Serve la Logica in Medicina ?

Le Soluzioni corrette derivano dall’Inferenza, e l’inferenza si consolida con lo Studio. Lo studio fornisce le conoscenze di base, le regole e i principi fondamentali. L’inferenza permette di collegare le informazioni e trarre conclusioni secondo logica.

L’inferenza è il processo logico attraverso cui si trae una conclusione a partire da premesse o informazioni disponibili. In altre parole, è il procedimento mentale che consente di dedurre qualcosa in base a ciò che si sa già.
Esistono diversi tipi di inferenza. L’inferenza deduttiva parte da principi generali per arrivare a una conclusione specifica, come nel caso dell’affermazione “Tutti gli uomini sono mortali. Socrate è un uomo. Quindi Socrate è mortale”.
L’inferenza induttiva generalizza da casi particolari, ad esempio osservando molti cigni bianchi e concludendo che tutti i cigni siano bianchi, anche se questa inferenza potrebbe essere errata.
L’inferenza abduttiva ipotizza la spiegazione più probabile per un dato fenomeno, come quando si vede il terreno bagnato e si suppone che abbia piovuto.

Le soluzioni e le risposte corrette derivano da una deduzione accurata, basata su conoscenze solide e un ragionamento preciso. Questo processo si autoalimenta: più si studia, più si affina la capacità di deduzione e maggiore è la probabilità di arrivare a risposte giuste.

La logica permea tutta la Medicina, dalla diagnosi alla terapia, fino alla ricerca e alla bioetica.
Nella diagnosi differenziale, il ragionamento logico aiuta a escludere o confermare ipotesi basandosi su segni, sintomi e dati clinici. La deduzione permette di collegare sintomi, dati clinici e risultati degli esami per formulare una diagnosi e un piano terapeutico. L’induzione consente di formulare teorie generali partendo dall’osservazione di casi singoli.
La logica guida le decisioni terapeutiche, applicando trattamenti sulla base di linee guida, evidenze scientifiche e condizioni del paziente.
È essenziale in epidemiologia e statistica per interpretare studi clinici, valutare il rischio di malattie e comprendere la significatività dei risultati.
Il pensiero logico aiuta a risolvere dilemmi etici, come nel caso dei trapianti e del fine vita, attraverso l’analisi razionale di benefici, rischi e valori coinvolti.

Tuttavia, in Medicina la deduzione da sola non basta: l’errore è sempre in agguato. Per questo servono anche la Pratica clinica, il confronto con i Colleghi e un Aggiornamento continuo. Senza evidenza scientifica, la deduzione in Medicina diventa fragile e potenzialmente pericolosa, portando a diagnosi e terapie basate su intuizioni soggettive o credenze non verificate.
La Medicina senza evidenza scientifica rischia di trasformarsi in empirismo, basato solo sull’esperienza personale, che può essere fuorviante, in dogmatismo, in cui si accettano teorie senza metterle alla prova, o in una medicina non verificata, come accade in molte pratiche alternative prive di studi solidi.

Senza studio e senza evidenza, la deduzione può condurre a errori gravi.
Per questo la Medicina moderna si basa sul metodo scientifico.
L’osservazione è il punto di partenza e si basa sull’analisi di segni, sintomi e dati clinici. Ad esempio, un medico può notare che diversi pazienti con una certa patologia presentano un sintomo comune.
A partire da questa osservazione, viene formulata un’ipotesi su una possibile causa, correlazione o terapia.
Per verificare l’ipotesi, si procede alla sperimentazione attraverso studi clinici controllati, esperimenti in laboratorio o indagini epidemiologiche.
Infine, la revisione continua assicura che i risultati vengano analizzati, pubblicati e sottoposti a revisione da parte della comunità scientifica. Se confermati, entrano nelle linee guida; se smentiti, l’ipotesi viene modificata o abbandonata.

Questo approccio garantisce che le pratiche mediche siano sempre aggiornate e fondate su dati solidi, riducendo errori e migliorando l’efficacia dei trattamenti.
Il metodo scientifico è faticoso e impegnativo, ma è l’unico modo per garantire cure sicure ed efficaci. Ogni passo richiede tempo e risorse, rendendo il processo necessariamente lento. Tuttavia, questo grande lavoro si traduce in sicurezza per tutti noi Pazienti.

La Giostra Segreta

Nella profondità del bosco, nascosta tra rami intrecciati e  petali di fiori selvatici, esisteva una radura segreta dove solo la fata Lilli sapeva arrivare. Lì, tra le ombre delicate delle foglie, sorgeva una giostra incantata: i suoi cavalli erano scolpiti nell’avorio della luna, i fiori che la decoravano sbocciavano di notte e la musica che la faceva girare era il canto delle stelle.

Era il rifugio di Lilli, il posto dove si ritirava quando il suo cuore si faceva pesante, quando la malinconia sussurrava tra le ali e il vento le ricordava che anche i sogni più belli, a volte, svaniscono. Quella sera, la Fata era salita sulla giostra con passo lieve, lasciandosi cullare dal movimento lento, mentre il suono dolce e antico delle note l’accompagnava nei suoi pensieri.

Ad ogni giro, i suoi occhi si riempivano di ricordi: persone che aveva amato, che avevano condiviso con lei il vento e la luce, che avevano riso accanto a lei su quei cavalli di sogno… ma che adesso non c’erano più. Il suo cuore batteva piano… la giostra della vita, che gira, gira, fino a che un giorno tutti devono scendere.

Ma proprio mentre la tristezza la avvolgeva come un velo di nebbia, Lilli avvertì una presenza. Tra i fiori, nascosto come una foglia tra le altre, c’era il poeta. Non parlava, non si muoveva, ma i suoi occhi brillavano, carichi d’amore e di lacrime. Guardava Lilli con un’intensità che trapassava il tempo, come se in quello sguardo volesse donarle tutta la bellezza che esisteva, tutta la speranza che il suo cuore poteva contenere.

Lilli se ne accorse. Scese dalla giostra con la grazia di un petalo nel vento, lo raggiunse e, senza dire nulla, gli tese le braccia. Lo prese per mano e lo condusse al centro della radura, dove un trono d’oro e velluto attendeva chi sapeva vedere oltre il dolore. Il poeta si sedette, stupito, e Lilli, con un battito d’ali, accese tutte le luci della giostra.

Le lanterne si accesero come stelle, i fiori si aprirono in un’esplosione di colori, la musica cambiò. Non era più malinconica, ma luminosa, dolce, vibrante. I cavalli iniziarono a muoversi con più leggerezza, come se danzassero sulle nuvole.

Il poeta prese la mano di Lilli e la guardò negli occhi.

“L’amore non finisce, nemmeno quando qualcuno scende dalla giostra — sussurrò. — Rimane nelle luci che continuano a brillare, nella musica che non smette mai di suonare.”

E con quelle parole, gli strinse la mano e salì con lei. Insieme, girarono e girarono, mentre la notte si riempiva di stelle e il bosco si accendeva di magia.
Da allora, ogni volta che Lilli sentiva il peso della tristezza, sapeva che in quella radura, tra i cavalli di luce e i fiori danzanti, ci sarebbe sempre stato un giro in più da fare, una nuova musica da ascoltare, e … un poeta pronto a stringerle la mano e a ricordarle che nulla, nell’Amore vero, si perde.

Anatomia e Bellezza alla Biblioteca delle Oblate di Firenze, tra ricerca, insegnamento, arte e innovazione

Nella suggestiva cornice della Biblioteca delle Oblate di Firenze, si è svolta la presentazione del libro Anatomia Fotografica, realizzato con Carlo Benedini e con il prezioso imprimatur di Alessandro Palazzolo, mentore dell’intero progetto. Serata resa speciale dal Pubblico attento e affettuosamente partecipe e dalla presenza di Ester Andrieri e Alessandro Castelli, in rappresentanza della Casa Editrice Piccin, che ha da sempre e convintamente creduto nel progetto.

L’evento è stato molto più di una semplice presentazione editoriale: è stato un racconto di passione, ricerca e amicizia, i tre pilastri che hanno reso possibile la realizzazione di quest’opera. Abbiamo condiviso con i nostri ospiti, l’avventurosa storia della nascita del libro, un volume che unisce la fotografia d’arte alla descrizione didattica dell’Anatomia settoria, offrendo un antico ma attualissimo punto di vista sulla complessità del corpo umano.

La guida ideale del nostro racconto è stato Leonardo da Vinci, il cui genio si avvertiva tra le sale della biblioteca. A soli cinquanta metri dalle Oblate infatti, presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova, Leonardo conduceva le sue dissezioni, costruendo la fondamenta di conoscenze che ancora oggi sono alla base dell’arte, della didattica e della ricerca biomeccanica.

L’Anatomia macroscopica non è solo una disciplina descrittiva, ma un campo in cui la ricerca e la didattica si intrecciano continuamente. Il dettaglio delle strutture del corpo è essenziale per la Medicina e la Chirurgia ma è anche un affascinante territorio di esplorazione per chi, come gli autori di Anatomia Fotografica, vuole raccontarla attraverso nuove prospettive visive e narrative.

Da secoli, lo studio del corpo umano si basa sull’osservazione diretta, sulla riproduzione e sulla condivisione di conoscenze. Oggi, grazie a strumenti innovativi come la fotografia ad alta definizione e le nuove tecnologie digitali, è possibile portare questa esperienza oltre i confini delle aule, rendendola accessibile a un pubblico sempre più ampio e trasmettendo emozioni e saperi.

Un libro per un progetto: Visceral Room

Alla base di questo lavoro non c’è solo un interesse scientifico e culturale, ma anche un profondo sodalizio tra chi scrive, Carlo e Alessandro. Questa feconda collaborazione ha dato vita non solo a Anatomia Fotografica, ma anche a Visceral Room, un progetto innovativo che esplora nuove modalità di rappresentazione e insegnamento dell’Anatomia clinica, topografica e settoria, unite alla teoria e alla pratica degli atti manipolativi in ambito osteopatico e fisioterapico.

La serata alle Oblate è stata quindi la celebrazione di una passione condivisa, di un sapere che si rinnova, si tramanda e che ha reso possibile la realizzazione di un’opera (mi permetto di definire) assolutamente unica nel suo genere.

Una copia del libro è da oggi disponibile in consultazione e prestito presso la Biblioteca fiorentina.

Valutazione delle proprietà biomeccaniche e viscoelastiche dei muscoli masticatori nei disturbi temporo-mandibolari. Approccio centrato sul paziente utilizzando le misure di MyotonPRO

Della Posta, D.; Paternostro, F.; Costa, N.; Branca, J.J.V.; Guarnieri, G.; Morelli, A.; Pacini, A.; Campi, G. Evaluating Biomechanical and Viscoelastic Properties of Masticatory Muscles in Temporomandibular Disorders: A Patient-Centric Approach Using MyotonPRO Measurements. 
Bioengineering 202512, 97.
https://www.mdpi.com/2306-5354/12/2/97

L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) è essenziale per le funzioni di masticazione e di fonazione, oltre che per la realizzazione delle espressioni facciali. Tuttavia, questa articolazione può essere colpita da disturbi, noti come disordini temporomandibolari (TMD), indotti da cause complesse che portano a limitazioni nelle attività quotidiane.
Basandosi sulla metodologia e sui risultati del nostro precedente studio sulla funzione dell’ATM, la nostra ricerca si propone di applicare i criteri e le norme stabiliti ai pazienti con TMD. L’obiettivo primario è valutare l’applicabilità e la rilevanza clinica di queste norme di riferimento nel predire la gravità e la progressione dei disturbi dell’ATM in una popolazione clinica.
Utilizzando misurazioni miotoniche non invasive, abbiamo valutato 157 soggetti, tra cui individui non affetti da TMD e affetti da TMD. Per ottenere risultati ottimali, cinque parametri primari (frequenza, rigidità, decremento, tempo di rilassamento e creep) sono stati analizzati con strumenti statistico-fisici, fornendo gradi di funzionalità quantitativa tra i diversi gruppi clinici esaminati.
I risultati hanno identificato marcatori quantitativi significativi per la diagnosi precoce e il trattamento personalizzato dei disturbi dell’ATM.
Questo approccio interdisciplinare porta a una comprensione più approfondita delle disfunzioni dell’ATM e offre un contributo significativo alla pratica clinica, fornendo strumenti più precisi per la gestione e il trattamento di questa complessa condizione.

Il doppio volto di Leonardo: il segreto della Gioconda

Tra il celebre ritratto della Monna Lisa, custodito al Louvre, e il presunto autoritratto di Leonardo da Vinci, conservato nella Biblioteca Reale di Torino, esiste un’affascinante e misteriosa corrispondenza che sta alimentando nuovi studi sull’opera del genio fiorentino.

L’autoritratto in questione, realizzato a sanguigna su carta intorno al 1515, raffigura un uomo anziano con una folta barba e un’espressione intensa e riflessiva. Nonostante sia spesso considerato una rappresentazione di Leonardo negli ultimi anni della sua vita, alcuni studiosi hanno messo in dubbio l’autenticità di questo autoritratto. Tuttavia, la recente scoperta della sovrapposizione perfetta con il volto della Monna Lisa ha riacceso l’interesse su questa ipotesi.

Effettuando una semplice operazione grafica – ribaltando orizzontalmente il disegno e sovrapponendolo al ritratto della Monna Lisa – si osserva una coincidenza sorprendente: i contorni dei due volti, incluse le proporzioni del naso, degli occhi e delle labbra, combaciano quasi in modo speculare. Questo dettaglio rafforza l’idea che Leonardo abbia volutamente progettato le due opere come elementi complementari di un unico messaggio visivo.

La Monna Lisa, realizzata tra il 1503 e il 1519, è nota per il suo enigmatico sorriso e per il suo sguardo che sembra seguire l’osservatore da qualsiasi angolazione. La donna ritratta ha ispirato infinite interpretazioni, alcune delle quali suggeriscono che dietro il suo volto si celi proprio un autoritratto velato di Leonardo stesso. La sovrapposizione con il disegno senile sembra confermare questa teoria e aggiunge un ulteriore strato di complessità simbolica.

Il risultato di questa fusione va oltre la semplice coincidenza artistica. Il volto della Monna Lisa, unendosi a quello dell’uomo anziano, sembra subire una metamorfosi temporale: la giovane donna diventa un uomo maturo, suggerendo un passaggio inevitabile dal femminile al maschile, dalla giovinezza alla vecchiaia. Questa trasformazione non è solo fisica, ma anche simbolica, poiché evoca il concetto di fluidità delle identità e la coesistenza delle energie opposte.

Leonardo potrebbe aver nascosto, attraverso queste due opere, un messaggio che trascende il tempo e le categorie sociali: il genere, l’identità e il tempo sono costruzioni illusorie, percezioni superficiali che nascondono una verità più profonda. Maschile e femminile, giovane e anziano, vita e morte sono semplicemente polarità estreme della stessa realtà.

Questo pensiero si collega direttamente ai principi dell’ermetismo, corrente filosofica che Leonardo conosceva bene. Secondo questi insegnamenti, ogni dualismo apparente è un’illusione: gli opposti non esistono in forma separata, ma sono solo variazioni dello stesso principio universale. Maschile e femminile coesistono in ogni individuo, così come luce e ombra, e insieme garantiscono l’equilibrio dell’intero universo.

Attraverso il suo duplice capolavoro, Leonardo sembra volerci invitare a guardare oltre le divisioni e le etichette, per riconoscere che tutte le polarità fanno parte di un’unità essenziale. Quella che percepiamo come separazione è solo un’illusione della mente e la vera saggezza sta nel riscoprire l’armonia nascosta dietro le apparenze.

📹 / robertedwardgrant (Instagram)

Le Intelligenze Multiple e la Forza del Cambiamento

La teoria delle Intelligenze multiple, proposta nel 1983 da Howard Gardner, suggerisce che l’intelligenza umana non sia un’entità unica misurabile attraverso test standardizzati, ma un insieme di abilità specifiche che variano da persona a persona.

L’intelligenza linguistica riguarda la capacità di utilizzare il linguaggio per esprimere pensieri, emozioni e idee in modo chiaro ed efficace. È tipica di scrittori, poeti, giornalisti e avvocati, che dimostrano una spiccata abilità nella scrittura, nel parlare in pubblico e nella comprensione di testi complessi.

L’intelligenza logico-matematica si manifesta nella capacità di ragionare in modo logico, risolvere problemi e gestire concetti numerici. È propria di scienziati, matematici, ingegneri e programmatori, che eccellono nel pensiero critico, nel calcolo e nella formulazione di teorie.

L’intelligenza spaziale permette di visualizzare oggetti nello spazio, immaginare forme e trasformazioni visive. È caratteristica di architetti, artisti, designer e piloti, i quali mostrano abilità nel disegno, nella lettura di mappe e nella creazione di rappresentazioni mentali tridimensionali.

L’intelligenza corporeo-cinestetica implica l’uso del corpo per esprimersi, risolvere problemi o creare oggetti. È evidente in atleti, ballerini, artigiani e chirurghi, che dimostrano grande coordinazione motoria e destrezza nella manipolazione di oggetti.

L’intelligenza musicale si riferisce alla capacità di percepire, creare e apprezzare schemi sonori e ritmici. Musicisti, cantanti e compositori possiedono un talento innato per riconoscere melodie, creare composizioni e suonare strumenti.

L’intelligenza interpersonale è la capacità di comprendere le emozioni, le intenzioni e i comportamenti degli altri. Leader, psicologi, insegnanti e politici sono spesso dotati di un’elevata empatia, abilità comunicative e competenze nella gestione dei gruppi.

L’intelligenza intrapersonale riguarda la comprensione di sé stessi, delle proprie emozioni e motivazioni. Filosofi, terapeuti e leader spirituali sono spesso dotati di una profonda capacità di introspezione e auto-consapevolezza, che li aiuta a gestire meglio le emozioni.

L’intelligenza naturalistica si esprime nella capacità di riconoscere, classificare e comprendere gli elementi naturali. Biologi, botanici, agricoltori ed ecologisti dimostrano grande sensibilità ambientale e abilità nell’osservare e comprendere il mondo naturale.

L’intelligenza esistenziale, o filosofica, riguarda la capacità di riflettere su temi profondi legati all’esistenza umana, come la vita, la morte e il significato dell’universo. Filosofi, teologi e pensatori manifestano una forte inclinazione alla riflessione astratta, al ragionamento etico e alla ricerca di risposte alle grandi domande della vita.

La teoria di Gardner ha rivoluzionato il mondo dell’educazione, proponendo un approccio didattico che valorizza i talenti unici di ciascun individuo, riconoscendo che ogni persona può eccellere in diverse forme di intelligenza, non necessariamente legate alle capacità tradizionalmente misurate dai test di valutazione.

L’umanità sta perdendo capacità cognitive?

Alcuni scienziati sostengono che ci sia una tendenza verso un lieve declino delle capacità cognitive a livello globale, ma la questione è complessa e sfaccettata. Per comprendere meglio questa affermazione, analizziamo alcuni punti chiave.

Il QI globale sta calando

Fino al XX secolo, il quoziente intellettivo (QI) mostrava un costante aumento, un fenomeno noto come effetto Flynn. Questo miglioramento era attribuito a fattori come l’accesso all’istruzione, una migliore alimentazione e la maggiore diffusione della cultura. Tuttavia, dal XXI secolo, diversi studi hanno evidenziato un rallentamento di questa crescita e, in alcuni casi, un declino del QI medio nei paesi sviluppati.

Secondo alcuni ricercatori, questo calo potrebbe essere dovuto a vari fattori, tra cui l’esposizione massiccia alla tecnologia, i cambiamenti nello stile di vita e il declino della cultura generale. Ma è importante sottolineare che il QI non è l’unica misura delle capacità cognitive umane, come abbiamo poco sopra scritto.

La tecnologia: utile o dannosa?

La tecnologia ha semplificato molti aspetti della nostra vita quotidiana, ma ha anche influenzato negativamente alcune abilità cognitive. Strumenti come Google e gli smartphone riducono la necessità di memorizzare informazioni, portandoci a fare affidamento su dispositivi esterni per recuperare rapidamente dati e risposte. Questo fenomeno sta trasformando il modo in cui il cervello immagazzina e recupera le informazioni.

Inoltre, le intelligenze artificiali stanno progressivamente sostituendo l’uomo in compiti che richiedono ragionamenti complessi e processi decisionali. Ciò potrebbe portare a una riduzione delle capacità di analisi critica e problem solving.

Tuttavia, la tecnologia non è necessariamente negativa. Se utilizzata in modo consapevole, può migliorare l’apprendimento e potenziare alcune competenze cognitive, come la capacità di multitasking e la gestione delle informazioni.

Fattori ambientali e declino cognitivo

Un altro elemento di preoccupazione riguarda l’inquinamento ambientale. Alcuni studi suggeriscono che l’esposizione a sostanze nocive, come microplastiche, pesticidi e metalli pesanti, possa avere effetti negativi sullo sviluppo cognitivo, in particolare nei bambini. Queste sostanze possono interferire con lo sviluppo, compromettendo la memoria, l’attenzione e altre funzioni cognitive.

Il sistema educativo e la superficialità della conoscenza

Nonostante il numero di laureati sia in costante aumento, molti educatori lamentano un peggioramento delle capacità critiche degli studenti. Sempre più spesso si studia con l’obiettivo di superare gli esami, piuttosto che per approfondire realmente le conoscenze. Questo approccio, orientato al risultato più che al processo di apprendimento, può portare a una comprensione superficiale delle materie.

La cultura del “tutto e subito” promossa dai media digitali ha ulteriormente aggravato il problema. La lettura di libri, che stimola il pensiero critico e l’immaginazione, è stata in parte sostituita dalla fruizione rapida di contenuti brevi e spesso privi di approfondimento. Questo porta a una società che preferisce risposte semplici a problemi complessi, riducendo la capacità di affrontare situazioni che richiedono riflessione e analisi approfondita.

Il presunto declino delle capacità cognitive umane non è un fenomeno semplice da misurare o interpretare. Se da un lato alcuni dati indicano una diminuzione del QI medio, dall’altro la tecnologia e i cambiamenti culturali stanno modificando il modo in cui utilizziamo le nostre capacità mentali.

Piuttosto che focalizzarsi esclusivamente sui numeri, è fondamentale riflettere su come le abilità cognitive si stanno evolvendo e adattando a un mondo in costante cambiamento. Le sfide future richiederanno un mix di creatività, pensiero critico e capacità di adattamento.

La Forza del Cambiamento, Singolo e Collettivo

La pace, la difesa dell’ambiente, la protezione della vita e dei più deboli sono responsabilità di Decisori politici che democraticamente eleggiamo. Tuttavia, oggi la Politica si nutre delle opinioni diffuse tra le persone, raccolte attraverso i media, i social network e i cosiddetti “sondaggi dell’umore” collettivo. Questo fenomeno rende evidente una verità fondamentale: le idee e i comportamenti virtuosi non sono mai stati così influenti nel determinare le scelte dei governanti.

Se in passato la Politica si orientava dall’alto, guidata da ideologie rigide o da élite ristrette, oggi i Decisori pubblici sono fortemente condizionati dalla percezione delle masse. Ciò può apparire pericoloso, se l’opinione pubblica si lascia trascinare dalla paura, dall’odio o dall’indifferenza. Ma è anche una grande opportunità: mai come ora, una massa critica di persone che promuove il Bene comune può cambiare il corso degli eventi.

Ecco perché è fondamentale che ciascuno di noi adotti comportamenti virtuosi e diffonda idee di giustizia, solidarietà, rispetto per l’ambiente. Non si tratta più solo di agire per coerenza personale, ma di esercitare un’influenza reale su decisioni più generali. Ogni gesto positivo, ogni scelta consapevole, ogni parola di speranza contribuisce a creare un terreno fertile per il cambiamento globale. In questo scenario, il singolo individuo non è più spettatore passivo, ma diventa protagonista del processo politico. Anche le piccole azioni quotidiane possono trasformarsi in segnali potenti che la Politica non può ignorare. Oggi più che mai, una Collettività che promuove valori positivi può fare la differenza. Non servono rivoluzioni violente, ma azioni silenziose, fatte di comportamenti responsabili, di scelte etiche e di solidarietà concreta. Un cambiamento vero nasce dalla somma di tanti piccoli atti di Bene, che insieme possono diventare un’onda inarrestabile; ogni pensiero di generosità può creare un effetto a catena che supera barriere e confini.

Per riuscire davvero in questa impresa, però, è necessario risvegliare tutte le nostre Intelligenze.

Abbiamo bisogno della linguistica, per dare voce alla giustizia e al dialogo; della logico-matematica, per risolvere i problemi complessi del nostro tempo; della spaziale, per immaginare un futuro sostenibile; della corporeo-cinestetica, per tradurre i valori in azioni concrete. Servono l’intelligenza musicale, per trovare armonia nella diversità, e quella interpersonale, per comprendere gli altri e costruire ponti, anziché muri.

Non possiamo trascurare l’intrapersonale, per capire chi siamo e cosa vogliamo davvero, né la naturalistica, per proteggere il nostro pianeta. Infine, dobbiamo coltivare l’intelligenza esistenziale, che ci spinge a riflettere sul senso della vita e sul nostro ruolo nel mondo.

Ogni intelligenza, se esercitata e condivisa, diventa uno strumento di cambiamento. Nessuno è privo di valore. Nessuna azione virtuosa è troppo piccola. Il mondo può migliorare solo se tutti partecipano al suo progresso, utilizzando i propri talenti.

La vera speranza, che in questi giorni di Festa diventa un augurio, nasce dalla consapevolezza che il cambiamento è possibile e inizia da Noi.

Chronic mastitis or breast cancer in The Charity by Francesco Salviati? An educational discussion

In questo articolo, il dipinto La Carità di Francesco de Rossi, noto come Salviati (1510-1563), viene studiato attraverso una prospettiva multidisciplinare che unisce Anatomia umana, Paleopatologia e Storia dell’Arte.
Sebbene non sia possibile formulare una diagnosi definitiva a causa della natura artistica dell’opera, le anomalie anatomiche rappresentate nel dipinto sono esaminate considerando due ipotesi principali: mastite cronica o tumore al seno.
Questo studio evidenzia ancora una volta come l’incontro tra Medicina e Arte possa offrire un prezioso contributo sia alla comprensione delle malattie del passato sia all’educazione dei futuri Medici, aiutandoli a sviluppare un più attento occhio clinico.

Paternostro, F., Lippi, D., Zucchini, E., Nori, J., Galassi, F.M., Nerlich, A.G., & Bianucci, R. (2024).
Italian Journal of Anatomy and Embryology 128(2): 55-60.
https://doi.org/10.36253/ijae-15580

Upper Eyelid Ptosis During Neuromodulator Injections. An Exploratory Injection and Dissection Study

Ferdinando Paternostro, Wei-Jin Hong, Guo-Sheng Zhu, Jeremy B. Green, Milan Milisavljevic,
Mikaela V. Cotofana, Michael Alfertshofer, S. Benoit Hendrickx, Sebastian Cotofana

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jocd.16631

Aesthetic neuromodulator injections of the upper face are frequently performed to temporarily block muscular actions of the periorbital muscles to ultimately reduce skin rhytids. However, the adverse event rate in the literature for toxin-induced blepharoptosis ranges from 0.51% to 5.4%.

To identify access pathways by which injected neuromodulator product can travel from extra-to
intra-orbital and therefore affect the levator palpebrae superioris muscle.

Nine non-embalmed human body donors were investigated in this study with a mean age at death of 72.8 (16.1) years. The 18 supraorbital regions were injected in 28 times (14 for supratrochlear and 14 for supraorbital) with 0.5 cc, whereas eight cases (four for supratrochlear and four supraorbital) were injected with 0.1 cc of colored product. Anatomic dissections were conducted to identify structures stained by the injected color.

The results of this injection-and dissection-based study revealed that both the supratrochlear and the supraorbital neurovascular bundles are access pathways for injected neuromodulator products to reach the intra-orbital space and affect the levator palpebrea superioris muscle. Out of 36 conducted injection passes, seven (19.44%) resulted in affection of the sole elevator of the eyelid of which 100% occurred only at an injection volume of 0.5 cc and not at 0.1 cc.

Clinically, the results indicate that a low injection volume, a superficial injection for the supraorbital location, and angling the needle tip away from the supratrochlear foramen (toward the contralateral temple) when targeting the corrugator supercilii muscles, can increase the safety profile of an aesthetic toxin glabellar treatment.


Paternostro, F., Hong, J., Zhu, S., Green, J. B., Milisavljevic, M., Cotofana, M. V., Alfertshofer, M., Hendrickx, S. B., & Cotofana, S. Simulating
Upper Eyelid Ptosis During Neuromodulator Injections—An Exploratory Injection and Dissection Study.
Journal of Cosmetic Dermatology. https://doi.org/10.1111/jocd.16631


https://www.instagram.com/professorsebastiancotofana

https://www.cotofanaanatomy.com/

Fate l’amore, non la guerra… se potete

L’erezione: vita, slancio e futuro

Il pene è costituito da tre strutture principali cilindriche di tessuto erettile. I due corpi cavernosi sono strutture parallele che si estendono lungo la maggior parte dell’organo e sono fondamentali per l’erezione. Sono costituiti da un tessuto spugnoso che contiene numerosi spazi cavi, detti sinusoidi. Quando il pene è flaccido, i sinusoidi sono vuoti, ma durante l’eccitazione sessuale si riempiono di sangue grazie alla dilatazione delle arterie. Questa espansione dei sinusoidi permette l’ingrossamento e l’irrigidimento del pene. I corpi cavernosi sono rivestiti da una membrana resistente chiamata tunica albuginea, che svolge un ruolo importante nel mantenere la rigidità dell’erezione grazie alla sua elasticità limitata, assicurando che la pressione interna rimanga alta e mantenendo l’erezione.

Il corpo spongioso, un terzo cilindro situato nella parte inferiore del pene, circonda l’uretra, il canale attraverso cui viene espulsa sia l’urina che lo sperma. Il corpo spongioso è più morbido rispetto ai corpi cavernosi e non si espande allo stesso modo durante l’erezione, il che evita una compressione eccessiva dell’uretra, garantendo il passaggio dello sperma durante l’eiaculazione. Nella parte terminale, il corpo spongioso si espande per formare il glande, la parte arrotondata e sensibile all’estremità del pene.

L’erezione dipende dalla coordinazione tra il sistema vascolare, il tessuto erettile e il sistema nervoso. Queste strutture lavorano in sinergia per consentire l’afflusso e il mantenimento del sangue nei corpi cavernosi. Il tessuto dei corpi cavernosi e del corpo spongioso è altamente vascolarizzato e costituito da sinusoidi (spazi vascolari) circondati da muscolatura liscia. Durante l’erezione, questi sinusoidi si riempiono di sangue e la pressione interna aumenta, causando la dilatazione e l’inturgidimento del pene.

Le arterie principali sono le arterie cavernose, che si trovano all’interno dei corpi cavernosi, e le arterie dorsali, situate lungo la parte superiore del pene. L’ossido nitrico (NO), rilasciato in seguito alla stimolazione sessuale, provoca il rilassamento della muscolatura liscia delle arterie cavernose, permettendo un maggiore afflusso di sangue. Inoltre, le vene che normalmente permettono il ritorno del sangue vengono compresse dal rigonfiamento del tessuto erettile, riducendo il deflusso e mantenendo l’erezione.

La funzione erettile è regolata dal sistema nervoso autonomo, che include sia il sistema parasimpatico sia il sistema ortosimpatico. Il sistema parasimpatico è principalmente responsabile dell’inizio dell’erezione attraverso il rilascio di ossido nitrico e la conseguente dilatazione delle arterie. Il sistema ortosimpatico, al contrario, modula l’erezione e provoca la detumescenza, cioè il ritorno allo stato flaccido. Quando lo stimolo sessuale diminuisce o interviene il sistema ortosimpatico (ad esempio, a causa di stress o paura), la muscolatura liscia delle arterie si contrae, il flusso di sangue diminuisce, le vene si riaprono e il pene ritorna allo stato flaccido.

Terminazioni nervose somatiche mediano le sensazioni tattili, particolarmente nella zona del glande, contribuendo al piacere sessuale. La muscolatura del pavimento pelvico, in particolare i muscoli ischiocavernosi e il muscolo bulbospongioso, ha un ruolo nell’intensificare l’erezione. I muscoli ischiocavernosi si contraggono durante l’erezione, comprimendo la base dei corpi cavernosi e contribuendo a mantenere alta la pressione interna. Il muscolo bulbospongioso avvolge la base del pene e aiuta durante l’eiaculazione a spingere lo sperma lungo l’uretra.

L’erezione è un fenomeno straordinariamente complesso che coinvolge un’ampia gamma di strutture anatomiche e processi fisiologici. Dalla regolazione vascolare alla stimolazione nervosa, ogni elemento contribuisce a garantire che l’afflusso di sangue nei corpi cavernosi avvenga in modo efficiente e sicuro. Questo meccanismo riflette un equilibrio perfetto tra rilassamento e tensione, un delicato gioco tra i sistemi parasimpatico e ortosimpatico, e rappresenta la nostra capacità di rispondere in modo coordinato a uno degli impulsi più fondamentali della vita.

Il Testosterone: l’ormone del desiderio e del progresso

Dietro il complesso meccanismo dell’erezione si trova il testosterone, l’ormone maschile per eccellenza, simbolo di forza, vitalità, ambizione e desiderio. Ma la funzione del testosterone non si limita alla sfera della sessualità: è anche un potente motore del comportamento umano, un propulsore che spinge l’individuo non solo verso il piacere fisico, ma anche verso il raggiungimento degli obiettivi, il superamento delle sfide e la continua ricerca di nuove conquiste. Il testosterone alimenta il desiderio e la determinazione, rappresentando la scintilla che accende la volontà di azione, l’ambizione e la spinta verso l’ignoto.

L’erezione è solo una delle molteplici manifestazioni dell’energia generata dal testosterone: la stessa forza che rende possibile l’erezione si trasforma in uno slancio vitale, un bisogno profondo di esplorare e di lasciare un segno. È l’energia primordiale che ha portato l’uomo a solcare mari sconosciuti, esplorare nuove terre e sfidare pericoli apparentemente insormontabili. L’irrequietezza tipica dell’adolescenza maschile, caratterizzata da curiosità inesauribile e voglia di mettersi alla prova, è un riflesso di questo potente ormone che, nel suo picco, plasma la personalità e la determinazione.

Il testosterone è infatti l’impulso che ci ha condotti a costruire città, innalzare monumenti e, in tempi moderni, lanciare razzi verso la Luna e i pianeti. Questa tensione verticale dell’erezione rappresenta il desiderio di superare i limiti e guardare verso l’alto, spingendoci a esplorare l’ignoto e sfidare l’impossibile.

Il testosterone non conferisce solo forza muscolare, resistenza fisica e capacità riproduttiva, ma alimenta costantemente la nostra sete di sapere e il bisogno di vincere nuove sfide. La competizione, sia essa sportiva, lavorativa o intellettuale, è profondamente legata alla presenza di questo ormone, che determina la nostra attitudine al rischio, la volontà di emergere e la capacità di affrontare gli ostacoli. Il testosterone ha dato forma a molte delle più grandi imprese umane: le piramidi, i grattacieli, le spedizioni oltre oceano e persino le missioni nello spazio sono tutte espressioni tangibili di questa energia creativa.

Il bisogno di costruire, erigere e creare qualcosa che superi l’individuo e lasci un’impronta duratura è un riflesso di questa energia vitale. L’erezione, simbolo di fertilità e vita, è una delle manifestazioni più concrete di questa energia creatrice: una tensione verso l’unione e, allo stesso tempo, un gesto di sfida all’incompiutezza dell’esistenza. Questa visione ci permette di comprendere l’essenza dell’umanità: una costante ricerca di nuovi traguardi, una volontà di superare i propri limiti e lasciare il proprio segno.

I missili: succedaneo dell’erezione ed espressione di declino

I missili, a differenza dei razzi spaziali, metafora di esplorazione e sete di conoscenza, sono strumenti di distruzione, emblemi di un impulso distorto. Se i razzi incarnano il desiderio di scoprire e di espandere le proprie frontiere, i missili rappresentano l’opposto: una deviazione verso il dominio e la negazione della vita. In un certo senso, l’impulso che porta alla creazione e alla costruzione trova il suo contrappeso nell’impulso alla distruzione, quando l’energia creatrice viene meno. Questo fenomeno è strettamente legato al testosterone, l’ormone del desiderio e della creazione. Quando, con gli anni, i livelli di testosterone iniziano a diminuire, l’impulso vitale si affievolisce e la tensione verso la creazione può trasformarsi in una tensione verso il controllo e, in casi estremi, verso la distruzione. I missili, in questo contesto, appaiono come una compensazione per la perdita di vitalità, un tentativo di affermare potere e dominio in un momento della vita in cui la capacità di creare e generare è in declino.

I missili sono un succedaneo dell’erezione, un simbolo esterno di forza che cerca di compensare la perdita di quella forza interna, vitale e creativa. Tuttavia, il risultato non è lo stesso: mentre l’erezione è il preludio alla creazione, alla vita e alla continuità, i missili portano solo distruzione, morte e vuoto. Quando il testosterone cala, molti cercano di compensare con un potere esteriore che non ha nulla a che vedere con la vera potenza, che è la capacità di generare, creare e costruire qualcosa di duraturo e significativo. D’altra parte la guerra non è più neppere una competizione fisica e virile, un confronto corpo a corpo tra soldati, ma uno scontro a distanza, privo di contatto e mediato da strumenti distruttivi che surrogano un’energia creativa ormai spenta.

E se ci fossero più Donne nei luoghi di comando…?

…si potrebbe forse sperare in una società caratterizzata da un maggiore approccio empatico e orientata al bene collettivo. Magari Donne che nella loro vita hanno avuto la gioia della maternità.

La maternità porta con sé una prospettiva diversa sulla cura, l’educazione e la protezione, con una forte attenzione alla crescita e al sostegno reciproco.

Speriamo che anche stavolta ci salvino le Donne, come nella storia hanno sempre implicitamente o esplicitamente fatto… mentre noi continueremo a gigionare nel cambio di una sola consonante tra razzo e…

Bridging the Gap Rather Than Filling the Entire Valley—Anatomic Insights When Treating the Medial Infraorbital Region

Francesco P. Bernardini, Brent Skippen, Raul Cetto, Mariana Calomeni, Sebastian Cotofana, Simone Ugo Urso, Ferdinando Paternostro, Morris E. Hartstein
Journal of Cosmetic Dermatology

The treatment of the medial infraorbital region also termed the tear trough has become increasingly popular by the use of soft tissue fillers in a minimally invasive approach using a cannula.

A total of 246 tear troughs were injected and investigated originating from 123 study participants. The clinical outcome was evaluated 6 months after the treatment by independent observers based on standardized frontal images and the procedure was documented by ultrasound imaging.

On average, 0.26 (0.1) cc [range: 0.08–0.32] of soft tissue filler material was injected per tear trough. Tear trough depth was before the treatment rated as 2.12 (0.4), whereas after the treatment it was 1.15 (0.4) (p < 0.001). Hyperpigmentation score was 2.19 (0.4) before the treatment, whereas after the treatment it was 1.31 (0.5) (p < 0.001). Intraorbital fat pseudo-prolapse severity was rated before the treatment 1.88 (0.7), whereas it was rated after the treatment 1.14 (0.3) (p < 0.001). Wrinkle severity of the lower eyelid was rated before the treatment 1.51 (0.6), whereas it was rated after the treatment 1.12 (0.3) (p < 0.001).

The results of this retrospectively investigated case series revealed that the conducted injection technique for treating the tear trough for medial infraorbital hollowing with a cannula provided statistically significant clinical improvement with a limited adverse events profile. The technique utilized an injection approach which was perpendicularly oriented to the longitudinal axis of the tear trough thereby “bridging the gap instead of filling the entire valley.”

Bernardini, F., Skippen, B., Cetto, R., Calomeni, M., Cotofana, S., Urso, S., Paternostro, F. and Hartstein, M. (2024), Bridging the Gap Rather Than Filling the Entire Valley—Anatomic Insights When Treating the Medial Infraorbital Region. J Cosmet Dermatol. https://doi.org/10.1111/jocd.16582