiave possano orientare strategie terapeutiche mirate, soprattutto nei casi complessi o compensatori del sistema muscoloscheletrico. Il concetto proposto di scheletro policonnettivo (Polyconnective Skeleton, PCS) sintetizza i nodi anatomici più influenti in un nucleo funzionale del sistema.
Questo quadro teorico potrebbe sostenere future applicazioni cliniche e tecnologiche, inclusa l’integrazione con tecniche di imaging, il monitoraggio in tempo reale e la modellizzazione predittiva per una medicina personalizzata e preventiva.


DALLA PRESENTAZIONE DELL’ARTICOLO DEL DR. DANIELE DELLA POSTA

PCS e comunicazione morfologica: due chiavi per leggere (e trattare) il corpo come una rete intelligente.

E’ uscito proprio oggi un nostro ultimo studio pubblicato su Life https://doi.org/10.3390/life15081200 dove abbiamo introdotto il concetto di Polyconnective Skeleton (PCS): un insieme di strutture centrali come il sacro, la fascia toraco-lombare e altri snodi anatomici che agiscono come veri e propri hub nella rete corporea. Non si tratta solo di anatomia: questi elementi sono strategici perché regolano la trasmissione delle forze e l’organizzazione dei movimenti a livello sistemico.

Attraverso un modello di rete (BIOMECH 3.4), abbiamo mappato oltre 7000 connessioni anatomiche, scoprendo che alcune di esse — il PCS, appunto — hanno un peso centrale nel mantenimento dell’equilibrio dinamico del corpo. Quando queste strutture sono in sofferenza o compromesse, tutto il sistema diventa meno efficiente, meno coordinato, più soggetto a dolore e disfunzioni.

Ma la vera svolta sta nel paradigma della comunicazione morfologica: l’idea che il corpo non si limiti a muoversi, ma a comunicare attraverso le sue forme. Il modo in cui una tensione si propaga, il modo in cui una spinta si redistribuisce lungo le fasce, o come una struttura reagisce a una perturbazione, ci parla di un’intelligenza distribuita nella materia stessa del corpo. Non è solo meccanica: è senso, coerenza, adattamento.

Capire il PCS significa allora avere una mappa dei punti più influenti del sistema, ma è solo attraverso la comunicazione morfologica che possiamo interpretarla in tempo reale nel gesto clinico. È qui che entrano in gioco le Kinematic Networks Technique (KNT): tecniche pensate per interagire con la rete, più che con il singolo distretto, e che si basano sulla risposta adattativa del corpo, non sulla correzione imposta.

Integrare PCS e comunicazione morfologica nel lavoro clinico significa muoversi con più consapevolezza, trattare in modo più efficace, e soprattutto rispettare la natura relazionale e intelligente del corpo umano.


Posta, D.D.; Belviso, I.; Branca, J.J.V.; Paternostro, F.; Stecco, C.
From Myofascial Chains to the Polyconnective Network: A Novel Approach to Biomechanics and Rehabilitation Based on Graph Theory. 
Life 202515, 1200. https://doi.org/10.3390/life15081200

aNETomy, the anatomical network è la pagina di riferimento di questa ricerca

Serve la Logica in Medicina ?

Le Soluzioni corrette derivano dall’Inferenza, e l’inferenza si consolida con lo Studio. Lo studio fornisce le conoscenze di base, le regole e i principi fondamentali. L’inferenza permette di collegare le informazioni e trarre conclusioni secondo logica.

L’inferenza è il processo logico attraverso cui si trae una conclusione a partire da premesse o informazioni disponibili. In altre parole, è il procedimento mentale che consente di dedurre qualcosa in base a ciò che si sa già.
Esistono diversi tipi di inferenza. L’inferenza deduttiva parte da principi generali per arrivare a una conclusione specifica, come nel caso dell’affermazione “Tutti gli uomini sono mortali. Socrate è un uomo. Quindi Socrate è mortale”.
L’inferenza induttiva generalizza da casi particolari, ad esempio osservando molti cigni bianchi e concludendo che tutti i cigni siano bianchi, anche se questa inferenza potrebbe essere errata.
L’inferenza abduttiva ipotizza la spiegazione più probabile per un dato fenomeno, come quando si vede il terreno bagnato e si suppone che abbia piovuto.

Le soluzioni e le risposte corrette derivano da una deduzione accurata, basata su conoscenze solide e un ragionamento preciso. Questo processo si autoalimenta: più si studia, più si affina la capacità di deduzione e maggiore è la probabilità di arrivare a risposte giuste.

La logica permea tutta la Medicina, dalla diagnosi alla terapia, fino alla ricerca e alla bioetica.
Nella diagnosi differenziale, il ragionamento logico aiuta a escludere o confermare ipotesi basandosi su segni, sintomi e dati clinici. La deduzione permette di collegare sintomi, dati clinici e risultati degli esami per formulare una diagnosi e un piano terapeutico. L’induzione consente di formulare teorie generali partendo dall’osservazione di casi singoli.
La logica guida le decisioni terapeutiche, applicando trattamenti sulla base di linee guida, evidenze scientifiche e condizioni del paziente.
È essenziale in epidemiologia e statistica per interpretare studi clinici, valutare il rischio di malattie e comprendere la significatività dei risultati.
Il pensiero logico aiuta a risolvere dilemmi etici, come nel caso dei trapianti e del fine vita, attraverso l’analisi razionale di benefici, rischi e valori coinvolti.

Tuttavia, in Medicina la deduzione da sola non basta: l’errore è sempre in agguato. Per questo servono anche la Pratica clinica, il confronto con i Colleghi e un Aggiornamento continuo. Senza evidenza scientifica, la deduzione in Medicina diventa fragile e potenzialmente pericolosa, portando a diagnosi e terapie basate su intuizioni soggettive o credenze non verificate.
La Medicina senza evidenza scientifica rischia di trasformarsi in empirismo, basato solo sull’esperienza personale, che può essere fuorviante, in dogmatismo, in cui si accettano teorie senza metterle alla prova, o in una medicina non verificata, come accade in molte pratiche alternative prive di studi solidi.

Senza studio e senza evidenza, la deduzione può condurre a errori gravi.
Per questo la Medicina moderna si basa sul metodo scientifico.
L’osservazione è il punto di partenza e si basa sull’analisi di segni, sintomi e dati clinici. Ad esempio, un medico può notare che diversi pazienti con una certa patologia presentano un sintomo comune.
A partire da questa osservazione, viene formulata un’ipotesi su una possibile causa, correlazione o terapia.
Per verificare l’ipotesi, si procede alla sperimentazione attraverso studi clinici controllati, esperimenti in laboratorio o indagini epidemiologiche.
Infine, la revisione continua assicura che i risultati vengano analizzati, pubblicati e sottoposti a revisione da parte della comunità scientifica. Se confermati, entrano nelle linee guida; se smentiti, l’ipotesi viene modificata o abbandonata.

Questo approccio garantisce che le pratiche mediche siano sempre aggiornate e fondate su dati solidi, riducendo errori e migliorando l’efficacia dei trattamenti.
Il metodo scientifico è faticoso e impegnativo, ma è l’unico modo per garantire cure sicure ed efficaci. Ogni passo richiede tempo e risorse, rendendo il processo necessariamente lento. Tuttavia, questo grande lavoro si traduce in sicurezza per tutti noi Pazienti.

Valutazione delle proprietà biomeccaniche e viscoelastiche dei muscoli masticatori nei disturbi temporo-mandibolari. Approccio centrato sul paziente utilizzando le misure di MyotonPRO

Della Posta, D.; Paternostro, F.; Costa, N.; Branca, J.J.V.; Guarnieri, G.; Morelli, A.; Pacini, A.; Campi, G. Evaluating Biomechanical and Viscoelastic Properties of Masticatory Muscles in Temporomandibular Disorders: A Patient-Centric Approach Using MyotonPRO Measurements. 
Bioengineering 202512, 97.
https://www.mdpi.com/2306-5354/12/2/97

L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) è essenziale per le funzioni di masticazione e di fonazione, oltre che per la realizzazione delle espressioni facciali. Tuttavia, questa articolazione può essere colpita da disturbi, noti come disordini temporomandibolari (TMD), indotti da cause complesse che portano a limitazioni nelle attività quotidiane.
Basandosi sulla metodologia e sui risultati del nostro precedente studio sulla funzione dell’ATM, la nostra ricerca si propone di applicare i criteri e le norme stabiliti ai pazienti con TMD. L’obiettivo primario è valutare l’applicabilità e la rilevanza clinica di queste norme di riferimento nel predire la gravità e la progressione dei disturbi dell’ATM in una popolazione clinica.
Utilizzando misurazioni miotoniche non invasive, abbiamo valutato 157 soggetti, tra cui individui non affetti da TMD e affetti da TMD. Per ottenere risultati ottimali, cinque parametri primari (frequenza, rigidità, decremento, tempo di rilassamento e creep) sono stati analizzati con strumenti statistico-fisici, fornendo gradi di funzionalità quantitativa tra i diversi gruppi clinici esaminati.
I risultati hanno identificato marcatori quantitativi significativi per la diagnosi precoce e il trattamento personalizzato dei disturbi dell’ATM.
Questo approccio interdisciplinare porta a una comprensione più approfondita delle disfunzioni dell’ATM e offre un contributo significativo alla pratica clinica, fornendo strumenti più precisi per la gestione e il trattamento di questa complessa condizione.

Il doppio volto di Leonardo: il segreto della Gioconda

Tra il celebre ritratto della Monna Lisa, custodito al Louvre, e il presunto autoritratto di Leonardo da Vinci, conservato nella Biblioteca Reale di Torino, esiste un’affascinante e misteriosa corrispondenza che sta alimentando nuovi studi sull’opera del genio fiorentino.

L’autoritratto in questione, realizzato a sanguigna su carta intorno al 1515, raffigura un uomo anziano con una folta barba e un’espressione intensa e riflessiva. Nonostante sia spesso considerato una rappresentazione di Leonardo negli ultimi anni della sua vita, alcuni studiosi hanno messo in dubbio l’autenticità di questo autoritratto. Tuttavia, la recente scoperta della sovrapposizione perfetta con il volto della Monna Lisa ha riacceso l’interesse su questa ipotesi.

Effettuando una semplice operazione grafica – ribaltando orizzontalmente il disegno e sovrapponendolo al ritratto della Monna Lisa – si osserva una coincidenza sorprendente: i contorni dei due volti, incluse le proporzioni del naso, degli occhi e delle labbra, combaciano quasi in modo speculare. Questo dettaglio rafforza l’idea che Leonardo abbia volutamente progettato le due opere come elementi complementari di un unico messaggio visivo.

La Monna Lisa, realizzata tra il 1503 e il 1519, è nota per il suo enigmatico sorriso e per il suo sguardo che sembra seguire l’osservatore da qualsiasi angolazione. La donna ritratta ha ispirato infinite interpretazioni, alcune delle quali suggeriscono che dietro il suo volto si celi proprio un autoritratto velato di Leonardo stesso. La sovrapposizione con il disegno senile sembra confermare questa teoria e aggiunge un ulteriore strato di complessità simbolica.

Il risultato di questa fusione va oltre la semplice coincidenza artistica. Il volto della Monna Lisa, unendosi a quello dell’uomo anziano, sembra subire una metamorfosi temporale: la giovane donna diventa un uomo maturo, suggerendo un passaggio inevitabile dal femminile al maschile, dalla giovinezza alla vecchiaia. Questa trasformazione non è solo fisica, ma anche simbolica, poiché evoca il concetto di fluidità delle identità e la coesistenza delle energie opposte.

Leonardo potrebbe aver nascosto, attraverso queste due opere, un messaggio che trascende il tempo e le categorie sociali: il genere, l’identità e il tempo sono costruzioni illusorie, percezioni superficiali che nascondono una verità più profonda. Maschile e femminile, giovane e anziano, vita e morte sono semplicemente polarità estreme della stessa realtà.

Questo pensiero si collega direttamente ai principi dell’ermetismo, corrente filosofica che Leonardo conosceva bene. Secondo questi insegnamenti, ogni dualismo apparente è un’illusione: gli opposti non esistono in forma separata, ma sono solo variazioni dello stesso principio universale. Maschile e femminile coesistono in ogni individuo, così come luce e ombra, e insieme garantiscono l’equilibrio dell’intero universo.

Attraverso il suo duplice capolavoro, Leonardo sembra volerci invitare a guardare oltre le divisioni e le etichette, per riconoscere che tutte le polarità fanno parte di un’unità essenziale. Quella che percepiamo come separazione è solo un’illusione della mente e la vera saggezza sta nel riscoprire l’armonia nascosta dietro le apparenze.

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Le Intelligenze Multiple e la Forza del Cambiamento

La teoria delle Intelligenze multiple, proposta nel 1983 da Howard Gardner, suggerisce che l’intelligenza umana non sia un’entità unica misurabile attraverso test standardizzati, ma un insieme di abilità specifiche che variano da persona a persona.

L’intelligenza linguistica riguarda la capacità di utilizzare il linguaggio per esprimere pensieri, emozioni e idee in modo chiaro ed efficace. È tipica di scrittori, poeti, giornalisti e avvocati, che dimostrano una spiccata abilità nella scrittura, nel parlare in pubblico e nella comprensione di testi complessi.

L’intelligenza logico-matematica si manifesta nella capacità di ragionare in modo logico, risolvere problemi e gestire concetti numerici. È propria di scienziati, matematici, ingegneri e programmatori, che eccellono nel pensiero critico, nel calcolo e nella formulazione di teorie.

L’intelligenza spaziale permette di visualizzare oggetti nello spazio, immaginare forme e trasformazioni visive. È caratteristica di architetti, artisti, designer e piloti, i quali mostrano abilità nel disegno, nella lettura di mappe e nella creazione di rappresentazioni mentali tridimensionali.

L’intelligenza corporeo-cinestetica implica l’uso del corpo per esprimersi, risolvere problemi o creare oggetti. È evidente in atleti, ballerini, artigiani e chirurghi, che dimostrano grande coordinazione motoria e destrezza nella manipolazione di oggetti.

L’intelligenza musicale si riferisce alla capacità di percepire, creare e apprezzare schemi sonori e ritmici. Musicisti, cantanti e compositori possiedono un talento innato per riconoscere melodie, creare composizioni e suonare strumenti.

L’intelligenza interpersonale è la capacità di comprendere le emozioni, le intenzioni e i comportamenti degli altri. Leader, psicologi, insegnanti e politici sono spesso dotati di un’elevata empatia, abilità comunicative e competenze nella gestione dei gruppi.

L’intelligenza intrapersonale riguarda la comprensione di sé stessi, delle proprie emozioni e motivazioni. Filosofi, terapeuti e leader spirituali sono spesso dotati di una profonda capacità di introspezione e auto-consapevolezza, che li aiuta a gestire meglio le emozioni.

L’intelligenza naturalistica si esprime nella capacità di riconoscere, classificare e comprendere gli elementi naturali. Biologi, botanici, agricoltori ed ecologisti dimostrano grande sensibilità ambientale e abilità nell’osservare e comprendere il mondo naturale.

L’intelligenza esistenziale, o filosofica, riguarda la capacità di riflettere su temi profondi legati all’esistenza umana, come la vita, la morte e il significato dell’universo. Filosofi, teologi e pensatori manifestano una forte inclinazione alla riflessione astratta, al ragionamento etico e alla ricerca di risposte alle grandi domande della vita.

La teoria di Gardner ha rivoluzionato il mondo dell’educazione, proponendo un approccio didattico che valorizza i talenti unici di ciascun individuo, riconoscendo che ogni persona può eccellere in diverse forme di intelligenza, non necessariamente legate alle capacità tradizionalmente misurate dai test di valutazione.

L’umanità sta perdendo capacità cognitive?

Alcuni scienziati sostengono che ci sia una tendenza verso un lieve declino delle capacità cognitive a livello globale, ma la questione è complessa e sfaccettata. Per comprendere meglio questa affermazione, analizziamo alcuni punti chiave.

Il QI globale sta calando

Fino al XX secolo, il quoziente intellettivo (QI) mostrava un costante aumento, un fenomeno noto come effetto Flynn. Questo miglioramento era attribuito a fattori come l’accesso all’istruzione, una migliore alimentazione e la maggiore diffusione della cultura. Tuttavia, dal XXI secolo, diversi studi hanno evidenziato un rallentamento di questa crescita e, in alcuni casi, un declino del QI medio nei paesi sviluppati.

Secondo alcuni ricercatori, questo calo potrebbe essere dovuto a vari fattori, tra cui l’esposizione massiccia alla tecnologia, i cambiamenti nello stile di vita e il declino della cultura generale. Ma è importante sottolineare che il QI non è l’unica misura delle capacità cognitive umane, come abbiamo poco sopra scritto.

La tecnologia: utile o dannosa?

La tecnologia ha semplificato molti aspetti della nostra vita quotidiana, ma ha anche influenzato negativamente alcune abilità cognitive. Strumenti come Google e gli smartphone riducono la necessità di memorizzare informazioni, portandoci a fare affidamento su dispositivi esterni per recuperare rapidamente dati e risposte. Questo fenomeno sta trasformando il modo in cui il cervello immagazzina e recupera le informazioni.

Inoltre, le intelligenze artificiali stanno progressivamente sostituendo l’uomo in compiti che richiedono ragionamenti complessi e processi decisionali. Ciò potrebbe portare a una riduzione delle capacità di analisi critica e problem solving.

Tuttavia, la tecnologia non è necessariamente negativa. Se utilizzata in modo consapevole, può migliorare l’apprendimento e potenziare alcune competenze cognitive, come la capacità di multitasking e la gestione delle informazioni.

Fattori ambientali e declino cognitivo

Un altro elemento di preoccupazione riguarda l’inquinamento ambientale. Alcuni studi suggeriscono che l’esposizione a sostanze nocive, come microplastiche, pesticidi e metalli pesanti, possa avere effetti negativi sullo sviluppo cognitivo, in particolare nei bambini. Queste sostanze possono interferire con lo sviluppo, compromettendo la memoria, l’attenzione e altre funzioni cognitive.

Il sistema educativo e la superficialità della conoscenza

Nonostante il numero di laureati sia in costante aumento, molti educatori lamentano un peggioramento delle capacità critiche degli studenti. Sempre più spesso si studia con l’obiettivo di superare gli esami, piuttosto che per approfondire realmente le conoscenze. Questo approccio, orientato al risultato più che al processo di apprendimento, può portare a una comprensione superficiale delle materie.

La cultura del “tutto e subito” promossa dai media digitali ha ulteriormente aggravato il problema. La lettura di libri, che stimola il pensiero critico e l’immaginazione, è stata in parte sostituita dalla fruizione rapida di contenuti brevi e spesso privi di approfondimento. Questo porta a una società che preferisce risposte semplici a problemi complessi, riducendo la capacità di affrontare situazioni che richiedono riflessione e analisi approfondita.

Il presunto declino delle capacità cognitive umane non è un fenomeno semplice da misurare o interpretare. Se da un lato alcuni dati indicano una diminuzione del QI medio, dall’altro la tecnologia e i cambiamenti culturali stanno modificando il modo in cui utilizziamo le nostre capacità mentali.

Piuttosto che focalizzarsi esclusivamente sui numeri, è fondamentale riflettere su come le abilità cognitive si stanno evolvendo e adattando a un mondo in costante cambiamento. Le sfide future richiederanno un mix di creatività, pensiero critico e capacità di adattamento.

La Forza del Cambiamento, Singolo e Collettivo

La pace, la difesa dell’ambiente, la protezione della vita e dei più deboli sono responsabilità di Decisori politici che democraticamente eleggiamo. Tuttavia, oggi la Politica si nutre delle opinioni diffuse tra le persone, raccolte attraverso i media, i social network e i cosiddetti “sondaggi dell’umore” collettivo. Questo fenomeno rende evidente una verità fondamentale: le idee e i comportamenti virtuosi non sono mai stati così influenti nel determinare le scelte dei governanti.

Se in passato la Politica si orientava dall’alto, guidata da ideologie rigide o da élite ristrette, oggi i Decisori pubblici sono fortemente condizionati dalla percezione delle masse. Ciò può apparire pericoloso, se l’opinione pubblica si lascia trascinare dalla paura, dall’odio o dall’indifferenza. Ma è anche una grande opportunità: mai come ora, una massa critica di persone che promuove il Bene comune può cambiare il corso degli eventi.

Ecco perché è fondamentale che ciascuno di noi adotti comportamenti virtuosi e diffonda idee di giustizia, solidarietà, rispetto per l’ambiente. Non si tratta più solo di agire per coerenza personale, ma di esercitare un’influenza reale su decisioni più generali. Ogni gesto positivo, ogni scelta consapevole, ogni parola di speranza contribuisce a creare un terreno fertile per il cambiamento globale. In questo scenario, il singolo individuo non è più spettatore passivo, ma diventa protagonista del processo politico. Anche le piccole azioni quotidiane possono trasformarsi in segnali potenti che la Politica non può ignorare. Oggi più che mai, una Collettività che promuove valori positivi può fare la differenza. Non servono rivoluzioni violente, ma azioni silenziose, fatte di comportamenti responsabili, di scelte etiche e di solidarietà concreta. Un cambiamento vero nasce dalla somma di tanti piccoli atti di Bene, che insieme possono diventare un’onda inarrestabile; ogni pensiero di generosità può creare un effetto a catena che supera barriere e confini.

Per riuscire davvero in questa impresa, però, è necessario risvegliare tutte le nostre Intelligenze.

Abbiamo bisogno della linguistica, per dare voce alla giustizia e al dialogo; della logico-matematica, per risolvere i problemi complessi del nostro tempo; della spaziale, per immaginare un futuro sostenibile; della corporeo-cinestetica, per tradurre i valori in azioni concrete. Servono l’intelligenza musicale, per trovare armonia nella diversità, e quella interpersonale, per comprendere gli altri e costruire ponti, anziché muri.

Non possiamo trascurare l’intrapersonale, per capire chi siamo e cosa vogliamo davvero, né la naturalistica, per proteggere il nostro pianeta. Infine, dobbiamo coltivare l’intelligenza esistenziale, che ci spinge a riflettere sul senso della vita e sul nostro ruolo nel mondo.

Ogni intelligenza, se esercitata e condivisa, diventa uno strumento di cambiamento. Nessuno è privo di valore. Nessuna azione virtuosa è troppo piccola. Il mondo può migliorare solo se tutti partecipano al suo progresso, utilizzando i propri talenti.

La vera speranza, che in questi giorni di Festa diventa un augurio, nasce dalla consapevolezza che il cambiamento è possibile e inizia da Noi.

Chronic mastitis or breast cancer in The Charity by Francesco Salviati? An educational discussion

In questo articolo, il dipinto La Carità di Francesco de Rossi, noto come Salviati (1510-1563), viene studiato attraverso una prospettiva multidisciplinare che unisce Anatomia umana, Paleopatologia e Storia dell’Arte.
Sebbene non sia possibile formulare una diagnosi definitiva a causa della natura artistica dell’opera, le anomalie anatomiche rappresentate nel dipinto sono esaminate considerando due ipotesi principali: mastite cronica o tumore al seno.
Questo studio evidenzia ancora una volta come l’incontro tra Medicina e Arte possa offrire un prezioso contributo sia alla comprensione delle malattie del passato sia all’educazione dei futuri Medici, aiutandoli a sviluppare un più attento occhio clinico.

Paternostro, F., Lippi, D., Zucchini, E., Nori, J., Galassi, F.M., Nerlich, A.G., & Bianucci, R. (2024).
Italian Journal of Anatomy and Embryology 128(2): 55-60.
https://doi.org/10.36253/ijae-15580