L’Anatomia che sorprende ancora: perché una variante rara può salvare una vita

Fagni, N.; Livi, L.; Bucciarelli, F.; Giardino, F.R.; Cuomo, R.; Paternostro, F.; Belviso, I.; Branca, J.J.V.
The Superior Trajectory of the Lingual Artery over the Hypoglossal Nerve: A Morphological Case Report and Focused Review of Neurovascular Inversion in the Carotid Triangle
J. Vasc. Dis. 20265, 4. https://doi.org/10.3390/jvd5010004

Per molti, l’Anatomia è una scienza conclusa, già interamente descritta e fissata nei manuali. Eppure, chi lavora davvero sul corpo umano, in sala operatoria o in laboratorio di dissezione, sa che l’Anatomia continua a parlare, a sorprendere, a mettere in discussione certezze apparentemente consolidate. È proprio da una di queste sorprese che nasce una recente ricerca anatomica di grande valore scientifico e clinico.

Lo studio documenta una variante estremamente rara del decorso dell’arteria linguale, che, in questo caso, incrocia superiormente il nervo ipoglosso all’interno del triangolo carotideo. Si tratta di una vera e propria inversione neurovascolare che modifica relazioni considerate classiche e affidabili nella chirurgia del collo e del pavimento orale.

Nella pratica clinica l’Anatomia non è mai un sapere teorico, ma una mappa di sicurezza. Chirurghi otorinolaringoiatri, maxillo-facciali, vascolari, plastici, radiologi interventisti e odontoiatri si affidano quotidianamente a rapporti anatomici ben definiti per orientarsi nello spazio operatorio, evitare sanguinamenti e proteggere nervi fondamentali per funzioni delicate come la parola e la deglutizione. Questa ricerca dimostra chiaramente che anche i punti di riferimento più consolidati possono, in rari casi, non essere affidabili.

In condizioni normali, l’arteria linguale decorre inferiormente al nervo ipoglosso. Nel caso descritto, invece, questa relazione è completamente invertita. Il risultato è la creazione di una zona anatomica in cui un gesto chirurgico abituale può diventare improvvisamente rischioso, esponendo il paziente a sanguinamenti inattesi, difficili da controllare, o a danni del nervo ipoglosso con possibili conseguenze sulla motilità della lingua.

Il valore dello studio non è soltanto descrittivo. Il messaggio che emerge è forte e attuale: non esiste un’Anatomia standard valida per tutti. In un’epoca in cui la chirurgia tende sempre più verso approcci mini-invasivi, transorali e robotici, con campi operatori limitati e margini di errore ridotti, la variabilità anatomica diventa un fattore critico per la sicurezza. Una variante non riconosciuta può trasformare una procedura routinaria in una complicanza evitabile.

Questa ricerca richiama l’attenzione sulla necessità di mantenere uno sguardo anatomico critico anche nell’interpretazione degli esami di imaging e di non affidarsi automaticamente a schemi prefissati. La conoscenza tridimensionale dei rapporti tra vasi, nervi e piani muscolari rimane uno strumento insostituibile per una chirurgia davvero consapevole.

Un altro elemento di grande rilievo riguarda il metodo. Questa variante non è stata individuata grazie a una sofisticata tecnologia di imaging, bensì attraverso un’accurata dissezione cadaverica, svolta in ambito didattico. È una dimostrazione concreta di come i laboratori di Anatomia non siano soltanto luoghi di formazione, ma anche spazi autentici di scoperta scientifica. La dissezione permette di cogliere rapporti sottili, contatti neurovascolari e dettagli topografici che spesso sfuggono anche alle migliori indagini radiologiche.

In definitiva, questa ricerca ci ricorda che l’Anatomia non è una disciplina statica né un sapere del passato. È una scienza viva, profondamente intrecciata con la sicurezza del paziente e la qualità dell’atto medico. Ogni variante descritta non rappresenta una semplice curiosità accademica, ma un potenziale strumento di prevenzione del rischio, un passo in più verso una medicina più attenta, consapevole e rispettosa della complessità del corpo umano.

Fagni, N.; Livi, L.; Bucciarelli, F.; Giardino, F.R.; Cuomo, R.; Paternostro, F.; Belviso, I.; Branca, J.J.V.
The Superior Trajectory of the Lingual Artery over the Hypoglossal Nerve: A Morphological Case Report and Focused Review of Neurovascular Inversion in the Carotid Triangle
J. Vasc. Dis. 20265, 4. https://doi.org/10.3390/jvd5010004

Quando l’Anatomia diventa incontro: un viaggio a Rio de Janeiro

Il mio recente soggiorno in Brasile, a Rio de Janeiro, è stato molto più di una trasferta di lavoro: è stato un incontro autentico tra persone, saperi e visioni condivise dell’Anatomia come disciplina viva, concreta, profondamente necessaria.

Per un giorno sono stato ospite della Dott.ssa Monique Michele (che sentitamente ringrazio) presso l’American Institute, nella bellissima sede del CTA di Barra da Tijuca. Fin dal primo momento ho trovato un ambiente accogliente, sorridente, animato da una curiosità sincera e da un rispetto profondo per lo studio dell’Anatomia. Un luogo in cui ci si sente immediatamente a casa, pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza.

La mattinata è stata dedicata a una full immersion teorica di oltre quattro ore, intensa e partecipata. Abbiamo attraversato insieme l’anatomia microscopica della pelle, l’anatomia sistematica del volto, la sua complessa anatomia topografica, fino ad arrivare a temi a me particolarmente cari come l’anatomia del tempo e dell’invecchiamento. Ampio spazio è stato riservato alle dangerous zones vascolari e nervose, sottolineando con forza quanto la sicurezza clinica passi inevitabilmente attraverso una conoscenza profonda, critica e aggiornata dell’Anatomia.

In particolare, ho voluto rimarcare l’importanza delle variabilità anatomiche: il decorso dei nervi, l’andamento dei vasi, le differenze individuali che trasformano ogni volto in un territorio unico. Non esistono mappe identiche, e l’Anatomia, se davvero compresa, insegna prima di tutto il rispetto per questa variabilità.

Nel pomeriggio, la teoria ha lasciato spazio al gesto. La dissezione del volto, condotta per aree topografiche e strato per strato, è diventata un momento di semplice verità anatomica: individuare, mostrare, toccare con mano la complessità. In quel silenzio carico di attenzione, l’Anatomia ha ripreso la sua forma originaria, quella che unisce occhio, mano e pensiero in un unico atto di conoscenza.

Al termine della giornata, i saluti sono stati affettuosi, sinceri, accompagnati dalla promessa — che sento già come un impegno — di rivederci presto. Perché quando la condivisione è autentica, non può che aprire a nuovi percorsi comuni.

Un grazie sentito a tutti i docenti e al personale del Centro. In particolare, ai colleghi Fabricio Mendanha, Luciana Pires, Adriana Gouveia e Milena Freitas, per la professionalità, il dialogo e l’amicizia scientifica.
Un ringraziamento speciale va al fotografo Alex Duarte (sue sono le immagini che pubblico) e  a Flavio, che, con grande cortesia e disponibilità, per tre giorni mi ha accompagnato e “scorrazzato” tra le strade di Rio de Janeiro, permettendomi di respirare la città oltre l’aula e il laboratorio.

Torno da questo viaggio con nuove idee, nuovi legami e una rinnovata convinzione: l’Anatomia cresce davvero solo quando viene condivisa, dal vivo, tra persone che credono nel suo valore formativo, clinico e umano.

Quando a Anatomia se torna encontro: uma viagem ao Rio de Janeiro

Minha recente estadia no Brasil, no Rio de Janeiro, foi muito mais do que uma viagem de trabalho: foi um encontro autêntico entre pessoas, saberes e visões compartilhadas da Anatomia como disciplina viva, concreta e profundamente necessária.

Por um dia, tive a honra de ser convidado pela Dra. Monique Michele (a quem agradeço sinceramente) no American Institute, na belíssima sede do CTA, na Barra da Tijuca. Desde o primeiro momento encontrei um ambiente acolhedor, sorridente, animado por uma curiosidade genuína e por um profundo respeito pelo estudo da Anatomia. Um lugar onde nos sentimos imediatamente em casa, mesmo estando a milhares de quilômetros de distância.

A manhã foi dedicada a uma full immersion teórica de mais de quatro horas, intensa e muito participativa. Percorremos juntos a anatomia microscópica da pele, a anatomia sistemática do rosto, sua complexa anatomia topográfica, até chegar a temas particularmente caros a mim, como a anatomia do tempo e do envelhecimento. Amplo espaço foi reservado às dangerous zones vasculares e nervosas, ressaltando com força como a segurança clínica passa, inevitavelmente, por um conhecimento profundo, crítico e atualizado da Anatomia.

De modo especial, quis enfatizar a importância das variações anatômicas: o trajeto dos nervos, o percurso dos vasos, as diferenças individuais que transformam cada rosto em um território único. Não existem mapas idênticos, e a Anatomia, quando verdadeiramente compreendida, ensina, antes de tudo, o respeito por essa variabilidade.

À tarde, a teoria deu lugar ao gesto. A dissecação do rosto, conduzida por áreas topográficas e camada por camada, tornou-se um momento de simples verdade anatômica: identificar, mostrar, tocar com as próprias mãos a complexidade. Naquele silêncio carregado de atenção, a Anatomia retomou sua forma original, aquela que une olhar, mão e pensamento em um único ato de conhecimento.

Ao final do dia, as despedidas foram afetuosas e sinceras, acompanhadas da promessa — que já sinto como um compromisso — de nos reencontrarmos em breve. Porque quando a partilha é autêntica, só pode abrir novos caminhos em comum.

Um agradecimento sincero a todos os docentes e à equipe do Centro. Em especial, aos colegas Fabricio Mendanha, Luciana Pires, Adriana Gouveia e Milena Freitas, pelo profissionalismo, pelo diálogo e pela amizade científica.

Um agradecimento especial ao fotógrafo Alex Duarte (autor das imagens que publico) e a Flávio, que, com grande cortesia e disponibilidade, por três dias, me acompanhou e me levou pelas ruas do Rio de Janeiro, permitindo-me respirar a cidade para além da sala de aula e do laboratório.

Volto dessa viagem com novas ideias, novos vínculos e uma convicção renovada: a Anatomia cresce de verdade somente quando é compartilhada, ao vivo, entre pessoas que acreditam em seu valor formativo, clínico e humano.

Quando l’arte apre il corpo: un miracolo, una dissezione, una lezione di Anatomia

Zucchini, E., Ribatti, D., Paternostro, F., Belviso, I., & Lippi, D. (2025).
An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua.
Italian Journal of Anatomy and Embryology 129(2): 29-31. doi: 10.36253/ijae-16623


Ci sono opere d’arte che non si limitano a essere guardate: chiedono di essere lette. Letta è, in questo caso, la predella dipinta da Francesco di Stefano detto Pesellino, raffigurante il Miracolo del cuore dell’avaro di Sant’Antonio da Padova, oggi conservata alla Galleria degli Uffizi. Ma letta non solo con gli occhi dello storico dell’arte: con quelli dell’anatomista, del medico, dello storico della scienza.

L’articolo An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua, pubblicato sull’Italian Journal of Anatomy and Embryology, nasce proprio da questa esigenza: restituire profondità a un’immagine che, dietro la veste agiografica, cela una rappresentazione sorprendentemente precisa di una pratica medica medievale: la dissezione anatomica.

Un miracolo che parla il linguaggio della medicina

Il racconto è noto: Sant’Antonio da Padova afferma che il cuore di un uomo avaro non si trova nel petto, ma là dove egli ha posto il suo tesoro. Il miracolo si compie quando, aperto il torace, il cuore non c’è. Pesellino sceglie però di soffermarsi non sul prodigio in sé, bensì sul gesto che lo rende visibile: l’apertura del corpo, l’ispezione della cavità toracica, lo sguardo concentrato del medico.

È qui che l’interpretazione anatomica diventa rivelatrice. Il pittore non improvvisa: mette in scena una vera e propria autopsia “testimoniale”, con figure, ruoli e posture coerenti con la prassi universitaria tardo-medievale. Il medico indossa il lucco rosso, simbolo di rango e di sapere; i presenti assistono come a una lezione; il santo, elevato sul pulpito, assume il ruolo del lector che guida e legittima l’atto conoscitivo.

Anatomia prima di Vesalio

L’articolo mostra con chiarezza come questa scena si collochi in un momento cruciale della storia dell’Anatomia: quando la dissezione è praticata, ma non ancora emancipata dal dogma dei testi antichi. Il corpo viene aperto, ma per verificare un segno, non per esplorare sistematicamente la struttura umana. È l’anatomia prima della rivoluzione vesaliana, prima che Andreas Vesalius scenda dalla cattedra e unisca in sé le figure di Lector, Ostensor e Sector (Professore, Tutor e Dissettore).

Pesellino documenta così una fase intermedia, spesso trascurata: quella in cui l’Anatomia è già visibile, già praticata, ma ancora sospesa tra l’autorità religiosa, la tradizione galenica e l’osservazione diretta nascente.

Perché questo articolo è importante

Il valore del lavoro non sta solo nell’analisi iconografica, ma anche nel metodo. Storici dell’arte, anatomisti e storici della medicina dialogano sullo stesso oggetto, mostrando come un dipinto del Quattrocento possa diventare una fonte per la storia delle pratiche mediche. È un esempio virtuoso di didattica interdisciplinare, nato anche dall’esperienza diretta delle visite museali con studenti di medicina, in cui l’opera d’arte diventa un atlante anatomico “altro”, ma non meno rigoroso.

In un’epoca in cui l’Anatomia rischia di essere percepita come pura tecnica o come immagine digitale, questo studio ci ricorda che il corpo umano è sempre stato anche un fatto culturale, simbolico, narrativo. E che talvolta, per capire davvero la storia della medicina, bisogna tornare davanti a un dipinto e chiedersi non solo che cosa rappresenta, ma anche come e perché lo rappresenta così.

Un cuore mancante, un torace aperto, uno sguardo medico concentrato: nel silenzio della tavola di Pesellino, l’Anatomia comincia già a parlare.

Ignoranti di geografia, analfabeti di mondo

C’è un paradosso che racconta bene il nostro presente: viviamo nell’epoca più connessa della storia e, al contempo, in una delle più geograficamente ignoranti. La geografia, oggi, sembra fermarsi al confine della consuetudine, di ciò che ci è immediatamente familiare. Appena allarghiamo lo sguardo di pochi chilometri, la mappa si sfoca.

Ignoriamo la geografia dei luoghi vicini, della nostra stessa regione: vallate senza nome, paesi che non sapremmo collocare, fiumi che attraversiamo senza sapere dove nascono o dove finiscono. E non va molto meglio con l’Italia intera. Conosciamo le città che fanno notizia, i nomi che tornano nei telegiornali, le mete turistiche trasformate in marchi. Ma l’Italia vera — quella fatta di territori interni, di margini, di comunità silenziose — resta spesso fuori dalla nostra coscienza. È un Paese che attraversiamo senza vederlo, come un paesaggio osservato distrattamente, senza mai fermarsi davvero.

E poi c’è il mondo. Qui l’illusione diventa ancora più grande. Crediamo di poter “conoscere” la geografia globale grazie a mappe digitali, immagini satellitari e dati in tempo reale. Ma il mondo non si lascia ridurre a superfici colorate o a confini tracciati da una linea sottile. Non si può davvero conoscere la geografia del mondo se per conoscenza intendiamo un possesso completo, una padronanza. Il mondo è troppo vasto, troppo complesso, troppo vivo. Si può solo avvicinare, ascoltare, tentare di comprenderlo.

Il problema nasce quando la geografia viene scambiata per un elenco di dati: estensioni territoriali, confini, popolazioni, coltivazioni, economie. Tutto utile, certo, ma insufficiente. Così insegnata, la geografia diventa noiosa perché perde la sua anima. E la sua anima sono i popoli. Le storie, le lingue, le migrazioni, i paesaggi umani prima ancora che fisici. La geografia autentica non spiega solo dove si trovano le cose, ma anche perché sono lì, come si sono formate, chi vive quei luoghi e in che modo lo spazio condiziona le scelte, i conflitti, le speranze.

Conoscere la geografia dovrebbe significare creare legami. Capire che un territorio non è mai neutro, che ogni luogo è una stratificazione di decisioni politiche, di equilibri ambientali, di ferite storiche. Significa riconoscere che l’altro — il lontano, lo sconosciuto — non è un punto astratto su una carta, ma qualcuno che abita uno spazio preciso, con vincoli e possibilità altrettanto reali delle nostre.

E invece ci siamo ritratti. Dal mondo alla nazione, dalla nazione alla regione, dalla regione alla città, fino a un orizzonte sempre più ristretto. Più ci sentiamo spaesati, più riduciamo lo sguardo. Ma così facendo perdiamo la capacità di comprendere ciò che accade al di fuori del nostro perimetro immediato.

Eppure è proprio la geografia politica, quella che intreccia spazio, potere e popoli, a renderci davvero contemporanei del mondo. Quando conosciamo la geografia, le sorti dei popoli diventano comprensibili in modo empatico: le guerre non sono più lontane, le migrazioni non sono più numeri, le crisi non sono più astratte. I loro drammi, le loro gioie, le loro scelte appaiono più vicine, più leggibili, più umane.

Senza geografia non c’è empatia. Senza geografia il mondo resta un rumore di fondo. Recuperarla non significa sapere tutto, ma imparare a guardare oltre il nostro spazio ristretto, accettando che comprendere i luoghi significhi, in fondo, comprendere meglio anche noi stessi.

L’Anatomia del Tempo: quando il corpo diventa storia

di Immacolata Belviso, Ferdinando Paternostro, Dario Saguto, Anna Venzi, Giorgio Zinno

L’Anatomia del Tempo propone un cambio di prospettiva nel modo di osservare e studiare il corpo umano.
Non si tratta di un atlante tradizionale, né di un manuale di anatomia descrittiva in senso classico, ma di un’opera che pone una domanda radicale: che cosa accade se il corpo viene letto non come una forma statica, ma come un processo che si sviluppa, si adatta e conserva memoria nel tempo?

Per secoli l’anatomia ha privilegiato la descrizione della struttura “normale”, isolata dal suo divenire. Questo approccio ha prodotto una conoscenza rigorosa, ma ha spesso lasciato in ombra una dimensione essenziale della biologia: il tempo. I tessuti non sono entità immutabili; cambiano in risposta a carichi, posture, funzioni, ormoni, infiammazione, malattia e condizioni ambientali. Ogni organo attraversa il tempo secondo modalità proprie, spesso disallineate rispetto all’età cronologica dell’individuo.

Il testo esplora questa complessità attraversando il corpo umano: dagli apparati e dai sistemi, dall’osso al sistema nervoso, dal muscolo alla fascia, dagli organi interni alla cute, fino al dolore e ai biomarcatori dell’età biologica. L’invecchiamento non è descritto come un declino lineare e uniforme, bensì come un processo discontinuo, caratterizzato da adattamenti, compensazioni e soglie. In questa prospettiva, il corpo non “consuma” semplicemente il tempo, ma lo integra nella propria struttura.

Un asse centrale dell’opera è la distinzione tra età cronologica ed età biologica. Il libro mostra come non esista un’unica età del corpo, ma una pluralità di età tissutali: un sistema può conservare una notevole capacità adattativa mentre un altro ha già ridotto la propria riserva funzionale. Questa asincronia è uno dei tratti più caratteristici del corpo umano e rappresenta una chiave di lettura fondamentale per comprendere la variabilità individuale, la fragilità tardiva e la comparsa di sintomi.

Particolare attenzione è dedicata alle fasi della vita. Il neonato non è considerato un adulto incompleto, bensì un organismo con una geometria e una distribuzione degli organi coerenti con esigenze funzionali specifiche. Allo stesso modo, l’adolescenza, la maturità, la gravidanza, la menopausa e la senescenza vengono lette come fasi biologiche dotate di una propria logica anatomica.

L’opera integra anatomia macroscopica, istologia, fisiologia e biologia dell’invecchiamento, mantenendo uno stile discorsivo e riflessivo che rende il testo accessibile anche oltre l’ambito strettamente specialistico. L’Anatomia del Tempo si rivolge a chi studia, insegna o cura il corpo umano, ma anche a chi desidera comprenderlo in modo meno semplificato e più fedele alla realtà biologica.

In un panorama editoriale dominato da descrizioni statiche, questo libro propone un’Anatomia che accetta il cambiamento come regola e non come eccezione. Studiare il corpo, includendo il tempo, significa riconoscere che ogni struttura è il frutto di una storia. Ed è proprio questa storia che l’opera invita a leggere.

Anatomia del Tempo

Immacolata Belviso, Ferdinando Paternostro, Dario Saguto, Anna Venzi, Giorgio Zinno
YOUCANPRINT 2026 Ebook (pdf)
ISBN: 9791224057987

Strage a Crans-Montana

47 morti, sei italiani dispersi e 13 feriti. Una notte di festa trasformata in tragedia

Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio un incendio ha devastato il locale Le Constellation nella località sciistica svizzera di Crans-Montana, durante una festa di Capodanno alla quale partecipavano numerosi giovanissimi. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di 47 morti, 13 feriti e sei italiani dispersi.

Le immagini diffuse nelle ore successive mostrano un edificio devastato, soccorritori al lavoro tra fumo, macerie e silenzi improvvisi. Una scena che racconta non solo un disastro, ma una ferita profonda che attraversa famiglie, comunità, interi Paesi.

La morte per incendio e per crollo è la stessa che colpisce chi resta sotto i bombardamenti.
Cambia il contesto, non cambia la sostanza del dolore.
Il fuoco soffoca, il cemento schiaccia, il tempo si ferma nello stesso modo.

Quella di Crans-Montana l’abbiamo vista perché è stata documentata, ripresa dai cellulari, raccontata in diretta. È entrata nelle nostre case perché ci somiglia, perché poteva accadere ovunque, perché quei volti potevano essere i nostri figli, i nostri amici, i nostri ragazzi.

Ma ci sono morti che non vediamo.
Morti senza immagini, senza titoli, senza breaking news.
Persone che muoiono sotto le bombe, nei conflitti dimenticati, nei luoghi dove la violenza è diventata normalità e il silenzio copre tutto.

Il pensiero va a queste vittime, a quelle di Crans-Montana e a tutte le altre.
A chi è morto senza colpa, a chi non ha avuto il tempo di capire, a chi non verrà ricordato abbastanza a lungo.

Ricordarle è un dovere umano, prima ancora che civile.
Perché dimenticare significa permettere che accada ancora.
E perché il dolore, quando non viene guardato, continua a crescere nell’ombra.

Dove il corpo prende forma: Anatomia del dorso e del torace

Scrivere questo libro ha significato raccontare un percorso di conoscenza costruito nel tempo, tra studio, dissezione, insegnamento e confronto continuo.
Dorso e Torace: Anatomia, Dissezione, Biomeccanica e Movimento è nato come un progetto didattico condiviso con Phisiovit, ma si è poi trasformato in qualcosa di più profondo: una narrazione anatomica capace di unire rigore, esperienza e visione.

Ho avuto il privilegio di realizzare quest’opera insieme alla Professoressa Immacolata Belviso, collega di grande competenza e sensibilità scientifica. Il suo contributo è stato essenziale nel conferire equilibrio, chiarezza e profondità al testo. La stima professionale che nutro nei suoi confronti si riflette in ogni capitolo, nel metodo condiviso e nella cura con cui abbiamo costruito l’intero percorso didattico.

L’Anatomia del dorso e del torace rappresenta uno dei cardini fondamentali per comprendere la postura, la respirazione e la protezione degli organi vitali. In questo lavoro abbiamo voluto restituire al lettore una visione integrata del tronco umano, capace di connettere forma e funzione, struttura e movimento, superficie e profondità. Il nostro intento è stato guidare chi studia attraverso un percorso coerente e progressivo, che partisse dalla cute per giungere alle strutture ossee, muscolari e viscerali, senza mai perdere il legame con la dimensione clinica e funzionale.

Il volume ha accompagnato il lettore nel percorso di studio della colonna vertebrale, analizzata nelle sue componenti ossee, articolari e legamentose, per poi approfondirne i movimenti nei diversi segmenti. La dissezione del dorso è stata descritta in modo sistematico, seguendo i piani anatomici e valorizzando ogni passaggio come momento di comprensione tridimensionale. Ampio spazio è stato dedicato alla muscolatura posteriore del tronco, organizzata in strati funzionali, e allo studio del torace, dalla parete muscolo-scheletrica alla biomeccanica respiratoria.

La trattazione degli organi toracici – mediastino, cuore e polmoni – ha completato il percorso, offrendo una base solida per la pratica clinica, riabilitativa e chirurgica. L’integrazione di contenuti multimediali e video di dissezione ha reso l’esperienza formativa ancora più immersiva, consentendo di osservare ciò che spesso resta solo immaginato.

Questo e-book ECM è stato pensato per studenti di Medicina, Fisioterapisti, Osteopati, Chinesiologi e professionisti del movimento, ma anche per tutti coloro che desiderano comprendere il corpo umano in modo profondo, strutturato e consapevole. Non si è trattato soltanto di trasmettere nozioni, ma di costruire un metodo di lettura del corpo, capace di unire osservazione, interpretazione e applicazione clinica.

Ogni pagina riflette il desiderio di comprendere il corpo come una struttura viva, dinamica e profondamente relazionale.
Dorso e Torace: Anatomia, Dissezione, Biomeccanica e Movimento non intende solo trasmettere conoscenze, ma offrire anche un metodo di lettura consapevole della forma e della funzione; un percorso pensato per accompagnare lo studio dell’Anatomia come atto di conoscenza, di responsabilità e di rispetto per la vita.

Ferdinando Paternostro, Immacolata Belviso
Dorso e Torace: Anatomia, Dissezione, Biomeccanica e Movimento
PhisioVit Srl 2025
ISBN: 9791224315339
Pagine: 141

LA CAREZZA A BABBO NATALE


Non voleva partire, quella sera, Babbo Natale.

Il sacco con i doni era pieno, la slitta tirata a lucido, le renne strigliate, pelo a pelo, e ogni renna montava un campanellino nuovo. Gli Elfi avevano fatto proprio un buon lavoro, paziente e certosino, come ogni anno.

Sulla terra cominciava a imbrunire e scendevano le prime ombre della notte, quella più magica dell’anno, eppure Babbo Natale non voleva decidersi a partire. Girava a vuoto per la stanza inventandosi di tutto: riallacciava gli stivali, pettinava la barba ordinatissima, apriva la cintura… per richiuderla sempre sullo stesso buco; accendeva e spegneva le luci dell’albero a ritmo di “Jingle Bells”, che oramai risuonava nell’aria da una buona mezz’ora, da quando cioè era prevista l’ora della sua partenza per la Terra. Sentiva che in quella notte mancava qualcosa e che per questo il suo lungo viaggio non sarebbe stato lo stesso di sempre: presentimento, sesto senso… non si era mai sentito così in vita sua e per la prima volta era un po’ malinconico.
Gli bussarono alla porta: era Jorg, l’Elfo più anziano: “Babbo Natale, che succede, non ti senti bene?”…gli dette una pacca sulle spalle e alla fine lo convinse, di malavoglia, a partire.

Ecco la Notte: amava annusare l’aria di dicembre. Scendendo da nord c’era prima l’odore del ghiaccio di mare, poi quello degli arbusti delle tundre, dei boschi di conifere. Poi le case; qui i profumi diventavano di legno di camino e ciambelle appena sfornate … aveva con gli anni imparato ad apprezzare anche i profumi delle città, soprattutto quando tra i miasmi di fabbriche e benzine sentiva la vaniglia delle camerette dei bambini, che lo invocavano a gran voce, giuravano di essere stati buoni tutto l’anno, chiedendogli i regali più semplici e fantasiosi.

Un camino dopo l’altro, un albero dopo l’altro, un bimbo dopo l’altro … “È un lavoro duro, ma qualcuno lo deve pur fare”, si disse Babbo Natale per strapparsi un sorriso e in quell’attimo si rese conto di essere un po’ solo e che da sempre, in quella notte magica, nessuno aveva mai pensato a lui.
Continuava il suo viaggio e ovunque scorgeva distintamente, accanto a ogni uomo, donna, vecchio o bambino del pianeta, un Angelo; ognuno aveva il suo e ogni Angelo accompagnava gli uomini, le donne, i bambini e i vecchi nel loro cammino, proteggendoli, certo, ma più spesso facendoli sorridere. Si fermò e capì, in un attimo, perché talvolta gli Uomini sorridono senza motivo, come a rincorrere un pensiero felice: è la carezza del loro Angelo.

Allora Babbo Natale cominciò con agitazione anzi con foga crescente a cercare il suo: rovistava in tutti i presepi delle case, delle chiese, nei grandi negozi che stavano chiudendo, nei libri delle biblioteche, nei racconti e nelle poesie .. cercava una traccia, un indizio. Non sarebbe ripartito, quella notte, dalla terra senza il suo Angelo.

A un certo punto sentì, nel coro delle voci che lo invocavano (che cominciavano a sembrargli querule e petulanti), una voce sottile ma ferma… di bimba, sicuramente… che diceva: “Babbo Natale, ti voglio bene!”
Corse in quella direzione e la trovò.

Non alta ancora, ma sottile come un ramo giovane, con i capelli scuri che le cadevano sugli occhi senza mai stare davvero in ordine. Aveva lo sguardo curioso di chi osserva il mondo come se fosse sempre la prima volta: occhi grandi, castani e profondi, capaci di cambiare colore a seconda della luce e delle emozioni, come l’acqua quando riflette il cielo.

Sorrideva con timidezza, un sorriso non costruito, di quelli che arrivano prima delle parole e restano anche dopo. Aveva mani piccole, sempre in movimento, come se volessero toccare tutto per capire meglio. C’era in lei una dolcezza naturale, non appresa, una fiducia istintiva che faceva venire voglia di proteggerla senza sapere perché.

Era una bambina che sembrava portare già dentro tutto: delicatezza, intelligenza, eleganza, forza, immaginazione.

Babbo Natale, voglio venire con te.”

Babbo Natale parcheggiò le renne in doppia fila,  scese dalla slitta, poggiò a terra il sacco dei regali, si tolse il cappello e la bimba gli fece una carezza; in quell’istante cominciò a sentirsi diverso … prima gli scomparve la lunga barba bianca, poi il pancione, adesso i vestiti addosso gli stavano larghi e lunghi, la pelle delle mani tornava liscia … in un istante e si ritrovò bambino… si avvicinò, le dette un bacino in fronte e disse “vengo io con te”.

Da quel Natale tutti i genitori e i nonni della terra furono costretti, loro, a comprare e comprarsi i regali, qualcuno travestendosi da Babbo Natale, per continuare la tradizione e cercare di rendersi felici.

Il corpo umano come l’Universo: la sorprendente architettura frattale della vita

Dalle galassie ai vasi sanguigni, dalle nebulose agli alveoli polmonari: la stessa geometria governa il cosmo e il nostro corpo. È la geometria frattale, una firma nascosta dell’organizzazione della natura.

Quando osserviamo il cielo stellato, vediamo un ordine che nasce dal caos: galassie che si ripetono in strutture sempre più grandi, filamenti cosmici che si intrecciano come una gigantesca ragnatela. Ma lo stesso tipo di organizzazione esiste anche dentro di noi. Il corpo umano, a ogni livello — macroscopico, microscopico e molecolare — obbedisce alle stesse leggi di autosimilarità e di complessità organizzata che regolano l’Universo.

Questa legge ha un nome: frattalità.

Che cos’è un frattale?

Un frattale è una struttura geometrica che ripete la propria forma su scale diverse. In altre parole, osservando un frattale da lontano o da vicino, ritroviamo lo stesso schema. Una costa marina, una felce, una nuvola, una galassia: tutte queste strutture appaiono irregolari, ma seguono regole matematiche precise.

Nel 1975 il matematico Benoît Mandelbrot dimostrò che la natura non ama le forme perfettamente euclidee (sfere, cubi, cilindri), bensì quelle frattali, capaci di ottimizzare lo spazio, gli scambi energetici e la resistenza meccanica.

Ed è proprio questa geometria che ritroviamo nel corpo umano.

Il corpo umano: una perfetta macchina frattale

1. Sistema vascolare: il fiume dentro di noi

Le arterie si ramificano in arteriole, che a loro volta si ramificano in capillari, con una struttura che si ripete sempre uguale. Questo permette di:

  • Massimizzare la superficie di scambio.
  • Ridurre il consumo energetico del cuore.
  • Distribuire uniformemente ossigeno e nutrienti.

È lo stesso principio con cui un grande fiume si divide in affluenti sempre più piccoli, oppure con cui i filamenti dell’Universo trasportano materia tra le galassie.

2. Alberi respiratori e alveoli: l’aria come una galassia

I bronchi si dividono in bronchioli, che a loro volta si dividono in dotti alveolari, fino agli alveoli: minuscole “stelle” biologiche dove avviene lo scambio gassoso.

Se gli alveoli fossero disposti in modo regolare, non basterebbero mai a garantire l’ossigenazione. Grazie alla struttura frattale, invece:

  • La superficie respiratoria dell’uomo è compresa tra 70 e 100 m².
  • Il flusso dell’aria resta efficiente anche a bassi volumi.

Un’espansione cosmica in miniatura.

3. Sistema nervoso: una rete come l’Universo

I neuroni si ramificano con dendriti sempre più piccoli, secondo un’architettura frattale che consente:

  • Massima connettività con minimo volume.
  • Velocità di trasmissione ottimizzata.
  • Grande resilienza ai danni localizzati.

La rete neuronale ricorda sorprendentemente la struttura a filamenti del cosmo, in cui vuoti e nodi si alternano in un equilibrio dinamico.

4. Ossa e muscoli: frattali anche nella biomeccanica

Non solo vasi e nervi: anche osso e muscolo sono frattali.

  • La trabecolatura ossea segue linee di forza che si ripetono a diverse scale.
  • I fascicoli muscolari si organizzano in unità autosimili che conferiscono forza, elasticità e precisione.

Dal punto di vista biomeccanico, questa geometria consente:

  • Distribuzione uniforme dei carichi.
  • Assorbimento ottimale degli stress.
  • Adattamento continuo agli stimoli meccanici.

È la stessa logica con cui le galassie distribuiscono masse enormi mantenendo la stabilità.

A conferma scientifica di questa visione, una recente e autorevole revisione pubblicata su Clinical Anatomy da Belviso, Branca, Guarnieri, Morelli, Pacini, Della Posta, Ribatti e Paternostro (2025, DOI: 10.1002/ca.70052) ha dimostrato che l’organizzazione frattale è una caratteristica costante di numerosi organi umani — dai polmoni al cuore, dal cervello ai reni, dal fegato alla pelle. Analizzando decenni di letteratura internazionale, gli autori mostrano che la “dimensione frattale” non è solo una curiosità matematica, ma un vero indicatore quantitativo di funzione e malattia: per esempio, nei polmoni è collegata alla gravità dell’ostruzione respiratoria, nei vasi della retina riflette lo stato della microcircolazione sistemica, nel cervello è associata alle capacità cognitive e alla progressione delle malattie neurodegenerative, mentre nell’intestino diminuisce nei processi infiammatori e tumorali. Grazie alle moderne tecniche di imaging e di analisi computazionale, la frattalità emerge oggi come un nuovo linguaggio per descrivere in modo oggettivo la complessità anatomica, aprendo scenari concreti per la diagnosi, il monitoraggio clinico e la medicina del futuro.

Il principio universale: massima efficienza con minimo dispendio

Il frattale non è solo una “forma bella”: è una soluzione funzionale. In biologia esso serve a:

  • Ridurre il consumo energetico.
  • Aumentare la superficie di scambio.
  • Garantire ridondanza e sicurezza.
  • Favorire l’adattamento e la riparazione.

Lo stesso principio governa:

  • Le leggi dell’idrodinamica nei fiumi.
  • I flussi magnetici solari.
  • La distribuzione della materia nell’Universo.

Il corpo umano, dunque, non è un’eccezione alla legge cosmica: ne è una raffinata espressione.

Frattali e malattia: quando l’ordine si spezza

Oggi la medicina studia la frattalità anche come biomarker diagnostico:

  • La perdita di frattalità nel battito cardiaco è indice di scompenso.
  • L’alterazione frattale del tessuto polmonare indica fibrosi.
  • Nei tumori, il grado di crescita frattale correla con l’aggressività.

La salute, in fondo, è un’armonia frattale. La malattia è una rottura dell’autosimilarità.

Un essere umano fatto della stessa geometria delle stelle

L’idea più affascinante è questa:
non siamo separati dall’Universo. Ne siamo una piccola replica geometrica.

Le stesse leggi matematiche che organizzano:

  • Ammassi di galassie,
  • Nuvole cosmiche,
  • Filamenti di materia oscura,

organizzano anche:

  • I nostri polmoni,
  • Il nostro cuore,
  • Il nostro cervello.

Ogni respiro è una piccola espansione cosmica. Ogni impulso nervoso è un viaggio attraverso una galassia invisibile.

L’uomo, un frattale vivente dell’Universo

Il corpo umano non è una somma di organi, ma una struttura frattale dinamica, in cui ogni parte riflette il tutto. La moderna anatomia, integrata con la biomeccanica, la fisiologia e la matematica, ci mostra che siamo costruiti secondo le stesse leggi che governano le stelle.

Studiare la frattalità significa quindi non solo capire meglio la medicina, ma anche riscoprire il nostro posto nel cosmo: non come spettatori dell’Universo, ma come una sua intima, straordinaria ripetizione.

La Scienza del Suono Umano: perché “Anatomia della Voce” è il libro che mancava

Anatomia della Voce (Struttura, Funzione e Neurobiologia del Linguaggio) non è un semplice manuale, ma un’opera che restituisce alla voce umana la complessità e la dignità di un fenomeno biologico, culturale e identitario.

Fin dalle prime pagine è chiaro che non ci troviamo di fronte a un trattato tecnico. La voce viene presentata come una vibrazione incarnata, un ponte tra corpo e mente, tra respiro e pensiero. La laringe non è soltanto un organo, ma una struttura dinamica capace di trasformare l’aria in significato. È un modo nuovo di raccontare un sistema antico e di farci vedere ciò che normalmente diamo per scontato.

Una scelta pedagogica: niente immagini

In un’epoca dominata dall’immagine, sorprende la decisione degli autori di non includere illustrazioni. Una scelta radicale che invita chi legge a riattivare la propria capacità di immaginare, orientarsi, ricostruire mentalmente lo spazio anatomico.
Questo approccio, lontano dalla passività visiva, rimette al centro l’intelligenza del lettore e la relazione viva tra testo e atlante.

Un’opera che tiene insieme tutto ciò che la scienza spesso separa

La forza del libro sta nella sua struttura enciclopedica ma leggibile:

  • L’Anatomia della laringe viene descritta con precisione millimetrica, dalle cartilagini alle pliche vocali;
  • la Biomeccanica della fonazione si intreccia con la fisiologia del respiro;
  • le Neuroscienze del linguaggio mostrano una rete di controllo molto più complessa del vecchio modello “area di Broca–area di Wernicke”;
  • la Clinica vocale viene presentata come un campo integrato, dove Anatomia, risonanza, postura e funzione si influenzano reciprocamente;
  • la Voce, infine, diventa un fenomeno psicofisiologico profondo, un luogo dove emozione, identità e cultura si esprimono.

Questo incrocio disciplinare crea un racconto unitario, in cui il corpo fonatore è descritto non a pezzi, ma come un unico gesto complesso che attraversa muscoli, nervi, respiro, percezione, intenzione.

La voce come territorio culturale

Uno dei meriti più notevoli del libro è la sua capacità di far emergere la voce al di là del perimetro medico.
La voce viene letta come segno evolutivo, come strumento di relazione, come espressione emotiva e persino come “impronta sonora” della nostra identità. È un fenomeno anatomico, sì, ma è anche un frammento di antropologia, di psicologia, di linguistica e d’arte.

Questa visione ampia dà al testo un respiro raro nei manuali scientifici: è un libro che rispetta la complessità del corpo e, al tempo stesso, quella dell’essere umano che quel corpo abita.

Chi dovrebbe leggerlo

Chi usa la voce per professione – cantanti, attori, logopedisti, insegnanti, terapeuti – troverà un quadro chiaro, completo e moderno.
Chi la studia – studenti di medicina, di neuroscienze, di scienze della comunicazione – scoprirà un modello integrato che supera i vecchi schemi.
E chi semplicemente vuole capire come nasce ciò che ci rende presenti nel mondo potrà finalmente leggere un testo che unisce rigore e profondità.

Anatomia della Voce è un’opera importante: colta, necessaria, capace di tenere insieme scienza e vita.
È un libro che mancava, ed è destinato a diventare un riferimento non solo per chi lavora con la voce, ma per chiunque voglia comprenderla davvero.



ANATOMIA DELLA VOCE. Struttura, Funzione e Neurobiologia del Linguaggio.

Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Glauco Cristofaro, Niccolò Fagni, Giulia Guarnieri, Giulia Mezzadimi, Ferdinando Paternostro, Francesco Potenza
ISBN: 9791224044468
EBOOK YOUCANPRINT 2025

LA VOCE