Perineo e pavimento pelvico, un percoso anatomico culturale e storico.

Il perineo è una regione anatomica poco conosciuta, nonostante svolga funzioni essenziali. Contribuisce alla continenza, alla sessualità, alla postura e alla stabilità del tronco e assume un ruolo particolarmente importante durante la gravidanza e il parto. La sua rilevanza clinica e funzionale contrasta con la scarsa attenzione che generalmente riceve, anche a causa dell’imbarazzo e dei tabù culturali che ancora circondano questa parte del corpo.

Il primo merito di Perineo e pavimento pelvico. Anatomia, fisiopatologia, cultura e rappresentazioni, firmato da Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Giulia Guarnieri, Alessandra Pacini, Ferdinando Paternostro e Giuseppe Vergilio, consiste nel sottrarre questa regione del corpo alla doppia condanna dell’invisibilità scientifica e del tabù culturale. Il libro non si limita a descrivere una struttura anatomica: mostra come, in un territorio corporeo relativamente piccolo, convergano alcune delle più importanti funzioni biologiche e alcune delle esperienze più profonde dell’esistenza umana.

L’opera possiede l’architettura di un trattato, ma cerca il respiro di un racconto scientifico. I suoi trentuno capitoli, seguiti da un’appendice antropologica, accompagnano il lettore dalla morfologia alla funzione, dalla patologia alla cura, dall’evoluzione biologica alla rappresentazione artistica. Questa ampiezza non è un’aggiunta ornamentale: è la tesi stessa del volume. Il corpo umano può essere compreso pienamente solo quando anatomia, storia, esperienza individuale e cultura tornano a dialogare.

La prima parte costruisce con metodo le fondamenta. Limiti topografici, fasce, spazi perineali, diaframma pelvico, muscolo elevatore dell’ano, innervazione pudenda, plessi autonomici, vasi sanguigni e reti linfatiche vengono presentati non come un catalogo di nomi, ma come elementi di un sistema integrato. È una scelta didattica importante: il pavimento pelvico non appare come una lastra immobile posta alla base del bacino, bensì come un’architettura dinamica di muscoli, connettivo, nervi e vasi, capace di adattarsi continuamente alle pressioni addominali e ai cambiamenti posturali.

Uno dei punti di forza del libro è proprio il passaggio costante dalla forma alla funzione. L’anatomia degli organi erettili conduce alla fisiologia della risposta sessuale; lo studio degli sfinteri introduce ai meccanismi della minzione e della defecazione; la descrizione dei muscoli diventa la spiegazione della continenza e della stabilità. Il lettore comprende così che sostenere i visceri, urinare, evacuare, respirare, camminare, avere rapporti sessuali e partorire non sono attività isolate. Richiedono una concertazione neuromuscolare finissima, paragonabile a un’orchestra in cui ogni elemento deve intervenire con la giusta intensità e al momento opportuno.

Particolarmente riusciti sono i capitoli dedicati alla gravidanza e al parto. Qui il pavimento pelvico rivela uno dei paradossi più affascinanti della sua biomeccanica: deve essere abbastanza resistente da sostenere gli organi e preservare la continenza, ma anche sufficientemente elastico da consentire la nascita. È una struttura chiamata, per così dire, a custodire e ad aprirsi. Il parto emerge quindi non soltanto come evento ostetrico, ma anche come una straordinaria prova di adattamento dei tessuti, delle fasce e dei muscoli.

La prospettiva evolutiva allarga ulteriormente l’orizzonte. Il volume ricorda opportunamente che l’evoluzione non progetta organismi perfetti: modifica strutture preesistenti, raggiungendo compromessi. Nel caso umano, la stazione eretta, l’aumento del volume cerebrale del neonato e la trasformazione del bacino hanno imposto al pavimento pelvico esigenze contrastanti. La sua efficienza è dunque anche la sua vulnerabilità. Prolassi, incontinenza e difficoltà del parto non appaiono più come inconvenienti inspiegabili, ma come il possibile prezzo della nostra storia biologica.

Ugualmente preziosa è l’attenzione all’intero arco della vita. Embriologia, differenziazione sessuale, maturazione, gravidanza, invecchiamento e trasformazioni ormonali restituiscono l’immagine di una regione tutt’altro che immutabile. Il corpo viene descritto come un processo, non come un oggetto fissato una volta per tutte. Anche il dimorfismo sessuale è affrontato, evidenziando le differenze anatomiche e funzionali, senza perdere di vista la profonda matrice comune dello sviluppo maschile e femminile.

Il capitolo sul “core” rappresenta uno dei collegamenti più utili per il lettore contemporaneo. Il diaframma respiratorio, la parete addominale, i muscoli profondi della colonna vertebrale e il pavimento pelvico formano un sistema coordinato di regolazione delle pressioni e di stabilizzazione del tronco. È una prospettiva che corregge l’idea, ancora diffusa, secondo cui il perineo riguarderebbe soltanto la ginecologia o l’urologia. Questa regione interessa invece anche la postura, il movimento, l’attività sportiva e la respirazione.

Il passaggio alla clinica è prudente e concreto. Malformazioni congenite, incontinenza urinaria e fecale, prolasso, dolore pelvico, disfunzioni sessuali, traumi ostetrici e conseguenze degli interventi chirurgici sono ricondotti alle strutture e ai meccanismi descritti in precedenza. La patologia non diventa così un elenco allarmante, ma la dimostrazione di ciò che accade quando l’equilibrio anatomico e neuromotorio si altera.

La sezione sulla riabilitazione completa efficacemente questo percorso. Esercizio terapeutico, controllo neuromuscolare, biofeedback, elettrostimolazione e modificazione delle abitudini sono integrati in un progetto individualizzato. Il messaggio più convincente è che la riabilitazione non coincide semplicemente con il “rafforzamento” muscolare: talvolta occorre recuperare la forza, altre volte il rilassamento, la sensibilità o la coordinazione. Curare significa, anzitutto, comprendere quale componente del sistema abbia perso il proprio equilibrio.

A circa due terzi del volume avviene un cambio di prospettiva coraggioso. Dopo aver osservato il perineo con gli strumenti della dissezione, dell’imaging e della biomeccanica, gli autori lo seguono attraverso le civiltà antiche, il Medioevo, il Rinascimento, l’età moderna e la contemporaneità. È qui che il libro rivela la sua originalità più evidente. La storia delle conoscenze anatomiche diventa anche storia dello sguardo: ciò che un’epoca mostra, nasconde, idealizza o considera sconveniente racconta il suo modo di concepire il corpo.

Il capitolo rinascimentale evidenzia bene l’incontro fra arte e osservazione scientifica, quando la dissezione e il disegno anatomico cominciarono a trasformare il corpo da territorio simbolico in realtà direttamente indagabile. I capitoli successivi affrontano l’affermazione dell’anatomia topografica, dell’ostetricia, della chirurgia, della diagnostica per immagini e delle ricostruzioni tridimensionali. Il progresso non è raccontato come una semplice marcia trionfale, ma come una conquista progressiva di visibilità.

Letteratura, pittura, scultura, cinema e media contemporanei consentono poi di misurare la distanza tra l’importanza biologica e la presenza pubblica. Il perineo compare raramente in modo esplicito, ma è implicato ogni volta che l’arte parla di nascita, desiderio, maternità, dolore, pudore, malattia o identità corporea. È una presenza indiretta e, proprio per questo, rivelatrice. Il corpo, ci ricorda il libro, non è mai soltanto una realtà biologica: è anche il risultato delle parole e delle immagini con cui impariamo a riconoscerlo.

L’appendice dedicata alla clitoride e all’evoluzione del legame di coppia costituisce una chiusura stimolante. Partendo dalla riscoperta della reale estensione anatomica dell’organo, il testo esplora l’ipotesi che il piacere femminile abbia avuto conseguenze non soltanto sessuali, ma anche relazionali ed evolutive. Il confronto con altri primati, in particolare con i bonobo, solleva interrogativi sul ruolo della sessualità nella coesione sociale e nella costruzione dei legami. Le ipotesi sono presentate come prospettive interpretative, non come verità definitive: una cautela essenziale quando si passa dal dato anatomico alla ricostruzione evoluzionistica.

Il volume nasce da una competenza collettiva chiaramente definita. Immacolata Belviso, professoressa associata di Anatomia umana presso UniCamillus a Roma, contribuisce al solido profilo anatomico dell’opera. Jacopo Junio Valerio Branca, ricercatore dell’Università di Firenze, partecipa a un lavoro che collega la ricerca morfologica all’applicazione clinica. Giulia Guarnieri, ricercatrice nello stesso ateneo, è parte di una squadra che rende accessibili relazioni anatomiche complesse senza impoverirle. Alessandra Pacini, professoressa associata di Anatomia umana a Firenze, rappresenta una competenza disciplinare riconoscibile per l’attenzione alla struttura, alla variabilità e alla funzione. Ferdinando Paternostro, professore associato di Anatomia umana presso l’Università di Firenze, concorre all’impostazione ampia che unisce la scienza del corpo e la storia delle sue rappresentazioni. Giuseppe Vergilio, biologo e ricercatore post-dottorato dell’Università di Palermo, completa il gruppo con una formazione biomedica inserita fra anatomia, neuroscienze e diagnostica avanzata.

Non essendo indicata nel volume una ripartizione nominativa dei capitoli, sarebbe arbitrario attribuire a ciascun autore singole sezioni. È invece l’identità corale del gruppo a costituire uno dei punti di forza dell’opera: sei studiosi e studiose, provenienti da tre istituzioni universitarie, costruiscono una voce comune e una visione coerente.

L’ambizione enciclopedica comporta inevitabilmente qualche rischio. Nelle sezioni storico-artistiche e antropologiche alcuni temi avrebbero potuto essere sostenuti da un dialogo ancora più ravvicinato con opere, autori e casi specifici; in un libro tanto vasto, inoltre, taluni passaggi assumono necessariamente un carattere introduttivo. Ma è anche questa apertura a rendere il volume insolito e utile: non pretende di chiudere ogni discussione, bensì di mostrare quante discipline possano incontrarsi intorno a una regione corporea a lungo trascurata.

Il glossario finale, la bibliografia generale e la sitografia rafforzano la vocazione didattica del lavoro, offrendo al lettore strumenti per orientarsi nella terminologia e proseguire l’approfondimento.

Perineo e pavimento pelvico riesce dunque in un’operazione culturale prima ancora che editoriale: rende visibile ciò che normalmente rimane nascosto. E mostra che conoscere il corpo non significa soltanto imparare il nome dei suoi componenti, ma comprendere le relazioni che li rendono vivi.

Il perineo sostiene il peso dei visceri e accompagna gesti quotidiani di cui raramente siamo consapevoli; custodisce la continenza, partecipa al piacere e permette la nascita. È insieme sostegno e passaggio, chiusura e apertura, struttura anatomica ed esperienza biografica. Studiarlo significa osservare, da un punto di vista apparentemente periferico, questioni poste al centro della condizione umana: come restiamo in piedi, come invecchiamo, come ci prendiamo cura del corpo, come entriamo in relazione e come veniamo al mondo.


Perineo e pavimento pelvico. Anatomia, fisiopatologia, cultura e rappresentazioni
Youcanprint, 2026. 228 pp. ISBN 9791224098416.

Si ringrazia BioLab Divulga per il contributo alla realizzazione di alcune delle immagini presenti in questo volume.

La vera misura dell’intelligenza

Per molto tempo la dimensione del cervello è stata considerata un indicatore della complessità cognitiva. Oggi sappiamo che un parametro molto più informativo è il numero di neuroni presenti nel cervello e la loro densità per unità di massa.
Negli ultimi vent’anni, grazie ai lavori di neuroanatomia quantitativa basati su tecniche come l’isotropic fractionator (metodo quantitativo che dissocia il tessuto cerebrale e consente il conteggio totale delle cellule neuronali), è stato possibile stimare con buona precisione il numero di neuroni in diverse specie.

Nel cervello umano sono presenti circa 86 miliardi di neuroni, di cui circa 16 miliardi nella corteccia cerebrale e circa 69 miliardi nel cervelletto. Con una massa cerebrale media di circa 1,3–1,4 kg, la densità neuronale nei primati, l’uomo incluso, si colloca tra 70 e 90 milioni di neuroni per grammo di tessuto cerebrale.

Un quadro ancora più sorprendente emerge quando si analizzano gli uccelli cognitivamente più complessi, come corvidi e pappagalli. Nonostante cervelli di dimensioni molto ridotte, spesso nell’ordine di 10–20 grammi , questi animali possono possedere 1–2 miliardi di neuroni, concentrati nel pallium, la struttura funzionalmente analoga alla corteccia dei mammiferi. In questi casi la densità neuronale può superare 120–150 milioni di neuroni per grammo, tra i valori più elevati registrati tra i vertebrati.

Quando si confrontano questi dati con quelli di altri mammiferi, emergono differenze interessanti. Gli elefanti, per esempio, possiedono cervelli che possono superare i 5 kg e contenere circa 250 miliardi di neuroni; tuttavia, una grande parte di essi è localizzata nel cervelletto e la densità media risulta inferiore rispetto a quella dei primati. Anche nei cetacei, come delfini e balene, i cervelli possono essere molto voluminosi, ma con una densità neuronale generalmente inferiore.

Considerando insieme la massa cerebrale, il numero totale di neuroni e la densità cellulare, emerge un panorama estremamente variegato. Alcuni animali possiedono cervelli molto grandi con numerosissimi neuroni distribuiti in ampi volumi di tessuto; altri, invece, presentano cervelli piccoli ma con una straordinaria concentrazione neuronale.

Questi dati quantitativi suggeriscono che l’evoluzione del sistema nervoso non segua una semplice relazione lineare tra la dimensione del cervello e la capacità cognitiva, ma coinvolga diversi livelli di organizzazione: numero totale di neuroni disponibili, distribuzione nei diversi compartimenti encefalici, densità cellulare e architettura dei circuiti.

Se guardiamo questi dati in chiave evolutiva, la domanda diventa affascinante: perché l’evoluzione, in alcuni casi, ha premiato cervelli grandi e, in altri, cervelli piccoli ma densissimi di neuroni?

La risposta più profonda è che l’evoluzione non cerca il massimo in assoluto. Non costruisce “il cervello migliore” in senso universale, ma, ogni volta, la soluzione più vantaggiosa entro determinati vincoli: energia disponibile, dimensioni del corpo, tempo di sviluppo, ecologia, predazione, socialità, locomozione, durata della vita.

Un cervello è un organo biologicamente costosissimo. Nel caso umano, consuma una quota significativa dell’energia totale. Avere molti neuroni è vantaggioso, ma comporta anche un costo metabolico elevato. Per questo l’evoluzione si muove sempre in equilibrio tra potenza computazionale e costo biologico.

Negli uccelli intelligenti, come corvidi e pappagalli, sembra essersi affermata una strategia particolarmente elegante: non un cervello enorme, ma un cervello miniaturizzato, compatto e ad altissima densità neuronale. È come ottenere una grande capacità di calcolo in poco spazio e con peso ridotto, un vantaggio cruciale per gli animali che devono volare. Il volo impone infatti vincoli severi: ogni grammo conta. L’evoluzione aviaria, almeno in alcune linee, ha quindi favorito cervelli estremamente efficienti ma anche leggeri e concentrati.

Nei grandi mammiferi la situazione è diversa. Un elefante o un cetaceo non ha il vincolo del volo e può permettersi masse encefaliche molto elevate. Tuttavia, ciò non implica automaticamente una maggiore efficienza cognitiva generale. Una grande parte dei neuroni può essere dedicata al controllo sensori-motorio di un corpo gigantesco, alla coordinazione, alla propriocezione e alla vita sociale complessa. Più cervello, dunque, non significa sempre più intelligenza astratta: spesso significa anche più corpo da governare.

Da qui emerge un’idea fondamentale dell’evoluzione: non esiste una sola strada verso la complessità cognitiva. L’intelligenza non è un picco unico in cima a una scala lineare, bensì un insieme di soluzioni convergenti. Uccelli e mammiferi, pur separati da storie anatomiche profondamente diverse, sono arrivati entrambi a forme sofisticate di problem solving, memoria, pianificazione e comportamento sociale. Questo rappresenta uno dei più affascinanti esempi di evoluzione convergente: strutture diverse, pressioni selettive simili, esiti funzionali comparabili.

Forse, allora, l’evoluzione della cognizione non dipende tanto dalla forma esterna del cervello, quanto da alcune proprietà organizzative profonde: numero di neuroni disponibili, densità delle connessioni, architettura dei circuiti, velocità di comunicazione e plasticità sinaptica. In altre parole, l’evoluzione potrebbe aver “scoperto” più volte che, per generare comportamenti intelligenti, conta soprattutto come è organizzata la materia nervosa, non solo quanta ce n’è.

Questa prospettiva rompe anche una vecchia illusione antropocentrica. Siamo portati a pensare all’evoluzione come a una freccia che conduce inevitabilmente all’uomo. Ma corvidi, polpi, delfini e altri animali mostrano che la natura ha sperimentato più volte forme elevate di complessità cognitiva, ciascuna in base alla propria anatomia e al proprio ambiente. L’uomo non è l’unica risposta possibile: è una risposta tra molte, certamente straordinaria, ma non solitaria.

Possiamo allora riassumere così :l’evoluzione non premia il più grande, ma il più adatto; non il più complesso in assoluto, ma il più efficace nel proprio ambiente. E talvolta, per ricordarcelo, basta l’intelligenza racchiusa nel cranio leggerissimo di un corvo.

Quando l’arte apre il corpo: un miracolo, una dissezione, una lezione di Anatomia

Zucchini, E., Ribatti, D., Paternostro, F., Belviso, I., & Lippi, D. (2025).
An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua.
Italian Journal of Anatomy and Embryology 129(2): 29-31. doi: 10.36253/ijae-16623


Ci sono opere d’arte che non si limitano a essere guardate: chiedono di essere lette. Letta è, in questo caso, la predella dipinta da Francesco di Stefano detto Pesellino, raffigurante il Miracolo del cuore dell’avaro di Sant’Antonio da Padova, oggi conservata alla Galleria degli Uffizi. Ma letta non solo con gli occhi dello storico dell’arte: con quelli dell’anatomista, del medico, dello storico della scienza.

L’articolo An anatomical interpretation of Pesellino’s Miracle of St. Anthony of Padua, pubblicato sull’Italian Journal of Anatomy and Embryology, nasce proprio da questa esigenza: restituire profondità a un’immagine che, dietro la veste agiografica, cela una rappresentazione sorprendentemente precisa di una pratica medica medievale: la dissezione anatomica.

Un miracolo che parla il linguaggio della medicina

Il racconto è noto: Sant’Antonio da Padova afferma che il cuore di un uomo avaro non si trova nel petto, ma là dove egli ha posto il suo tesoro. Il miracolo si compie quando, aperto il torace, il cuore non c’è. Pesellino sceglie però di soffermarsi non sul prodigio in sé, bensì sul gesto che lo rende visibile: l’apertura del corpo, l’ispezione della cavità toracica, lo sguardo concentrato del medico.

È qui che l’interpretazione anatomica diventa rivelatrice. Il pittore non improvvisa: mette in scena una vera e propria autopsia “testimoniale”, con figure, ruoli e posture coerenti con la prassi universitaria tardo-medievale. Il medico indossa il lucco rosso, simbolo di rango e di sapere; i presenti assistono come a una lezione; il santo, elevato sul pulpito, assume il ruolo del lector che guida e legittima l’atto conoscitivo.

Anatomia prima di Vesalio

L’articolo mostra con chiarezza come questa scena si collochi in un momento cruciale della storia dell’Anatomia: quando la dissezione è praticata, ma non ancora emancipata dal dogma dei testi antichi. Il corpo viene aperto, ma per verificare un segno, non per esplorare sistematicamente la struttura umana. È l’anatomia prima della rivoluzione vesaliana, prima che Andreas Vesalius scenda dalla cattedra e unisca in sé le figure di Lector, Ostensor e Sector (Professore, Tutor e Dissettore).

Pesellino documenta così una fase intermedia, spesso trascurata: quella in cui l’Anatomia è già visibile, già praticata, ma ancora sospesa tra l’autorità religiosa, la tradizione galenica e l’osservazione diretta nascente.

Perché questo articolo è importante

Il valore del lavoro non sta solo nell’analisi iconografica, ma anche nel metodo. Storici dell’arte, anatomisti e storici della medicina dialogano sullo stesso oggetto, mostrando come un dipinto del Quattrocento possa diventare una fonte per la storia delle pratiche mediche. È un esempio virtuoso di didattica interdisciplinare, nato anche dall’esperienza diretta delle visite museali con studenti di medicina, in cui l’opera d’arte diventa un atlante anatomico “altro”, ma non meno rigoroso.

In un’epoca in cui l’Anatomia rischia di essere percepita come pura tecnica o come immagine digitale, questo studio ci ricorda che il corpo umano è sempre stato anche un fatto culturale, simbolico, narrativo. E che talvolta, per capire davvero la storia della medicina, bisogna tornare davanti a un dipinto e chiedersi non solo che cosa rappresenta, ma anche come e perché lo rappresenta così.

Un cuore mancante, un torace aperto, uno sguardo medico concentrato: nel silenzio della tavola di Pesellino, l’Anatomia comincia già a parlare.

Il corpo umano come l’Universo: la sorprendente architettura frattale della vita

Dalle galassie ai vasi sanguigni, dalle nebulose agli alveoli polmonari: la stessa geometria governa il cosmo e il nostro corpo. È la geometria frattale, una firma nascosta dell’organizzazione della natura.

Quando osserviamo il cielo stellato, vediamo un ordine che nasce dal caos: galassie che si ripetono in strutture sempre più grandi, filamenti cosmici che si intrecciano come una gigantesca ragnatela. Ma lo stesso tipo di organizzazione esiste anche dentro di noi. Il corpo umano, a ogni livello — macroscopico, microscopico e molecolare — obbedisce alle stesse leggi di autosimilarità e di complessità organizzata che regolano l’Universo.

Questa legge ha un nome: frattalità.

Che cos’è un frattale?

Un frattale è una struttura geometrica che ripete la propria forma su scale diverse. In altre parole, osservando un frattale da lontano o da vicino, ritroviamo lo stesso schema. Una costa marina, una felce, una nuvola, una galassia: tutte queste strutture appaiono irregolari, ma seguono regole matematiche precise.

Nel 1975 il matematico Benoît Mandelbrot dimostrò che la natura non ama le forme perfettamente euclidee (sfere, cubi, cilindri), bensì quelle frattali, capaci di ottimizzare lo spazio, gli scambi energetici e la resistenza meccanica.

Ed è proprio questa geometria che ritroviamo nel corpo umano.

Il corpo umano: una perfetta macchina frattale

1. Sistema vascolare: il fiume dentro di noi

Le arterie si ramificano in arteriole, che a loro volta si ramificano in capillari, con una struttura che si ripete sempre uguale. Questo permette di:

  • Massimizzare la superficie di scambio.
  • Ridurre il consumo energetico del cuore.
  • Distribuire uniformemente ossigeno e nutrienti.

È lo stesso principio con cui un grande fiume si divide in affluenti sempre più piccoli, oppure con cui i filamenti dell’Universo trasportano materia tra le galassie.

2. Alberi respiratori e alveoli: l’aria come una galassia

I bronchi si dividono in bronchioli, che a loro volta si dividono in dotti alveolari, fino agli alveoli: minuscole “stelle” biologiche dove avviene lo scambio gassoso.

Se gli alveoli fossero disposti in modo regolare, non basterebbero mai a garantire l’ossigenazione. Grazie alla struttura frattale, invece:

  • La superficie respiratoria dell’uomo è compresa tra 70 e 100 m².
  • Il flusso dell’aria resta efficiente anche a bassi volumi.

Un’espansione cosmica in miniatura.

3. Sistema nervoso: una rete come l’Universo

I neuroni si ramificano con dendriti sempre più piccoli, secondo un’architettura frattale che consente:

  • Massima connettività con minimo volume.
  • Velocità di trasmissione ottimizzata.
  • Grande resilienza ai danni localizzati.

La rete neuronale ricorda sorprendentemente la struttura a filamenti del cosmo, in cui vuoti e nodi si alternano in un equilibrio dinamico.

4. Ossa e muscoli: frattali anche nella biomeccanica

Non solo vasi e nervi: anche osso e muscolo sono frattali.

  • La trabecolatura ossea segue linee di forza che si ripetono a diverse scale.
  • I fascicoli muscolari si organizzano in unità autosimili che conferiscono forza, elasticità e precisione.

Dal punto di vista biomeccanico, questa geometria consente:

  • Distribuzione uniforme dei carichi.
  • Assorbimento ottimale degli stress.
  • Adattamento continuo agli stimoli meccanici.

È la stessa logica con cui le galassie distribuiscono masse enormi mantenendo la stabilità.

A conferma scientifica di questa visione, una recente e autorevole revisione pubblicata su Clinical Anatomy da Belviso, Branca, Guarnieri, Morelli, Pacini, Della Posta, Ribatti e Paternostro (2025, DOI: 10.1002/ca.70052) ha dimostrato che l’organizzazione frattale è una caratteristica costante di numerosi organi umani — dai polmoni al cuore, dal cervello ai reni, dal fegato alla pelle. Analizzando decenni di letteratura internazionale, gli autori mostrano che la “dimensione frattale” non è solo una curiosità matematica, ma un vero indicatore quantitativo di funzione e malattia: per esempio, nei polmoni è collegata alla gravità dell’ostruzione respiratoria, nei vasi della retina riflette lo stato della microcircolazione sistemica, nel cervello è associata alle capacità cognitive e alla progressione delle malattie neurodegenerative, mentre nell’intestino diminuisce nei processi infiammatori e tumorali. Grazie alle moderne tecniche di imaging e di analisi computazionale, la frattalità emerge oggi come un nuovo linguaggio per descrivere in modo oggettivo la complessità anatomica, aprendo scenari concreti per la diagnosi, il monitoraggio clinico e la medicina del futuro.

Il principio universale: massima efficienza con minimo dispendio

Il frattale non è solo una “forma bella”: è una soluzione funzionale. In biologia esso serve a:

  • Ridurre il consumo energetico.
  • Aumentare la superficie di scambio.
  • Garantire ridondanza e sicurezza.
  • Favorire l’adattamento e la riparazione.

Lo stesso principio governa:

  • Le leggi dell’idrodinamica nei fiumi.
  • I flussi magnetici solari.
  • La distribuzione della materia nell’Universo.

Il corpo umano, dunque, non è un’eccezione alla legge cosmica: ne è una raffinata espressione.

Frattali e malattia: quando l’ordine si spezza

Oggi la medicina studia la frattalità anche come biomarker diagnostico:

  • La perdita di frattalità nel battito cardiaco è indice di scompenso.
  • L’alterazione frattale del tessuto polmonare indica fibrosi.
  • Nei tumori, il grado di crescita frattale correla con l’aggressività.

La salute, in fondo, è un’armonia frattale. La malattia è una rottura dell’autosimilarità.

Un essere umano fatto della stessa geometria delle stelle

L’idea più affascinante è questa:
non siamo separati dall’Universo. Ne siamo una piccola replica geometrica.

Le stesse leggi matematiche che organizzano:

  • Ammassi di galassie,
  • Nuvole cosmiche,
  • Filamenti di materia oscura,

organizzano anche:

  • I nostri polmoni,
  • Il nostro cuore,
  • Il nostro cervello.

Ogni respiro è una piccola espansione cosmica. Ogni impulso nervoso è un viaggio attraverso una galassia invisibile.

L’uomo, un frattale vivente dell’Universo

Il corpo umano non è una somma di organi, ma una struttura frattale dinamica, in cui ogni parte riflette il tutto. La moderna anatomia, integrata con la biomeccanica, la fisiologia e la matematica, ci mostra che siamo costruiti secondo le stesse leggi che governano le stelle.

Studiare la frattalità significa quindi non solo capire meglio la medicina, ma anche riscoprire il nostro posto nel cosmo: non come spettatori dell’Universo, ma come una sua intima, straordinaria ripetizione.

OLTRE L’ANATOMIA

Il Corpo femminile raccontato come spazio biologico, fisiologico e relazionale


Immacolata Belviso, Jacopo Junio Valerio Branca, Ferdinando Paternostro, Ciro Sommella

Il Corpo della Donna è da sempre oggetto di studio, di rappresentazione, di cura e, troppo spesso, di controllo. L’Anatomia ce lo restituisce nei suoi dettagli strutturali, nei suoi cicli fisiologici, nelle sue trasformazioni. Ma una descrizione puramente morfologica, per quanto precisa, non basta a raccontarne la complessità.

Questo libro nasce dall’esigenza di andare oltre: oltre la nomenclatura, oltre lo schema, oltre la visione frammentata. Qui, il corpo femminile viene esplorato come spazio biologico, nella sua realtà concreta di tessuti, organi e funzioni e come spazio relazionale, cioè luogo di percezione, identità, piacere, vulnerabilità e incontro.

Per troppo tempo il Corpo femminile è stato osservato da fuori, studiato, giudicato, persino disegnato da mani che non gli appartenevano. Eppure, la conoscenza più profonda non viene dallo sguardo esterno, ma da quello interno: dal sentire, dall’esplorare, dal riconoscersi. Conoscere l’Anatomia del proprio corpo significa, prima di tutto, restituirgli voce. Significa capire come è fatto, come funziona, e perché alcune parti, da sempre trascurate o nominate con imbarazzo, sono in realtà centrali per il benessere, il piacere e la salute.

Prendiamo la clitoride. Per molti, per troppo tempo, è stato solo un punto, un piccolo rilievo sotto le pieghe della vulva. In realtà, è un organo complesso, profondo, ramificato, con una struttura tridimensionale che si estende lateralmente e inferiormente lungo il perineo. È formato da corpi cavernosi, crura, bulbi del vestibolo, e da un glande visibile solo in parte. È l’unico organo umano con la sola funzione di dare piacere. Non produce ormoni, non serve alla riproduzione, non si apre su nessun canale. Eppure è lì, centrale, sensibile, ricco di migliaia di terminazioni nervose, pronto a raccontare una verità: il piacere è fisiologico, sano, naturale.

E il piacere, nel Corpo femminile, non si localizza in un solo punto. Vive in una rete: nel muscolo pubococcigeo, che si contrae involontariamente nell’eccitazione; nella lubrificazione vaginale, che facilita la penetrazione e protegge la mucosa; nella vasodilatazione dei tessuti genitali, che amplifica la sensibilità. Tutto questo è regolato da un dialogo costante tra cervello, sistema nervoso autonomo e tessuti periferici. Il piacere non è “tutto nella testa”, ma non è nemmeno tutto nei genitali: è un sistema integrato, che coinvolge ormoni, neurotrasmettitori, emozioni, contesto.

La sessualità non è un atto da compiere, ma una parte dell’identità da esplorare. È relazione con sé stessi, con il proprio corpo e con l’altro. Può esprimersi in mille modi, cambiare nel tempo, adattarsi a ciò che siamo e a ciò che scegliamo di essere. In questa prospettiva, conoscere la propria Anatomia non è solo utile: è fondativo.

  • aiuta a riconoscere cosa è normale e cosa no.
  • permette di distinguere tra dolore che va accolto e dolore che va curato.
  • insegna a chiedere, a proteggerti, a scegliere.

Parlare di genitali, ormoni, utero, ovaie, mestruazione, gravidanza o menopausa non significa dunque descrivere soltanto processi fisiologici. Significa riconoscere un sapere incarnato, spesso trascurato o deformato, che riguarda la salute, l’autonomia, la sessualità e la dignità.

Anche la Medicina sta lentamente cambiando: si parla sempre più di disfunzioni sessuali femminili, di riabilitazione del pavimento pelvico, di sessualità in menopausa, di dolore vulvare, di anorgasmia, non più come difetti da correggere, ma come esperienze da comprendere e accompagnare. E tutto parte da qui: da una mappa del corpo chiara, corretta, libera da tabù.

Il linguaggio utilizzato in questo testo è rigoroso e chiaro. Le parole sono scelte per spiegare, chiarire e restituire potere alla conoscenza del corpo, senza cadere né nella semplificazione né nel tecnicismo sterile.

Il Lettore, qualunque sia il suo genere e la sua età, troverà in queste pagine una guida: non solo per sapere com’è fatto il corpo femminile, ma per capire come funziona, cosa comunica, cosa cambia, e perché tutto questo ha valore.

Conoscere il Corpo, infatti, non è mai un atto neutro: è una forma di cura, un gesto di rispetto, un esercizio di libertà.

OLTRE L'ANATOMIA
Il Corpo femminile raccontato come spazio biologico, fisiologico e relazionale

OLTRE L’ANATOMIA
Il Corpo femminile raccontato come spazio biologico, fisiologico e relazionale
Youcanprint – Ebook
ISBN: 9791224026563

Gli Autori
Immacolata Belviso
Professoressa Associata di Anatomia, Umana Università Telematica Pegaso 

Jacopo Junio Valerio Branca
Ricercatore, Università degli Studi di Firenze

Ferdinando Paternostro
Professore Associato di Anatomia Umana, Università degli Studi di Firenze

Ciro Sommella
Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Direttore UOC Ginecologia e Ostetricia Arezzo


ANATOMIA FOTOGRAFICA

Le foto che potrete sfogliare in questo libro derivano da miei laboratori di Anatomia settoria (Anatomy Lab) realizzati a Verona presso ICLO, Teaching and Research Center.
Qui è possibile studiare su preparati anatomici fresh frozen grazie al supporto della Nicola’s Foundation Onlus, che da sempre incentiva lo studio e la formazione in ambito medico scientifico.

Sono profondamente grato a tutto lo staff ICLO per la fondamentale ed efficiente disponibilità tecnica, amministrativa e logistica e al Dott. Gianni Sereni che, fin dal suo nascere e con lungimirante intuito, ha esaltato un progetto di formazione nazionale hands on, di alta qualità ma dai costi contenuti, poiché fondamentalmente rivolto a studenti universitari di indirizzo medico-sanitario.

Le immagini immortalate dal Dott. Carlo Benedini sono state realizzate, in questo ambito, con il supporto essenziale della dr.ssa Cristiana Veltro e del dott. Francesco Potenza competenti, appassionati e abili dissettori, che hanno condiviso con me l’esperienza delle prime edizioni di un progetto oggi fecondo anche grazie alla loro bravura e dedizione.

Durante le mie lezioni al tavolo cerco sempre di incrociare ed esplicitare ai discenti concetti di Anatomia palpatoria, topografica e sistematica con quanto il preparato “autonomamente” descrive. Molto spesso, poi, abbiamo la sorte di imbatterci in varianti anatomiche; tale esperienza è di grande valore per l’operatività nelle discipline chirurgiche, unitamente alla dimostrazione delle principali vie di accesso alle singole strutture e agli organi.

Le più moderne tecniche di imaging e le sofisticate metodiche operatorie illustrano con precisione e perizia tanti aspetti dell’Anatomia, ma non possono sostituire l’esperienza diretta sul cadavere, pratica antica ma fondamentale anche oggi nella formazione di studenti, specializzandi, specialisti.

Carlo, egregio fotografo e appassionato anatomista, è riuscito con i suoi scatti a mescolare meraviglia, arte e rigore didattico, che ho provato a chiosare con le didascalie che completano le 516 pagine del libro.

Grazie al Prof. Alessandro Palazzolo per la preziosa e affettuosa presentazione e per gli incoraggiamenti che non sono mai mancati in corso d’opera.
Grazie al Dott. Nicola Piccin che ha creduto nella originalità del nostro lavoro e a tutti coloro che hanno seguito il non semplice iter della realizzazione tipografica.

Felice, orgoglioso e grato per aver realizzato, con Carlo, questo esclusivo e originale volume.


ANATOMIA FOTOGRAFICA
Benedini, Paternostro
2024 Piccin, Padova


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ANATOMIA … Fotografica e per Tutti… a VARESE!

ANATOMIA … Fotografica e per Tutti… a VARESE!

Lo scorso 19 gennaio sono stato ospite del Dipartimento di Medicina dell’Università Insubria di Varese.
L’occasione era l’inaugurazione di una mostra permanente realizzata con una serie di splendide fotografie dell’Amico Dott. Carlo Benedini.
Carlo, mosso da comune passione per l’Anatomia, ha avuto la pazienza di seguirmi in numerose dissezioni svolte presso ICLO, Verona (Anatomy Lab), durante le quali ha realizzato un numero infinito di bellissimi scatti. Da questa immensa mole di immagini ha distillato quelle più significative, che sono diventate prima la colonna portante di una pagina Instagram di successo (Anatomia Fotografica), la mostra di Varese e infine un volume di oltre duecentoquaranta tavole commentate che uscirà, con la prefazione del Prof. Alessandro Palazzolo, per i tipi di Piccin.

Voglio di cuore ringraziare la Prof.ssa Marina Protasoni, appassionata Docente e fine Anatomista, che ha voluto fortemente l’esposizione e ha organizzato la giornata di presentazione della stessa.

Grazie al Prof. Giulio Carcano, Direttore DIMIT (Dipartimento di Medicina e Innovazione Tecnologica) e al Prof. Alberto Passi, Presidente della Scuola di Medicina, ai Colleghi presenti, Prof. ssa Marcella Reguzzoni, il Prof. Pier Antonio Zecca. Grazie ai numerosi, attenti e partecipi Studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, ai quali ho raccontato di come l’evoluzione ha modellato il nostro corpo e in particolare Sistema Nervoso Centrale.
Il titolo della relazione era “L’uomo è un animale addomesticato?” La risposta è “sì…” ma se volete sapere da chi venite a scoprirlo ai prossimi appuntamenti con Anatomia per Tutti!

DYNAMIC CORRELATIONS AND DISORDER IN THE MASTICATORY MUSCULATURE NETWORK

Nuove scoperte nel campo dei disturbi dell’Articolazione Temporo Mandibolare con l’uso di un Modello di Rete Anatomica.

Molte persone in tutto il mondo soffrono di disturbi dell’articolazione temporomandibolare (TMJ), ma diagnosi accurate e trattamenti efficaci rimangono sfuggenti e talvolta dipendono da decisioni soggettive. Questo articolo presenta una nuova metodologia non invasiva per valutare lo stato fisiologico del sistema masticatorio e identificare indicatori di rischio per una diagnosi precoce dei disturbi TMJ.
Attraverso lo studio della biomeccanica e delle proprietà viscoelastiche, i risultati rivelano l’importanza del tono muscolare e delle connessioni tra nodi specifici nel modello di rete anatomica composto da 20 nodi e 17 collegamenti.
La ricerca offre un approccio sistemico e quantitativo che arricchisce la comprensione di questi disturbi, andando oltre le osservazioni cliniche e i sintomi dei pazienti.

Campi, G.; Ricci, A.; Costa, N.; Genovesi, F.; Branca, J.J.V.; Paternostro, F.; Della Posta, D. Dynamic Correlations and Disorder in the Masticatory Musculature Network. Life 2023, 13, 2107. https://doi.org/10.3390/life13112107

Abstract

Background: Temporomandibular joint (TMJ) disorders, which affect millions of people worldwide, have multiple etiological factors that make an accurate diagnosis and effective treatments difficult. As a consequence, the gold standard diagnostic criteria for TMJ disorders remain elusive and often depend on subjective decisions.
Aim: In this context, the lack of a non-invasive quantitative methodology capable of assessing the functional physiological state and, consequently, identifying risk indicators for the early diagnosis of TMJ disorders must be tackled and resolved. Methodology: In this work, we have studied the biomechanics and viscoelastic properties of the functional masticatory system by a non-invasive approach involving 52 healthy subjects, analysed by statistical–physics analysis applied to myotonic measurements on specific points of the masticatory system designing a TMJ network composed of 17 nodes and 20 links.
Results: We find that the muscle tone and viscoelasticity of a specific cycle linking frontal, temporal, and mandibular nodes of the network play a prominent role in the physiological functionality of the system. At the same time, the functional state is characterised by a landscape of nearly degenerated levels of elasticity in all links of the network, making this parameter critically distributed and deviating from normal behaviour.
Conclusions: Time evolution and dynamic correlations between biomechanics and viscoelastic parameters measured on the different cycles of the network provide a quantitative framework associated with the functional state of the masticatory system. Our results are expected to contribute to enriching the taxonomy of this system, primarily based on clinical observations, patient symptoms, and expert consensus.

OPEN ACCESS ARTICLE

IN MEMORIA DEL PROF. GIOVANNI ORLANDINI

Il Prof. Giovanni Orlandini è stato per me Maestro di formazione e professione. Il chiarissimo e appassionante Docente di Anatomia, sulla cui cattedra sostenni l’esame. Il Preside per tutti gli anni del percorso Universitario. Quando divenni ricercatore fu il “mio” Direttore di Dipartimento e il “mio” Presidente della Società Italiana di Anatomia e Istologia, oltre che Consigliere Comunale della città in cui vivo e Consigliere dell’Ordine dei Medici a cui sono iscritto.

Ho avuto l’onore di coadiuvarlo nella stesura della riedizione del Trattato di Splancnologia  del Chiarugi (Piccin 2017) e di avere la mia firma nella sua ultima pubblicazione “The anatomical representation of the human body: from epistemological examples deriving from medical history to morphometric imaging performed with the laser scanner technique”.

Al termine di una vita piena e serena, circondato dagli affetti più cari, ci ha lasciato il 5 marzo del 2022.

La Sua eredità scientifica, culturale, organizzativa, didattica all’Università Italiana e alla Società Anatomica e Istologica internazionale è incommensurabile; il Professore è ancora oggi per tutti i Suoi allievi un insuperato e luminoso riferimento.

Ho scritto di Lui un ricordo che è stato pubblicato sull’ultimo numero dell’Italian Journal of Anatomy and Embryology.

L’APERITIVO ANATOMICO

L’Amico Helmer Precilios, fisioterapista di valore in quel di Verbania, un anno fa mi rendeva partecipe del suo sogno di organizzare un corso di Anatomia dalle sue parti, non convenzionale, dove fossero ugualmente rappresentati momenti formativi e conviviali.

Subito ho coinvolto la Dott.ssa Cristiana Veltro, insostituibile Collega di tante attività didattiche; ci siamo confrontati su contenuti e logistica e finalmente lo scorso fine settimana abbiamo realizzato il primo Aperitivo Anatomico, due giorni sulle splendide rive del lago Maggiore durante i quali con Cristiana abbiamo parlato di neuro anatomia funzionale, di fascia, di riabilitazione, partendo dal riconoscimento topografico delle strutture anatomiche, che da tutti i partecipanti sono state individuate, disegnate, palpate e mobilizzate.

Grazie Helmer, per l’idea, il coinvolgimento, la splendida ospitalità.
Grazie Cristiana per aver condiviso con efficacia e passione le tue conoscenze e competenze.
Grazie a chi c’era. In ogni momento didattico la bidirezionalità e la circolarità sono essenziali e anche chi insegna sempre impara…poi davanti a un buon aperitivo è ancora più facile.
Prima si sogna, poi si progetta e infine si realizza: con la dottoressa Veltro e il dottor Precilios siamo particolarmente fieri di questo format (il primo !) che vorremmo migliorare, accrescere ed esportare

Un momento del corso