Quando l’Anatomia diventa incontro: un viaggio a Rio de Janeiro

Il mio recente soggiorno in Brasile, a Rio de Janeiro, è stato molto più di una trasferta di lavoro: è stato un incontro autentico tra persone, saperi e visioni condivise dell’Anatomia come disciplina viva, concreta, profondamente necessaria.

Per un giorno sono stato ospite della Dott.ssa Monique Michele (che sentitamente ringrazio) presso l’American Institute, nella bellissima sede del CTA di Barra da Tijuca. Fin dal primo momento ho trovato un ambiente accogliente, sorridente, animato da una curiosità sincera e da un rispetto profondo per lo studio dell’Anatomia. Un luogo in cui ci si sente immediatamente a casa, pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza.

La mattinata è stata dedicata a una full immersion teorica di oltre quattro ore, intensa e partecipata. Abbiamo attraversato insieme l’anatomia microscopica della pelle, l’anatomia sistematica del volto, la sua complessa anatomia topografica, fino ad arrivare a temi a me particolarmente cari come l’anatomia del tempo e dell’invecchiamento. Ampio spazio è stato riservato alle dangerous zones vascolari e nervose, sottolineando con forza quanto la sicurezza clinica passi inevitabilmente attraverso una conoscenza profonda, critica e aggiornata dell’Anatomia.

In particolare, ho voluto rimarcare l’importanza delle variabilità anatomiche: il decorso dei nervi, l’andamento dei vasi, le differenze individuali che trasformano ogni volto in un territorio unico. Non esistono mappe identiche, e l’Anatomia, se davvero compresa, insegna prima di tutto il rispetto per questa variabilità.

Nel pomeriggio, la teoria ha lasciato spazio al gesto. La dissezione del volto, condotta per aree topografiche e strato per strato, è diventata un momento di semplice verità anatomica: individuare, mostrare, toccare con mano la complessità. In quel silenzio carico di attenzione, l’Anatomia ha ripreso la sua forma originaria, quella che unisce occhio, mano e pensiero in un unico atto di conoscenza.

Al termine della giornata, i saluti sono stati affettuosi, sinceri, accompagnati dalla promessa — che sento già come un impegno — di rivederci presto. Perché quando la condivisione è autentica, non può che aprire a nuovi percorsi comuni.

Un grazie sentito a tutti i docenti e al personale del Centro. In particolare, ai colleghi Fabricio Mendanha, Luciana Pires, Adriana Gouveia e Milena Freitas, per la professionalità, il dialogo e l’amicizia scientifica.
Un ringraziamento speciale va al fotografo Alex Duarte (sue sono le immagini che pubblico) e  a Flavio, che, con grande cortesia e disponibilità, per tre giorni mi ha accompagnato e “scorrazzato” tra le strade di Rio de Janeiro, permettendomi di respirare la città oltre l’aula e il laboratorio.

Torno da questo viaggio con nuove idee, nuovi legami e una rinnovata convinzione: l’Anatomia cresce davvero solo quando viene condivisa, dal vivo, tra persone che credono nel suo valore formativo, clinico e umano.

Quando a Anatomia se torna encontro: uma viagem ao Rio de Janeiro

Minha recente estadia no Brasil, no Rio de Janeiro, foi muito mais do que uma viagem de trabalho: foi um encontro autêntico entre pessoas, saberes e visões compartilhadas da Anatomia como disciplina viva, concreta e profundamente necessária.

Por um dia, tive a honra de ser convidado pela Dra. Monique Michele (a quem agradeço sinceramente) no American Institute, na belíssima sede do CTA, na Barra da Tijuca. Desde o primeiro momento encontrei um ambiente acolhedor, sorridente, animado por uma curiosidade genuína e por um profundo respeito pelo estudo da Anatomia. Um lugar onde nos sentimos imediatamente em casa, mesmo estando a milhares de quilômetros de distância.

A manhã foi dedicada a uma full immersion teórica de mais de quatro horas, intensa e muito participativa. Percorremos juntos a anatomia microscópica da pele, a anatomia sistemática do rosto, sua complexa anatomia topográfica, até chegar a temas particularmente caros a mim, como a anatomia do tempo e do envelhecimento. Amplo espaço foi reservado às dangerous zones vasculares e nervosas, ressaltando com força como a segurança clínica passa, inevitavelmente, por um conhecimento profundo, crítico e atualizado da Anatomia.

De modo especial, quis enfatizar a importância das variações anatômicas: o trajeto dos nervos, o percurso dos vasos, as diferenças individuais que transformam cada rosto em um território único. Não existem mapas idênticos, e a Anatomia, quando verdadeiramente compreendida, ensina, antes de tudo, o respeito por essa variabilidade.

À tarde, a teoria deu lugar ao gesto. A dissecação do rosto, conduzida por áreas topográficas e camada por camada, tornou-se um momento de simples verdade anatômica: identificar, mostrar, tocar com as próprias mãos a complexidade. Naquele silêncio carregado de atenção, a Anatomia retomou sua forma original, aquela que une olhar, mão e pensamento em um único ato de conhecimento.

Ao final do dia, as despedidas foram afetuosas e sinceras, acompanhadas da promessa — que já sinto como um compromisso — de nos reencontrarmos em breve. Porque quando a partilha é autêntica, só pode abrir novos caminhos em comum.

Um agradecimento sincero a todos os docentes e à equipe do Centro. Em especial, aos colegas Fabricio Mendanha, Luciana Pires, Adriana Gouveia e Milena Freitas, pelo profissionalismo, pelo diálogo e pela amizade científica.

Um agradecimento especial ao fotógrafo Alex Duarte (autor das imagens que publico) e a Flávio, que, com grande cortesia e disponibilidade, por três dias, me acompanhou e me levou pelas ruas do Rio de Janeiro, permitindo-me respirar a cidade para além da sala de aula e do laboratório.

Volto dessa viagem com novas ideias, novos vínculos e uma convicção renovada: a Anatomia cresce de verdade somente quando é compartilhada, ao vivo, entre pessoas que acreditam em seu valor formativo, clínico e humano.

Ignoranti di geografia, analfabeti di mondo

C’è un paradosso che racconta bene il nostro presente: viviamo nell’epoca più connessa della storia e, al contempo, in una delle più geograficamente ignoranti. La geografia, oggi, sembra fermarsi al confine della consuetudine, di ciò che ci è immediatamente familiare. Appena allarghiamo lo sguardo di pochi chilometri, la mappa si sfoca.

Ignoriamo la geografia dei luoghi vicini, della nostra stessa regione: vallate senza nome, paesi che non sapremmo collocare, fiumi che attraversiamo senza sapere dove nascono o dove finiscono. E non va molto meglio con l’Italia intera. Conosciamo le città che fanno notizia, i nomi che tornano nei telegiornali, le mete turistiche trasformate in marchi. Ma l’Italia vera — quella fatta di territori interni, di margini, di comunità silenziose — resta spesso fuori dalla nostra coscienza. È un Paese che attraversiamo senza vederlo, come un paesaggio osservato distrattamente, senza mai fermarsi davvero.

E poi c’è il mondo. Qui l’illusione diventa ancora più grande. Crediamo di poter “conoscere” la geografia globale grazie a mappe digitali, immagini satellitari e dati in tempo reale. Ma il mondo non si lascia ridurre a superfici colorate o a confini tracciati da una linea sottile. Non si può davvero conoscere la geografia del mondo se per conoscenza intendiamo un possesso completo, una padronanza. Il mondo è troppo vasto, troppo complesso, troppo vivo. Si può solo avvicinare, ascoltare, tentare di comprenderlo.

Il problema nasce quando la geografia viene scambiata per un elenco di dati: estensioni territoriali, confini, popolazioni, coltivazioni, economie. Tutto utile, certo, ma insufficiente. Così insegnata, la geografia diventa noiosa perché perde la sua anima. E la sua anima sono i popoli. Le storie, le lingue, le migrazioni, i paesaggi umani prima ancora che fisici. La geografia autentica non spiega solo dove si trovano le cose, ma anche perché sono lì, come si sono formate, chi vive quei luoghi e in che modo lo spazio condiziona le scelte, i conflitti, le speranze.

Conoscere la geografia dovrebbe significare creare legami. Capire che un territorio non è mai neutro, che ogni luogo è una stratificazione di decisioni politiche, di equilibri ambientali, di ferite storiche. Significa riconoscere che l’altro — il lontano, lo sconosciuto — non è un punto astratto su una carta, ma qualcuno che abita uno spazio preciso, con vincoli e possibilità altrettanto reali delle nostre.

E invece ci siamo ritratti. Dal mondo alla nazione, dalla nazione alla regione, dalla regione alla città, fino a un orizzonte sempre più ristretto. Più ci sentiamo spaesati, più riduciamo lo sguardo. Ma così facendo perdiamo la capacità di comprendere ciò che accade al di fuori del nostro perimetro immediato.

Eppure è proprio la geografia politica, quella che intreccia spazio, potere e popoli, a renderci davvero contemporanei del mondo. Quando conosciamo la geografia, le sorti dei popoli diventano comprensibili in modo empatico: le guerre non sono più lontane, le migrazioni non sono più numeri, le crisi non sono più astratte. I loro drammi, le loro gioie, le loro scelte appaiono più vicine, più leggibili, più umane.

Senza geografia non c’è empatia. Senza geografia il mondo resta un rumore di fondo. Recuperarla non significa sapere tutto, ma imparare a guardare oltre il nostro spazio ristretto, accettando che comprendere i luoghi significhi, in fondo, comprendere meglio anche noi stessi.

Strage a Crans-Montana

47 morti, sei italiani dispersi e 13 feriti. Una notte di festa trasformata in tragedia

Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio un incendio ha devastato il locale Le Constellation nella località sciistica svizzera di Crans-Montana, durante una festa di Capodanno alla quale partecipavano numerosi giovanissimi. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di 47 morti, 13 feriti e sei italiani dispersi.

Le immagini diffuse nelle ore successive mostrano un edificio devastato, soccorritori al lavoro tra fumo, macerie e silenzi improvvisi. Una scena che racconta non solo un disastro, ma una ferita profonda che attraversa famiglie, comunità, interi Paesi.

La morte per incendio e per crollo è la stessa che colpisce chi resta sotto i bombardamenti.
Cambia il contesto, non cambia la sostanza del dolore.
Il fuoco soffoca, il cemento schiaccia, il tempo si ferma nello stesso modo.

Quella di Crans-Montana l’abbiamo vista perché è stata documentata, ripresa dai cellulari, raccontata in diretta. È entrata nelle nostre case perché ci somiglia, perché poteva accadere ovunque, perché quei volti potevano essere i nostri figli, i nostri amici, i nostri ragazzi.

Ma ci sono morti che non vediamo.
Morti senza immagini, senza titoli, senza breaking news.
Persone che muoiono sotto le bombe, nei conflitti dimenticati, nei luoghi dove la violenza è diventata normalità e il silenzio copre tutto.

Il pensiero va a queste vittime, a quelle di Crans-Montana e a tutte le altre.
A chi è morto senza colpa, a chi non ha avuto il tempo di capire, a chi non verrà ricordato abbastanza a lungo.

Ricordarle è un dovere umano, prima ancora che civile.
Perché dimenticare significa permettere che accada ancora.
E perché il dolore, quando non viene guardato, continua a crescere nell’ombra.

Arteria Temporale Superficiale: Varianti Anatomiche e Rilevanza Clinica

L’arteria temporale superficiale (STA) si biforca tipicamente nei rami frontale e parietale nella regione temporale. Questo studio descrive una rara variazione anatomica identificata durante una dissezione cadaverica, in cui la STA presentava una biforcazione cervicale precoce.
È stata eseguita una dissezione su un soggetto femminile caucasico di 58 anni, iniettato con polimeri sintetici. La STA è stata accuratamente dissezionata e i reperti anatomici sono stati documentati tramite fotografie e misurazioni.

È stata osservata un’insolita biforcazione cervicale della STA. I rami frontale e parietale originavano a livello del ventre posteriore del muscolo digastrico, risalendo separatamente. Il ramo anteriore, identificato come ramo frontale, decorreva al di sotto del nervo facciale e dell’arteria stilomastoidea, raggiungendo la linea temporale senza ulteriori ramificazioni, dopo aver emesso l’arteria trasversa della faccia come unico ramo collaterale. Il ramo parietale posteriore si estendeva posteriormente fino al meato acustico esterno, compensando l’assenza dell’arteria auricolare posteriore. Questa variazione anatomica potrebbe influenzare gli approcci chirurgici alla regione testa-collo, in particolare negli interventi parotidei e ricostruttivi.
  
Le variazioni dell’anatomia della STA possono influenzare in modo significativo la pratica clinica, inclusa la chirurgia ricostruttiva, le procedure vascolari e gli interventi estetici. Sebbene le tecniche di imaging siano utili, potrebbero non rilevare tali rare varianti. La dissezione cadaverica resta uno strumento fondamentale per una valutazione anatomica dettagliata.
Questo studio sottolinea l’importanza del riconoscimento delle variazioni vascolari della STA per una pianificazione chirurgica sicura e per il miglioramento degli esiti clinici. Sono raccomandati ulteriori studi che correlino i dati di imaging con le dissezioni cadaveriche.

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Fagni, N.; Valli, L.; Nittari, G.; Procelli, G.; Branca, J.J.V.; Cuomo, R.; Mandalà, M.; Bertelli, E.; Cotofana, S.; Paternostro, F.
Superficial Temporal Artery: Anatomical Variation and Its Clinical Significance
J. Vasc. Dis. 20254, 14. https://doi.org/10.3390/jvd4020014
https://www.mdpi.com/2813-2475/4/2/14