Valutazione delle proprietà biomeccaniche e viscoelastiche dei muscoli masticatori nei disturbi temporo-mandibolari. Approccio centrato sul paziente utilizzando le misure di MyotonPRO

Della Posta, D.; Paternostro, F.; Costa, N.; Branca, J.J.V.; Guarnieri, G.; Morelli, A.; Pacini, A.; Campi, G. Evaluating Biomechanical and Viscoelastic Properties of Masticatory Muscles in Temporomandibular Disorders: A Patient-Centric Approach Using MyotonPRO Measurements. 
Bioengineering 202512, 97.
https://www.mdpi.com/2306-5354/12/2/97

L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) è essenziale per le funzioni di masticazione e di fonazione, oltre che per la realizzazione delle espressioni facciali. Tuttavia, questa articolazione può essere colpita da disturbi, noti come disordini temporomandibolari (TMD), indotti da cause complesse che portano a limitazioni nelle attività quotidiane.
Basandosi sulla metodologia e sui risultati del nostro precedente studio sulla funzione dell’ATM, la nostra ricerca si propone di applicare i criteri e le norme stabiliti ai pazienti con TMD. L’obiettivo primario è valutare l’applicabilità e la rilevanza clinica di queste norme di riferimento nel predire la gravità e la progressione dei disturbi dell’ATM in una popolazione clinica.
Utilizzando misurazioni miotoniche non invasive, abbiamo valutato 157 soggetti, tra cui individui non affetti da TMD e affetti da TMD. Per ottenere risultati ottimali, cinque parametri primari (frequenza, rigidità, decremento, tempo di rilassamento e creep) sono stati analizzati con strumenti statistico-fisici, fornendo gradi di funzionalità quantitativa tra i diversi gruppi clinici esaminati.
I risultati hanno identificato marcatori quantitativi significativi per la diagnosi precoce e il trattamento personalizzato dei disturbi dell’ATM.
Questo approccio interdisciplinare porta a una comprensione più approfondita delle disfunzioni dell’ATM e offre un contributo significativo alla pratica clinica, fornendo strumenti più precisi per la gestione e il trattamento di questa complessa condizione.

Il doppio volto di Leonardo: il segreto della Gioconda

Tra il celebre ritratto della Monna Lisa, custodito al Louvre, e il presunto autoritratto di Leonardo da Vinci, conservato nella Biblioteca Reale di Torino, esiste un’affascinante e misteriosa corrispondenza che sta alimentando nuovi studi sull’opera del genio fiorentino.

L’autoritratto in questione, realizzato a sanguigna su carta intorno al 1515, raffigura un uomo anziano con una folta barba e un’espressione intensa e riflessiva. Nonostante sia spesso considerato una rappresentazione di Leonardo negli ultimi anni della sua vita, alcuni studiosi hanno messo in dubbio l’autenticità di questo autoritratto. Tuttavia, la recente scoperta della sovrapposizione perfetta con il volto della Monna Lisa ha riacceso l’interesse su questa ipotesi.

Effettuando una semplice operazione grafica – ribaltando orizzontalmente il disegno e sovrapponendolo al ritratto della Monna Lisa – si osserva una coincidenza sorprendente: i contorni dei due volti, incluse le proporzioni del naso, degli occhi e delle labbra, combaciano quasi in modo speculare. Questo dettaglio rafforza l’idea che Leonardo abbia volutamente progettato le due opere come elementi complementari di un unico messaggio visivo.

La Monna Lisa, realizzata tra il 1503 e il 1519, è nota per il suo enigmatico sorriso e per il suo sguardo che sembra seguire l’osservatore da qualsiasi angolazione. La donna ritratta ha ispirato infinite interpretazioni, alcune delle quali suggeriscono che dietro il suo volto si celi proprio un autoritratto velato di Leonardo stesso. La sovrapposizione con il disegno senile sembra confermare questa teoria e aggiunge un ulteriore strato di complessità simbolica.

Il risultato di questa fusione va oltre la semplice coincidenza artistica. Il volto della Monna Lisa, unendosi a quello dell’uomo anziano, sembra subire una metamorfosi temporale: la giovane donna diventa un uomo maturo, suggerendo un passaggio inevitabile dal femminile al maschile, dalla giovinezza alla vecchiaia. Questa trasformazione non è solo fisica, ma anche simbolica, poiché evoca il concetto di fluidità delle identità e la coesistenza delle energie opposte.

Leonardo potrebbe aver nascosto, attraverso queste due opere, un messaggio che trascende il tempo e le categorie sociali: il genere, l’identità e il tempo sono costruzioni illusorie, percezioni superficiali che nascondono una verità più profonda. Maschile e femminile, giovane e anziano, vita e morte sono semplicemente polarità estreme della stessa realtà.

Questo pensiero si collega direttamente ai principi dell’ermetismo, corrente filosofica che Leonardo conosceva bene. Secondo questi insegnamenti, ogni dualismo apparente è un’illusione: gli opposti non esistono in forma separata, ma sono solo variazioni dello stesso principio universale. Maschile e femminile coesistono in ogni individuo, così come luce e ombra, e insieme garantiscono l’equilibrio dell’intero universo.

Attraverso il suo duplice capolavoro, Leonardo sembra volerci invitare a guardare oltre le divisioni e le etichette, per riconoscere che tutte le polarità fanno parte di un’unità essenziale. Quella che percepiamo come separazione è solo un’illusione della mente e la vera saggezza sta nel riscoprire l’armonia nascosta dietro le apparenze.

📹 / robertedwardgrant (Instagram)

Chronic mastitis or breast cancer in The Charity by Francesco Salviati? An educational discussion

In questo articolo, il dipinto La Carità di Francesco de Rossi, noto come Salviati (1510-1563), viene studiato attraverso una prospettiva multidisciplinare che unisce Anatomia umana, Paleopatologia e Storia dell’Arte.
Sebbene non sia possibile formulare una diagnosi definitiva a causa della natura artistica dell’opera, le anomalie anatomiche rappresentate nel dipinto sono esaminate considerando due ipotesi principali: mastite cronica o tumore al seno.
Questo studio evidenzia ancora una volta come l’incontro tra Medicina e Arte possa offrire un prezioso contributo sia alla comprensione delle malattie del passato sia all’educazione dei futuri Medici, aiutandoli a sviluppare un più attento occhio clinico.

Paternostro, F., Lippi, D., Zucchini, E., Nori, J., Galassi, F.M., Nerlich, A.G., & Bianucci, R. (2024).
Italian Journal of Anatomy and Embryology 128(2): 55-60.
https://doi.org/10.36253/ijae-15580

Upper Eyelid Ptosis During Neuromodulator Injections. An Exploratory Injection and Dissection Study

Ferdinando Paternostro, Wei-Jin Hong, Guo-Sheng Zhu, Jeremy B. Green, Milan Milisavljevic,
Mikaela V. Cotofana, Michael Alfertshofer, S. Benoit Hendrickx, Sebastian Cotofana

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jocd.16631

Aesthetic neuromodulator injections of the upper face are frequently performed to temporarily block muscular actions of the periorbital muscles to ultimately reduce skin rhytids. However, the adverse event rate in the literature for toxin-induced blepharoptosis ranges from 0.51% to 5.4%.

To identify access pathways by which injected neuromodulator product can travel from extra-to
intra-orbital and therefore affect the levator palpebrae superioris muscle.

Nine non-embalmed human body donors were investigated in this study with a mean age at death of 72.8 (16.1) years. The 18 supraorbital regions were injected in 28 times (14 for supratrochlear and 14 for supraorbital) with 0.5 cc, whereas eight cases (four for supratrochlear and four supraorbital) were injected with 0.1 cc of colored product. Anatomic dissections were conducted to identify structures stained by the injected color.

The results of this injection-and dissection-based study revealed that both the supratrochlear and the supraorbital neurovascular bundles are access pathways for injected neuromodulator products to reach the intra-orbital space and affect the levator palpebrea superioris muscle. Out of 36 conducted injection passes, seven (19.44%) resulted in affection of the sole elevator of the eyelid of which 100% occurred only at an injection volume of 0.5 cc and not at 0.1 cc.

Clinically, the results indicate that a low injection volume, a superficial injection for the supraorbital location, and angling the needle tip away from the supratrochlear foramen (toward the contralateral temple) when targeting the corrugator supercilii muscles, can increase the safety profile of an aesthetic toxin glabellar treatment.


Paternostro, F., Hong, J., Zhu, S., Green, J. B., Milisavljevic, M., Cotofana, M. V., Alfertshofer, M., Hendrickx, S. B., & Cotofana, S. Simulating
Upper Eyelid Ptosis During Neuromodulator Injections—An Exploratory Injection and Dissection Study.
Journal of Cosmetic Dermatology. https://doi.org/10.1111/jocd.16631


https://www.instagram.com/professorsebastiancotofana

https://www.cotofanaanatomy.com/

Bridging the Gap Rather Than Filling the Entire Valley—Anatomic Insights When Treating the Medial Infraorbital Region

Francesco P. Bernardini, Brent Skippen, Raul Cetto, Mariana Calomeni, Sebastian Cotofana, Simone Ugo Urso, Ferdinando Paternostro, Morris E. Hartstein
Journal of Cosmetic Dermatology

The treatment of the medial infraorbital region also termed the tear trough has become increasingly popular by the use of soft tissue fillers in a minimally invasive approach using a cannula.

A total of 246 tear troughs were injected and investigated originating from 123 study participants. The clinical outcome was evaluated 6 months after the treatment by independent observers based on standardized frontal images and the procedure was documented by ultrasound imaging.

On average, 0.26 (0.1) cc [range: 0.08–0.32] of soft tissue filler material was injected per tear trough. Tear trough depth was before the treatment rated as 2.12 (0.4), whereas after the treatment it was 1.15 (0.4) (p < 0.001). Hyperpigmentation score was 2.19 (0.4) before the treatment, whereas after the treatment it was 1.31 (0.5) (p < 0.001). Intraorbital fat pseudo-prolapse severity was rated before the treatment 1.88 (0.7), whereas it was rated after the treatment 1.14 (0.3) (p < 0.001). Wrinkle severity of the lower eyelid was rated before the treatment 1.51 (0.6), whereas it was rated after the treatment 1.12 (0.3) (p < 0.001).

The results of this retrospectively investigated case series revealed that the conducted injection technique for treating the tear trough for medial infraorbital hollowing with a cannula provided statistically significant clinical improvement with a limited adverse events profile. The technique utilized an injection approach which was perpendicularly oriented to the longitudinal axis of the tear trough thereby “bridging the gap instead of filling the entire valley.”

Bernardini, F., Skippen, B., Cetto, R., Calomeni, M., Cotofana, S., Urso, S., Paternostro, F. and Hartstein, M. (2024), Bridging the Gap Rather Than Filling the Entire Valley—Anatomic Insights When Treating the Medial Infraorbital Region. J Cosmet Dermatol. https://doi.org/10.1111/jocd.16582

OCCHIALI … DA SOLO !

Togliere gli occhiali da sole quando si parla con gli altri è considerato, a ragione, un segno di buona educazione. Questo semplice gesto permette di stabilire un contatto visivo diretto, fondamentale per la comunicazione empatica. Gli occhi, infatti, leggono e trasmettono emozioni ed attenzione, e mantenere il contatto visivo aiuta a costruire una connessione profonda con l’interlocutore.

Ricorderete analogamente che, in epoca COVID, anche l’uso della mascherina riduceva la capacità di percepire le espressioni facciali, rendendo più difficile le relazioni interpersonali.

Il riconoscimento facciale basato su punti di riferimento, come il triangolo formato da occhio-occhio-naso o orecchio-orecchio-mento, è una tecnica utilizzata in molti algoritmi di visione artificiale. Gli occhi e il naso sono zone chiave del viso; gli algoritmi, come i modelli di reti neurali convolutive, individuano i punti precisi dove si trovano le pupille e la punta del naso. Similmente, gli algoritmi possono individuare le orecchie e il mento come punti di riferimento. Una volta identificati occhi, naso, orecchie e mento, questi punti vengono sfruttati per creare dei triangoli immaginari. La distanza e gli angoli tra questi punti possono essere unici per ogni individuo, quindi vengono utilizzati per creare una “firma” facciale. Poi, le misure e gli angoli dei triangoli vengono normalizzati per compensare variazioni di scala, rotazione e prospettiva. Ciò significa che il sistema è in grado di riconoscere un volto indipendentemente da quanto sia vicino o lontano o dall’angolo di vista. Se c’è una corrispondenza sufficientemente alta rispetto a volti già in memoria, il nuovo volto viene riconosciuto come appartenente a una determinata persona. Se non c’è corrispondenza, il volto può essere classificato come sconosciuto. Questa tecnica viene utilizzata in vari contesti, come il riconoscimento facciale nei sistemi di sicurezza, nelle applicazioni di autenticazione biometrica e nella sorveglianza.

Qualcosa di simile fa anche il nostro cervello, estremamente abile nell’identificare e riconoscere volti, basandosi su punti chiave come gli occhi, il naso, la bocca e la distanza tra questi. Anche se non calcoliamo esplicitamente i triangoli o le distanze, riusciamo ad analizzare automaticamente le relazioni spaziali tra questi punti. Come gli algoritmi di riconoscimento facciale, anche il cervello utilizza le proporzioni tra i diversi elementi del volto (ad esempio, la distanza tra gli occhi e il naso o tra le orecchie e il mento) per distinguere un volto da un altro. Questa analisi avviene in una regione chiamata area fusiforme dei volti (FFA), che è specializzata proprio nel riconoscimento facciale.
La Fusiform Face Area si trova nel giro fusiforme, nella parte inferiore del lobo temporale, lungo la superficie ventrale di entrambi gli emisferi, ma è spesso più attiva nell’emisfero destro. E’ specializzata nel riconoscimento dei volti e nella discriminazione di caratteristiche facciali, giocando un ruolo cruciale nella nostra abilità di identificare e ricordare volti familiari.
Il cervello dunque immagazzina informazioni sui volti che abbiamo già visto, associandole a una memoria visiva. Quando vediamo un viso, la FFA confronta queste informazioni con quelle memorizzate per determinare se questo è familiare o meno. Tuttavia non si limita a elaborare singoli punti o proporzioni, ma utilizza sia un’elaborazione globale (l’aspetto generale del volto) sia un’elaborazione locale (dettagli specifici come un neo o una cicatrice). Questo ci rende molto efficace nel riconoscimento, anche in condizioni non ideali (ad esempio, con poca luce o visione da angoli insoliti).

Il riconoscimento facciale nel cervello umano è estremamente rapido. Entro pochi millisecondi, possiamo identificare se un volto è familiare, se appartiene a una certa età o sesso, e anche riconoscere espressioni facciali che indicano emozioni. A differenza degli algoritmi, noi siamo in grado di adattarci e apprendere continuamente. Questo significa che, anche se le proporzioni di un volto cambiano (ad esempio, a causa dell’invecchiamento), siamo ancora in grado di riconoscere la persona.

Quindi, la prossima volta che indossiamo gli occhiali da sole e vogliamo o dobbiamo incrociare lo sguardo con  qualcuno, togliamoceli; dietro ogni volto c’è una storia unica da scoprire. Connettiamoci, sorridiamo e lasciamo che la nostra umanità brilli, perché, in fondo, è questo che ci rende davvero riconoscibili!

Nella figura in giallo è evidenziato il giro fusiforme. Lesioni bilaterali (ma anche solo a livello dell’emisfero destro) impediscono il corretto riconoscimento dei volti. Questo deficit è conosciuto come prosopoagnosia.

Prognosis and Chances of Recovery in Bell’s Palsy

Niccolò Fagni, Ferdinando Paternostro, Jacopo Junio Valerio Branca, Lorenzo Salerni, Marco Mandalà.

The Bell’s palsy was firstly described about two century ago by the neuroanatomist Charles Bell. This paralysis affects the VII cranial nerve and, up to date, the aetiology of the disease appears to be multifactorial.

In the present manuscript, focusing on the anatomical structures related to the VII nerve, such as its the stapedial muscle innervation, we highlight the role of impedance testing as a helpful examination for the facial nerve function, together with its role as effective and safe prognosis in Bell’s palsy by the stapedial reflex.

Vol. 3 No. 2 (2024): evolution of vascular access. Infermieristica Journal

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ANATOMIA FOTOGRAFICA

Le foto che potrete sfogliare in questo libro derivano da miei laboratori di Anatomia settoria (Anatomy Lab) realizzati a Verona presso ICLO, Teaching and Research Center.
Qui è possibile studiare su preparati anatomici fresh frozen grazie al supporto della Nicola’s Foundation Onlus, che da sempre incentiva lo studio e la formazione in ambito medico scientifico.

Sono profondamente grato a tutto lo staff ICLO per la fondamentale ed efficiente disponibilità tecnica, amministrativa e logistica e al Dott. Gianni Sereni che, fin dal suo nascere e con lungimirante intuito, ha esaltato un progetto di formazione nazionale hands on, di alta qualità ma dai costi contenuti, poiché fondamentalmente rivolto a studenti universitari di indirizzo medico-sanitario.

Le immagini immortalate dal Dott. Carlo Benedini sono state realizzate, in questo ambito, con il supporto essenziale della dr.ssa Cristiana Veltro e del dott. Francesco Potenza competenti, appassionati e abili dissettori, che hanno condiviso con me l’esperienza delle prime edizioni di un progetto oggi fecondo anche grazie alla loro bravura e dedizione.

Durante le mie lezioni al tavolo cerco sempre di incrociare ed esplicitare ai discenti concetti di Anatomia palpatoria, topografica e sistematica con quanto il preparato “autonomamente” descrive. Molto spesso, poi, abbiamo la sorte di imbatterci in varianti anatomiche; tale esperienza è di grande valore per l’operatività nelle discipline chirurgiche, unitamente alla dimostrazione delle principali vie di accesso alle singole strutture e agli organi.

Le più moderne tecniche di imaging e le sofisticate metodiche operatorie illustrano con precisione e perizia tanti aspetti dell’Anatomia, ma non possono sostituire l’esperienza diretta sul cadavere, pratica antica ma fondamentale anche oggi nella formazione di studenti, specializzandi, specialisti.

Carlo, egregio fotografo e appassionato anatomista, è riuscito con i suoi scatti a mescolare meraviglia, arte e rigore didattico, che ho provato a chiosare con le didascalie che completano le 516 pagine del libro.

Grazie al Prof. Alessandro Palazzolo per la preziosa e affettuosa presentazione e per gli incoraggiamenti che non sono mai mancati in corso d’opera.
Grazie al Dott. Nicola Piccin che ha creduto nella originalità del nostro lavoro e a tutti coloro che hanno seguito il non semplice iter della realizzazione tipografica.

Felice, orgoglioso e grato per aver realizzato, con Carlo, questo esclusivo e originale volume.


ANATOMIA FOTOGRAFICA
Benedini, Paternostro
2024 Piccin, Padova


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ANATOMIA … Fotografica e per Tutti… a VARESE!

Sciatic Nerve and Its Anatomical Variations: In-Depth Understanding Acquired During Dissection Classes

Jacopo Junio Valerio Branca1, Giulia Guarnieri1, Annamaria Morelli1 , Carlo Benedini2 , Niccolò Fagni 3, Massimo Gulisano1 , Alessandra Pacini1, Ferdinando Paternostro1

  1. Experimental and Clinical Medicine, University of Firenze, Firenze, ITA
  2. Physical Medicine and Rehabilitation, ICLO Teaching and Research Center, Verona, ITA
  3. Otorinolaringoiatry, Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese (UOSA), Siena, ITA

Knowledge of anatomical variability is extremely important in order to better understand the etiology of pain, if present, or to avoid iatrogenic consequences. Sometimes the anatomical “anomalies” have the same anamnesis but different causes. For example, sciatic neuralgia may be caused by a herniated disc or it may have a different origin. The sciatic nerve (SN), also known as the ischial nerve, is the widest in the human body. This huge peripheral nerve originates from the roots of the lumbosacral plexus (L4-S3) and passes through the great sciatic foramen, under the piriformis muscle (PM). However, there is much variability in the pattern of SNs about the muscle, which has been known since the first half of the 20th century. In the present study, we describe six different case reports of anatomical variations of the SN and its interplay with the PM. The observations were made during dissection classes at the ICLO Teaching and Research Centre (Verona, Italy), on both male and female cadavers aged between 58 and 84 years. The SN was reported as a single and divided nerve into the tibial nerve (TN) and the common peroneal nerve (CPN), passing alone above, below, or between the PM. However, the two parts of the SN may also interact with the PM in different ways, adding to the anatomical variability. A thorough knowledge of the anatomical variations in any part of the human body is extremely important. The various techniques used, from imaging to autopsy or surgery, are also useful in the SN pathway. Thus, the anatomical features and the understanding of each variation are useful for a correct approach that can lead to an effective and correct treatment with a favorable outcome.

Acknowledgements
We are extremely grateful to Dr. Alessandro Palazzolo, Dr. Daniele Pignatelli, Dr. Cristiana Veltro, Anna Venzi, and Aurora Baroni for their skills and dedication demonstrated during the dissection classes performed together with the ICLO staff and Prof. Ferdinando Paternostro.

Branca J, Guarnieri G, Morelli A, et al. (May 11, 2024) Sciatic Nerve and Its Anatomical Variations: In-Depth Understanding Acquired During Dissection Classes.
Cureus 16(5): e60083. doi:10.7759/cureus.60083

ANATOMIA … Fotografica e per Tutti… a VARESE!

Lo scorso 19 gennaio sono stato ospite del Dipartimento di Medicina dell’Università Insubria di Varese.
L’occasione era l’inaugurazione di una mostra permanente realizzata con una serie di splendide fotografie dell’Amico Dott. Carlo Benedini.
Carlo, mosso da comune passione per l’Anatomia, ha avuto la pazienza di seguirmi in numerose dissezioni svolte presso ICLO, Verona (Anatomy Lab), durante le quali ha realizzato un numero infinito di bellissimi scatti. Da questa immensa mole di immagini ha distillato quelle più significative, che sono diventate prima la colonna portante di una pagina Instagram di successo (Anatomia Fotografica), la mostra di Varese e infine un volume di oltre duecentoquaranta tavole commentate che uscirà, con la prefazione del Prof. Alessandro Palazzolo, per i tipi di Piccin.

Voglio di cuore ringraziare la Prof.ssa Marina Protasoni, appassionata Docente e fine Anatomista, che ha voluto fortemente l’esposizione e ha organizzato la giornata di presentazione della stessa.

Grazie al Prof. Giulio Carcano, Direttore DIMIT (Dipartimento di Medicina e Innovazione Tecnologica) e al Prof. Alberto Passi, Presidente della Scuola di Medicina, ai Colleghi presenti, Prof. ssa Marcella Reguzzoni, il Prof. Pier Antonio Zecca. Grazie ai numerosi, attenti e partecipi Studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, ai quali ho raccontato di come l’evoluzione ha modellato il nostro corpo e in particolare Sistema Nervoso Centrale.
Il titolo della relazione era “L’uomo è un animale addomesticato?” La risposta è “sì…” ma se volete sapere da chi venite a scoprirlo ai prossimi appuntamenti con Anatomia per Tutti!