Anatomia per Tutti al Congresso mondiale di Anatomia: dalla divulgazione alla ricerca scientifica

Il progetto, curato da Immacolata Belviso e Ferdinando Paternostro, approda all’IFAA 2026 di Melbourne. Un’esperienza nata per avvicinare gli studenti all’anatomia attraverso dissezione, visual thinking e comunicazione digitale diventa oggi anche un modello da studiare scientificamente.

Nella vita di un progetto c’è un momento in cui ciò che è nato da un’intuizione comincia a trasformarsi in qualcosa di più concreto, in cui l’esperienza accumulata negli anni non viene più soltanto raccontata, ma diventa oggetto di ricerca, sottoposta a osservazione, confronto e verifica scientifica.

Per Anatomia per Tutti, quel momento è arrivato a Melbourne, in Australia, in occasione dell’IFAA 2026, il Congresso dell’International Federation of Associations of Anatomists, uno dei massimi appuntamenti mondiali dedicati alle scienze anatomiche.

Il lavoro “Anatomy for Everyone: an inclusive, dissection-based educational model integrating hands-on anatomy and digital learning”, identificato come Paper 126, porta la firma di Immacolata Belviso, della UniCamillus – Saint Camillus International University of Health Sciences di Roma, e di Ferdinando Paternostro, del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze.

I due autori sono anche gli amministratori e animatori scientifici del progetto Anatomia per Tutti sui suoi canali Instagram e YouTube. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza: il progetto non nasce in un unico luogo fisico e non termina alla porta di una sala settoria. Vive contemporaneamente nel laboratorio anatomico, nelle università, negli incontri con gli studenti e nello spazio digitale.

Dal tavolo settorio di al congresso mondiale

La presenza all’IFAA 2026 assume quindi un significato particolare. Anatomia per Tutti non è stato presentato a Melbourne semplicemente come un’attività di divulgazione o come una fortunata esperienza sui social network. È stato portato davanti alla comunità scientifica anatomica internazionale come modello educativo, nell’ambito specifico delle Anatomical Sciences Education.

L’idea alla base di Anatomia per Tutti è semplice, ma scientificamente impegnativa: l’anatomia non dovrebbe essere confinata ai primi anni del corso di Medicina. La conoscenza del corpo umano accompagna infatti tutta la formazione del medico e continua ad avere un ruolo fondamentale nella successiva attività clinica e professionale. Per questo l’insegnamento anatomico dovrebbe essere accessibile, continuo, tridimensionale e soprattutto capace di collegare ciò che si studia sui libri con ciò che realmente esiste nel corpo umano.

Da qui nasce un modello che mette insieme strumenti apparentemente molto diversi: dissezione anatomica, Anatomical Visual Thinking, apprendimento tra pari e comunicazione digitale.

Davanti a un preparato anatomico lo studente scopre qualcosa che nessuna immagine bidimensionale può restituire completamente: profondità, rapporti, continuità tra strutture, variabilità individuale. Il corpo diventa uno spazio tridimensionale da esplorare e comprendere. Nel modello presentato a Melbourne, gli studenti lavorano sotto la guida di anatomisti e vengono affiancati anche da tutor formati dell’Italian Dissection Team, favorendo discussione, ragionamento collaborativo e interpretazione anatomica.

Ma la lezione non termina quando si esce dal laboratorio. Video, immagini e contenuti digitali permettono agli studenti di tornare sugli argomenti studiati, consolidare i rapporti spaziali e mantenere nel tempo il contatto con la disciplina. L’obiettivo non è sostituire l’esperienza diretta con il digitale, ma fare esattamente il contrario: utilizzare il digitale per prolungare e amplificare ciò che è stato appreso attraverso l’esperienza reale.

Quando l’educazione diventa ricerca

È però nella parte successiva del progetto che si trova forse la novità più significativa. Anatomia per Tutti sta infatti compiendo il passaggio dall’innovazione educativa alla ricerca sull’educazione anatomica.

Nel poster presentato all’IFAA questa evoluzione viene indicata con un’espressione molto chiara: “From Education to Research – The ICLO Experience”. La ICLO Experience nasce proprio per studiare in maniera controllata differenti modalità di insegnamento dell’anatomia topografica e clinica. Il disegno prevede il confronto tra lezione tradizionale, Anatomical Visual Thinking, dissezione cadaverica hands-on e insegnamento multimodale integrato.

La domanda scientifica diventa allora estremamente concreta: come impariamo davvero l’anatomia? Quale metodologia permette di ricordare meglio una struttura? Quale facilita la comprensione tridimensionale? E soprattutto: quale forma di insegnamento consente allo studente di trasferire ciò che ha appreso al ragionamento clinico?

Sono interrogativi decisivi per chi insegna anatomia oggi. Per molti anni la didattica anatomica è stata spesso valutata sulla base dell’esperienza dei docenti o delle impressioni degli studenti. Oggi, invece, anche l’educazione medica richiede dati, confronti, metodologie controllate e risultati misurabili. Ed è proprio questa la direzione intrapresa.

I numeri di una comunità

Anatomia per Tutti è cresciuto nel corso degli anni anche grazie alla costruzione di una vera comunità di studenti.

Il poster presentato a Melbourne riassume una dimensione ormai considerevole del progetto: oltre tremila studenti di Medicina coinvolti nelle attività, decine di laboratori anatomici e una comunità digitale che raggiunge decine di migliaia di persone attraverso Instagram e YouTube.

Ma ridurre tutto ai numeri sarebbe un errore. Il dato più interessante riguarda ciò che accade agli studenti quando entrano realmente in contatto con l’anatomia. Le osservazioni raccolte nel progetto indicano tre grandi aree di impatto: una comprensione anatomica più concreta e tridimensionale; la crescita della consapevolezza professionale ed etica attraverso il contatto rispettoso con il corpo donato alla scienza; e la possibilità di mantenere un rapporto continuo con l’anatomia anche dopo l’esperienza in sala settoria.

Sono aspetti che vanno oltre la semplice memorizzazione di nomi. Studiare anatomia significa progressivamente imparare a pensare nello spazio, immaginare ciò che si trova oltre una superficie, comprendere perché una struttura può essere raggiunta chirurgicamente da una determinata via o perché una lesione produce un determinato quadro clinico.

Significa, in altre parole, cominciare a guardare il corpo umano con gli occhi del futuro medico.

Melbourne, un punto di arrivo e di partenza

Portare questa esperienza all’IFAA 2026 significa inserirla nel confronto internazionale sull’avvenire dell’insegnamento anatomico.

Il titolo scelto dal Congresso — significativamente, Anatomy for Everyone — sembra quasi incontrare idealmente il percorso costruito in questi anni da Belviso e Paternostro. Ma la partecipazione al congresso mondiale non rappresenta soltanto un riconoscimento. Rappresenta soprattutto una responsabilità.Perché quando un’esperienza educativa entra nel campo della ricerca scientifica deve accettare di essere misurata, confrontata e, se necessario, modificata sulla base dei risultati.

È questo forse il passaggio più interessante dell’intera storia di Anatomia per Tutti. Non limitarsi a sostenere che un metodo funziona perché piace agli studenti. Dimostrarlo. Non accontentarsi dell’entusiasmo che nasce intorno al tavolo settorio. Cercare di capire quali elementi di quell’esperienza determinino realmente un apprendimento più profondo e duraturo.

Il progetto presentato a Melbourne afferma infatti esplicitamente che i risultati della ricerca dovranno contribuire a fornire evidenze scientifiche utili alla progettazione dei futuri curricula di anatomia e allo sviluppo di nuovi modelli di educazione medica. Ed è probabilmente questo il messaggio più importante portato al congresso mondiale degli anatomisti.

L’anatomia continua ad avere davanti a sé un enorme futuro educativo, purché sappia conservare ciò che la rende insostituibile — il corpo reale, la dissezione, l’osservazione diretta, la riflessione personale e guidata — e contemporaneamente sappia utilizzare gli strumenti della didattica moderna, della comunicazione digitale e soprattutto della ricerca scientifica.

Per Immacolata Belviso e Ferdinando Paternostro, autori del lavoro e amministratori di Anatomia per Tutti, Melbourne rappresenta quindi molto più della presentazione di un poster. Rappresenta l’ingresso di un’esperienza nata dall’insegnamento e dalla passione per la divulgazione anatomica in una nuova fase della propria storia. Una fase nella quale alla domanda “come possiamo insegnare meglio l’anatomia?” si prova finalmente a rispondere non soltanto con l’esperienza, ma con la ricerca. Ed è proprio da qui che comincia il prossimo capitolo di Anatomia per Tutti.

Dalla pelle al cuore, di Giacomo Catalani e Ferdinando Paternostro

Dalla pelle al cuore propone una lettura integrata dell’anatomia umana. Il libro segue un criterio semplice e concreto: procede dalla superficie ai piani profondi, descrivendo in successione la pelle, la fascia, i muscoli, le ossa, il sistema nervoso, i vasi, gli organi interni e il cuore. Questa organizzazione aiuta il lettore a comprendere non soltanto le singole strutture, ma soprattutto i loro rapporti anatomici e funzionali.

Il volume nasce dalla collaborazione tra due competenze diverse. Ferdinando Paternostro porta nel testo l’esperienza dell’anatomista, del medico e del docente che ha trascorso migliaia di ore nelle sale settorie, osservando direttamente la struttura e la variabilità del corpo umano. Giacomo Catalani contribuisce con una prospettiva legata alla comunicazione scientifica, al movimento, alla formazione e all’applicazione delle conoscenze nelle professioni della salute. Da questo incontro deriva un testo rigoroso nei contenuti fondamentali, ma scritto con un linguaggio accessibile.

Uno dei problemi dello studio anatomico è la necessità di suddividere il corpo in apparati, sistemi, regioni e singole strutture. Questa suddivisione è indispensabile per apprendere, ma può far perdere di vista l’unità dell’organismo. Un muscolo, per esempio, non può essere compreso pienamente senza considerare la fascia che lo avvolge, il nervo che lo controlla, i vasi che lo nutrono, le ossa sulle quali esercita la propria forza e le articolazioni che rendono possibile il movimento.

Il libro cerca di ricomporre queste relazioni. Il corpo viene presentato come un sistema nel quale ogni struttura dipende dalle altre e contribuisce al mantenimento dell’equilibrio complessivo. L’anatomia descrittiva viene quindi collegata alla funzione, alla fisiologia e, quando necessario, alle principali implicazioni cliniche.

Il percorso comincia dalla pelle, analizzata come organo di protezione, percezione, regolazione e comunicazione. Epidermide, derma e ipoderma sono presentati attraverso le loro caratteristiche essenziali. L’epidermide garantisce il rinnovamento e la protezione della superficie; il derma contiene fibre connettivali, vasi, ghiandole, follicoli piliferi e terminazioni nervose; l’ipoderma svolge funzioni meccaniche, termiche, metaboliche ed endocrine.

Particolare attenzione è dedicata alla funzione sensoriale della cute. Corpuscoli di Meissner e di Pacini, dischi di Merkel, terminazioni di Ruffini e terminazioni nervose libere permettono di percepire il tatto, la pressione, le vibrazioni, lo stiramento, il dolore e la temperatura. La distribuzione non uniforme di questi recettori spiega perché alcune regioni, come i polpastrelli e le labbra, possiedano una sensibilità molto maggiore rispetto ad altre.

La pelle è anche il principale punto di contatto fra l’organismo e l’ambiente. Attraverso di essa percepiamo il mondo e rendiamo visibili alcune risposte interne: arrossiamo, impallidiamo, sudiamo, manifestiamo reazioni vasomotorie ed emotive. Il testo utilizza questa realtà anatomica per introdurre il tema del confine corporeo, mantenendo un rapporto diretto tra il dato scientifico e l’esperienza individuale.

Sotto la pelle viene descritta la fascia, definita nel libro “rete invisibile”. Per molto tempo il tessuto fasciale è stato rimosso durante le dissezioni per rendere più evidenti muscoli, vasi e nervi. La ricerca più recente ne ha invece chiarito il ruolo nella trasmissione delle forze, nello scorrimento dei tessuti, nella propriocezione e nella percezione del dolore.

La fascia superficiale e quella profonda sono inserite in un continuum connettivale tridimensionale. Questa continuità consente alle diverse regioni del corpo di comunicare sia sul piano meccanico sia su quello funzionale. Fibre collagene, matrice extracellulare, acqua e acido ialuronico determinano la resistenza, l’elasticità e la capacità di scorrimento del tessuto. L’innervazione fasciale e la presenza di cellule dotate di proprietà contrattili completano il quadro di una struttura attiva, sensibile alle sollecitazioni e capace di adattarsi.

Il capitolo dedicato ai muscoli presenta il movimento come il risultato di un’organizzazione coordinata. Il testo parte dalla struttura della fibra muscolare e dal meccanismo di scorrimento dei filamenti di actina e miosina, per arrivare alla distinzione tra fibre lente e veloci e alla capacità del muscolo di adattarsi in risposta all’allenamento, all’attività e all’inattività.

Il muscolo emerge come un tessuto plastico. L’ipertrofia, l’atrofia e gli adattamenti metabolici mostrano che la sua struttura riflette, almeno in parte, le attività svolte nel tempo. Il volume riserva inoltre attenzione ai muscoli profondi, responsabili della stabilizzazione e del controllo posturale. Multifido, trasverso dell’addome, muscoli vertebrali profondi e pavimento pelvico sono inseriti in un sistema coordinato che garantisce stabilità durante il movimento.

Le ossa sono descritte come organi vivi, vascolarizzati e sottoposti a un continuo rimodellamento. La componente minerale conferisce resistenza alla compressione, mentre il collagene garantisce elasticità e resistenza alla trazione. L’attività coordinata di osteoblasti e osteoclasti consente allo scheletro di rinnovarsi e di adattarsi ai carichi meccanici.

La legge di Wolff consente agli autori di illustrare con chiarezza il rapporto tra la struttura ossea e la sollecitazione funzionale. L’osso sottoposto a un carico adeguato si rinforza; l’assenza di stimoli meccanici ne favorisce l’indebolimento. Le articolazioni vengono quindi presentate come sistemi in cui superfici cartilaginee, liquido sinoviale, capsule e legamenti lavorano insieme per conciliare mobilità e stabilità.

Nel capitolo sul sistema nervoso il libro affronta il tema dell’integrazione delle informazioni. Cervello, midollo spinale, nervi periferici, gangli e plessi formano una rete che collega il centro alla periferia e consente all’organismo di ricevere stimoli, elaborarli e produrre risposte.

La corteccia cerebrale viene descritta in termini dei suoi principali lobi e delle rispettive specializzazioni funzionali, pur precisando che le attività più complesse derivano dalla cooperazione di molte aree. Talamo, ipotalamo, amigdala e ippocampo introducono rispettivamente i temi dell’integrazione sensoriale, dell’omeostasi, delle emozioni e della memoria.

La trattazione del sistema nervoso autonomo permette di collegare il cervello alle funzioni viscerali. Il sistema simpatico e quello parasimpatico regolano il battito cardiaco, la pressione, la digestione, la respirazione e numerosi altri processi che si svolgono senza controllo volontario. Il nervo vago rappresenta uno dei principali collegamenti anatomici tra l’encefalo, il cuore, i polmoni e l’apparato digerente.

Il testo propone così una visione della mente strettamente connessa al corpo. Le emozioni coinvolgono il cervello, ma anche il cuore, la respirazione, la muscolatura, la pelle e i visceri. L’esperienza individuale nasce dall’interazione continua tra l’attività nervosa, le condizioni corporee e l’ambiente.

Il sistema vascolare è rappresentato dall’immagine dei “fiumi di vita”. Arterie, capillari e vene formano una rete estesa in tutto l’organismo, incaricata di trasportare ossigeno, nutrienti, ormoni, cellule immunitarie e prodotti del metabolismo. Le differenze nella struttura delle pareti vascolari si spiegano in relazione alle diverse funzioni: le arterie resistono alla pressione e distribuiscono il sangue; i capillari permettono gli scambi; le vene riportano il sangue verso il cuore.

Un’attenzione specifica è dedicata al sistema linfatico, spesso meno conosciuto rispetto al sistema sanguigno. I vasi linfatici raccolgono il liquido interstiziale e lo riconducono alla circolazione, mentre i linfonodi partecipano al controllo immunitario. Il riferimento al linfedema consente di comprendere le conseguenze cliniche di un drenaggio linfatico insufficiente.

Il capitolo sugli organi interni riunisce polmoni, fegato, reni, stomaco e intestino sotto il principio generale dell’omeostasi. Ogni organo possiede una struttura e una funzione specifiche, ma opera attraverso scambi continui con gli altri organi. Il corpo mantiene il proprio equilibrio grazie a questa attività coordinata, in gran parte silenziosa e indipendente dalla volontà.

La sezione dedicata all’intestino introduce il sistema nervoso enterico, l’asse intestino-cervello e il microbiota. I microrganismi intestinali partecipano alla digestione, alla produzione di metaboliti, alla regolazione immunitaria e alla comunicazione con il sistema nervoso. Il libro affronta questi temi attuali con una sintesi efficace, sufficiente a far comprendere la complessità delle interazioni tra apparato digerente, immunità e cervello.

Il cuore è il punto di arrivo del percorso. La descrizione anatomica comprende le quattro camere, le valvole, il miocardio, le arterie coronarie e il sistema di conduzione. Il nodo senoatriale genera spontaneamente l’impulso che avvia la contrazione, mentre il sistema nervoso autonomo ne modula la frequenza in base alle esigenze dell’organismo.

Il cuore viene presentato anche come un organo inserito in una rete di comunicazioni nervose, ormonali e meccaniche. La sua autonomia elettrica e la capacità di adattare continuamente la gittata cardiaca alle necessità dei tessuti spiegano la posizione centrale che occupa nell’equilibrio dell’organismo.

Accanto al dato scientifico, il capitolo considera il valore simbolico che il cuore ha assunto nella storia e nella cultura. La distinzione tra realtà anatomica e rappresentazione simbolica resta chiara, ma consente di comprendere perché questo organo sia diventato un riferimento costante nel linguaggio delle emozioni.

Il capitolo dedicato al Cadaver Lab completa il progetto educativo del libro. La dissezione permette di osservare la consistenza dei tessuti, la profondità dei piani, il decorso effettivo di nervi e vasi, la disposizione degli organi e le varianti anatomiche individuali. Le strutture apprese attraverso atlanti e immagini acquistano volume, posizione e rapporti concreti.

L’esperienza settoria modifica anche il modo di interpretare le immagini diagnostiche e di eseguire un gesto clinico. Il medico comprende meglio ciò che osserva in una tomografia computerizzata o in una risonanza magnetica; il fisioterapista riconosce con maggiore precisione i rapporti tra nervi, muscoli e articolazioni; il professionista del movimento acquisisce una visione più concreta dell’organizzazione muscoloscheletrica.

Il corpo donato alla scienza è considerato con rispetto e gratitudine. La dissezione è presentata come un atto formativo fondato sulla responsabilità nei confronti del donatore e dei futuri pazienti. Questo elemento conferisce al capitolo una particolare importanza, poiché collega la conoscenza anatomica all’etica della formazione.

Il Post scriptum poetico introduce infine un linguaggio diverso. Le poesie dedicate alla bocca, ai capelli, al cervello, alle corde vocali, alle coronarie, agli occhi, alle mani, al fegato, al rene e ad altre strutture anatomiche trasferiscono il corpo sul piano della memoria e degli affetti. I termini scientifici diventano immagini capaci di esprimere presenza, desiderio, distanza e ricordo.

Questa sezione è coerente con l’impostazione complessiva dell’opera. Dopo avere descritto il corpo attraverso l’osservazione anatomica, il libro mostra come le sue parti entrino anche nel linguaggio con cui rappresentiamo noi stessi e le nostre relazioni. Anatomia e poesia rimangono distinte, ma condividono lo stesso oggetto: il corpo umano e l’esperienza che, attraverso di esso, prende forma.

Dalla pelle al cuore è un manuale tascabile di anatomia integrata, costruito intorno a una selezione di concetti fondamentali esposti con un linguaggio chiaro. La progressione dalla superficie alla profondità dà ordine alla trattazione e consente di collegare tessuti, organi e sistemi senza perdere la visione complessiva dell’organismo.

Il valore principale del libro risiede nella capacità di stabilire connessioni. Conoscere l’anatomia significa comprendere come la forma di una struttura ne condizioni la funzione e come ogni elemento operi in rapporto con gli elementi circostanti. La pelle, la fascia, i muscoli, lo scheletro, i nervi, i vasi e gli organi sono quindi presentati come componenti di un sistema unitario e dinamico.

Il testo rende accessibili processi complessi attraverso esempi concreti, immagini immediate e riferimenti all’esperienza professionale. Le riflessioni poste al termine dei capitoli ampliano la lettura senza interrompere il percorso scientifico e aiutano a collegare la struttura anatomica all’esperienza individuale.

Dalla pelle al cuore offre una sintesi chiara e coerente dell’organizzazione del corpo umano. È una lettura utile per chi studia anatomia, per i professionisti della salute e per chi desidera comprendere, con rigore e senza inutili tecnicismi, le relazioni che rendono l’organismo una struttura funzionalmente unitaria.

TitoloCadaver lab. Dalla pelle al cuore. Un viaggio attraverso l’anatomia umana, verso la scoperta di ciò che la pelle nasconde e il cuore custodisce
AutoriGiacomo Catalani, Ferdinando Paternostro
EditoreATS Giacomo Catalani Editore, 2026
ISBN9791280189332
Lunghezza124 pagine

Quando l’arte apre il corpo: un miracolo, una dissezione, una lezione di Anatomia

Zucchini, E., Ribatti, D., Paternostro, F., Belviso, I., & Lippi, D. (2025).
An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua.
Italian Journal of Anatomy and Embryology 129(2): 29-31. doi: 10.36253/ijae-16623


Ci sono opere d’arte che non si limitano a essere guardate: chiedono di essere lette. Letta è, in questo caso, la predella dipinta da Francesco di Stefano detto Pesellino, raffigurante il Miracolo del cuore dell’avaro di Sant’Antonio da Padova, oggi conservata alla Galleria degli Uffizi. Ma letta non solo con gli occhi dello storico dell’arte: con quelli dell’anatomista, del medico, dello storico della scienza.

L’articolo An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua, pubblicato sull’Italian Journal of Anatomy and Embryology, nasce proprio da questa esigenza: restituire profondità a un’immagine che, dietro la veste agiografica, cela una rappresentazione sorprendentemente precisa di una pratica medica medievale: la dissezione anatomica.

Un miracolo che parla il linguaggio della medicina

Il racconto è noto: Sant’Antonio da Padova afferma che il cuore di un uomo avaro non si trova nel petto, ma là dove egli ha posto il suo tesoro. Il miracolo si compie quando, aperto il torace, il cuore non c’è. Pesellino sceglie però di soffermarsi non sul prodigio in sé, bensì sul gesto che lo rende visibile: l’apertura del corpo, l’ispezione della cavità toracica, lo sguardo concentrato del medico.

È qui che l’interpretazione anatomica diventa rivelatrice. Il pittore non improvvisa: mette in scena una vera e propria autopsia “testimoniale”, con figure, ruoli e posture coerenti con la prassi universitaria tardo-medievale. Il medico indossa il lucco rosso, simbolo di rango e di sapere; i presenti assistono come a una lezione; il santo, elevato sul pulpito, assume il ruolo del lector che guida e legittima l’atto conoscitivo.

Anatomia prima di Vesalio

L’articolo mostra con chiarezza come questa scena si collochi in un momento cruciale della storia dell’Anatomia: quando la dissezione è praticata, ma non ancora emancipata dal dogma dei testi antichi. Il corpo viene aperto, ma per verificare un segno, non per esplorare sistematicamente la struttura umana. È l’anatomia prima della rivoluzione vesaliana, prima che Andreas Vesalius scenda dalla cattedra e unisca in sé le figure di Lector, Ostensor e Sector (Professore, Tutor e Dissettore).

Pesellino documenta così una fase intermedia, spesso trascurata: quella in cui l’Anatomia è già visibile, già praticata, ma ancora sospesa tra l’autorità religiosa, la tradizione galenica e l’osservazione diretta nascente.

Perché questo articolo è importante

Il valore del lavoro non sta solo nell’analisi iconografica, ma anche nel metodo. Storici dell’arte, anatomisti e storici della medicina dialogano sullo stesso oggetto, mostrando come un dipinto del Quattrocento possa diventare una fonte per la storia delle pratiche mediche. È un esempio virtuoso di didattica interdisciplinare, nato anche dall’esperienza diretta delle visite museali con studenti di medicina, in cui l’opera d’arte diventa un atlante anatomico “altro”, ma non meno rigoroso.

In un’epoca in cui l’Anatomia rischia di essere percepita come pura tecnica o come immagine digitale, questo studio ci ricorda che il corpo umano è sempre stato anche un fatto culturale, simbolico, narrativo. E che talvolta, per capire davvero la storia della medicina, bisogna tornare davanti a un dipinto e chiedersi non solo che cosa rappresenta, ma anche come e perché lo rappresenta così.

Un cuore mancante, un torace aperto, uno sguardo medico concentrato: nel silenzio della tavola di Pesellino, l’Anatomia comincia già a parlare.

Anatomia e Bellezza alla Biblioteca delle Oblate di Firenze, tra ricerca, insegnamento, arte e innovazione

Nella suggestiva cornice della Biblioteca delle Oblate di Firenze, si è svolta la presentazione del libro Anatomia Fotografica, realizzato con Carlo Benedini e con il prezioso imprimatur di Alessandro Palazzolo, mentore dell’intero progetto. Serata resa speciale dal Pubblico attento e affettuosamente partecipe e dalla presenza di Ester Andrieri e Alessandro Castelli, in rappresentanza della Casa Editrice Piccin, che ha da sempre e convintamente creduto nel progetto.

L’evento è stato molto più di una semplice presentazione editoriale: è stato un racconto di passione, ricerca e amicizia, i tre pilastri che hanno reso possibile la realizzazione di quest’opera. Abbiamo condiviso con i nostri ospiti, l’avventurosa storia della nascita del libro, un volume che unisce la fotografia d’arte alla descrizione didattica dell’Anatomia settoria, offrendo un antico ma attualissimo punto di vista sulla complessità del corpo umano.

La guida ideale del nostro racconto è stato Leonardo da Vinci, il cui genio si avvertiva tra le sale della biblioteca. A soli cinquanta metri dalle Oblate infatti, presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova, Leonardo conduceva le sue dissezioni, costruendo la fondamenta di conoscenze che ancora oggi sono alla base dell’arte, della didattica e della ricerca biomeccanica.

L’Anatomia macroscopica non è solo una disciplina descrittiva, ma un campo in cui la ricerca e la didattica si intrecciano continuamente. Il dettaglio delle strutture del corpo è essenziale per la Medicina e la Chirurgia ma è anche un affascinante territorio di esplorazione per chi, come gli autori di Anatomia Fotografica, vuole raccontarla attraverso nuove prospettive visive e narrative.

Da secoli, lo studio del corpo umano si basa sull’osservazione diretta, sulla riproduzione e sulla condivisione di conoscenze. Oggi, grazie a strumenti innovativi come la fotografia ad alta definizione e le nuove tecnologie digitali, è possibile portare questa esperienza oltre i confini delle aule, rendendola accessibile a un pubblico sempre più ampio e trasmettendo emozioni e saperi.

Un libro per un progetto: Visceral Room

Alla base di questo lavoro non c’è solo un interesse scientifico e culturale, ma anche un profondo sodalizio tra chi scrive, Carlo e Alessandro. Questa feconda collaborazione ha dato vita non solo a Anatomia Fotografica, ma anche a Visceral Room, un progetto innovativo che esplora nuove modalità di rappresentazione e insegnamento dell’Anatomia clinica, topografica e settoria, unite alla teoria e alla pratica degli atti manipolativi in ambito osteopatico e fisioterapico.

La serata alle Oblate è stata quindi la celebrazione di una passione condivisa, di un sapere che si rinnova, si tramanda e che ha reso possibile la realizzazione di un’opera (mi permetto di definire) assolutamente unica nel suo genere.

Una copia del libro è da oggi disponibile in consultazione e prestito presso la Biblioteca fiorentina.

ANATOMIA FOTOGRAFICA

Le foto che potrete sfogliare in questo libro derivano da miei laboratori di Anatomia settoria (Anatomy Lab) realizzati a Verona presso ICLO, Teaching and Research Center.
Qui è possibile studiare su preparati anatomici fresh frozen grazie al supporto della Nicola’s Foundation Onlus, che da sempre incentiva lo studio e la formazione in ambito medico scientifico.

Sono profondamente grato a tutto lo staff ICLO per la fondamentale ed efficiente disponibilità tecnica, amministrativa e logistica e al Dott. Gianni Sereni che, fin dal suo nascere e con lungimirante intuito, ha esaltato un progetto di formazione nazionale hands on, di alta qualità ma dai costi contenuti, poiché fondamentalmente rivolto a studenti universitari di indirizzo medico-sanitario.

Le immagini immortalate dal Dott. Carlo Benedini sono state realizzate, in questo ambito, con il supporto essenziale della dr.ssa Cristiana Veltro e del dott. Francesco Potenza competenti, appassionati e abili dissettori, che hanno condiviso con me l’esperienza delle prime edizioni di un progetto oggi fecondo anche grazie alla loro bravura e dedizione.

Durante le mie lezioni al tavolo cerco sempre di incrociare ed esplicitare ai discenti concetti di Anatomia palpatoria, topografica e sistematica con quanto il preparato “autonomamente” descrive. Molto spesso, poi, abbiamo la sorte di imbatterci in varianti anatomiche; tale esperienza è di grande valore per l’operatività nelle discipline chirurgiche, unitamente alla dimostrazione delle principali vie di accesso alle singole strutture e agli organi.

Le più moderne tecniche di imaging e le sofisticate metodiche operatorie illustrano con precisione e perizia tanti aspetti dell’Anatomia, ma non possono sostituire l’esperienza diretta sul cadavere, pratica antica ma fondamentale anche oggi nella formazione di studenti, specializzandi, specialisti.

Carlo, egregio fotografo e appassionato anatomista, è riuscito con i suoi scatti a mescolare meraviglia, arte e rigore didattico, che ho provato a chiosare con le didascalie che completano le 516 pagine del libro.

Grazie al Prof. Alessandro Palazzolo per la preziosa e affettuosa presentazione e per gli incoraggiamenti che non sono mai mancati in corso d’opera.
Grazie al Dott. Nicola Piccin che ha creduto nella originalità del nostro lavoro e a tutti coloro che hanno seguito il non semplice iter della realizzazione tipografica.

Felice, orgoglioso e grato per aver realizzato, con Carlo, questo esclusivo e originale volume.


ANATOMIA FOTOGRAFICA
Benedini, Paternostro
2024 Piccin, Padova


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ANATOMIA … Fotografica e per Tutti… a VARESE!

ANATOMIA … Fotografica e per Tutti… a VARESE!

Lo scorso 19 gennaio sono stato ospite del Dipartimento di Medicina dell’Università Insubria di Varese.
L’occasione era l’inaugurazione di una mostra permanente realizzata con una serie di splendide fotografie dell’Amico Dott. Carlo Benedini.
Carlo, mosso da comune passione per l’Anatomia, ha avuto la pazienza di seguirmi in numerose dissezioni svolte presso ICLO, Verona (Anatomy Lab), durante le quali ha realizzato un numero infinito di bellissimi scatti. Da questa immensa mole di immagini ha distillato quelle più significative, che sono diventate prima la colonna portante di una pagina Instagram di successo (Anatomia Fotografica), la mostra di Varese e infine un volume di oltre duecentoquaranta tavole commentate che uscirà, con la prefazione del Prof. Alessandro Palazzolo, per i tipi di Piccin.

Voglio di cuore ringraziare la Prof.ssa Marina Protasoni, appassionata Docente e fine Anatomista, che ha voluto fortemente l’esposizione e ha organizzato la giornata di presentazione della stessa.

Grazie al Prof. Giulio Carcano, Direttore DIMIT (Dipartimento di Medicina e Innovazione Tecnologica) e al Prof. Alberto Passi, Presidente della Scuola di Medicina, ai Colleghi presenti, Prof. ssa Marcella Reguzzoni, il Prof. Pier Antonio Zecca. Grazie ai numerosi, attenti e partecipi Studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, ai quali ho raccontato di come l’evoluzione ha modellato il nostro corpo e in particolare Sistema Nervoso Centrale.
Il titolo della relazione era “L’uomo è un animale addomesticato?” La risposta è “sì…” ma se volete sapere da chi venite a scoprirlo ai prossimi appuntamenti con Anatomia per Tutti!

VARIAZIONI MORFOLOGICHE DEL POLMONE: SCISSURE E LOBI ACCESSORI


Jacopo Junio Valerio Branca, Cristiana Veltro, Giulia Guarnieri, Alessandra Pacini, Ferdinando Paternostro

https://onlinelibrary.wiley.com/share/6WGIJERGHGVSSXEGNHFS?target=10.1111/ahe.12958

Le varianti anatomiche rivestono un’importanza fondamentale nel campo della medicina, poiché la comprensione accurata della variabilità strutturale del corpo umano è essenziale per la diagnosi accurata e il successo delle procedure mediche. Queste varianti possono influenzare la posizione degli organi, la disposizione dei vasi sanguigni, la morfologia dei tessuti e molto altro ancora. La conoscenza delle varianti anatomiche è cruciale per evitare errori diagnostici e complicazioni durante interventi chirurgici e procedure invasive.

La dissezione anatomica è uno dei mezzi principali attraverso cui vengono scoperte e studiate queste varianti. La dissezione coinvolge la separazione accurata dei tessuti corporei per esaminarne la struttura interna. Durante questo processo, i medici e gli studenti di medicina possono identificare le variazioni individuali rispetto alla struttura anatomica standard. Questa pratica fornisce un’opportunità unica per esplorare la diversità anatomica e comprendere come queste variazioni possano influenzare la funzione e la patologia.

Inoltre, l’avanzamento delle tecnologie diagnostiche come la tomografia computerizzata (TC), la risonanza magnetica (RM) e l’ecografia ha ampliato ulteriormente la nostra capacità di rilevare e studiare le varianti anatomiche in modo non invasivo. Questi strumenti consentono ai medici di ottenere immagini dettagliate del corpo umano da diverse prospettive, facilitando la visualizzazione e l’analisi delle strutture anatomiche in modo tridimensionale.

Il riconoscimento e lo studio delle varianti anatomiche svolgono un ruolo cruciale nell’ambito medico. La dissezione anatomica e le moderne tecnologie diagnostiche contribuiscono in modo significativo alla nostra comprensione di queste varianti, consentendo ai professionisti di affrontare le sfide diagnostiche e terapeutiche con maggiore consapevolezza e precisione.

Per questi motivo presento con particolare piacere una ricerca sulle varianti macroscopiche dell’Anatomia polmonare, reperite durante gli Anatomy Lab che svolgo presso ICLO Teaching and Research Center di Verona e catalogate con l’ausilio di alcuni valenti colleghi dell’Ateneo Fiorentino.

MORPHOLOGICAL VARIATIONS OF THE LUNG: ACCESSORY FISSURES AND LOBES
https://onlinelibrary.wiley.com/share/6WGIJERGHGVSSXEGNHFS?target=10.1111/ahe.12958

Anatomical variants hold paramount importance in medicine. A thorough understanding of the human body’s structural variability is essential for accurate diagnosis and the success of medical procedures. These variations can impact the position of organs, the arrangement of blood vessels, tissue morphology, and much more. Knowledge of anatomical variants is crucial to avoid diagnostic errors and complications during surgical interventions and invasive procedures.

Anatomical dissection is one of the primary ways these variants are discovered and studied. Dissection involves the careful separation of bodily tissues to examine their internal structure. During this process, physicians and medical students can identify individual variations from the standard anatomical structure. This practice provides a unique opportunity to explore anatomical diversity and understand how these variations can influence function and pathology.

Furthermore, advancing diagnostic technologies such as computed tomography (CT), magnetic resonance imaging (MRI), and ultrasound have further expanded our ability to detect and study anatomical variations non-invasively. These tools allow medical professionals to obtain detailed images of the human body from various perspectives, facilitating three-dimensional visualisation and analysis of anatomical structures.

The recognition and study of anatomical variations play a crucial role in the medical field. Anatomical dissection and modern diagnostic technologies significantly contribute to understanding these variants, enabling medical professionals to approach diagnostic and therapeutic challenges with greater awareness and precision.

I am particularly pleased to present research on macroscopic variants of pulmonary Anatomy found during the Anatomy Labs that I carried out at the ICLO Teaching and Research Centre in Verona and catalogued with the help of some talented colleagues at the University of Florence.

Branca, J. J. V., Veltro, C., Guarnieri, G., Pacini, A., & Paternostro, F. (2023). Morphological variations of the lung: Accessory fissures and lobes. Anatomia, Histologia, Embryologia, 52, 983–988. https://doi.org/10.1111/ahe.12958

LA DISSEZIONE ANATOMICA

La Dissezione Anatomica si basa sulla separazione dei diversi piani e la visualizzazione dei rapporti tridimensionali tra le singole strutture, studiate con criterio prevalentemente topografico, clinico e chirurgico.

Nell’attuale formazione medica si presta talvolta molta più attenzione alle analisi passive, all’acquisizione impersonale dei dati, alla diagnostica e alle terapie, piuttosto che al contatto diretto con il corpo. La dissezione può essere vista come parte dell’essenziale arte medica del “toccare” o meglio ancora, come un’azione medica di studio e ricerca, piena di emozione e meraviglia.

Le strategie della dissezione sono sempre pianificate; le azioni, che si svolgono passo dopo passo al tavolo settorio, vengono esplicitate e discusse in anticipo e, in ultimo, l’Anatomia viene ricostruita anche dopo la dissezione. Il materiale cadaverico utilizzato nel corso della dissezione, viene scomposto con massimo rispetto e cura, in modo tale da poter essere, alla fine, ricomposto. È estremamente istruttivo e utile, infatti, il cercare di ricostruire i preparati sezionati di muscoli, tendini, vasi, nervi, di visceri e di organi nelle loro posizioni originarie.

Durante le mie esperienze al tavolo cerco sempre di incrociare ed esplicitare ai discenti concetti di Anatomia palpatoria, topografica e sistematica con quanto il preparato “autonomamente” descrive.

Molto spesso, poi, ci si imbatte in varianti anatomiche; tale esperienza è di grande valore per l’operatività nelle discipline chirurgiche, unitamente alla dimostrazione delle principali vie di accesso alle singole strutture e agli organi.

Le più moderne tecniche di imaging e le sofisticate metodiche operatorie illustrano con precisione e perizia tanti aspetti dell’Anatomia, ma non possono sostituire l’esperienza diretta sul cadavere, pratica antica ma fondamentale anche oggi nella formazione di studenti, specializzandi, specialisti.

Di foto e filmati realizzati durante le esercitazioni settorie si arricchisce il portale…

Anatomia per Tutti


Grazie al Centro ICLO San Francesco di Sales, che ha ospitato tutti gli eventi.

ANATOMY LAB. Questions & Answers

Unica esperienza in Italia di Dissezione “hands on” aperta a tutti gli Studenti di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Infermieristica, Fisioterapia, Scienze Motorie, Professioni Sanitarie.

Un giorno di Anatomia dal vero, topografica, chirurgica e settoria.
Per conoscere le date dei nuove esercitazioni in programma cerca sulla pagina ICLO la locandine con la Gioconda

Questions & Answers ⁉️

⁉️ Come è strutturato l’Anatomy Lab
Si svolge tutto in un giorno e ne sono programmati svariati all’anno, di tre tipi: Tronco, Arti e Testa.

⁉️ Dove si svolge?
Presso ICLO, Teaching and Research Center di Verona.

⁉️ Posso andare e tornare in giornata?
Sì, il corso si tiene dalle 10.00 alle 18.00
L’ICLO dista 10 minuti di taxi dalla Stazione di Verona Porta Nuova (20 con l’autobus n°61).

⁉️ Posso farlo anche se non ho ancora dato l’esame di Anatomia?
Sì, puoi farlo in qualsiasi momento del tuo percorso di studi, ma qualche base di Anatomia macroscopica è consigliata.

⁉️ Posso solo guardare?
Certo! Ma il corso è pensato per toccare e dissecare con le tue mani, guidato per comprendere a pieno tutti gli organi e apparati nella loro forma, consistenza, posizione, peso, rapporti, innervazione e vascolarizzazione.

⁉️ E se non sono preparato? Faccio una brutta figura?
Assolutamente no. Non è una interrogazione e nessuno fa domande per valutare la tua preparazione.

⁉️ Cosa devo portare?
La voglia di imparare e la curiosità. In loco ti verrà fornita la tuta, gli zoccoli, il materiale monouso per la dissezione (guanti, camici, cuffia, mascherina), pranzo e un attestato di partecipazione, alla fine.

⁉️ E se sono da solo?
Puoi partecipare comunque! È un’esperienza bellissima ed associativa, un ottimo modo di fare amicizia con i Colleghi.

⁉️ Altre info ?info@iclo.eu


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La norma e le varianti. Uno studio sulla vascolarizzazione della tiroide.

In Anatomia parliamo di “variante” ogni volta che una struttura ha una morfologia che si discosta da quella osservata nella maggior parte degli individui e rappresenta una deviazione dagli standard accettati nei libri di testo e insegnati nelle aule universitarie.

Le varianti, tuttavia, non inficiano la funzionalità dell’organo che “modificano” e per questo rientrano in un quadro di normalità, al contrario delle anomalie congenite che già nella definizione evidenziano il loro aspetto patologico.

Conformazioni anatomiche particolari, tuttavia, possono interferire con procedure diagnostiche e aumentare i rischi di specifici atti chirurgici. Per questo la conoscenza e lo studio delle variazioni anatomiche dalla norma è un presupposto indispensabile per la pratica medica.

L’attività settoria, che con l’imaging e la chirurgia consente di individuare e documentare eventuali varianti rispetto alla normale Anatomia umana, costituisce, anche per questo, un supporto fondamentale per la Medicina.

Negli ultimi anni mi sono occupato, con valenti Colleghi, di “anatomical variants” dell’arco aortico, delle arterie renali e di recente, delle arterie tiroidee, tramite un lavoro di review pubblicato su Medicina che vi invito, se ne avete voglia, a leggere.

Branca, J.J.V.; Lascialfari Bruschi, A.; Pilia, A.M.; Carrino, D.; Guarnieri, G.; Gulisano, M.; Pacini, A.; Paternostro, F.
The Thyroid Gland: A Revision Study on Its Vascularization and Surgical Implications. 
Medicina 202258, 137. https://doi.org/10.3390/medicina58010137