Anatomia e Bellezza alla Biblioteca delle Oblate di Firenze, tra ricerca, insegnamento, arte e innovazione

Nella suggestiva cornice della Biblioteca delle Oblate di Firenze, si è svolta la presentazione del libro Anatomia Fotografica, realizzato con Carlo Benedini e con il prezioso imprimatur di Alessandro Palazzolo, mentore dell’intero progetto. Serata resa speciale dal Pubblico attento e affettuosamente partecipe e dalla presenza di Ester Andrieri e Alessandro Castelli, in rappresentanza della Casa Editrice Piccin, che ha da sempre e convintamente creduto nel progetto.

L’evento è stato molto più di una semplice presentazione editoriale: è stato un racconto di passione, ricerca e amicizia, i tre pilastri che hanno reso possibile la realizzazione di quest’opera. Abbiamo condiviso con i nostri ospiti, l’avventurosa storia della nascita del libro, un volume che unisce la fotografia d’arte alla descrizione didattica dell’Anatomia settoria, offrendo un antico ma attualissimo punto di vista sulla complessità del corpo umano.

La guida ideale del nostro racconto è stato Leonardo da Vinci, il cui genio si avvertiva tra le sale della biblioteca. A soli cinquanta metri dalle Oblate infatti, presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova, Leonardo conduceva le sue dissezioni, costruendo la fondamenta di conoscenze che ancora oggi sono alla base dell’arte, della didattica e della ricerca biomeccanica.

L’Anatomia macroscopica non è solo una disciplina descrittiva, ma un campo in cui la ricerca e la didattica si intrecciano continuamente. Il dettaglio delle strutture del corpo è essenziale per la Medicina e la Chirurgia ma è anche un affascinante territorio di esplorazione per chi, come gli autori di Anatomia Fotografica, vuole raccontarla attraverso nuove prospettive visive e narrative.

Da secoli, lo studio del corpo umano si basa sull’osservazione diretta, sulla riproduzione e sulla condivisione di conoscenze. Oggi, grazie a strumenti innovativi come la fotografia ad alta definizione e le nuove tecnologie digitali, è possibile portare questa esperienza oltre i confini delle aule, rendendola accessibile a un pubblico sempre più ampio e trasmettendo emozioni e saperi.

Un libro per un progetto: Visceral Room

Alla base di questo lavoro non c’è solo un interesse scientifico e culturale, ma anche un profondo sodalizio tra chi scrive, Carlo e Alessandro. Questa feconda collaborazione ha dato vita non solo a Anatomia Fotografica, ma anche a Visceral Room, un progetto innovativo che esplora nuove modalità di rappresentazione e insegnamento dell’Anatomia clinica, topografica e settoria, unite alla teoria e alla pratica degli atti manipolativi in ambito osteopatico e fisioterapico.

La serata alle Oblate è stata quindi la celebrazione di una passione condivisa, di un sapere che si rinnova, si tramanda e che ha reso possibile la realizzazione di un’opera (mi permetto di definire) assolutamente unica nel suo genere.

Una copia del libro è da oggi disponibile in consultazione e prestito presso la Biblioteca fiorentina.

Le Tre Età della Donna, Klimt tra Anatomia e Sogno

Le Tre Età della Donna (The Three Ages of Woman) di Gustav Klimt è un’opera del 1905. Rappresenta tre figure femminili che incarnano le diverse fasi della vita: l’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia. Klimt, utilizzando, lamine d’oro e intricati motivi decorativi, conferisce una qualità lussuosa e ricca all’opera, esplorando temi come la bellezza, il tempo e la nostra transitoria natura.
Particolare è l’attenzione ai dettagli anatomici, che integrano lo stile decorativo e simbolista.

La figura della Bambina è rappresentata in una posa di sonno, con il corpo rannicchiato e la testa appoggiata sulla spalla dell’adulta. Il corpo è morbido, piccolo, con braccia e gambe che esprimono l’innocenza e la delicatezza dell’infanzia. Le proporzioni sono realistiche, ma con un tocco di “tenerezza” che enfatizza la vulnerabilità.

La Donna rappresenta il culmine della bellezza e della vitalità. È raffigurata in piedi, con una postura elegante e serena. Le sue braccia sono rilassate lungo il corpo, con una mano che sembra sostenere la testa della bambina. La forma del corpo è snella e aggraziata, fatta di linee morbide che ne delineano i contorni. La pelle è luminosa e liscia, e il viso esprime tranquillità e riflessione. Il collo lungo e i capelli fluenti aggiungono un tocco di grazia e bellezza classica.

La figura dell’Anziana è rappresentata in una posizione curva, con il capo abbassato e le mani che si coprono il volto, esprimendo forse vergogna o tristezza. Il corpo è magro e rugoso, con segni evidenti di invecchiamento: la pelle è olivastra e cadente, le ossa prominenti e le vene superficiali visibili (del piede, della gamba, della mano, dell’avambraccio e del collo). La schiena curva e l’atteggiamento chiuso suggeriscono la fragilità e il peso degli anni. I capelli grigi sono disordinati. È evidente il contrasto tra la freschezza della giovinezza e l’usura della vecchiaia.

Le figure sono immerse in uno sfondo ricco di motivi decorativi, che aggiungono un ulteriore strato di significato e bellezza all’opera, invitando lo spettatore a riflettere sulle connessioni tra la natura e il ciclo vitale.

Nella porzione in alto a destra si possono notare strutture che potrebbero ricordare cellule viste al microscopio: cerchi sovrapposti o adiacenti, con nuclei o strutture interne, grandi e vitali. Klimt era noto per l’inclusione di dettagli ornamentali complessi nei suoi lavori, spesso ispirati a motivi naturali e organici. Questi dettagli possono avere diverse interpretazioni simboliche, come la rappresentazione dell’infinito, della vita, della crescita o della fertilità. Se fossero cellule, base della nostra biologia, potrebbero suggerire una connessione con la nascita o l’inizio della vita, collegando simbolicamente la figura della bambina alla generazione della vita a livello microscopico. Le “cellule”, in basso e a sinistra, cambiano tono di colore, diventano più piccole e invecchiate, prossime alla morte forse, quelle su fondo nero.

Permettete infine tre “voli” pindarici:

  • Le cellule piramidali della corteccia cerebrale furono osservate per la prima volta nel 1875 dal neuroanatomista spagnolo Santiago Ramón y Cajal. Utilizzando la tecnica di colorazione di Golgi, Cajal fu in grado di visualizzarle e descriverle dettagliatamente, contribuendo significativamente alla comprensione della struttura e della funzione del sistema nervoso. Le cellule piramidali della corteccia prerolandica sono alla base del movimento, e per noi il movimento è vita.
    Cosa vedete nella parte in basso a destra del dipinto?
  • Il drappo che avvolge, lievemente, le gambe della Donna e della Bimba è “la spirale della vita”? Questo è un simbolo antico e universale, utilizzato in tutte le epoche per rappresentare la crescita, l’evoluzione e il ciclo continuo dell’esistenza. Spesso simboleggia anche il percorso di sviluppo personale e spirituale, il movimento attraverso le diverse fasi del nostro tempo e l’interconnessione tra tutte le forme di vita.
  • E, infine, mi piace immagina un “codice binario” (alla Matrix, per chi ama il genere) nelle ampie parti destre e sinistre del quadro, che forse non sono un mero riempitivo grafico. Il “volo” è troppo arduo?

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. A Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria , fino al 15 settembre

RIFRAZIONI ROTAZIONISTE

Dopo Cromatismi in Rotazione (Apollo Ed. 2020) di cui ho già scritto alla sua uscita, il Maestro Rocco Regina torna a stupirci con  Rifrazioni rotazioniste (Apollo Ed. 2023).

Dodici quadri di ispirazione astrattista sono “fisicamente“ ribaltabili e interpretabili dai quattro lati in modi e maniere non finite.
Sul gioco del limite tra noto e inesplorato ho scritto per il Maestro e Amico questi dodici componimenti che ho il piacere di farVi leggere avulsi dal contesto del Volume, a cui tuttavia rimando per una immersiva esperienza pentadimensionale: larghezza, lunghezza, altezza, tempo e … Arte!

“Rifrazioni Rotazioniste si presenta come un’opera elegante e di piacevole lettura. Opera affollata e ricca: oltre all’autore dei quadri troviamo ben dieci artisti tra poetesse e poeti: Anilha Dahriu, Stanislao Donadio, Grazia Dottore, Rosanna Filomena, Gerardo Melchionda, Pasquale Montalto, Antonella Multari, Ferdinando Paternostro, Michele Pochiero ed Antonia Tursi. Ad arricchire l’opera pubblicata da Apollo Edizioni di Bisignano, la prefazione di Aurelio Pace e la postfazione di Giovanni Pistoia. In appendice, come sigillo sull’opera il Manifesto del Rotazionismo.” (Francesco Aronne, Faronotizie – N° 203 – Marzo 2023).

AGLI UFFIZI UN TUMORE MAMMARIO PER LA “CARITÀ” DEL SALVIATI ?

In visita alla Galleria degli Uffizi ho casualmente scoperto un probabile caso di cancro al seno nella tela La Carità, dipinta da Francesco Salviati (1510-1563) tra il 1544 e il 1548.


Sul quadrante inferiore esterno della mammella destra, vicino all’ areola, ho notato una infossatura della pelle, con una concomitante retrazione del capezzolo. In clinica questo segno viene detto “dimpling cutaneo” ed è da attribuire quasi sempre alla presenza di una lesione neoplastica. Una retrazione cutanea si associa infatti a circa il 30% dei tumori palpabili, ovvero a quelli in cui si apprezza nella mammella una formazione nodulare fissa, poco mobile e di consistenza duro-lignea.


Naturalmente la presenza del dimpling è più frequente nei tumori più superficiali; questo configura, nella classificazione clinica del carcinoma mammario, il cosiddetto stadio II: “Il nodulo palpabile può essere associato a retrazione della cute sovrastante (“dimpling”), retrazione del capezzolo, secrezione ematica dal capezzolo. I linfonodi ascellari, se palpabili, sono mobili ed isolati.”


Il senologo oggi, dopo la visita, richiederebbe certamente per la nostra Paziente una mammografia bilaterale, una ecografia mammaria e ascellare bilaterale e infine una agobiopsia sotto guida ecografica. Tutto questo per avere una precisa diagnosi morfologica e istologica che consenta la stadiazione preoperatoria, guidi la terapia chirurgica e delinei il trattamento post operatorio.


Sono rimasto particolarmente colpito dalla fedele e precisa raffigurazione del seno della modella. Il Salviati non era forse consapevole della malattia che stava “fotografando” ma oggi certamente il suo dipinto “vivo e vero” ci consente, ancora una volta, di ricordare quanto la prevenzione dei tumori al seno sia importante per una diagnosi precoce a cui possano seguire cure efficaci e salvifiche.


Il cancro al seno ha comunque sempre avuto un forte impatto sull’immaginario collettivo, per il suo doppio ruolo della mammella legato alla maternità e alla femminilità. L’intimo legame tra le arti figurative e le scienze biomediche, che nasce durante il Rinascimento, dona ancora oggi a noi tutti spunti di riflessione e meraviglia.