Zucchini, E., Ribatti, D., Paternostro, F., Belviso, I., & Lippi, D. (2025).
An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua.
Italian Journal of Anatomy and Embryology 129(2): 29-31. doi: 10.36253/ijae-16623
Ci sono opere d’arte che non si limitano a essere guardate: chiedono di essere lette. Letta è, in questo caso, la predella dipinta da Francesco di Stefano detto Pesellino, raffigurante il Miracolo del cuore dell’avaro di Sant’Antonio da Padova, oggi conservata alla Galleria degli Uffizi. Ma letta non solo con gli occhi dello storico dell’arte: con quelli dell’anatomista, del medico, dello storico della scienza.
L’articolo An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua, pubblicato sull’Italian Journal of Anatomy and Embryology, nasce proprio da questa esigenza: restituire profondità a un’immagine che, dietro la veste agiografica, cela una rappresentazione sorprendentemente precisa di una pratica medica medievale: la dissezione anatomica.
Un miracolo che parla il linguaggio della medicina
Il racconto è noto: Sant’Antonio da Padova afferma che il cuore di un uomo avaro non si trova nel petto, ma là dove egli ha posto il suo tesoro. Il miracolo si compie quando, aperto il torace, il cuore non c’è. Pesellino sceglie però di soffermarsi non sul prodigio in sé, bensì sul gesto che lo rende visibile: l’apertura del corpo, l’ispezione della cavità toracica, lo sguardo concentrato del medico.
È qui che l’interpretazione anatomica diventa rivelatrice. Il pittore non improvvisa: mette in scena una vera e propria autopsia “testimoniale”, con figure, ruoli e posture coerenti con la prassi universitaria tardo-medievale. Il medico indossa il lucco rosso, simbolo di rango e di sapere; i presenti assistono come a una lezione; il santo, elevato sul pulpito, assume il ruolo del lector che guida e legittima l’atto conoscitivo.
Anatomia prima di Vesalio
L’articolo mostra con chiarezza come questa scena si collochi in un momento cruciale della storia dell’Anatomia: quando la dissezione è praticata, ma non ancora emancipata dal dogma dei testi antichi. Il corpo viene aperto, ma per verificare un segno, non per esplorare sistematicamente la struttura umana. È l’anatomia prima della rivoluzione vesaliana, prima che Andreas Vesalius scenda dalla cattedra e unisca in sé le figure di Lector, Ostensor e Sector (Professore, Tutor e Dissettore).
Pesellino documenta così una fase intermedia, spesso trascurata: quella in cui l’Anatomia è già visibile, già praticata, ma ancora sospesa tra l’autorità religiosa, la tradizione galenica e l’osservazione diretta nascente.
Perché questo articolo è importante
Il valore del lavoro non sta solo nell’analisi iconografica, ma anche nel metodo. Storici dell’arte, anatomisti e storici della medicina dialogano sullo stesso oggetto, mostrando come un dipinto del Quattrocento possa diventare una fonte per la storia delle pratiche mediche. È un esempio virtuoso di didattica interdisciplinare, nato anche dall’esperienza diretta delle visite museali con studenti di medicina, in cui l’opera d’arte diventa un atlante anatomico “altro”, ma non meno rigoroso.
In un’epoca in cui l’Anatomia rischia di essere percepita come pura tecnica o come immagine digitale, questo studio ci ricorda che il corpo umano è sempre stato anche un fatto culturale, simbolico, narrativo. E che talvolta, per capire davvero la storia della medicina, bisogna tornare davanti a un dipinto e chiedersi non solo che cosa rappresenta, ma anche come e perché lo rappresenta così.
Un cuore mancante, un torace aperto, uno sguardo medico concentrato: nel silenzio della tavola di Pesellino, l’Anatomia comincia già a parlare.



